Quali sono i borghi più piccoli d’Italia?

L’anno di pandemia ci ha insegnato a rifuggire le grandi città e i luoghi di aggregazione e a preferire i luoghi piccoli, raccolti, poco frequentati. Vi sono certi borghi d’Italia che rispondono a queste caratteristiche. Alcuni sono noti proprio per le loro ridotte dimensioni, altri per le loro peculiarità, in ogni caso danno la prova della varietà e della bellezza della nostra Italia.

Pronti per questo viaggio? Andiamo.

Arnad

Valle D’Aosta – Questo borgo è tanto piccolo quando famoso per la sua produzione di lardo. Il lardo di Arnad infatti è una delle prelibatezze della Valle d’Aosta. Arnad è un borgo di fondovalle, sorge lungo la Dora Baltea, il fiume che attraversa la Valle d’Aosta prima di gettarsi nel Po all’altezza di Torino. Il suo territorio, comunque, si estende anche alle colline circostanti, coltivate a vigneti.

Un importante monumento del borgo è la Chiesa romanica di San Martino, dedicata a San Martino di Tours, con la sua facciata affrescata e il suo aspetto che riflette l’architettura romanica dei secoli XI e XII. Affreschi si trovano anche all’interno, opera di un artista che è stato chiamato proprio Maestro di Arnad e che si datano al 1428.

Arnad vanta due castelli: il Castello Superiore, che è uno dei castelli più antichi della Valle d’Aosta, si trova in altura ed ha un’architettura molto rude ed essenziale, vero fortilizio posto a controllo della via Francigena; il Castello Inferiore, o Vallaise, è ben più recente, del XVII secolo.

Oltre ad Arnad, la Valle d’Aosta vanta numerosi piccoli borghi e altrettanti castelli, tutti da scoprire. Ho visitato Arnad durante un breve tour dei borghi e castelli valdostani di diversi anni fa. Ma mi è rimasta nel cuore.

Per approfondire: Valle d’Aosta: a zonzo per castelli

Arnad
La chiesa romanica di Arnad

Sale San Giovanni

Piemonte – Sale San Giovanni è un piccolo borgo, davvero molto piccolo, in provincia di Cuneo, noto per le coltivazioni di lavanda che tra fine giugno e inizio luglio tingono le colline di lilla e riempiono l’aria del ronzio delle api. Il territorio collinare è perfetto per la coltivazione della lavanda, e richiama, anche se in piccolo, il territorio di Valensole in Provenza.

Certo, la lavanda è ciò che attira visitatori dall’Italia e dalla Francia, ma non è il solo motivo per cui venire da queste parti. Il borgo di Sale San Giovanni infatti, nelle sue ridotte dimensioni, ha tutto ciò che serve per essere un borgo medievale in piena regola: ha il castello dei marchesi Incisa di Camerana che risale al XII secolo, anche se ha subito pesanti modificazioni nel XIX secolo. Del resto il castello ha continuato ad essere abitato dai discendenti dei marchesi Incisa di Camerana fino al 1954. Il castello è naturalmente difeso da dirupi scoscesi, ma per evitare qualsiasi pericolo è anche cinto di mura. E in effetti dall’esterno sembra proprio un borgo inespugnabile, dal quale svetta il campanile della chiesa.

Credo di essere stata tra i primi travelblogger a scoprire Sale San Giovanni. L’ho visitata durante le fioriture nel 2019. Nell’estate 2020 c’è stato il boom della popolarità di Sale San Giovanni, popolarità destinata a crescere nei prossimi anni. Spero solo che il piccolo borgo non snaturerà se stesso in nome del dio Turismo.

