Dove passare una domenica a Roma: il Parco degli Acquedotti

Un luogo magnifico, ecco che cos’è il Parco degli Acquedotti. Un luogo completo, in cui outdoor, natura, cultura, archeologia, picnic si fondono mirabilmente. Il Parco degli Acquedotti è il luogo ideale in cui trascorrere un sabato o una domenica.

Il Parco degli Acquedotti: una giornata all’aperto all’ombra degli acquedotti millenari

Ve lo dico senza vergogna: io mi sono commossa.

Sono entrata nel Parco degli acquedotti, ho percorso poche decine di metri, dopodiché mi si è aperta in lontananza la visione romantica delle arcate dell’acquedotto Anio Novus. Ebbene, mi sono commossa. Io sono archeologa, chi mi legge da tempo lo sa, e anche se dovrei esserci abituata, tuttavia non riesco a non emozionarmi di fronte a certe dimostrazioni di grandezza. Una grandezza fatta sulla resilienza, sull’essere ancora lì dopo 2000 anni, secolo più secolo meno. Così la visione di queste arcate di uno degli acquedotti che portavano l’acqua nel centro di Roma mi smuove qualcosa: noi che ormai ci siamo adeguati all’immediatezza, alle grandi opere che dopo poche decine d’anni crollano, al guadagno del tempo presente senza pensare in termini di lungo periodo. Siamo abituati alle cose effimere, ma il Parco degli Acquedotti ci insegna che effimero è una parola che non apparteneva alle opere pubbliche dei nostri antenati. Non solo, ma ciò che all’epoca era un’opera pubblica funzionale di impatto ambientale (al pari delle nostre autostrade) oggi ci appare come un paesaggio romantico e suggestivo.

Un paesaggio da preservare, ma da vivere.

Parco degli Acquedotti – Anio Novus

Che cos’è il Parco degli Acquedotti

Il Parco degli Acquedotti è un’immensa area verde alla periferia di Roma (percorrendo il Grande Raccordo Anulare si esce a Ciampino e si seguono le indicazioni). Qui si può fare di tutto, purché rispettosi dell’ambiente e del luogo: si può venire a camminare, a passeggiare, a correre, in bicicletta, a fare picnic, a fare un’escursione, a portare il cane, a fare photoshooting. Il Parco è davvero ampio ed è decisamente instagrammabile.

Si accede al Parco degli Acquedotti da due punti. Uno di essi, il più noto, è da via Lemonia. Si può parcheggiare lungo la via (si trova posto anche in giornate “importanti” come il 25 aprile) dopodiché si accede al grande Parco. Il primo impatto è quello di un giardino pubblico, completo di fontanella e di area cani, con il passaggio delle arcate dell’Acqua Felice, l’acquedotto papale che ancora oggi funziona. Ma è superando quelle arcate che si entra davvero in un altro mondo.

L’altro punto da cui si accede è da via Appio Claudio, dove si aprono alcuni centri sportivi tra cui il campo da Golf Appio Claudio Golf Club. Tuttavia, per meglio godere del Parco nella sua totalità, è meglio entrare da via Lemonia.

Il Parco degli Acquedotti è un’esperienza assolutamente gratuita. All’interno del grande spazio verde/giallo non troverete un bar né un wc, né bidoni della spazzatura. In sostanza siete abbandonati a voi stessi e al vostro buon senso. Io trovo che tutto ciò sia magnifico. E tuttavia mi sono imbattuta in bottiglie di birra abbandonate, in cartoni di succhi di frutta, in mascherine appese ai rami degli arbusti e in sacchetti di plastica variamente “sfuggiti”. Bisogna fare attenzione. Sono piccoli accorgimenti che presi nella loro totalità fanno la salvezza o la condanna di un ecosistema. Ecco perché, fuor di retorica, insisto molto su questo punto. Un luogo così bello non merita di essere deturpato.

Parco degli Acquedotti, tra monumenti e campi di grano

Una passeggiata tipo all’interno del Parco degli Acquedotti

Come dicevo, l’ingresso è da via Lemonia. Qui si può imboccare lo stradello che dal vasto prato porta a passare al di sotto delle arcate dell’Acquedotto Felice.

