Itinerari sull’Appennino Bolognese: Castiglione dei Pepoli, Lago del Brasimone, Lago di Suviana e Castel di Casio

Oggi propongo un itinerario decisamente fuori dai soliti percorsi. Vi porto sull’Appennino Bolognese, appena superato il confine con la Toscana. Da Firenze si raggiunge passando per Prato e la via Bolognese che sale verso Vernio e Montepiano, per poi entrare nel territorio dell’Emilia Romagna.

Quest’itinerario si sviluppa sull’Appennino, dunque in montagna, nel Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone. Attraversiamo due piccoli borghi e percorriamo due laghi artificiali, paesaggisticamente molto belli. D’estate questi due laghi sono perfetti per cercare un po’ di ristoro e refrigerio dalla calura della città, in particolare Bologna. Non vorrete tutti andare sulla Riviera Romagnola, no? 😉

Prima tappa: Castiglione dei Pepoli

Salendo dalla Toscana, dunque dalla via bolognese che da Prato sale fino a Montepiano e da qui scollina e sconfina nell’Emilia Romagna, il primo borgo di una certa grandezza che si incontra è Castiglione dei Pepoli. Ci siamo lasciati alle spalle i boschi dell’Appennino Tosco-Emiliano, abbiamo attraversato rilievi coltivati e a pascolo, infine siamo arrivati nel piccolo borgo medievale.

Castiglione dei Pepoli, il centro storico

Castiglione dei Pepoli sorge alle pendici del monte Gatta, nel cuore dell’Appennino, tra faggete e boschi di castagni. Ci troviamo lungo la via della Lana e della Seta, un cammino lungo 130 km che da Prato, città dei tessuti, delle gualchiere, con una lunghissima medievale tradizione di produzione dei tessuti, in particolare lana e seta, giunge fino a Bologna, altra città di canali e opifici, ma soprattutto di mercati aperti verso la pianura padana e verso le alpi.

Per approfondire: il Museo del Tessuto di Prato

Il nome attuale di Castiglione dei Pepoli deriva dalla famiglia dei Pepoli, i feudatari che dal 1340 al 1796 ebbero il controllo di questo territorio. Il nome fino al secolo scorso in realtà era Castiglione dei Gatti, non perché vi fosse una colonia felina, ma per il riferimento al Monte Gatta.

Per quanto di origine tardomedievale, il borgo mantiene ben poco della sua originaria urbanistica. Sopravvive la “portaccia” ovvero la porta cittadina, fortificata, che immette nel centro storico. Essa è un tutt’uno con Palazzo Pepoli e la piazza che si apre, una volta varcata la porta, accoglie chi giunge nel centro storico e lo invita a seguire l’unica via che si diparte davanti a noi e che giunge direttamente davanti alla facciata della chiesa di San Lorenzo. Questa chiesa ha radici ben lontane e antiche: addirittura si tratta di un antichissimo luogo di culto paleocristiano che fu distrutto da un incendio nel 1090. Fu poi nuovamente eretto fino a raggiungere le forme attuali, alla fine del Cinquecento.

Entriamo in Castiglione dei Pepoli attraverso la “portaccia”

Accanto alla chiesa si trova la fontana nota come “Le docce”. Il nome è tutto un programma: l’acqua, freddissima, sgorga direttamente da una sorgente e con una portata pazzesca, che raggiunge i 6-9 litri al secondo! Ci stupiamo? Non necessariamente: perché il territorio è ricco d’acqua, tanto che nel territorio sono state erette delle dighe che hanno creato bacini artificiali in modo da sfruttare tutta quest’acqua per trarre energia elettrica. I due bacini principali sono il Lago del Brasimone e il Lago di Suviana. Adesso li andiamo a visitare.

Seconda tappa: il lago del Brasimone

Uscendo da Castiglione dei Pepoli la strada risale verso il Lago di Brasimone. La strada passa sopra la diga e segna l’inizio dell’invaso artificiale, gestito dall’ENEL. La diga fu costruita all’inizio del Novecento e inaugurata nel 1911. L’invaso serviva a rifornire di energia elettrica Bologna da una parte e Castiglione dei Pepoli dall’altra.

Uno scorcio del Lago del Brasimone

Ci troviamo lungo l’Alta via dei Parchi, una viabilità antica, appenninica, che da Berceto, nei pressi del Passo della Cisa, arriva fino a La Verna, in Casentino. Un percorso antico, interregionale che era battuto dai pellegrini e che percorre boschi, faggete, circhi glaciali, laghi, torrenti e falesie di gesso. Un territorio magnifico, quello appenninico, tutto da scoprire.

