Gli archivi di famiglia, gli home video e i filmini delle vacanze

Ho scoperto da pochissimo tempo gli Archivi di Home Video: archivi cioè che raccolgono tutti i filmini privati, amatoriali, girati in super8 prima e in vhs poi dagli Italiani dagli anni del Boom economico agli anni ’90 e attraverso i quali si racconta una storia d’Italia più intima, ma non per questo meno autentica. Una storia sociale d’Italia, attraverso i “ricordi selezionati” della macchina da presa.

I film di famiglia: una storia d’Italia “formato famiglia”

Cosa sono i film di famiglia e perché è importante saperne l’esistenza?
I film di famiglia fanno la loro comparsa con la comparsa delle cineprese per uso amatoriale e con le pellicole da film a prezzi accessibili. Qualunque capofamiglia del ceto borghese dagli anni ’60 in avanti poteva permettersi uno strumento del genere, a patto che gli interessasse registrare i momenti salienti della vita della famiglia per poterli rivedere di tanto in tanto.

Già, ma cosa registravano i film di famiglia?

Il capofamiglia – il papà di solito – si procurava la videocamera per poter immortalare i momenti più importanti o più belli della vita della famiglia. Se penso alla mia vicenda personale – di bambina nata agli inizi degli anni ’80 – questi filmati coincidono con il battesimo mio e di mia sorella (ancora girato in super8), con i saggi di danza (già realizzati su vhs) e con le vacanze estive (fino agli anni ’90 inoltrati). Bene o male erano queste le ricorrenze più immortalate dalle cineprese di famiglia: i primi passi del bebè, la gita al mare o in una città vicina, la vacanza, la festa di compleanno.

Tutti momenti “felici”. Non vedremo mai nei video di famiglia momenti di tensione: al limite saranno incidentali, ma verranno cancellati, spesso e volentieri.

Proprio per questo il Cinema di Famiglia viene definito “cinema della felicità”: rispetto ad oggi che col digitale possiamo registrare, cancellare, riregistrare ecc. ecc., prima dell’avvento del digitale c’erano costi vivi: la pellicola, innanzitutto, poi i proiettori, sicché si puntava a registrare solo eventi che si sapeva che sarebbero stati belli. Anche perché eccetto pochi casi, nessun capofamiglia oltre a filmare aveva anche voglia di mettersi a montare le pellicole per realizzare filmini “puliti”.

Nei video di famiglia quindi noi vediamo solo “cose belle”, cose che concorrono a formare “bei ricordi”. In effetti, se devo pensare alle vacanze in Sardegna di quand’ero bambina, non posso dire di avere ricordi miei: i miei ricordi sono quelli formatisi a furia di guardare – nelle serate invernali in cui non c’era niente di interessante da vedere in tv – i video delle vacanze. Avevo 7, 8, 9, 10 anni: sarebbe stato impossibile ricordare qualcosa di mio. Grazie a quelle riprese (e anche alle fotografie, sia chiaro), ho ricordi più nitidi, qualche focus, di quei momenti.

Ho raccontato i miei ricordi dei viaggi degli anni ’90 in un post specifico: #viaggi90: come viaggiavamo negli anni ’90

Per questo gli archivi di famiglia sono importanti: raccontano le storie familiari, preservano i ricordi. Allo stesso tempo raccontano una realtà in qualche modo falsata, perché selezionata dal videomaker. Il videomaker che, solitamente era il capofamiglia. Nel mio caso il videomaker e regista era mio papà.

Archivi di home video in italia: L’Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna

Il primo e più importante archivio di Home video in Italia è Home Movies di Bologna – Archivio Nazionale del Film di Famiglia, che dapprima ha digitalizzato e poi reso visibili km e km di pellicole girate nel corso dei decenni dal dopoguerra alla fine del XX secolo.

L’associazione Home Movies nasce nel 2002 e nei primi anni della sua attività si fa conoscere per la sua attenzione al tema della conservazione di pellicole cinematografiche che rischierebbero di andare perdute. La consacrazione avviene nel 2011, quando l’Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna viene dichiarato archivio di interesse storico particolarmente importante dal Mibac. Questo fa sì che il suo patrimonio audiovisivo e documentale sia tutelato come bene culturale. Non è una cosa da poco.

Frame dall’Archivio Nazionale dei Film di Famiglia – “In partenza sul ‘Michelangelo’ – Genova”

Dal 2019 col progetto MemoryScape finalmente parte di questo patrimonio “privato” ma di interesse storico particolarmente importante sta diventando pubblico, grazie a progetti mirati che tendono a rendere pubblici certi video magari attraverso il riutilizzo creativo. Io trovo tutto ciò molto stimolante.

Stimolante perché permette di vedere certi aspetti della nostra storia invece che dal buco della serratura, proprio come se si fosse al cinema!

Stimolante perché oggi abbiamo perso gli strumenti per rivedere i video delle vacanze di quand’eravamo bambini o, ancora prima, dei nostri genitori. L’Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna acquisisce video su vari formati e li restituisce in formato digitale. Naturalmente è richiesto un contributo economico, a meno che il film amatoriale non sia talmente importante dal punto di vista storico e documentario da risultare gratuito (ma a meno che non si tratti di un inedito filmato dell’assassinio di Kennedy o dell’attentato a papa Giovanni Paolo II dubito che possa darsi il caso). Naturalmente se si sposa la causa dell’Archivio si dev’essere disposti a depositare gli originali. Sappiamo però già benissimo che in Archivio saranno conservati sicuramente meglio che nelle nostre cantine.

Questa è una scena de “Il Bagno di Chiaretta”, parte dell’Archivio Home Movies

Home movies: i filmini delle vacanze

Eh beh, sì, di tutti gli aspetti degli Home Movies, ciò che mi ispira di più è il tema dei filmini delle vacanze. Mica per altro, ma perché io stessa da bambina ero inseguita dall’enorme telecamerona di mio padre che si caricava questo enorme catafalco sulla spalla e filmava e filmava per ore e ore, inseguendo me e mia sorella, sorvolando il panorama (e facendo venire talvolta il mal di mare quando lo riguardavamo) e infarcendo il girato di commenti audio non sempre pertinenti, ma che proprio per questo sono diventati aforismi di famiglia.

La spiaggia di Capriccioli, una delle più belle della Costa Smeralda. Correva l’anno 1994 e mio padre con videocamera in spalla riprendeva tutto. Ma proprio tutto.

Credo che la mia esperienza personale si possa moltiplicare per l’esperienza di tantissimi italiani della mia età e anche più grandi di me: i filmini di famiglia di fatto hanno caratterizzato la produzione “cinematografica” di famiglia dagli anni ’60 a oggi. Solo che oggi col digitale è impossibile stare dietro a questi repertori. Il motivo è semplice: il digitale consente la duplicazione, la moltiplicazione e la replica di uno stesso filmato: basti solo pensare ai video virali: da un video che viene caricato su youtube quello stesso, non sue copie, viaggia nel web di account in account, di condivisione in condivisione. Col digitale è cambiata la tecnologia ed è cambiato l’approccio alla conservazione.

Ma veniamo al tema, ovvero i filmini delle vacanze. Io personalmente una volta mi annoiavo a riguardarli, oggi invece mi commuovo. Ma soprattutto, scoprendo l’esistenza degli Archivi di Famiglia mi rendo conto che non esiste solo la mia esperienza di vacanza anni ’80-’90, ma ne esistevano tantissime. E mi sento una privilegiata, perché molti miei amici e amiche delle elementari non avevano il papà con velleità da videomaker. Quindi devo ringraziare la lungimiranza di mio padre, che mi ha consegnato la sensibilità per capire quanto importante fosse questo mondo.

I filmini delle vacanze: uno spaccato d’Italia

Spostando l’attenzione dai miei filmini delle vacanze ai filmini delle vacanze degli italiani dagli anni ’60 alla fine degli anni ’90, si scopre un mondo fatto di “Abbronzatissima“, di “Pinne fucili e occhiali“, di “Tintarella di luna“, di “Ballo del Mattone” e di “Italia ’90“. Si scopre un mondo in bikini, un mondo di ombrelloni, un mondo che non è poi tanto distante dai tanti “Rimini Rimini” che hanno riscaldato i cuori delle estati in tv nei decenni passati. Ma quelli erano attori. Eppure, quante storie vere si sarebbero potute riconoscere in quei siparietti da film? Ecco, la scoperta degli Home Movies declinati nelle vacanze al mare mi commuove, mi stimola, mi fa pensare che la storia sociale d’Italia si è scritta anche in spiaggia. E che forse le vacanze al mare non sono (mai state) frivole, ma fanno parte del nostro DNA.

Home Movies, filmini delle vacanze e uso creativo: alcuni esempi sorprendenti

Finora ho esaltato i filmini delle vacanze come strumento per la ricostruzione della memoria collettiva e come racconto sociale dell’Italia dal boom economico in avanti. Ma dopo un po’, a furia di vedere bimbi piccoli che sguazzano sul bagnasciuga, pin-up inconsapevoli che ridacchiano imbarazzate, uomini con la pancetta che fanno i disinvolti col pallone ma rischiano di annegare, nonne che spalmano i nipoti di crema e bambini che fanno i castelli di sabbia… dopo un po’ dicevo, anche basta, che palle! Un conto sono le mie vicende personali, ma le vacanze di altri… ma che me frega?

Gli Archivi di famiglia consentono un riutilizzo creativo delle immagini. Ovvero, a fronte di minuti lunghissimi di girato, un ricercatore, autore, regista, documentarista, può decidere di usare alcuni filmati per costruire una storia nuova, un racconto inedito, che può essere critico, avveniristico, fantasioso, malinconico, ma che di fatto dà nuova linfa a filmati che sì, sono importanti documenti perché raccontano un aspetto della società italiana del secondo Novecento, ma che resterebbero fini a se stessi se nessuno li guardasse (e li interpolasse) con occhi nuovi.

Il Mare d’Inverno – Ermanno Cavazzoni

Questo è l’esempio più mirabile di utilizzo creativo dei film di famiglia dedicati alle vacanze al mare per costruire un racconto che è la critica di quelle stesse vacanze al mare. Questo cortometraggio è giocato sul sottile filo dell’ironia e attinge dal patrimonio dell’Home Movies di Bologna. Il messaggio di partenza del cortometraggio è che le vacanze al mare siano una moda passeggera del XX secolo destinata a scomparire: la dimostrazione è che ogni anno, d’inverno, il mare si riappropria dei suoi spazi, mentre gli uomini si affannano a ristabilire l’ordine perduto con le mareggiate.

Uno spezzone dal film “Il mare d’Inverno” di Ermanno Cavazzoni

Questo lavoro fa parte del progetto “Formato Ridotto“, una serie di 5 cortometraggi basati sugli archivi di famiglia dell’Home Movies di Bologna e che vede tra gli altri autori personaggi del calibro di Enrico Brizzi e di Wu Ming 2: si tratta di prendere il materiale “grezzo” dei video privati, dei video di famiglia, e di dare loro una nuova parola, nuovi linguaggi, nuovi significati. Un bellissimo progetto, da replicare senz’altro.

Passagen – Lisl Ponger

Il clima qui è decisamente differente. Se ne “Il mare d’inverno” il tono era ironico anche se velatamente malinconico, in questo caso il tono è decisamente drammatico. Lo spunto che Lisl Ponger – più che regista una visual artist – prende in questo suo lavoro del 1996 è quello dei bei viaggi in Europa e all’estero alla metà del Novecento. Scorrono le immagini della crociera sul Nilo, della partenza del piroscafo, di altre situazioni apparentemente di gioia. E quelle immagini restano fisse, o meglio ritornano ciclicamente, man mano che dal viaggio di gioia e di vacanza ci allontaniamo per scoprire chi è stato costretto a “viaggiare”, per miseria, per la guerra, per ritorsioni o per violenza. Il viaggio non è sempre la bella vacanza che tutti vogliamo fare. Spesso chi deve viaggiare non lo vorrebbe fare affatto, ma vi è costretto. Le testimonianze che Lisl Ponger raccoglie e fa parlare, una dopo l’altra, mentre ossessivamente girano le solite sequenze della crociera sul Nilo e della partenza del ferry boat sono voci di immigrati dallo Zaire, o dall’India, persone che non avrebbero voluto viaggiare per trovarsi in Germania negli anni ’90, ma che però l’hanno fatto e portano con sé il dolore per la separazione dalla terra natìa.

Un frame dal corto Passagen di Lisl Ponger

Qui il link al cortometraggio di Lisl Ponger, un film che fa senza dubbio riflettere: Passagen, 1996

Me ne vado al mare – il videoclip di Ascari

Ascari, al secolo Marta Ascari, è una cantante romagnola che ha attinto ai filmini delle vacanze conservati nell’Archivio Nazionale dei Film di Famiglia di Bologna per costruire il videoclip della sua canzone “Me ne vado al mare”: un testo che parla di voglia di fuggire dalla quotidianità per compiere nessuna impresa eccezionale, ma semplicemente per ripigliarsi: esattamente quello che facciamo tutti noi che lavoriamo 340 giorni all’anno e che a un certo punto dobbiamo staccare e andare in vacanza, o semplicemente vogliamo levarci di lì, qualunque posto questo “lì” indichi.

Ascari – Me ne vado al mare – videoclip realizzato attingendo all’Archivio Nazionale del Film di Famiglia

Adesso sono un pesce

che favola quaggiù

voglio ritornare al mio destino

La canzone di Ascari è provocatoria, ma in un certo senso mi ci rifletto. Le immagini del videoclip, montate da Giorgia Villa che ha attinto da video di vacanze al mare romagnole degli anni ’60 e ’70, sono il giusto accompagnamento, che ci fa pensare a un testo assolutamente attuale perché senza tempo.

Un frame dal videoclip di Ascari – Me ne vado al mare – realizzato con video dell’Home Movies Bologna, all’interno del progetto Memoryscapes

Avresti mai pensato che i filmini delle vacanze potessero essere così interessanti e che potessero essere così versatili anche per usi creativi? Tu hai dei filmini delle vacanze di quand’eri bambino? Ti piacerebbe recuperarli, rimasterizzarli o semplicemente rivederli oggi? Raccontamelo nei commenti!

8 risposte a "Gli archivi di famiglia, gli home video e i filmini delle vacanze"

Add yours

  1. Mi hai fato tornare indietro di tanti anni! Anche il mio papà ha girato molti filmini quando ero piccola. E quando mi è capitato di riguardarli, mi sono davvero emozionata. Oltre agli aspetti più personali, c’è anche il fascino di riassaporare un mondo che non c’è più. Avevo già sentito parlare dell’archivio storico di Bologna ma non ne conoscevo i dettagli, la trovo un’iniziativa davvero encomiabile.

    1. Adesso sono tanti anni che non rivedo i filmini delle vacanze. Penso che piangerei come una fontana dall’inizio alla fine a rivedermi bambina, a rivedere mio padre, a vedere tutte le gag consapevoli e inconsapevoli che facevamo davanti alla videocamera

  2. Ma che bel viaggio indietro nel tempo mi hai fatto fare.
    Sai che anche i miei genitori quando eravamo piccolini ci facevano dei filmati vhs (che oggi abbiamo trasformato in DVD), li guardo sempre volentierissimo!

  3. Neanche a farlo apposta il mio papà giusto recentemente ha rispolverato alcuni vecchi filmini delle vacanze che si temeva fossero andati perduti e che alcuni parenti giuravano addirittura non fossero mai stati girati. Poter rivedere anche solo per pochi istanti quei momenti di semplice felicità in compagnia di cari che sono ormai venuti meno mi ha regalato emozioni che è difficile descrivere a parole. Proprio per questo trovo che il tuo articolo sia stupefacente ed estremamente interessante nonché diverso da ogni altro articolo che ho letto. Grazie mille!

  4. Non sapevo esistesse un archivio di filmini amatoriali: un’ottima iniziativa per ricostruire la nostra vera storia, quella delle.comuni famiglie italiane. Anche mio papà era colui che girava i filmati e cercava di fare il regista (casalingo) a volte girando la videocamera per inquadrare in diagonale: un vero mal di mare rivedere poi i filmati!

    1. Oddio, gli esperimenti dei nostri papà registi ci hanno profondamente traumatizzato! Io però devo dire che una volta fece una ripresa da maestro: riuscì a inquadrare una nave che entrava nel porto di Olbia come se passasse sulla strada asfaltata che avevamo davanti: un vero capolavoro!

  5. Un bellissimo viaggio indietro nel tempo quando le vacanze per gli italiani rappresentavano l’unico momento in cui stare insieme , in famiglia , proprio come quando si guardava una VHS perché lo schermo in casa era uno. Sembra un tempo lontanissimo.

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