Itinerari non convenzionali a Roma: dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura a Piramide, lungo la via Ostiense

Quello di cui ti parlo in questo post è un itinerario di 2 km a piedi o poco più, se seguirai le deviazioni che ti suggerisco. Si tratta di un itinerario non convenzionale, perché qui non siamo esattamente nel centro storico di Roma, sebbene sia difficile segnare dei confini specifici di questo centro storico. Tuttavia l’itinerario che ti suggerisco, molto lineare, ti consente di vedere diverse anime della Capitale: quella cristiana, quella romana, quella archeologica, quella industriale di primo Novecento e quella contemporanea della street-art. Il tutto in un tessuto urbano densissimo, residenziale, studentesco, abitato e frequentato. Se siete di Roma, qui potrete fare i turisti a casa vostra. Se siete turisti, ma non amate farvi riconoscere, potrete mescolarvi ai Romani senza farvi sgamare. Ostiense è da sempre accogliente e aperta, e non guarda in faccia nessuno. In fondo, a pensarci bene, è un po’ menefreghista.

Il nostro itinerario parte dal punto più lontano, Basilica di San Paolo, per avvicinarsi al centro fino a Piramide.

In effetti, l’itinerario a piedi che ti consiglio ricalca sostanzialmente quello dell’ultimo tratto di treno Roma-Lido, tra Basilica di San Paolo e Porta San Paolo, la quale corrisponde a Piramide per la Metropolitana. Questo perché Porta San Paolo, porta urbica aperta nelle Mura Aureliane nel III secolo d.C., si trova a pochi metri di distanza dalla Piramide Cestia, tomba di Gaio Cestio inserita anch’essa nel circuito delle Mura Aureliane. Non solo, ma questo tragitto si snoda lungo l’ultimo tratto della via Ostiense, con poche piccole deviazioni.

Indossi scarpe comode? Bene, partiamo.

Basilica di San Paolo fuori le Mura

Iniziamo col botto con uno dei templi della Cristianità. Per me è una delle chiese più belle di Roma, o forse una di quelle cui sono più affezionata. Famosa nel mondo per i tondi che raffigurano tutti i papi da Pietro, il primo papa, a Francesco, il papa attuale, e che si sviluppano al di sopra dei colonnati delle navate e del transetto, in realtà ha molti motivi per essere considerata tra le chiese più spettacolari della culla del Cristianesimo.

Il chiostro di San Paolo fuori le Mura con la statua di San paolo nel centro del giardino

Innanzitutto, anche se l’aspetto attuale, soprattutto del chiostro antistante l’ingresso, è ottocentesco, e se è stata pesantemente restaurata nei secoli, tuttavia San Paolo è a tutti gli effetti una chiesa paleocristiana. Ad una prima chiesa, di età Costantiniana (prima metà del IV secolo d.C.) seguì una seconda chiesa già alla fine del IV secolo, ricostruita per volontà degli imperatori Valentiniano II, Teodosio e Arcadio con lo scopo di dare degno risalto alla tomba dell’apostolo Paolo, la quale si intravvede in una teca in cima alla navata centrale. A seguire, nel V secolo, è papa Leone I Magno a intervenire rinnovando l’edificio. A quest’epoca risale la monumentalizzazione del sarcofago dell’apostolo Paolo, su cui inequivocabile campeggia l’iscrizione PAVLO APOSTOLO MART. Intervengono anche altri papi successivamente, come Gregorio I Magno nel IV secolo d.C. che di nuovo vuole dare nuova monumentalità all’edificio. E le ristrutturazioni continuano, e continuano nei secoli…

La tomba di San Paolo

Ciò che colpisce della basilica, però, e che si legge meglio delle sue fasi costruttive, è la straordinaria luminosità dell’interno: saranno le proporzioni enormi, saranno le finestre, saranno i mosaici dorati… già, i mosaici.

Il mosaico dorato sull’arco trionfale riporta un’iscrizione voluta da Galla Placidia (figlia dell’imperatore Teodosio nota per un mausoleo che è un trionfo di mosaici a Ravenna). Sull’arco trionfale sono raffigurati 24 anziani che rendono omaggio al Cristo posto nel centro della raffigurazione: questa iconografia risale all’Apocalisse di San Giovanni apostolo. Oltre ai 24 anziani sono raffigurati i due super apostoli: Pietro e Paolo, ovviamente.

L’arco trionfale in San Paolo fuori le Mura

L’altro grande mosaico è quello dell’abside. Esso risale al XIII secolo, ma è un rifacimento di un mosaico precedente, del quale incorpora alcuni lacerti. In centro è posto il Cristo in trono.

L’altro grande mosaico è quello dell’abside. Esso risale al XIII secolo, ma è un rifacimento di un mosaico precedente, del quale incorpora alcuni lacerti. In centro è posto il Cristo in trono. Da un lato stanno San Pietro e Sant’Andrea, dall’altro San Paolo e San Luca. Il terreno sotto i loro piedi è fiorito, florido, racchiuso da due palme da una parte e dall’altra. Al di sotto si trovano gli altri apostoli e l’Hetimasia, ovvero il trono del Signore rimasto vuoto, in attesa del suo ritorno nel giorno del giudizio. La figurina più insignificante, ma che quando la si nota non può far sorridere, è quella di Papa Onorio (1216-1227), committente del rifacimento del mosaico, prostrato ai piedi di Cristo, ma a mio onesto parere non particolarmente ben riuscito.

Il mosaico dell’abside di San Paolo fuori le Mura

L’area archeologica di San Paolo Fuori le Mura

Non si può completare la visita di San Paolo fuori le Mura senza scendere di pochi metri sottoterra, per capire cosa succedeva intorno alla basilica da che fu costruita fino quasi ai nostri giorni.

L’area archeologica è stata scavata e musealizzata in anni recenti. Tra i rinvenimenti e le soluzioni museali più rilevanti va ricordata senz’altro l’evocazione del colonnato che da San Paolo fuori le mura correva fino alle Mura Aureliane (2km circa): una soluzione davvero efficace che rende l’idea della monumentalità pur in assenza del colonnato vero e proprio, dato che è stato individuato solo in parte il basamento.

Per il resto, l’area archeologica racconta la vita del terreno circostante la chiesa. San Paolo infatti ha una lunghissima vita, ma non possiamo pensare che sia stata un fungo per tutto questo tempo: intorno ad essa vivevano persone, si svolgevano attività. Lo scavo ha permesso di ricostruire certe dinamiche, risalendo indietro nel tempo, quando accanto alla chiesa sorgeva un hospitale che accoglieva pellegrini e poveri. Si installò un convento maschile e uno femminile, che vennero poco dopo accorpati. Nel mentre, secolo dopo secolo le dinamiche insediative mutavano e le vecchie strutture venivano smantellate e le pietre destinate a calcara, per ottenere materiale da costruzione. Nei secoli più vicini a noi l’area ha avuto vocazione agricola. Fino al 2007 nessuno aveva mai scavato accanto a San Paolo fuori le mura. Oggi questo scavo ci racconta un frammento di storia locale che si ricollega alla grande storia di Roma per tutto il medioevo e l’età moderna.

La straordinaria musealizzazione del colonnato del portico che da Ostiense portava alla basilica di San Paolo in età tardoantica

Necropoli Ostiense – Necropoli di San Paolo

Poco oltre la basilica di San Paolo fuori le Mura, lungo la via Ostiense nel Parco Shultzer si nota un doppio recinto coperto da una poderosa tettoia. Al suo interno, protetto e quasi celato alla vista, si trova un sito archeologico: è una piccola porzione della necropoli che in età romana imperiale si allungava lungo la via Ostiense, al di fuori dell’abitato, secondo una consuetudine consolidata nel mondo romano.

Le tombe di questa piccola porzione scavata di necropoli sono per la maggior parte del tipo a colombario, ovvero sono delle camere sepolcrali quadrangolari nelle cui pareti sono ricavate delle nicchie all’interno delle quali erano poste le olle cinerarie. Si trattava di tombe multiple, familiari oppure destinate ad appartenenti ad una stessa corporazione di lavoratori. Questa tipologia di sepolture è piuttosto attestata: senza andare lontano, ad Ostia antica nella Necropoli Ostiense si trovano alcune tombe di questo tipo, come ad esempio i Colombari Gemelli, ovvero due monumenti sepolcrali esattamente identici in pianta e affiancati.

La Necropoli Ostiense nel Parco Shultzer. Alle spalle la Basilica di San Paolo

Centrale Montemartini

Abbiamo camminato un bel po’. Abbiamo visto le varie sedi dell’Università di Roma Tre e i grandi cantieri in atto. Si incontra anche il Talent Garden, un luogo che se fossi freelance frequenterei tutti i giorni. Quasi di fronte al Ponte che collega la via Ostiense con la Garbatella si colloca la Centrale Montemartini.

