Cosa fare ad Aulla, borgo della Lunigiana

Aulla per me è sempre stata niente più che una stazione ferroviaria in cui non fermava il treno che da La Spezia viaggiava in direzione di Pisa. Di conseguenza non ho mai pensato che potesse essere interessante visitarla.

Ma un errore nell’interpretazione del navigatore mi ha costretto a ricredermi: mi sono ritrovata ad Aulla senza volerlo, per errore direi. Ma è bastato poco per capire che mai errore era stato più giusto. Aulla si è rivelata una piacevolissima scoperta: un borgo dove ho passato un incantevole pomeriggio alla scoperta dell’enogastronomia, della storia e dell’archeologia locali. In più nelle vie del centro ho trovato un mercatino vintage e ho fatto shopping: cosa volere di più?

Ma andiamo con ordine, sia cronologico che tematico. La prima tappa è stata culinaria: era l’ora di pranzo ed eravamo affamati. Dove andare?

Cosa fare ad Aulla: mangiare i panigacci

I panigacci sono delle focaccine (ma il termine è assolutamente improprio) che nascono da un impasto di sola acqua e farina, non lievitate e che vengono cotte nei testi. I testi sono dei piccoli piattini di terracotta che vengono arroventati alla fiamma del camino. Quando sono roventi sul primo di essi viene versata una cucchiaiata di impasto, dopodiché vi viene sovrapposto un altro testo. Su questo nuovamente una cucchiaiata di impasto e via così seguitando. Il panigaccio si cuoce al contatto con la terracotta rovente del testo. Il metodo non è molto diverso da quello con cui in Garfagnana e nelle Lucchesia (ma anche altrove in Toscana) si ottengono i necci. Solo che i necci sono a base di farina di castagne e sono più consistenti e morbidi (anche perché l’impasto contiene strutto).

I panigacci risultano invece croccanti, anche se si prestano ad essere piegati. Si possono servire in vari modi: o “lisci” con accompagnamento di salumi e stracchino (di fatto svolgono un po’ la funzione di pane), o conditi con olio e parmigiano (Parma non è poi così lontana da qui) o ancora bolliti, con pesto o altri condimenti.

Inutile dire che ci siamo innamorati dei panigacci di Aulla. Li abbiamo mangiati alla Locanda Magno. Non saremmo più voluti andar via.

I panigacci di Aulla

Cosa fare ad Aulla: visitare la chiesa medievale di San Caprasio

Invece a un certo punto, con la pancia piena, ci siamo dovuti alzare da tavola e proseguire il nostro cammino.

Nel cuore di quello che un tempo era il centro storico, e che è stato sventrato dai bombardamenti alleati durante la II Guerra Mondiale (per dare dei riferimenti: non è lontana da qui la località di Sant’Anna di Stazzema, tristemente nota per l’eccidio nazifascista che trucidò praticamente tutti gli abitanti del paese, bambini inclusi e senza pietà).

La chiesa di San Caprasio è stata risparmiata dai bombardamenti. O meglio, una bomba avrebbe centrato il campanile, ma incredibilmente una volta conficcatasi nel pavimento della chiesa non è esplosa. Un miracolo? Ci sta.

La sala capitolare dell’Abbazia di San Caprasio, oggi adibita a spazio museale

La chiesa di San Caprasio in realtà faceva parte di un’abbazia benedettina legata alla costruzione del castello (oggi non più conservato) risalente all’884 d.C. San Caprasio era di fatto un monaco proveniente dall’abbazia benedettina delle Isole di Lérins, di fronte a Cannes. I Benedettini delle Lérins sono stati fondamentali nella cura e gestione del territorio ligure nei secoli del medioevo: sono coloro che, per esempio, hanno introdotto la coltivazione su fasce che ancora oggi caratterizza le colline liguri da Ponente a Levante.

San Caprasio è considerato tra i fondatori dell’Abbazia di Lérins. Le sue spoglie furono però portate ad Aulla già nell’VIII secolo circa per sottrarle alle incursioni dei Saraceni sulle coste provenzali (ricordo di tali incursioni si ha nel toponimo Massif des Maures e Plaine des Maures, alle spalle di Saint-Tropez). E qui la leggenda si mescola con il dato archeologico.

Nel 2003 infatti sono stati intrapresi scavi archeologici all’esterno dell’abside della chiesa. Da subito si è capito però che sarebbe stato molto più interessante scavare al suo interno. Così sono venute in luce tutte le fasi costruttive della chiesa medievale, ma soprattutto sono venute in luce alcune sepolture privilegiate. Soprattutto una, in un sarcofago in gesso, si è rivelata essere la sepoltura proprio di San Caprasio.

Gli scavi nell’abside della chiesa di San Caprasio di Aulla

Archeologia e leggenda in questo caso si confermano a vicenda. E l’archeologa che è in me esulta.

Le indagini archeologiche hanno interessato anche la Sala Capitolare dell’abbazia, adiacente la chiesa. Proprio questo ambiente, e quelli adiacenti, sono stati destinati a piccolo, ma intenso, spazio museale. In esso si racconta la storia dell’abbazia e con lei del territorio, si vedono alcuni reperti interessanti, come croci e medaglie, ma anche frammenti di decorazioni architettoniche di età medievale, tra cui uno straordinario capitello scolpito con draghi alati a rilievo.

La visita alla chiesa e abbazia di San Caprasio di Aulla ha lo straordinario potere di trasportare indietro nel tempo.

Per approfondire: gli scavi dell’abside di San Caprasio: video su Generazione di Archeologi – Canale Telegram

Cosa fare ad Aulla: la Fortezza della Brunella

Aulla sorge lungo il corso del fiume Magra in un territorio collinare alle spalle delle Alpi Apuane, ma in diretta connessione con esse. Il fiume Magra assicura il collegamento con la costa ed è stata questa la fortuna del borgo nel corso del medioevo e dell’età moderna.

A controllo del territorio fu innalzata la Fortezza della Brunella. A volerla fu, nel 1522, Giovanni dalle Bande Nere, ovvero sia Giovanni De’ Medici. Data la sua somiglianza con la fortezza di Civita Castellana, si sospetta che l’architetto incaricato della progettazione sia stato Antonio da Sangallo il Vecchio – che con la dinastia di architetti che da lui ha origine ha firmato numerose fortezze e architetture di vario tipo in tutta l’Italia centrale – anche se non vi sono prove in tal senso.

La fortezza della Brunella

Dall’altura su cui sorge la Fortezza della Brunella (raggiungibile sia a piedi che in macchina dal centro di Aulla) si domina tutto il territorio circostante: da una parte le cime aguzze delle Alpi Apuane, dall’altra la stretta valle del fiume Magra, nel mezzo le colline costellate di piccoli borghi e castelli. Un territorio che trasuda ancora medioevo, fatto di borghi piccolissimi che sarebbe meraviglioso esplorare.

La Fortezza della Brunella è visitabile alla modica cifra di 3.50 euro per un’ora di visita guidata che vale la pena di affrontare: sia perché si apprende, attraverso la visita, la storia non solo del monumento, ma del territorio, sia perché se siete appassionati di natura, al suo interno è allestito il Museo di Storia Naturale della Lunigiana. Questo museo è un po’ all’antica, diciamo così: con qualche animale impagliato e gli insetti fissati con gli spilli. Però rende conto della biodiversità del territorio. Un aspetto, questo, che dovremmo sempre tener presente.

Il panorama di Aulla dalla Fortezza della Brunella

La Fortezza della Brunella è quadrangolare, con torri agli angoli e circondata da un ampio fossato. Agli inizi del Novecento fu acquistata da una coppia di artisti inglesi, Lina Duff Gordon e Aubrey Waterfield: lei scrittrice e autrice di guide turistiche, lui pittore, lo tennero e lo mantennero fino al secondo dopoguerra, quando lo Stato esercitò il diritto di prelazione acquisendolo e affidandolo poi al Comune di Aulla.

C’è ancora chi si ricorda di quando la fortezza era di proprietà di questa famiglia inglese: è una signora anziana, di 82 anni, che visita con la sua famiglia la fortezza proprio quando ci sono io. E ad un certo punto racconta che da ragazzina il maestro portava lei e i suoi compagni di classe a giocare sotto la fortezza e che i bambini si divertivano a raccogliere i fiori; allora una volta il proprietario inglese si era scocciato e li aveva sgridati, ma la signora aveva ugualmente “rubato” una pianta che aveva poi piantato nel suo giardino di casa, a pochi km da Aulla.

La fortezza della Brunella

La Storia non è fatta solo di grandi eventi storici. Ma è fatta di piccole storie, di ricordi, di senso di appartenenza e di identità. Il racconto di questa signora ha commosso me come ha commosso sua figlia: era la prima volta che sentiva questa storia ed è stato proprio come se il trovarsi di nuovo in quel luogo dopo 70 anni avesse sortito un effetto in stile Madeleine di Proust: il risveglio della memoria, fatto di sensazioni, di colori e di suoni e rumori.

Per me Aulla è stata una rivelazione. Giammai avrei creduto di trovare un tale scrigno di possibilità. Invece ha saputo sorprendermi. Aulla è in Lunigiana, una terra che, come ci ha detto la guida della Fortezza della Brunella, non è né Toscana, né Liguria, né tanto meno Emilia Romagna: è un territorio a sé stante, con una sua identità peculiare che al tempo stesso la distingue e la avvicina a tutte e tre le regioni. Aulla è in Toscana, ma si fa fatica a comprenderlo. Aulla è decisamente particolare. E io sono felice di averla visitata per errore.

9 risposte a "Cosa fare ad Aulla, borgo della Lunigiana"

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  1. Quante cose da vedere e scoprire nella nostra bella Italia!

    Qui mi hai dato davvero uno spunto non da poco! Grazie mille Marina

  2. Questi panigacci mi ispirano tantissimo ed in generale l’intero itinerario è davvero accattivante. Da farci un pensierino

  3. Mi sono fermata ad Aulla qualche anno fa, andando verso Pontremoli. Ho assaggiato i panigacci e li ho adorati dal primo morso. Non ho fatto in tempo però a visitare tutto se non un toccata e fuga alla fortezza. Mi piacerebbe moltissimo tornare.

  4. Non conoscevo Aulla. Che bella la testimonianza dell’anziana signora, sono anche le piccole storie a fare di un territorio un luogo speciale! Quanti luoghi preziosi custodisce la nostra penisola…

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