Per approfondire: Dove fiorisce la lavanda in Piemonte: Sale San Giovanni

sale-san-giovanni
Lavanda in fiore a Sale San Giovanni (CN)

Illegio di Tolmezzo

Friuli Venezia Giulia – Ci trasferiamo in Carnia, in un paesino all’ombra della grande montagna, che si raggiunge con un’unica strada che sale da Tolmezzo, il “capoluogo”, se così si può dire, del fondovalle prima di salire in montagna. Vi dico solo che ancora a giugno la montagna che si vede dal paese è ancora coperta di neve.

Illegio è molto più di quello che si potrebbe pensare. Innanzitutto potrebbe aver avuto origine longobarda, e in molti archeologi l’hanno identificata con la fortezza di Ibligo citata da Paolo Diacono, storico, autore della Historia Longobardorum, preziosissima fonte per chi studia quest’epoca così antica dell’Italia medievale. Del resto, una fortificazione longobarda, Broili, è stata rinvenuta e scavata nei boschi circostanti Illegio. E ancora, l’antichità di Illegio è indiziata dal rinvenimento di una pieve paleocristiana, risalente al IV secolo d.C., al di sotto della chiesa di San Paolo (distrutta perché crollata per via di una frana nel XVII secolo). Ma di certo il monumento più importante è la pieve di San Floriano che sorge in cima ad un monte, raggiungibile dopo aver percorso un sentiero nel bosco. Il culto di San Floriano è molto importante in questo settore delle Alpi ed è molto sentito nella regione.

A partire da San Floriano nel lontano 2004, il borgo di Illegio è diventato sede di importanti mostre d’arte, facendone uno dei poli culturali più interessanti della Carnia.

Ho avuto il privilegio di lavorare a Illegio nel 2004 come archeologa. Ho partecipato agli scavi sia nella chiesa di San Paolo che nella fortificazione longobarda e per me è davvero un’emozione scriverne oggi con l’occhio della travelblogger.

La pieve di San Floriano (credits: tolmezzo.wordpress.com)

Prosecco

Friuli Venezia Giulia – Beviamoci su! Magari una grappa, però…

Siamo appena fuori Trieste, in un borgo che nel nome evoca immediatamente il vino bianco secco (è stranoto quello prodotto nel vicino Veneto, in particolare nel territorio di Conegliano), ma che in realtà significa “bosco tagliato”. Ma proprio il nome “bosco tagliato” rivela che l’area era destinata a usi agricoli. E proprio a vitigni è destinata: la glera, da cui si produce il prosecco, e poi la malvasia.

Il borgo è davvero piccolo, conta un’osteria piuttosto rinomata, una piccola chiesa dedicata a San Martino Vescovo e che, nonostante l’aspetto che potrebbe sembrare romanico, risale al XVII secolo.

Trieste è davvero vicina. Prosecco sorge nell’interno ed è possibile già qui acquistare la tarjeta, ovvero il contrassegno per l’autostrada slovena: il confine è davvero a pochi km da qui.

Ho fatto tappa a Prosecco durante uno dei miei viaggi verso la Slovenia. Ho trovato una comunità mite e tranquilla. Consiglio vivamente la pausa pranzo nella Gostilna, l’unica, lungo la strada principale. Si chiama Trattoria Sociale, non si può sbagliare. La grappa è qualcosa di eccezionale.

Prosecco, un angolo del paese

Tovo

Liguria – Scendiamo in Liguria, nel Ponente Ligure per la precisione, e scopriamo uno dei borghi più piccoli affacciati sul Golfo Dianese, in provincia di Imperia. Dai monti si vede il mare: questa è una costante in Liguria. Tovo è un borgo molto piccolo, nell’immediato entroterra di San Bartolomeo al Mare e Cervo. Si trova su un versante posto esattamente di fronte a Villa Faraldi, altro borgo di questo territorio. L’entroterra del Golfo Dianese è di fatto costellato di piccoli borghi, ciascuno dei quali è decisamente significativo. Se Villa Faraldi è il borgo più grande e articolato, che culmina nella splendida chiesa barocca di San Lorenzo, e Chiappa è il luogo più antico, come dimostra la presenza di un cippo miliare del I secolo d.C. posto lungo la via romana Via Julia Augusta, Tovo sta a metà strada, lungo la via di mezza costa che percorre oliveti e colline terrazzate, con un occhio sempre rivolto al mare, che risplende, blu, laggiù in fondo.

Anche se sono originaria del Golfo Dianese e ci ho vissuto in totale 25 anni, la prima volta che sono stata a Tovo è stato mentre facevo ricerche per la mia tesi di laurea: cercavo pozzi a bilanciere, una particolare tipologia di pozzi in muratura che captano l’acqua grazie ad un bilanciere che si aziona come una leva e capta l’acqua dal pozzo riversandola in una piccola cisterna. Ebbene, questa tipologia era molto diffusa nella Liguria contadina e anche a Tovo si conserva un esemplare, in un terreno privato. Una testimonianza storica importante, che spero sarà preservata in eterno.

Per approfondire: Golfo Dianese: borghi e località di mare di quest’angolo della provincia di Imperia

tovo
Tovo: terrazza con vista su Villa Faraldi

San Salvatore dei Fieschi

Liguria – Dal Ponente al Levante Ligure: andiamo nell’immediato entroterra di Chiavari e Lavagna. San Salvatore dei Fieschi è già in comune di Cogorno, borgo di altura alle spalle di Lavagna. San Salvatore dei Fieschi sorge a sua volta su un piccolo poggio, ma di fatto si trova ancora nel fondovalle.

Il borgo, davvero piccolo, sorge intorno alla splendida basilica romanica di San Salvatore. Ci troviamo lungo la “via dell’Ardesia” e l’ardesia è elemento fondamentale nella costruzione della chiesa: il colonnato delle navate all’interno dell’edificio è realizzato in questa pietra preziosa per l’economia locale. Dall’esterno la chiesa si presenta come tante chiese romaniche pisane e genovesi: a fasce alternate bianche e nere. La chiesa sorge, manco a dirlo, lungo il percorso della via Francigena ed è stata costruita per volontà di un papa, Innocenzo IV, nel 1245. Il papa, manco a dirlo, era esponente della famiglia genovese dei Fieschi ed ecco da chi prende il nome l’intero borgo.

Del piccolissimo borgo fa parte anche il Palazzo Fieschi, austero nella sua architettura in pietra, che in uno dei suoi ambienti ospita un piccolo prezioso museo gratuito dedicato all’opera di Lele Luzzati, che fu illustratore e scenografo genovese nel corso del Novecento. Un uomo la cui opera è importante conoscere, perché ha segnato davvero un’epoca.

Per approfondire: Lungo la via dell’Ardesia: San Salvatore dei Fieschi

San-Salvatore-Fieschi_1
La Basilica di San Salvatore dei Fieschi

Luco di Mugello

Toscana – Ci spostiamo in Toscana, sull’Appennino Tosco-Emiliano. Luco di Mugello è un piccolissimo borgo del Mugello, la regione collinare-montagnosa che da Firenze si apre verso l’Appennino lungo la via Bolognese. Nel Mugello si trovano borghi più o meno grandi e luoghi davvero degni di nota dal punto di vista storico-artistico o naturalistico. Luco di Mugello è uno di questi: vi sorge il convento femminile di San Pietro presso il quale si rifugiò nel 1523 il pittore Andrea Del Sarto per sfuggire alla peste a Firenze. Il Del Sarto si sdebitò dell’ospitalità dipingendo una pala d’altare notevole, rappresentante il compianto sul Cristo Morto. Questa pala d’altare è nota anche come Pietà di Luco: l’originale è esposto a Palazzo Pitti, ma visitare la chiesa e vedere la copia fa comunque un certo effetto, perché fa vedere esattamente l’opera e insieme il luogo per il quale fu concepita. Copia o originale, io reputo la piccola chiesa del convento di San Pietro un gioiello rinascimentale.

A Luco, poi, c’è un’altra piccola chiesa, l’Oratorio della Divina Pastora, a pianta esagonale, che risale al 1583 e che ha come immagine di culto uno splendido rilievo in maiolica bianca e azzurra di Andrea Della Robbia che raffigura la Madonna, la Divina Pastora, per l’appunto. Infine, perché non solo di arte si campa, sulla piazza di Luco si apre un bar/pizzeria.

A poca distanza da Luco sorge l’ancor più piccolo borgo di Grezzano, nel quale si trova un bel Museo della Civiltà Contadina del Mugello. Un luogo che è importante conoscere e che è bellissimo visitare.

Per approfondire: Cosa fare in autunno in Mugello

Per approfondire: Mugello: 5 cose da fare che non tutti conoscono

Il chiostro del convento femminile di San Pietro, Luco di Mugello (FI)

Malmantile

Toscana – Sulle colline comprese tra Lastra a Signa e l’Empolese, in un’area vocata al vino e all’olio, sorge su una piccola altura l’ancor più piccolo borgo medievale di Malmantile. Esso non è altro che una poderosa cinta muraria di età medievale che è giunta fino a noi in buone condizioni, tanto che in alcuni tratti di esse o addossate ad esse sono state realizzate delle abitazioni abitate ancora oggi. La fortificazione fu costruita all’inizio del Quattrocento su un poggio dominante la vallata. Il panorama sulle colline da qui è oggettivamente pazzesco, l’occhio spazia a perdita d’occhio per km e km, fino a intravvedere, laggiù in fondo, la piana in cui sorge Prato.

Le mura hanno perimetro rettangolare, intervallate da torri quadrate agli angoli e a metà dei lati lunghi; a metà dei lati corti si aprono le due porte, poste lungo lo stesso asse viario, l’una rivolta verso Empoli e Pisa, l’altra verso Prato e Firenze. Originariamente sulla sommità delle mura doveva esserci il camminamento di ronda, completo di caditoie per colare olio bollente sugli eventuali assalitori. Inizialmente la rocca non era costruita né abitata all’interno; solo quando venne meno la funzione militare delle mura allora fu abitata. Oggi ospita una festa medievale che richiama gente da tutta la regione.

All’interno della Rocca di Malmantile: la porta rivolta verso Firenze

Monteriggioni

Toscana – Tra tutti i borghi che propongo in questo post, Monteriggioni è probabilmente il più noto. Citato da Dante (Monteriggion di torri si corona), il borgo si vede distintamente viaggiando lungo la Firenze-Siena in direzione di Siena: la rocca si erge davanti a noi, la cinta muraria sembra incombente e pare nascondere chissà quale rocca, chissà quale grande castello.

Invece no.

Monteriggioni è decisamente piccola. La cinta muraria di fatto cinge una piazza sulla quale si affacciano pochissimi edifici tra cui la chiesa. Siamo a pochi km da Siena e lungo il percorso della via Francigena. Monteriggioni aveva inevitabilmente una funzione militare di controllo del territorio.

Le mura sono percorribili a piedi, per darci la sensazione di essere armigeri senesi nel medioevo toscano: poter percorrere le mura e scrutare quei panorami che oggi ci paiono bellissimi, ma che all’epoca dovevano essere osservati con assoluta attenzione per cogliere minacce di eserciti nemici in avvicinamento, è una grande emozione.

Per approfondire: “Monteriggion di torri si corona”

La piazza di Monteriggioni

Ai piccoli borghi della Toscana ho dedicato dei post appositi:

Per approfondire: Tre case, una chiesa, un forno: dieci piccolissimi borghi in Toscana

Per approfondire: Dieci piccoli borghi in Toscana tutti da scoprire

Civita di Bagnoregio

Lazio – Civita di Bagnoregio è un borgo bellissimo, fragilissimo, e negli ultimi anni diventato davvero noto per le sue caratteristiche: un piccolo borgo sorto su un acrocoro di tufo il quale però pian piano si sta sfaldando, rischiando che l’intero borgo, quasi interamente abbandonato dagli abitanti, crolli e vada perso per sempre. Naturalmente il processo è lungo, non immediato, ma è irreversibile.

Il borgo di Civita di Bagnoregio è collegato a Bagnoregio, il borgo più recente, attraverso un lungo e stretto ponte che sorpassa un canyon. Siamo nel territorio dei calanchi nel Viterbese, dove particolari conformazioni rocciose di tufo sono state talmente scavate da pioggia e agenti atmosferici da creare dei canyon molto profondi dai quali si innalzano piccoli acrocori. Quello di Civita di Bagnoregio è uno tra i tanti acrocori, dunque, sul quale nel medioevo è sorto un piccolo borgo.

Il borgo, superata la porta di accesso nelle mura immette in una breve strada che porta nella piazza principale – e unica – del borgo, su cui affaccia la chiesa e il palazzo Alemanni, sede del Museo Geologico. Nel borgo si trova poi un mulino, visitabile, e il Palazzo Vescovile. Vi è poi, a lato della porta d’ingresso, una birreria/bottega realizzata in un edificio medievale. Altri negozietti a misura di turisti si aprono in altrettanti piccoli ambienti di edifici medievali in pietra.

In sé il borgo risulta suggestivo, ma attenzione a non cadere nella trappola da turisti!

Purtroppo negli anni Civita di Bagnoregio, forte della sua popolarità, ha attuato una serie di politiche che a mio parere sono fortamente lesive della sostenibilità del luogo. Questo vuol dire che il borgo, che pure ha la particolarità di essere soggetto a erosione, e dunque fragilissimo, è stato negli ultimi anni sottoposto ad una pressione antropica notevole, che non credo abbia fatto bene alla stabilità della roccia.

Per questo per me Civita di Bagnoregio è la città che muore due volte: una volta per l’erosione, un’altra per la sostenibilità turistica, che è andata nel tempo scemando e sparendo.

Per approfondire: Civita di Bagnoregio, la città che muore

Per approfondire: Civita di Bagnoregio, la città che (non) muore

Civita di Bagnoregio si cala nel paesaggio sublime dei calanchi della Tuscia

Ostia antica

Lazio – Un borgo piccolissimo, racchiuso davvero tra quattro mura, ricompreso all’interno del territorio amministrativo del X Municipio di Roma Capitale. Cos’ha di speciale questo borgo? Beh, ha un castello papale, il Castello di Giulio II, che con il suo fossato, il suo mastio monumentale e le mura che racchiudono il piccolo borgo è davvero una chicca rinascimentale.

Il borgo di Ostia antica sorge intorno al IX secolo d.C. dopo che la gloriosa città di Ostia era stata gradualmente abbandonata, e fu fortificata, prendendo il nome di Gregoriopoli, per scongiurare le invasioni barbaresche. Sorgeva lungo il Tevere e nel XV secolo fu costruito un castello vero e proprio, ulteriormente ampliato da Giulio II, con l’intervento dell’architetto Baccio Pontelli e dell’apporto artistico della bottega di Baldassarre Peruzzi negli affreschi dello Scalone del Castello. Il Castello sorgeva su un’ansa del Tevere, ansa che si spostò di km più a valle, modificando per sempre il territorio, in seguito ad un’alluvione che spostò il corso del fiume.

Oltre al Castello, nel piccolo borgo si trova una bella, semplice e piccola chiesa, la chiesa di Sant’Aurea, dalle forme rinascimentali ma che sorge su un luogo di culto paleocristiano, in particolare sulla tomba di Santa Monica, madre di Sant’Agostino che proprio qui morì e fu seppellita.

Il borgo di Ostia antica è davvero una chicca inaspettata per chi pensa che ad Ostia antica ci sia solo la città romana, per chi pensa che siamo quasi a Ostia, il mare di Roma e per chi pensa che siamo semplicemente a Roma. Ma in questi anni ho imparato che Roma è tanto grande e variegata e al suo interno si trovano monumenti, quartieri residenziali, grandi parchi e borghi medievali. Ecco, Ostia antica è uno di questi borghi, il più vicino al mare, il più romantico e colorato, il più piccolo.

Per approfondire: Il Castello di Giulio II a Ostia antica

Per approfondire: #discoverostia: alla scoperta di Ostia antica

Il castello di Giulio II nel borgo di Ostia antica

Rocca Calascio

Abruzzo – Rocca Calascio è anch’essa diventata famosissima in anni recenti, riscoperta nonostante sia stata location di film fin dagli anni ’80: una delle sequenze più importanti del film LadyHawke (1985) si svolge infatti presso la rocca.

In realtà qui non parlo della Rocca in sé, ma del piccolissimo borgo che sorge alle sue propaggini. Quindi non parlo neanche di Calascio, il borgo di fondovalle, piccolo, ma abbastanza articolato, dal quale parte la strada che sale fino alla Rocca. Il piccolo borgo di Rocca Calascio è costituito da poco più di una chiesina e da pochi edifici che oggi ospitano un bar, un ristorante, una bottega artigianale. Molto piccolo in effetti, però un importante punto di sosta nel percorso di salita, o di discesa, dal castello.

Tra gli edifici religiosi, si incontra la piccola cappella di San Francesco, che risale al XIII secolo ed è davvero piccolissima, 36 mq, alla quale però era annesso un hospitale, ovvero un luogo di accoglienza per i viandanti. L’interno della cappella era affrescato fin dal Cinquecento. Un piccolo edificio religioso che guarda la valle sottostante la Rocca verso il borgo di Calascio, in valle e tutto il panorama montano circostante.

La salita verso Rocca Calascio è magnifica. Il piccolissimo borgo di Rocca Calascio, immediatamente al di sotto della Rocca dà un valore aggiunto a questa bella montagna.

Per approfondire: Rocca Calascio: organizzare la propria visita

Per approfondire: Itinerario di due giorni all’ombra del Gran Sasso

Rocca Calascio

Rotonda

Basilicata – Scendiamo in Basilicata, dove incontriamo un piccolo borgo di montagna, noto per un prodotto ancora più piccolo: la melanzana rossa di Rotonda. Siamo al confine con la Calabria, nelle terre del massiccio montuoso del Pollino. Rotonda sorge a mezza costa, a 580 m di altezza: un borgo collinare, anche se nel suo territorio comunale sono ricomprese alcune alture che arrivano ai 1900 m s.l.m.

La storia del borgo risale al 1083, quando è menzionato per la prima volta, ma l’aspetto attuale del centro storico risale al XVI secolo, quando i Marchesi Sanseverino, proprietari di queste terre, raggiunsero l’apice della propria ricchezza.

Piccola curiosità per gli amanti del Risorgimento italiano: il borgo di Rotonda ospitò Giuseppe Garibaldi il 2 settembre del 1860 quando, dopo lo sbarco dei Mille in Sicilia e la risalita a partire dalla Calabria, puntava a Maratea e poi a Sapri. La risalita di Garibaldi si sarebbe fermata poco tempo dopo a Teano, dove avvenne il celebre incontro con il Re Vittorio Emanuele II al quale Garibaldi semplicemente disse “Obbedisco”.

Il borgo di Rotonda è decisamente piccolo: si sviluppa intorno ad una piazza centrale sulla quale convergono le vie principali tra cui quella che proviene dalla Provinciale. In estate la melanzana rossa è matura e viene impiegata in cucina, in conserve e messa sott’olio. A vederla così somiglia ad un pomodoro: è piccola come una noce, rotonda, rossa. Come tutti i borghi che si rispettano, Rotonda ha una chiesa madre, alcuni edifici religiosi e cappelle e i ruderi del Castello del XV secolo che incombono sull’abitato.

Sono stata a Rotonda a ferragosto del 2019. Purtroppo c’era molta confusione, troppa per un borgo così piccolo, e soprattutto non c’è stato modo di trovare le melanzane rosse in vendita nella bottega di frutta e verdura. Ma ci torneremo, la melanzana rossa è troppo ghiotta per sfuggirci un’altra volta.

Rotonda, scorcio del centro.

Castro

Puglia – Ci spostiamo sull’estremità del tacco dello Stivale, in Puglia, a Castro. Il borgo in altura è dominato dal bel castello che ospita il museo archeologico. Un museo archeologico necessario per raccontare le straordinarie scoperte fatte in anni recenti sul versante della collina che va digradando verso il mare e che ha un valore aggiunto: pare infatti che Enea, il principe troiano in fuga da Troia, sia approdato proprio lungo questa costa. E allora il rinvenimento di un grande santuario di età greca ha reso tutto più reale e meno avvolto nel mito.

Il borgo è piuttosto piccolo, ma elegante, con una piazza che al tempo stesso è una terrazza sul territorio. Anche dalla terrazza del castello lo sguardo spazia verso il mare dove si è sviluppata la località di mare di Castro Marina, rinomata lungo la costa. Sulla piazza si affaccia anche la chiesa dedicata alla SS. Annunziata, di cui si vede anche l’impianto originario, risparmiato nella parete esterna che dà proprio sulla piazza.

Siamo nel Salento e Castro è senz’altro uno dei borghi meno noti, nonostante abbia anche lo sbocco a mare.

Per approdonfire: Castro, la perla del Salento

Per approfondire: 5 mete culturali del Salento che ricorderai per tutta la vita

Per approfondire: Puglia: città e borghi da visitare nel “Tacco dello Stivale”

Castro
La piazza della chiesa di Castro

Casole Bruzio

Calabria – Passiamo in Calabria. Siamo alle pendici della Sila, e Cosenza, nel fondovalle dista da noi pochi km. Qui oggi sorge un unico comune, Casali del Manco, che però è l’unione di alcuni piccoli borghi che costellano questo versante della montagna da cui si diparte la Via delle Vette che sale verso l’Altopiano della Sila. Uno di questi borghi è Casole Bruzio, nel quale si distingue un’anima moderna, sviluppatasi lungo la strada che sale da Cosenza, e un’anima antica, il centro storico vero e proprio, che si potrebbe considerare un borgo a sé.

Il borgo antico di Casole Bruzio è dominato dalla chiesa di Santa Marina, una chiesetta barocca che si apre su una piazzetta dalla quale discende un vicolo che si va ad addentrare nel piccolo centro abitato, fatto di case piccole, strette e alte. Percorrere le vie del borgo, che ancora è abitato, è una passeggiata piuttosto suggestiva. Si aprono scorci, portali scolpiti nella pietra, e il richiamo della Sila, che da qui è così vicina, è un valore aggiunto davvero grande.

E poi c’è il valore aggiunto: Casole Bruzio è il paese di Salvatore, l’altra metà del blog: è lui che mi ha fatto conoscere Casole Bruzio e tutto il territorio, da Cosenza alla Sila. Territorio di cui mi sono innamorata.

Casole Bruzio, il centro storico e sullo sfondo la Sila

Orani

Sardegna – Questo post è “isole comprese”! Facciamo vela verso la Sardegna e sbarchiamo a Orani.

Orani in realtà si trova nell’entroterra, in provincia di Nuoro, e non è un borgo particolarmente piccolo, tuttavia non è certo tra i paesi più noti della Sardegna. Eppure nel paese si trova un museo piuttosto importante, il Museo Nivola, dedicato a Costantino Nivola, artista sardo originario di Orani che è stato scultore, architetto, designer che ha legato il suo nome alla Olivetti e a New York dove ha lavorato e vissuto per anni. Il museo accoglie alcune delle sue opere, nelle quali spesso torna il ricordo della sua terra.

Il borgo si sviluppa lungo il pendio di una montagna, i colori caldi dei tetti si confondono con il colore della terra e del paesaggio. Per questo Orani non è solo il luogo in cui sorge un museo importante, ma anche un borgo da risalire e da scoprire, via dopo via, scorcio dopo scorcio.

Per approfondire: Turismo culturale in Sardegna: 4 musei da visitare assolutamente

orani
Il borgo di Orani visto dalla terrazza del Museo Nivola

Scopello

Sicilia – Cambiamo isola e arriviamo alla fine di questo viaggio andando a scoprire un borgo che in realtà è divenuto piuttosto celebre negli ultimi mesi grazie alla fiction di Raiuno Makari, che è ambientata proprio in questi luoghi.

Bisogna intanto distinguere Scopello, borgo in alto sul promontorio, e la Tonnara di Scopello, che si trova invece stretta in una piccola baia e che altro non è che il luogo in cui si lavoravano e conservavano i tonni dopo la mattanza. Esatto, questo era luogo di pesca dei tonni, un antico mestiere che impegnava tutta la comunità nel mese di maggio, quando i tonni passavano nel mare antistante, e le femmine stavano per deporre le uova. L’edificio della tonnara risale al XIII secolo, il che fa capire quanto sia antica la pratica della pesca dei tonni da queste parti, ed era dominato da due torri di avvistamento medievali di cui quella più recente, del XV secolo, si conserva ancora oggi.

La spiaggia dei Faraglioni è caratterizzata dai suggestivi faraglioni che si allungano in mare e che proseguono idealmente il promontorio in mare aperto. Siamo lungo una costa molto peculiare, e infatti ci troviamo molto vicini alla Riserva dello Zingaro, paradiso naturalistico e di biodiversità purtroppo pesantemente danneggiato da un incendio recentemente.

Il borgo di Scopello, posto in cima al promontorio e da cui si gode la vista sulla tonnara e sulla baia, risale nelle sue forme attuali al XVII secolo. Il territorio però è frequentato fin dall’antichità e il toponimo Skopelos (in greco “scoglio”) è noto fin dall’XI secolo. Del borgo ricordo l’impressione che mi fece all’epoca (correva l’anno 2005): quel grande spiazzo davanti alle mura e alla porta, mi ricordava certe ambientazioni da far west. Lo trovai molto suggestivo.

Per approfondire: La tonnara di Scopello: tutto il fascino di un antico mestiere

tonnara di scopello
La Tonnara di Scopello vista da Scopello borgo

6 risposte a "Quali sono i borghi più piccoli d’Italia?"

Add yours

  1. Non so se può interessarti qualcosa della Campania. Magari i borghi della Costiera Amalfitana come Atrani, Praiano o Cetara! Sul piccoli e raccolti ci siamo, forse anche sul poco frequentato! 🙂

    1. Ti ringrazio! Io sono molto poco ferrata sulla Campania, però ho concepito questo post come un work-in-progress, che andrò ad ampliare man mano che visiterò nuovi borghi

  2. Molto interessante questo post pieno di idee per le prossime gite fuoripista. Di quelli da te indicati ho visitato Monteriggioni, Civita di Bagnoregio e Rocca Calascio. A Rocca Calascio abbiamo pure pernottato in un piccolo albergo del borgo: è stata un’esperienza fantastica!

  3. L’Italia è ricca di borghi meravigliosi! Conosco alcuni di quelli da te inseriti nell’articolo, mentre di molti altri non ne conoscevo l’esistenza, per cui non vedo l’ora di partire alla loro scoperta!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: