Puglia: città e borghi da visitare nel “Tacco dello Stivale”

La Puglia è una regione dalle mille sorprese. Cultura, paesaggio, enogastronomia, storia, barocco, borghi, città, mare, trulli e masserie. In questo post parliamo in particolare di borghi e città della parte meridionale della regione, da Alberobello fino a Castro. Buon viaggio!

Alberobello

Alberobello è sinonimo di trulli! I trulli sono le costruzioni tradizionali bianche col tetto conico in pietra, costruito secondo l’antica tecnica edilizia della tholos, la falsa cupola costituita da filari concentrici aggettanti di pietre verso l’interno.

In realtà i trulli sono caratteristici di buona parte della valle d’Itria, ma Alberobello è senz’altro il capoluogo di quest’architettura tradizionale, tanto da essere Patrimonio UNESCO. I trulli sono una tipologia di edificio molto povera in realtà, che si ritrova, con poche piccole varianti, ma altri nomi, in altri luoghi d’Europa: come i bories in Provenza o la casita in Istria (Dignano): si tratta di architetture di antichissima concezione legate alle attività agricole e pastorali. La particolarità di Alberobello è che l’intero borgo è realizzato in trulli, mentre nel resto della valle d’Itria i trulli si trovano in campagna, sparsi, oppure come pertinenze di masserie.

alberobello
Alberobello

Rispetto al resto della Puglia, che solo in anni recenti ha puntato sul turismo, Alberobello è da decenni che ha puntato sul turismo grazie a questa sua attrattiva davvero particolare e alla sua iscrizione al Patrimonio UNESCO. L’accoglienza è davvero importante, proprio perché qui è ormai una tradizione.

Siccome Alberobello è fatta di trulli voi potrete trovare da dormire in un trullo (esperienza davvero suggestiva), potrete mangiare in un trullo (i ristoranti non mancano), potrete andare in chiesa in un trullo (la basilica dei SS. Cosma e Damiano) e potrete visitare un trullo, il Trullo Sovrano.

Vi ho detto fin qui che ad Alberobello ci sono solo trulli. E invece no: la Casa D’Amore segna il passaggio da agglomerato di trulli contadini a vero e proprio insediamento urbano. La Casa D’Amore fu il primo edificio non trullo, ma vera e propria abitazione in senso moderno ad essere costruita ad Alberobello da Francesco D’Amore, che poi le diede il nome.

Martina Franca

Martina Franca è bianca. Bianche le pareti esterne delle case, bianche le stradine nei vicoli del centro storico. Un centro storico raccolto, fatto di vie strette ed edifici alti, attraverso i quali difficilmente filtra il sole. Ma la luminosità non manca, proprio grazie al candore delle pareti intonacate delle case e dei palazzi.

Uno scorcio di Martina Franca

Siamo nella Valle dell’Itria, ovvero nella parte meridionale del territorio delle Murge, in un territorio agricolo noto anche come “Valle dei Trulli”. Nel territorio si dislocano diverse masserie che praticano un’enogastronomia di eccellenza. Il territorio infatti si presta e da anni è meta di un turismo non solo italiano, ma internazionale. Che si spera possa tornare al più presto.

Il nome di Martina Franca deriva da san Martino di Tours. Fu chiamata Martina Franca nel basso medioevo, quando Filippo D’Angiò nel 1310 riconobbe alla città alcuni privilegi. Poi il “Franca” sparì ed è stato ristabilito solo con l’Unità di Italia. Il borgo si origina nel X secolo, fondato da fuggiaschi da Taranto, stanchi delle incursioni saracene: nell’interno, in altura, gli abitanti sarebbero stati naturalmente difesi.

Una passeggiata per Martina Franca regala scorci bianchissimi e artistici, palazzi storici dai portali e dai balconi notevoli e chiese, tante chiese, l’incanto e l’eleganza del barocco. Un barocco che ci guarda dalle finestre, dai portali, dai balconi. Un barocco che però, a differenza dell’esuberante barocco leccese, qui è più misurato, o almeno così lo percepisco io.

Ed è proprio un arco barocco, la Porta Santo Stefano a immettere nel centro storico, direttamente nella piazza del Palazzo Ducale, innalzato nella seconda metà del Seicento e dalle splendide sale affrescate.

Un edificio del centro storico di Massafra

Massafra

Ho avuto una guida d’eccezione a Massafra: Maria Millarte, blogger di AroundMe Blog, vera local che mi ha fatto scoprire la bellezza naturalistica, ma al tempo stesso culturale delle gravine.

Le gravine sono veri e propri canyon scavati dalle precipitazioni e da torrenti: hanno le pareti molto verticali e sono piuttosto strette. Luoghi selvaggi, tipici del territorio delle Murge.

Tra i luoghi più belli di Massafra, la piazza della Chiesa dei Santi Medici è particolarmente scenografica, come una terrazza sul territorio piatto circostante. La chiesa è piccola, bianca, si staglia come una nave pronta al varo, austera e magnifica nella sua semplicità. I Santi Medici sono i Santi Cosma e Damiano, santi tra i più antichi della tradizione cristiana: Cosma e Damiano secondo la tradizione erano due medici che operavano senza farsi pagare e che furono martirizzati durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano.

Massafra, la Chiesa dei Santi Medici

Tra gli edifici più interessanti c’è la torre dell’orologio, alta 22 metri, costruita in stile barocco all’inizio del Settecento e ancora oggi punto di riferimento in Massafra.

Invece domina il borgo il grande castello, che risale addirittura al X secolo, anche se è solo nel XVIII secolo che assume l’aspetto attuale. La sua caratteristica architettonica più interessante è la torre ottagonale. Il castello affaccia su una delle gravine di Massafra, la Gravina di San Marco.

Un aspetto importante delle gravine di Massafra è il fatto che da tempo immemore le pareti rocciose quasi verticali, nelle quali si aprono grotticelle, sono occupate da luoghi di culto rupestri, ovvero ricavati nella roccia. Massafra ne ha più d’una: la Gravina di San Marco prende il nome dalla chiesa rupestre di San Marco, la Gravina di Santa Caterina prende nome dalla chiesa rupestre di Santa Caterina. C’è anche una chiesa rupestre dedicata a Santa Marina: potevo commuovermi? Sì, l’ho fatto.

Il castello di Massafra domina la Gravina di San Marco

Il più importante luogo di culto rupestre è la Gravina della Madonna della Scala: lunga 4 km, ospita la chiesa di Santa Maria della Scala e conserva l’abitato rupestre che vi si sviluppava intorno. Chissà perché, mi viene da chiedere, le persone preferivano vivere nelle grotte, piuttosto che al di sopra dell’altopiano, in superficie, in case costruite e non scavate? Parliamo comunque di luoghi frequentati da epoca antichissima e con continuità di vita davvero millenaria.

Taranto

La storia di Taranto è antichissima e anzi, avvolta nel mito. Fu l’eroe greco Taras a fondare la città. Taranto è infatti una città di fondazione greca piuttosto antica: le colonne del suo tempio dorico testimoniano l’antichità di questa città. La città dai due mari (il Mar Piccolo e il Mar Grande) deve molto al suo passato più antico e ai suoi rapporti con la Grecia madrepatria. Il MARTA – Museo Archeologico Nazionale di Taranto è il luogo migliore dove apprendere questa storia – anzi, questa archeologia – magnifica, che prende le mosse dal mito e si fa pietra, terracotta, statue e statuette.

tanagrina bacio
Museo Archeologico nazionale di Taranto, tanagrina con scena di bacio tra due amanti, III secolo a.C.

Per approfondire: Ti presento MarTa, il Museo archeologico nazionale di Taranto

Visitare Taranto vuol dire due cose: perdersi nel suo centro storico affascinante e decadente, oppure passeggiare sul lungomare fino al Castello Aragonese, godersi il salmastro e l’atmosfera calda e piena di vita che solo il Mediterraneo sa offrire.

Il centro storico di Taranto alterna a palazzi barocchi e caseggiati più o meno desiderosi di un restauro, porte tamponate che sono diventate la tela di murales meravigliosi: il tema è sempre la storia antica di Taranto, le sue origini mitiche e greche: un segno identitario davvero sentito, che ha dato vita ad opere murarie eccezionalmente poetiche. La cattedrale di San Cataldo è l’unione di due anime della città: un’anima antica, fatta di pietra, la cui espressione è l’edificio romanico, e un’anima barocca, che vuole strafare, vuole farsi notare e destare meraviglia: ed è la cappella decorata ad intarsi e stucchi davvero esuberanti.

taranto tempio dorico
Ciò che resta dell’imponente tempio dorico di Taranto: due imponenti colonne.

Lecce

Lecce la bianca, Lecce la barocca, Lecce che lascia senza fiato. Mi sono letteralmente innamorata del colore della pietra nella quale non solo sono edificati i palazzi, ma sono scolpite le mensole dei balconi, i capitelli, qualsiasi decorazione architettonica vi venga in mente.

Anche Lecce ha vita piuttosto antica, testimoniata in città da almeno due presenze monumentali: l’anfiteatro romano in piazza Sant’Oronzo e il teatro romano poco distante.

Il teatro romano di Lecce e il campanile del duomo sullo sfondo

Poi, certo, è il barocco lo stile architettonico per cui Lecce è nota nel mondo. Il Barocco Leccese è proprio un’espressione locale di quel modo di fare arte con esiti virtuosistici. A Roma tali esiti si manifestano nel marmo, a Lecce nella pietra bianca locale.

Tra i luoghi senz’altro da vedere la Cattedrale di Santa Maria Assunta e la grande piazza antistante (se avete visto la sfilata di Dior nel 2020 sapete di cosa sto parlando). La Cattedrale, che poi è il Duomo di Lecce, ha alcune curiosità: innanzitutto ha due prospetti, cioè due facciate d’ingresso, uno rivolto verso la piazza (che non è il principale) e l’altro che guarda di lato verso l’Episcopio. Inoltre, la primitiva cattedrale, a dispetto del suo attuale aspetto barocco, fu costruita nel 1144, e lo stile architettonico adottato fu il romanico. Dunque di nuovo abbiamo qui come a Taranto una cattedrale in cui alle forme austere e grevi del romanico si contrappone la vivacità del barocco.

Piazza Sant’Oronzo a Lecce

Lecce va percorsa, Lecce va vissuta.

Altro luogo da non perdere è il Castello di Carlo V, trasformato in anni recenti in centro culturale degno di nota. Ha ospitato mostre anche importanti, come la retrospettiva fotografica su Elliot Erwitt, per dirne una.

Ma non di sola cultura vive il viaggiatore, ma anche di ristori concreti. E allora vi lascio una suggestione: se si chiama “pasticciotto leccese” un motivo ci sarà. Il pasticciotto è un dolciume salentino ripieno di crema e sublime. E Lecce ne è la capitale assoluta. L’altra particolarità è il caffè leccese: un caffè freddo arricchito con latte di mandorla. Infine, se ci va il salato, il rustico leccese ci aiuterà a far tacere i morsi della fame: è a base di pasta sfoglia, pomodoro, mozzarella, besciamella, pepe e noce moscata. In più viene servito in infinite varianti, sia mai che la versione originale vi dovesse venire a noia.

Galatina

Uhm… abbiamo parlato del pasticciotto leccese, ma la verità è che il pasticciotto è stato inventato a Galatina! In questo borgo salentino infatti si trova la pasticceria storica, Ascalone, che, narra la leggenda, avrebbe inventato il pasticciotto: naturalmente esso uscì fuori, nel XVIII secolo, per pura negligenza del solito pasticcere (s)fortunato durante la notte della Taranta.

Già, la Taranta. Perché Galatina è molto legata al tarantismo, ovvero al ballo forsennato della tarantella. In realtà la Taranta ha origini antiche, misteriose, e il ballo è la forma attraverso la quale essa veniva esorcizzata. In sostanza – e mi si perdonerà la troppa semplificazione – il morso della taranta (un ragno, simbolico) era una “disgrazia” che colpiva le giovani donne. Esse andavano in uno stato di trance, depressione, isteria, dal quale riuscivano a uscire solo grazie al suono forsennato di una musica ritmata che le portava a ballare e ballare e ballare: a sfogarsi fino a perdere i sensi. Naturalmente questa è una banalizzazione estrema: oggi la Notte della Taranta è una festa quasi nazionale, ma fino a poche decine di anni fa la taranta era un fenomeno sociale che investiva le comunità rurali del Salento. Oggi è scomparsa. L’antropologo Ernesto De Martino approfondì lo studio di questo fenomeno davvero particolare e totalmente femminile e fu probabilmente uno degli ultimi a vederlo per davvero.

Il centro storico di Galatina

Ma io amo Galatina per un altro motivo: la Basilica di Santa Caterina di Alessandria. Il trionfo della pittura medievale pugliese, chi l’ha visitata non può non paragonare il suo ciclo pittorico alla Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi. E in effetti sono francescani i monaci e i pittori che la hanno affrescata, con scene tratte dall’Antico Testamento, dalla vita di Gesù, dall’Apocalisse, dalla vita di Santa Caterina. Quando si entra in questa basilica gli occhi non riescono a restare fermi in un solo punto: ogni affresco è carico di dettagli di significati religiosi, filosofici e iconografici. Un vero capolavoro della storia dell’arte italiana, ed è un peccato che fuori dai confini del Salento la conoscano in pochi.

Per approfondire: Una passeggiata a Galatina, la capitale del “tarantismo”

santa caterina galatina

Parte del soffitto voltato e interamente affrescato di Santa Caterina a Galatina

Corigliano d’Otranto

Sono particolarmente affezionata a Corigliano d’Otranto. Mi ha accolto e ospitato due volte, il suo castello imponente mi ha accolto e mostrato il panorama dall’alto del suo camminamento di ronda. Il biancore dei suoi palazzi costruiti con la pietra bianca leccese mi hanno abbacinato e al tempo stesso attratto per certe elaborate decorazioni architettoniche.

corigliano d'otranto
Il castello di Corigliano d’Otranto

Corigliano d’Otranto è uno dei paesi della Grecìa Salentina: ovvero quel piccolo territorio, nel cuore del Salento, in cui si parla Grico, un dialetto locale che deriva dal greco. Qui se ti salutano dicendo Kalimera al mattino e Kalispera la sera non ti devi stupire: ti hanno dato il buongiorno e la buonasera. Ma c’è un’altra cosa per cui Corigliano è famosa.

A Corigliano è stato istituito in anni recenti un “Giardino di Sophia“, un giardino pubblico che è stato animato da installazioni che riportano citazioni dei più importanti filosofi dell’antichità e in generale della storia della filosofia. Da Parmenide a Kant, nessuno escluso.

Frasi filosofiche scritte nel Giardino di Sophia a Corigliano d’Otranto

Ma Corigliano d’Otranto può essere ben definito il “paese filosofico” non solo per il Giardino di Sophia, ma perché questa sensibilità alla filosofia il borgo l’ha sempre avuta: iscritte sugli architravi e sui portali delle case si riconoscono di tanto in tanto iscrizioni in latino che sono proverbi, espressioni filosofiche e poetiche: a Corigliano bisogna guardare i portoni delle case, perché si scopriranno vere perle di saggezza.

E per portare la filosofia nel mondo contemporaneo, ogni estate il Festival dell’Inutile che si svolge al Castello di Corigliano d’Otranto propone una rassegna di ospiti di calibro a parlare di temi di politica, di letteratura, di storia, di filosofia. Perché il pensiero va allenato, sempre, e il pensiero critico va stimolato in continuazione.

Per approfondire: Corigliano d’Otranto, il paese “filosofico”

Otranto

Varrebbe la pena di visitare Otranto soltanto per la superba cattedrale romanica con i suoi mosaici pavimentali. In realtà, oltre al fatto che è una rinomata località di mare, ha più di un motivo per meritare una visita.

Ma partiamo dalla cattedrale. Il suo pavimento a mosaico, realizzato dal monaco Pantaleone nell’XI secolo, è una Bibbia per immagini oltremodo simbolica, tanto che non sempre sono chiari i suoi disegni e le figure in esso raffigurate. Semplificando all’estremo, sul pavimento della navata centrale è raffigurato l’Albero della Vita che ha le radici all’ingresso della chiesa, mentre in cima ha Adamo ed Eva, i primi peccatori.

otranto
Otranto, la piazza della Cattedrale alle 2 del pomeriggio: quando non c’è nessuno.

Nel mosaico accanto a figure sacre si trovano figure profane o che apparentemente non hanno niente a che fare con il Cristianesimo, come Alessandro Magno o Re Artù, e animali fantastici come una straordinaria – e oltremodo brutta, va detto – lince con gli stivali.

Ma ancora la cattedrale di Otranto non smette di stupire. Perché come alziamo lo sguardo confuso dai pavimenti, subito l’occhio ci cade sulla cappella degli 800 martiri, un vero e proprio ossuario in cui sarebbero raccolti i resti ossei degli 800 abitanti di Otranto che furono uccisi dagli invasori Ottomani, colpevoli di non essersi convertiti all’Islam.

cattedrale Otranto
Una porzione del pavimento mosaicato della Cattedrale di Otranto

Cambiando decisamente monumento, dopo breve passeggiata nel centro storico fatto di vicoli bianchi, si arriva presso il castello aragonese di Otranto, una splendida struttura difensiva a controllo del Canale d’Otranto. Oggi il Castello è sede espositiva e in essa, tra gli altri, si trova l’esposizione dei rinvenimenti della Grotta dei Cervi di Porto Badisco, uno degli insediamenti umani più antichi del territorio. Poiché la grotta non è raggiungibile, né fruibile, al Castello di Otranto è stato allestito uno spazio che almeno restituisce l’eccezionalità del luogo e dei suoi rinvenimenti.

Nel 2020 è stata realizzata anche una mostra virtuale online della Grotta dei Cervi di Porto Badisco, a cura dell’IIPP, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Questo luogo irraggiungibile fisicamente è accessibile online. Io lo trovo meraviglioso.

Per approfondire: la Grotta dei Cervi di Porto Badisco al Castello di Otranto

Infine, poco fuori Otranto c’è una delle meraviglie naturali (più o meno) d’Italia: la cava di bauxite: ovvero una cava artificiale che però è stata abbandonata per la risalita dell’acqua. Ed ecco che si è generato un laghetto, la cui acqua è verde intenso, mentre la terra, all’intorno è rossa. Un paesaggio vivace, coloratissimo, extraterrestre. Magnifico.

cava bauxite otranto
La cava di bauxite appena fuori Otranto

Gallipoli

Avevo sempre considerato Gallipoli la spiaggia del Salento, e invece mi sono dovuta ricredere, perché non è semplicemente una spiaggia. Anch’essa può essere infatti inserita in un tour del Salento culturale, senza troppi rimpianti. Nuovamente sono due monumenti a farla da padrone: il castello e la cattedrale.

Gallipoli
Panorama del porticciolo di Gallipoli dall’alto del castello

Il castello racconta, ambiente dopo ambiente, la storia della città e del territorio. Molto interessante la narrazione relativa all’olio lampante, ovvero per l’illuminazione, che da Gallipoli veniva esportato fino a Londra! Un viaggio incredibile.

Il castello, che ha una vista stupenda, ospita spesso mostre temporanee e contemporanee. Si tratta di un importante spazio culturale, destinato a diventare il fulcro della vita culturale cittadina, perché non si dica che Gallipoli è solo movida estiva, e per far sì che Gallipoli possa essere frequentata tutto l’anno.

Nel cuore del centro storico, la cattedrale di Gallipoli spicca per la sua architettura. La cattedrale, tra le più compiute realizzazioni del Barocco in Salento, è dedicata a Sant’Agata. Edificata nel XVII secolo, sorge sui resti di una chiesa romanica, dedicata a San Giovanni Crisostomo.

E poi c’è lo straordinario lungomare, che ruota a 360°, visto che il centro storico di Gallipoli sorge su un’isoletta, collegata alla terraferma da un ponte del XVII secolo. Eh già, non ve l’avevo detto: Gallipoli è effettivamente un’isola staccata dalla terraferma. Questa è una delle caratteristiche per cui questo borgo del Salento è eccezionale.

La spiaggia di Gallipoli

Castro

C’è una Castro marina e una Castro alta. Qui vi parlo della Castro in altura, il borgo medievale che affonda le radici molto più indietro nel tempo. Sì perché sul pendio della collina che digrada verso il mare scavi archeologici in anni recenti hanno individuato un santuario di età greca. Da qui proviene la statua di una dea, interpretata come Atena e conservata nel museo di Castro, allestito nel castello del borgo; del resto la località è nota come Castrum Minervae nelle fonti. Secondo Virgilio, Enea sbarcò su queste coste. Del resto siamo quasi sul limite del tacco d’Italia: questo luogo dev’essere stato sempre oltremodo simbolico per i naviganti.

Panorama della costa dal borgo di Castro

Il Castello di Castro è il museo della città. Trae senza dubbio molto materiale dagli scavi lungo il pendio, ma non solo, e visitare le sue sale così suggestive permette di immergersi in un’atmosfera senza tempo e suggestiva. Il Castello in sé è molto bello, con una bella vista panoramica sul borgo e fin sulla costa.

Il borgo poi per certi versi è ancora sospeso nel tempo. Non è particolarmente grande, ma potrà capitare di vedere delle donne sulla porta di casa a lavorare al tombolo. E potrà capitare di scoprire degli angolini davvero instagrammabili, parola mia.

8 risposte a "Puglia: città e borghi da visitare nel “Tacco dello Stivale”"

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  1. Della Puglia conosco solo Conversano, dove sono stata per lavoro. Questo articolo è un ottimo spunto per organizzare un viaggio on the road in Puglia. In cima alla lista metterei sicuramente Lecce perché per qualche motivo mi ispira “a pelle”. Sai che i colori in foto mi ricordano tantissimo quelli di Gerusalemme? Ma il colpo di grazia me lo hanno dato il pasticciotto, il caffè leccese e il rustico!

    1. Eh, pasticciotto, caffè leccese e rustico danno la botta definitiva per innamorarsi di Lecce! Sì, è vero, i colori così bianchi e solari sono proprio mediterranei e sono d’accordo che richiamano il Medio Oriente.

  2. Della Puglia conosco di più la zona dei Monti Dauni. Di tutti i paesi citati ho visitato solo Massafra. In quell’occasione avevo provato a fare delle tappe aggiuntive ma mi muovevo con i bus e treni e non riuscii ad aggiungere altro. Spero di tornare di nuovo in auto stavolta, sarebbe stupendo un on the road in quelle zone per spostarmi lungo tutto il tacco senza problemi logistici!

    1. Io al contrario tuo non conosco per niente la Daunia e mi piacerebbe approfondire anche le Murge e il Gargano: la Puglia è tanto grande e dovrei approfondirla di più!

  3. Ciao, vorrei trascorrere un paio di notti ad Alberobello dormendo in un trullo. Per caso sai indicarmene uno in particolare? Vorrei ricercare un’atmosfera davvero autentica e non una cosa costruita per il turismo e ho pensato di chiedere a te visto che è da molto che seguo il blog.

    1. Ti ringrazio! Io all’epoca avevo dormito in uno dei trulli del Trullincanto che è un albergo diffuso. Ti posso comunque rassicurare: il fatto di essere patrimonio Unesco fa sì che i trulli siano vincolati e non possono essere stravolti al loro interno, quindi secondo me le varie strutture recettive di Alberobello (e dintorni) sono senz’altro autentiche

  4. Sono contentissima che tu abbia inserito in questo articolo Galatina! Il mio compagno è nato lì e ci torniamo spesso, soprattutto in estate. Invece non sapevo che Massafra fosse così interessante, dovrò proporgli un giro insieme la prossima volta

  5. Ho avuto la fortuna di vivere in Puglia per tre anni, a Taranto quando ero più piccola. I miei genitori mi hanno portata in giro per esplorare questa regione ed è stato un piacere leggere dei luoghi che ricordo sempre con tanta tenerezza. Quando posso ci torno sempre, per riuscire ad esplorare ciò che negli anni mi è sfuggito. Castro, Galatina e Gallipoli non le ho ancora visitate ad esempio!

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