La Centrale Montemartini ha due anime: l’anima numero uno è la centrale idroelettrica che dava luce a tutta Roma nei primi decenni del Novecento, quand’era sindaco quel genio mai del tutto compreso di Ernesto Nathan. La Centrale diede luce alla città per decenni. Poi fu dismessa. Ed è dopo ulteriori decenni di abbandono che arriva il riscatto.

centrale montemartini
Centrale Montemartini, Sala Macchine

La Centrale Montemartini è a tutti gli effetti un monumento di archeologia industriale. Pertanto va tutelata. Un giorno succede una cosa: si decide di organizzare una mostra di scultura antica all’interno della Centrale Montemartini, in modo che il candore delle sculture, rese senza tempo dal marmo, possano dialogare con le grandissime turbine in ghisa che erano l’anima della Centrale. La mostra così realizzata divide il mondo scientifico e accademico: c’è chi urla allo scandalo, c’è chi banalizza il tutto come “mera operazione commerciale”, c’è chi infine urla al genio per aver avuto un’intuizione di tal fatta: l’eterea bellezza senza tempo contro il tempo delle macchine, della produzione e della velocità, il candore del marmo contro il grigio scuro della ghisa, l’eleganza delle forme classiche contro l’imponenza delle macchine e dei motori. Adoro.

La Sala Macchine è il vero cuore dell’esposizione. L’effetto è oggettivamente magnifico: statue di divinità e imperatori si trovano proprio a loro agio tra le grandi turbine. In ogni caso, ci sono opere nella collezione che non hanno bisogno di essere valorizzate dalle macchine in ghisa: la testa colossale (e il braccio) della statua della Fortuna Huiusce Diei (la Fortuna del giorno presente), oppure la Musa pensosa, Polymnia, o ancora Marsia, il satiro legato all’albero che sarà spellato vivo per aver osato sfidare Apollo nel suono dell’aulòs, il doppio flauto.

La Musa Polymnia

Per approfondire: La Centrale Montemartini: quando l’archeologia industriale incontra l’archeologia classica

Il Gazometro

Procedendo lungo la via Ostiense, si raggiunge Piazza del Gazometro. Il Gazometro in realtà resta un po’ più in là, in una via laterale, dietro un muraglione. Il Gazometro di Roma è il più grande d’Europa, costruito tra il 1935 e il 1937, anche se l’idea di una centrale del Gas nell’area risale ai tempi del sindaco Nathan, quindi l’inizio del Novecento. A quell’epoca risalgono infatti i tre gazometri più piccoli che si trovano nell’area.

Il Gazometro di Ostiense

La struttura dei gazometri è sempre la stessa: un cilindro di barre d’acciaio. Non chiedetemi come funziona, perché non sono un ingegnere e non voglio dare informazioni superficiali così tanto per. Però quello che posso dire è che in Italia si trovano diversi gazometri del primo Novecento, tutelati come monumenti di archeologia industriale: a Firenze, a Ventimiglia, a Bari, a Genova, a Taranto, a Trieste, ecc. L’invenzione è francese, risale allo stesso anno della Rivoluzione Francese, cioè il 1789 e nasce con lo scopo di misurare il volume del Gas di città: di fatto il gazometro è un accumulatore di gas, un contenitore a pressione costante. Oggi non è più utilizzato come infrastruttura, per cui i testimoni rimasti nelle città italiane sono vincolate come Archeologia Industriale

Per approfondire: il Gazometro di Firenze

Il paesaggio industriale cui il Gazometro di Ostiense dà vita qui è pazzesco: suggestivo, soprattutto se al tramonto si viaggia sul treno Roma-Lido: allora si può godere la vista del gazometro in acciaio sul quale si riflette il cielo arancio-rosato del tramonto.

Il Gazometro di Roma Ostiense

Street-art Ostiense

Il quartiere di Ostiense che gravita intorno alla Stazione e tangente al Testaccio è terra di street art. Girovagando per il quartiere qua e là si scorgono murales di varia qualità e dimensione.

Per vedere il primo grande esempio di street-art bisogna però tornare indietro, superare la Centrale Montemartini e trovarsi davanti al Centro Sociale Alexis di via Ostiense 122. La piccola palazzina ha la facciata coperta da una serie di automobili incatenate in un enorme ingorgo stradale che si spalma anche in verticale. Se si guarda oltre il cancello chiuso, un lupo guarda verso di noi: è come se la Lupa si sentisse e fosse effettivamente in gabbia, e l’effetto è abbastanza significativo. L’autore è BLU, street-artist affermato a Roma e altrove in Italia.