Al di là si apre la sterminata campagna romana. O almeno così sembra. L’orizzonte è rotto dalle straordinarie arcate dell’acquedotto Anio Novus, oltre le quali passa ogni tanto il treno regionale da e per Ciampino. Tra noi e le arcate un vasto campo in lieve pendio, che in primavera è verde-giallo di graminacee e a maggio si riempie di papaveri. Questa è la vista che mi commuove, mi si forma un nodo in gola, non riesco più a parlare. Per me è bellissimo.

Ma procediamo. In realtà si possono percorrere più tracciati. Il percorso che propongo qui è un percorso ad anello (con un bonus). Nel tratto di andata percorriamo la strada che conduce allo splendido Casale Roma Vecchia, un casale che sorge nel XIII secolo inglobando murature ed elementi architettonici di età romana, come si può vedere guardando da vicino le belle pareti esterne. Da qui pieghiamo in direzione dell’Acqua Claudia.

Parco degli Acquedotti, Casale Roma Vecchia

E qui occorre fare un primo chiarimento.

Gli acquedotti romani in genere prendono il nome dal personaggio pubblico (console in età repubblicana, imperatore in età imperiale) che lo fa costruire. Ma che cos’è in effetti un acquedotto? Un acquedotto non è altro che una conduttura d’acqua: per noi oggi passa il tubo dell’acquedotto, mentre in età romana le condutture dell’acqua erano realizzate in pietra e sfruttavano pendenza e pressione in maniera sapiente.

Parco degli Acquedotti, Anio Novus

Succede che verso la metà del I secolo d.C. l’imperatore Claudio fa costruire l’Acqua Claudia, con le sue arcate che permettono di trasportare in pendenza con successo e con la giusta pressione l’acqua da Subiaco fino al centro di Roma; succede, poi, qualche tempo dopo, che un nuovo acquedotto ricalchi lo stesso tracciato: è l’Anio Novus, del quale si conserva il tracciato solo in una parte dell’acquedotto. Infatti si identifica con il nome di “acquedotto” semplicemente il canale di passaggio dell’acqua più recente. Io lì per lì non avevo capito, ma invece è così: il tracciato dell’acquedotto Anio Novus e dell’Acqua Claudia coincidono. Nel senso che l’Acqua Claudia è la base su cui si è impostato in seconda battuta l’acquedotto Anio Novus che non è altro che un secondo “tubo” di acqua indirizzato verso Roma centro e posto al di sopra della conduttura dell’Acqua Claudia. Non è proprio facilissimo da capire, in effetti. Ma il sito web del Parco archeologico dell’Appia antica aiuta in questo senso.

Comunque si chiami l’acquedotto, diciamo che dal Casale Roma Vecchia prendiamo la direttrice che porta in direzione dell’acquedotto, dal quale finora c’eravamo tenuti distanti. Il sentiero passa proprio nel punto in cui sulla destra ci troviamo l’ultima testimonianza del secondo ordine di condutture dell’Anio Novus, mentre sulla sinistra ci troviamo il buon vecchio e solido Acquedotto Claudio.

La bellezza potente e rude dell’Acqua Claudia

Ciò che colpisce, ciò che mi ha commosso da distante e che mi manda in estasi da vicino, è l’architettura dell’acquedotto. Se si analizza per bene la muratura sembra fatta a casaccio, sembra che i blocchi di pietra siano stati buttati là a caso, squadrati ma non rifiniti, come se il cantiere si fosse interrotto prima della rifinitura finale. Niente di più sbagliato. L’architettura dell’Acqua Claudia rispecchia perfettamente l’idea del “non finito” tipico di certa architettura dell’imperatore Claudio. Mi spiego: laddove altri avrebbero voluto murature rifinite o – anche solo un secolo dopo – la regolarità dei laterizi prodotti in serie avrebbe prodotto murature eleganti e regolari – con l’acquedotto di Claudio noi vediamo uno stile architettonico che apparentemente è un non-stile, ma che a guardar bene funziona: l’acquedotto è un’infrastruttura che serve, non deve essere bella. Come le nostre autostrade: sono belle? No. Sono ad impatto ambientale trascurabile? Assolutamente no. Eppure servono. Lo stesso principio era quello che muoveva l’architettura funzionale dell’imperatore Claudio: non devo essere bello, devo funzionare. E direi che c’è riuscito.

Le arcate potenti dell’Acqua Claudia

Osservando nel dettaglio i grandi blocchi di pietra che costituiscono i pilastri ci si rende conto sempre di più che non possono essere stati affidati al caso, ma al contrario c’era una precisa sapiente tessitura di pilastri e arcate per giungere allo scopo: un’infrastruttura degna di reggere nel tempo, come tante se ne conservavano ancora a Roma realizzate nel periodo repubblicano e preromano nell’Italia peninsulare.

La passeggiata lungo l’Acqua Claudia

Dopo questa parentesi in cui l’archeologa ha preso il sopravvento e di cui mi perdonerete, torniamo al nostro itinerario.

L’itinerario di fatto è un sentiero stretto che sulla sinistra si tiene le arcate dell’Acqua Claudia, sulla destra ha il bel campo da golf. Il sentiero è stretto e lungo; volendo ci sono dei passaggi ogni tanto per passare sull’altro lato dell’acquedotto, la cui vista spazia sull’intero parco. Potete fare il passaggio quando vi pare, rispettando recinzioni di sicurezza e i sentieri già tracciati.

Quando passate nuovamente dalla parte della grande piana del Parco degli Acquedotti la vista si bea di uno spazio così ampio! Difatti la sola cosa che chiude lo sguardo sono i colli romani con Frascati, ben distinguibile, da una parte, e il quartiere del Quadraro dalla parte opposta. Tolti questi due sfondi siamo isolati nel verde e nella bellezza.

Parco degli Acquedotti

Parco degli Acquedotti: dove fare il picnic

Al Parco degli acquedotti si può fare picnic ovunque. Non ci sono aree particolarmente attrezzate anche se ci sono soluzioni abbastanza sostenibili, soprattutto se si è attrezzati: lunghi tronchi d’albero posizionati in modo da fare da sedute, ceppi di tronco che fungono da sgabelli… e poi la fantasia di ciascuno aiuta. Ci si può fermare anche in mezzo al prato o sotto un’arcata libera di acquedotto per fare picnic. Noi abbiamo scelto il prato antistante il Casale del Sellaretto che scopro essere una casa cantoniera posta sulla prima linea ferroviaria voluta da Papa Pio IX, inaugurata il 7 luglio 1856, la prima ferrovia dello Stato Pontificio. I vagoni del treno papale sono esposti alla Centrale Montemartini. Io soltanto penso a quanta storia calpestiamo e incrociamo ogni giorno e non ce ne accorgiamo.

Tornando ai picnic, l’area è davvero immensa, però va da sé che più vi addentrate nel Parco, percorrendo magari la via di Roma Vecchia, su cui si trova il Casale che abbiamo visto, meno persone intorno vi trovate. Io sono stata al Parco degli Acquedotti il 25 aprile, ma credo che durante gli altri weekend dell’anno la questione “affollamento” sia molto ben gestibile.

Picnic al Parco degli Acquedotti

Sappiate, comunque, che per fare un picnic al Parco degli Acquedotti occorre essere attrezzati dalla A di acqua alla Z di zozzo, ovvero di sporcizia e spazzatura. Dovete arrivare attrezzati, non ci si improvvisa, e dovete essere disposti a portarvi indietro quella che i Romani chiamano “monnezza”.

Le pecore al Parco degli Acquedotti

L’aberrazione propria del turismo di massa ci potrebbe far pensare che il gregge di pecore che quotidianamente attraversa il Parco degli Acquedotti sia una trappola per turisti. La verità è che qui invece, a dispetto dei tanti visitatori, la natura e l’allevamento seguono il proprio corso, per cui il gregge di pecore non è al servizio del turista, ma al contrario, si fa strada, porta avanti se stesso e le sue esigenze e poco importa se ai turisti non riuscirà la bella foto con le pecore sulle sfondo delle arcate degli acquedotti.

Le pecore incedono da un punto lontano, oltre il quale si innalza il colle su cui sorge Frascati. Siamo così lontani dal centro di Roma e così vicino alle colline e alla regione dei laghi; eppure il Parco degli Acquedotti è un luogo sospeso, nel tempo e nello spazio. L’immagine del gregge di pecore è quanto di più naturale e al tempo stesso poetica cui possiamo assistere qui. Un vero e proprio dono.

Un gregge di pecore nel Parco degli Acquedotti

Vivendo a Ostia antica, altra terra agraria sempre all’interno del grande perimetro di Roma Capitale, ho imparato che le greggi di pecore hanno un’abitudinarietà da rispettare: tutti i giorni lo stesso percorso, lo stesso recinto da cui uscire, lo stesso prato o terreno in cui brucare, lo stesso percorso per tornare nel recinto. Il tutto accompagnato dai solerti cani da pastore e dai pastori stessi. Le dinamiche sono sempre le stesse, anche al Parco degli Acquedotti, con l’accortezza che le pecore con agnellino al seguito fanno un percorso differente, per non stancare i piccoli, anche se energici, agnellini. Averli davanti agli occhi è una gioia.

Calpestare le antiche strade: la via Latina

Sono pochi metri di basolato antico: eppure questo breve tratto della via Latina, che da Roma arrivava fino a Capua è decisamente suggestivo: i basoli si mantengono saldi nonostante l’erba che soprattutto a primavera si sviluppa rigogliosa.

La via Latina è un tracciato stradale decisamente antico: risale all’VIII secolo a.C. e prima che servire Roma servì gli Etruschi e altri popoli dell’Italia centrale, come Volsci, Equi, Ernici. La sistemazione definitiva della strada, nel 338 a.C., però, viene dallo smantellamento di quell’ordine costituito di popoli preromani: Roma ha bisogno di viabilità per le sue azioni di conquista, e la via Latina sarà una di quelle. Sfruttando la viabilità per far spostare più velocemente gli eserciti, Roma nel giro di pochi anni sconfigge dapprima gli Etruschi, poi i Sanniti, divenendo la prima potenza dell’Italia Centrale. Nel frattempo di avvicinano gli anni delle guerre con Cartagine, ma questa è un’altra storia.

Parco degli Acquedotti, il tratto di via Latina

Oltre il Parco degli Acquedotti: il Parco del Fiscale

Quasi senza soluzione di continuità, dal Parco degli Acquedotti si accede ad un altro parco, il Parco del Fiscale. Questo prende il nome dalla Torre del Fiscale, una torre medievale alta circa 30 m posta sulla confluenza degli acquedotti antichi Claudio, Marcio, Aqua Tepula e Aqua Iulia. L’edificazione della torre risale al XII secolo e doveva avere la prosaica funzione di difendere le proprietà agricole della nobiltà romana.

Il nome della torre si deve al tesoriere (“Fiscale”) dello Stato Pontificio nel XVII secolo.

Se si passeggia lungo l’acquedotto che poi conduce alla Torre, non si possono non notare le tracce di abitazioni che si appoggiavano alle arcate e ai pilastri portanti: in alcuni casi si sono preservate le piastrelle, in altri la traccia inequivocabile di un tetto. Immediato va il pensiero al film “Ragazzi di vita” di Pasolini che non più di 60 anni fa raccontava la desolazione di quartieri disastrati alle porte di Roma. Quando visitiamo i luoghi non possiamo soltanto godere della bellezza del momento presente, ma dobbiamo porci anche nell’ottica di osservare i dettagli, di metterli in relazione tra di essi, di guardare in profondità ciò che abbiamo davanti. Allora, anche una semplice mattonella da bagno, ancora adesa al pilastro dell’acquedotto, fa da lancio a mille infinite nuove narrazioni. Narrazioni che non devono semplicemente essere allegre o commoventi, ma devono smuovere l’animo umano, devono convincerlo ad essere una persona migliore.

Il Parco del Fiscale

Al Parco degli Acquedotti – e al Parco del Fiscale – si può spendere tranquillamente una giornata. Una giornata che sarà piena, intensa, all’aria aperta. Nell’ultimo anno siamo stati costretti a restare chiusi in casa e poco più. Abbiamo bisogno di uscire di casa, di immergerci nel verde e nella natura. Il Parco degli Acquedotti offre queste possibilità. Cogliamole al volo.

3 risposte a "Dove passare una domenica a Roma: il Parco degli Acquedotti"

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  1. Ma sai che tornerò a Roma a trovare una mia carissima amica e stavo giusto cercando un luogo dove passare una giornata in relax e all’aperto? ps: credo che anche io mi potrei commuovere dinnanzi a tanta storia e bellezza

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