Il Lago di Brasimone è percorribile per due terzi del perimetro; un lato è occupato dagli impianti ENEL che gestiscono la diga, ma per il resto la strada costeggia il lungolago e in vari punti è possibile scendere sulla riva anche per prendere il sole. In realtà è vietata sia la balneazione che usare natanti di qualsiasi tipo e questo perché, trattandosi di un invaso piccolo, se per qualunque ragione viene prelevata acqua le correnti che si generano possono essere mortali. In ogni caso lungo le rive vi sono alcuni punti dove è possibile fare picnic. Vi è anche un’area camper attrezzata e un bar-punto ristoro. Prima di arrivare al lago ci sono un hotel e un ristorante. Insomma, l’aspetto dell’accoglienza e della ricettività è garantito.

Uno scorcio fiorito del Lago del Brasimone

Paesaggisticamente il Lago del Brasimone è immerso nel verde e nelle montagne dell’Appennino. Lo definirei un luogo ancora piuttosto autentico: frequentato solo da pochi conoscitori e da locals. Ciò non toglie che possa essere un punto di passaggio per chi attraversa l’Appennino. L’Area Camper in effetti mi fa pensare che il Lago del Brasimone possa essere un posto di nicchia per chi ama i luoghi meno frequentati.

Terza tappa: il Lago di Suviana

A 20 km circa dal Lago del Brasimone si trova un altro lago artificiale, anch’esso originato da una diga: il lago di Suviana.

La strada che dal Brasimone arriva a Suviana è dolce e paesaggisticamente godibile: alture arrotondate, un po’ di boscaglia qua e là e pochi sparuti borghi, Baigno e Bargi, con la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo di Bargi che domina il lago e la valle.

Il Lago di Suviana

Il Lago di Suviana è un’oasi. In estate è magnifica: Dalla strada che la percorre per buona parte del perimetro si può scendere nella pineta, spesso attrezzata per picnic, e da qui nella sottile spiaggetta sul lago. Qui a differenza che sul Brasimone è consentita la balneazione, ma anche l’uso di natanti di qualsiasi tipo, e si può praticare il sup, la canoa, la vela, il gommone. Il Lago di Suviana è più grande dell’invaso del Brasimone. E anche paesaggisticamente è più suggestivo: il Lago di Suviana è avvolto da alte montagne verdi di boschi, l’acqua del suo invaso è blu e il cielo è azzurro sopra di esso.

Alle spalle della spiaggetta la ripida pineta offre ristoro con tavolini per picnic e sentierini che consentono di passeggiare nella boscaglia in tutta tranquillità. Inoltre vi si trova più di un punto ristoro, e la possibilità di affittare sdraio e ombrelloni. E poi c’è lei, la diga. Realizzata nel 1926 sul fiume Limentra che attraversa la valle, fu costruita dalle Ferrovie dello Stato e doveva servire all’elettrificazione della linea ferroviaria Porrettana. Negli anni ’20 in Italia si avvia il processo di elettrificazione delle ferrovie che da carbone passano, appunto, all’elettricità per muoversi. La diga di Suviana faceva sistema con altre dighe del territorio proprio per servire allo scopo di fornire corrente elettrica alla rete ferroviaria.

Il Lago di Suviana visto da Castel di Casio

L’invaso creato dalla diga può contenere sino a 40 milioni di metri cubi d’acqua. Se si guarda il lago, esso appare come un paesaggio naturale lacustre molto piacevole; se però ci allontaniamo dalla diga e saliamo un pochino in quota, alle spalle della diga, ci possiamo rendere conto di come questo altissimo sbarramento di cemento abbia profondamente mutato il paesaggio. E in effetti è un cambiamento non di poco conto allagare totalmente una valle e creare al suo posto un lago.

Quarta tappa: Castel di Casio

Il punto panoramico da cui vedere la diga e il lago dietro di lei è il borgo di Castel di Casio.

Questo piccolo borgo – che però funge da sede del comune per tutti i piccoli paesini posti intorno alla diga di Suviana – si trova in posizione sopraelevata rispetto alla valle del Limentra, in posizione che in età medievale e successiva era molto importante e strategica nel controllo del valico.

La torre duecentesca di Castel di Casio

Siamo infatti lungo una delle vie di valico dell’Appennino da Bologna in direzione della Toscana – Pistoia in particolare. Proprio Casio fu eretta da Bologna come centro amministrativo e politico della Montagna nella prima metà del XIII secolo. A quell’epoca risale anche la costruzione della chiesa parrocchiale, fulcro del borgo medievale, affacciata su una piccola piazza su cui si trova anche l’antico pozzo. La chiesa fu costruita in stile romanico, ma a metà dell’800 fu eretta in forme nuove, così oggi si conserva ben poco dell’aspetto antico. Ciò che invece ha mantenuto intatto se non l’aspetto, almeno lo spirito originario è la torre medievale, o meglio la mezza torre, conservata nel senso dell’altezza, la cui mole domina ancora il paesaggio. Fu eretta nel 1219, quando l’intero paese fu fortificato a seguito della pace che Bologna stipulò con Pistoia, proprio per decidere le rispettive sfere di influenza: ed è interessante vedere che il confine regionale attuale tra Toscana e Emilia Romagna in questo settore ricalca sostanzialmente il confine tra le due città in età medievale.

Della cinta muraria rimangono poche tracce, ma la torre in effetti è piuttosto particolare: decisamente alta, appare un po’ inclinata – ma forse è solo un’impressione. Quel che è certo è che si tratta di un esempio di architettura militare medievale non indifferente, segno dell’importanza che Casio ebbe nel XIII secolo: sede del podestà e poi del Capitano della Montagna.

Il portale seicentesco in cotto di uno degli edifici storici di Castel di Casio: Casa Pandolfi-Nanni

Per chiudere questo itinerario saliamo ancora più in alto, presso la Pieve di Casio, dedicata ai Santi Quirico e Iulitta, che domina la vallata e dalla quale si vede il borgo di Castel di Casio e sotto di esso il Lago di Suviana.

Pieve antichissima, è nota a partire dal 1036, ma doveva essere ben più antica. Peccato che anch’essa, come la chiesa di Castel di Casio, sia stata abbattuta e ricostruita nel XIX secolo. Io li vorrei conoscere questi architetti che hanno cancellato tracce magnifiche di architettura medievale per costruire chiese nuove. E vabbè. In ogni caso ad oggi la pieve è purtroppo inagibile, per cui non si possono ammirare le opere al suo interno, tra cui il martirio dei santi Quirico (bambino) e Iulitta (la madre): santi martiri il cui culto è molto antico, il che accresce l’interesse per questa chiesa.

Nel territorio, tra l’altro, vi sono diverse chiese poste in altura come se anch’esse servissero al controllo del territorio: niente di più facile, dato che queste chiese sorgevano lungo le vie di valico e di collegamento tra un versante e l’altro dell’Appennino.

L’Appennino Bolognese: un territorio da esplorare

Prima di partire per il mio itinerario non avevo idea che un territorio tanto ristretto e poco presente sugli itinerari turistici potesse avere tutto questo potenziale: abbiamo la natura, con i due laghi del Brasimone e di Suviana, abbiamo la storia, con i borghi di Castiglione dei Pepoli e di Castel di Casio; abbiamo la tecnologia, perché possiamo vedere da vicino una diga – cosa che non è da tutti i giorni – e abbiamo un territorio che regala un paesaggio straordinario e mutevole, curva dopo curva.

Spero che quest’itinerario, in questi tempi in cui stiamo imparando a conoscere il nostro territorio, sia di ispirazione e di gradimento per tanti di voi. Io continuerò a esplorare e a raccontare qui e sulla pagina facebook Maraina in viaggio tutte le mie nuove scoperte. Vi aspetto!

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8 risposte a "Itinerari sull’Appennino Bolognese: Castiglione dei Pepoli, Lago del Brasimone, Lago di Suviana e Castel di Casio"

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  1. Alcuni luoghi li conosco ma altri proprio non li aveva mai sentiti nominare: mi ispirano moltissimo il lago di Suviana e Castiglione dei Pepoli, sicuramente mete da visitare il prima possibile!

  2. Molto interessante questo itinerario e questi suggestivi Borghi! Ammetto di non conoscere queste zona!
    Dovrei sicuramente rimediare!

  3. Bellissimo itinerario, in luoghi a me sconosciuti, pur essendo toscana! Ne prendo nota, mi interessa tantissimo il Lago di Suviana. Grazie del consiglio!

  4. Un itinerario davvero molto bello, non conosco nemmeno uno di questi luoghi e non vedo l’ora di scoprirli. L’Appennino bolognese ahimè ho iniziato ad esplorarlo davvero da pochissimo tempo ed è uno scrigno di tesori incredibile. Il lago di Suviana è già in cima alla lista

  5. Incredibile quanti luoghi vicini a noi non conosciamo! Sono toscana, trapiantata in Veneto, eppure non ho mai visitato i luoghi da te consigliati. Mi ispira molto la torre duecentesca di Castel di Casio, anche il borgo medievale deve essere delizioso. Riuscirò a inserirlo come tappa nel mio prossimo viaggio verso la Toscana? Te lo farò sapere!

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