Alexis, la Lupa dipinta dietro le sbarre fisiche della cancellata chiusa

Sempre la stessa palazzina ha su uno dei lati un murales nel quale tre scimmie, di cui una col cucciolino aggrappato alla schiena, ridipingono una facciata sporca e già firmata da writers come fossero imbianchini. Le scimmie sono realizzate davvero bene: gli street-artists non sono degli imbratta-muri, vorrei che fosse chiaro una volta per tutte, anche se ancora in troppi non ne sono convinti.

La palazzina di Alexis con le scimmie che ridipingono un muro imbrattato dai writers

I palazzi e i muri di Ostiense sono senz’altro un palinsesto che si presta ad esperienze di street-art: quartiere relativamente giovane, a due passi da quel centro monumentale e storico il cui peso è davvero schiacciante, quartiere estremamente trafficato e però poco frequentato da chi non è di Roma, se non per caso, di passaggio.

Sono tantissimi gli esempi di street-art e le pareti di edifici dipinte. Io qui richiamo solo le opere più significative su via del Porto Fluviale.

Di nuovo Blu ha dipinto le facciate dell’ex magazzino militare dell’Aeronautica: le sue finestre diventano volti umanoidi colorati che incorniciano ciascuno due finestre che fungono da occhi, inespressivi eppure estremamente profondi: la facciata dipinta è inquietante ma allo stesso tempo ipnotica.

Sul lato opposto della strada si colloca il murales più colorato e innovativo di sempre: Hunting Pollution dello street-artist Iena Cruz (Federico Massa all’anagrafe) è realizzato con tecnologia airlite, ovvero una pittura che consente di ridurre l’inquinamento atmosferico, come se al posto del palazzo su cui è dipinto ci fosse una piccola foresta di 30 alberi. Il murales raffigura, a tinte sgargianti, un airone che pesca un pesciolino. Dove lui poggia le zampe, però, non è uno stagno sano, perché si innalzano tentacoli malsani, che rappresentano il pericolo dell’inquinamento dei nostri ecosistemi.

Via del Porto Fluviale, Hunting Pollution by Iena Cruz

Purtroppo si stanno deteriorando i murales di Carlos Atoche, sempre su via del Porto Fluviale angolo via Ostiense, che a me invece piacciono molto perché ricostruiscono l’idea di fare un’immersione nel Tevere che scorre qui accanto e che il nome di via del Porto Fluviale evoca: sui muri della via Carlos Atoche ha dipinto una sorta di acquario, in cui si muovono pesci e alghe, che dialogano con la fissità di certe statue di marmo che ci portano direttamente a Roma antica.

Il bel murales di Carlos Atoche nel 2019. Oggi purtroppo molte parti stanno cedendo. Un vero peccato.

La Stazione Ostiense e il Museo Atac

Lo snodo ferroviario di Ostiense è piuttosto complesso e lungo. E ha tre nomi. Sì, perché se arrivi con la Metro scendi a Piramide, ma se devi prendere il treno Roma-Lido devi passare alla stazione di Porta San Paolo, che è adiacente. Se invece devi prendere il treno in direzione dell’Aeroporto di Fiumicino, o di Viterbo, o di Orte, o di Pisa e Genova via costa, devi percorrere tutto il binario fino in fondo e arrivare alla stazione di Roma Ostiense.

La bellezza di questa stazione è la struttura stessa. Di epoca fascista, manco a dirlo, nasce in questa sua veste nel 1938 per accogliere degnamente Hitler. Curiosità: quello che oggi è via delle Cave Ardeatine e Piazzale dei Partigiani all’epoca fu chiamato via Adolf Hitler e Piazza Adolf Hitler. Non male, vero? In realtà la stazione nella sua versione definitiva fu inaugurata nel 1940: la facciata, in travertino presenta un porticato sotto il quale i pavimenti a mosaico illustrano – richiamandosi alla tradizione romana del mosaico in bianco e nero, molto noto grazie anche ai monumentali ritrovamenti di Ostia antica negli stessi anni – vari episodi della storia di Roma, come la Lupa e i Gemelli o la riproposizione della bella statua dell’Augusto di Prima Porta. Il programma iconografico si inserisce nell’arte propagandistica fascista che si richiama ai fasti dell’Impero romano.

Alle spalle della Stazione Ostiense si trova Eataly: uno store immenso, con ristoranti all’interno. Una food court di tutto rispetto, in un punto importante della città.

Torniamo sulla via Ostiense, che abbiamo abbandonato per questa deviazione. La via Ostiense nel suo ultimo tratto costeggia la Stazione di Porta San Paolo. I più attenti noteranno un piccolo cancello, oltre il quale si intravvedono locomotive d’epoca: sono i tram storici di Roma, accolti ed esposti in questo piccolo museo all’aperto e gratuito. Treni degli anni ’20 e ’30 perfettamente conservati: erano vanto della mobilità romana all’epoca, ancora oggi ci lasciano a bocca aperta.

polo museale atac
Vecchi tram e vecchie locomotive a lato della Stazione di Piramide

Porta San Paolo e la Piramide Cestia

Siamo giunti alla fine del nostro itinerario, nonché all’inizio della via Ostiense.

Davanti a noi ora si ergono le Mura Aureliane, solenni, in mattoni rossi. Corrono per km e km all’interno della città, conservate in molte porzioni. La porzione di mura che corre in questa porzione di città è ben conservata per un lungo tratto. Il fulcro anticamente era la Porta San Paolo, ancora oggi ben evidente, a pochi metri dalla Piramide Cestia.

Porta San Paolo immersa nel traffico cittadino

Questa altro non è che una tomba. Sì, esatto, la Piramide Cestia è la tomba monumentale di un cittadino romano, Gaio Cestio, il quale alla fine del I secolo a.C. fa realizzare per sé un mausoleo che vuole palesemente ricordare le piramidi dei faraoni egizi. Il riferimento alla conquista romana dell’Egitto è palese nel voler richiamare l’architettura dei monumenti funerari dei faraoni: evidentemente già all’epoca le piramidi esercitavano un certo fascino. Sicuramente la conquista dell’Egitto comportò l’arrivo a Roma di una serie di novità: divinità come Iside e Serapide, il cui culto si diffuse in maniera capillare; il grano, tanto che l’Egitto era considerato il granaio dell’impero; evidentemente anche la cultura millenaria egizia e l’architettura: non dimentichiamo che Augusto per primo fece importare dall’Egitto un grande obelisco, che Caligola ugualmente ne fece importare uno – oggi in Vaticano – e che esisteva una certa moda egittizzante anche nella pittura: si parla infatti di “quadretti nilotici” ogni volta che su una parete romana dal I secolo d.C. in avanti è rappresentata una scena sulle rive di un fiume. Lo stesso Nilo viene raffigurato come divinità fluviale: barbuto, semisdraiato, affiancato da spighe di grano e sfingi, i suoi attributi prevalenti.

La Piramide Cestia

In questo clima culturale si inserisce la Piramide Cestia. Essa nel III secolo d.C. fu inglobata nelle Mura Aureliane e alla fine del XVIII secolo è stata inglobata nel Cimitero Acattolico di Roma che si trova immediatamente alle sue spalle, già nel Rione Testaccio.

Con la Piramide Cestia e Porta San Paolo si conclude questo itinerario di 2 km circa dalla Basilica di San Paolo lungo la via Ostiense (con alcune fortunate deviazioni). Da qui poi, possono partire infiniti itinerari.

Altri itinerari a partire da Porta San Paolo

Porta San Paolo è uno degli ingressi da Ovest della città. Da qui partono infiniti itinerari. Qui ti segnalo quelli che finora ho elaborato io.

  • Uno di essi, per esempio, è un itinerario a bordo del tram 3: ti porterà fino a Valle Giulia, dall’altra parte del centro città, e lungo il percorso incontrerai il Circo Massimo, il Colosseo, San Giovanni in Laterano, il quartiere di San Lorenzo, il cimitero del Verano, il Quartiere Coppedè, il bioparco, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
  • Un altro itinerario, a piedi, ti porta sull’Aventino: qui trovi il famosissimo Buco della Serratura dal quale vedere il Cupolone di San Pietro, poi le chiese dei Santi Bonifacio e Alessio e la Basilica di Santa Sabina, tra le più antiche chiese paleocristiane di Roma, e infine ti rilassi e ti godi il panorama nel Giardino degli Aranci, il cui viale principale è intitolato a Nino Manfredi.

Seguiranno altri itinerari, puoi starne certo. Stay tuned 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: