Viaggio in Liguria sulle orme del vino

Lo avreste mai detto? La Liguria ha un territorio… di-vino!

Nel senso che da Ovest a Est il suo territorio spesso collinare, spesso in salita, spesso difficile, è però stato domato e pettinato in filari di viti. Non si tratta di vitigni vastissimi, di territori collinari che si stendono a perdita d’occhio, come avviene da altre parti in Italia (come ad esempio in Toscana nel Chianti o nell’Oltrepo Pavese in Lombardia), ma di vigneti di piccole dimensioni, eppure capaci di restituire vini dal carattere davvero eccellente. Del resto è proprio della natura dei Liguri essere chiusi in se stessi, ma rivelare poi il grande tesoro che portano dentro. 

Affrontiamo un viaggio in Liguria da Ovest a Est, da Ponente a Levante, sulle orme del vino.

Scopriremo realtà probabilmente sconosciute ai più, eppure che niente hanno da invidiare ai vini italiani più noti e commercializzati. La Liguria produce vini rossi, bianchi e rosati, e persino da dessert. Che non ci facciamo mancare nulla qui, dall’antipasto al dolce 😉

vini di Liguria
vini di Liguria: la mappa

Viaggio in Liguria sulle orme del vino: il Rossese di Dolceacqua

La prima tappa è un territorio ristretto, collinare e ascoso nell’alta val Nervia: è la terra che produce il Rossese di Dolceacqua. Un vino rosso, come dice il nome, che viene prodotto nel territorio che fa capo al borgo medievale di Dolceacqua.

Dolceacqua è un borgo in pietra, in salita, fatto di carrugi stretti e bui, fino ad arrivare in cima, al castello. Da qui si domina la vallata e nelle giornate terse si scorge persino il mare. Il monumento più caratteristico però è il ponte medievale a schiena d’asino che supera il torrente Nervia. Dolceacqua fu amata dal pittore impressionista Monet, che in Riviera trascorse alcuni anni e dipinse, ammaliato dalla luce del Mediterraneo, alcuni paesaggi tra cui proprio Dolceacqua.

Per approfondire: Ponente Ligure, risalendo la Val Nervia: Dolceacqua, Isolabona, Apricale

Per approfondire: Invasioni Digitali a Dolceacqua

Dolceacqua
Il Castello Doria sovrasta il borgo medievale di Dolceacqua. Il ponte a schiena d’asino supera il torrente Nervia

Nelle botteghe del centro storico di Dolceacqua si può acquistare con facilità il Rossese di Dolceacqua. Questo è un vino rosso rubino, intenso, fruttato, dalla gradazione alcolica di 12°. Naturalmente c’è un Disciplinare che ne regola la produzione: esso definisce chiaramente l’areale di produzione (La Val Nervia e una porzione della Val Roja, dunque l’entroterra tra Ventimiglia e Bordighera) e di vinificazione. L’origine del vitigno pare essere molto antica: pare infatti risalire alle prime frequentazioni da parte dei Greci delle coste provenzali dove fondarono Massalia – Marsiglia. Da qui sarebbero derivate due diverse produzioni, l’una francese, l’altra invece, importata in Liguria dai Benedettini nel medioevo, avrebbe dato origine al Rossese.

Il nostro Rossese si abbina in cucina con piatti della tradizione ligure senza far differenza tra carne e pesce. Tuttavia, non essendo particolarmente forte quanto a gradazione alcolica, dà il meglio di sé con il coniglio alla Ligure (che poi, mi dice mia madre essere il coniglio alla Sanremasca, non troppo distante da Dolceacqua).

Tra i produttori di Rossese segnalo L’azienda agricola Maixei.

Una produzione minuscola: il Moscatello di Taggia

Questa è una produzione davvero piccola, scomparsa per lungo tempo e poi riapparsa recentemente, recuperata da un piccolo consorzio di viticoltori tra la Valle Armea e Argentina e Santo Stefano al Mare. Il vitigno è una cultivar della zona, il Moscatello di Taggia, per l’appunto. 

Pare che la zona di Taggia nel basso medioevo producesse il vino Moscatello, insieme ad altre località del Ponente quali Ventimiglia, Dolceacqua, Porto Maurizio, (nel cui statuto comunale figura già 1405), Sanremo, Bussana. Taggia fu comunque per lungo tempo il più importante centro viticolo ligure: il Moscatello avendo un contenuto zuccherino e una gradazione alcolica maggiore, si prestava particolarmente ad essere trasportato per lunghi viaggi ed era quindi esportabile ben lontano dalle coste liguri: nel XV secolo infatti il vino di Taggia veniva esportato  in Inghilterra e nelle Fiandre. Nel XVII secolo però, l’affermarsi dell’ulivo, con la coltivazione dell’oliva taggiasca (altra produzione di eccellenza del Ponente ligure) mise in secondo piano la viticoltura, tanto che la produzione di Moscatello si ridusse via via, diventando una nicchia di mercato quasi esclusiva per pochi clienti particolarmente danarosi. Ma sopraggiunse poi la crisi definitiva nel XIX secolo, con un assalto di parassiti che decretò pressoché la scomparsa non solo della produzione, ma della pianta. 

moscatello di taggia
Il Moscatello di Taggia dell’Azienda Agricola Mammoliti

Solo in anni recenti il vitigno è stato recuperato ed è stato creato un consorzio per assicurarne la preservazione e la durata, nonché la produzione di Moscatello. Nel 2014 nasce l’Associazione Produttori Moscatello di Taggia, con  Presidente Eros Mammoliti, il quale è uno dei produttori più importanti di questo vino dolce così storicamente importante.

Viaggio in Liguria sulle orme del vino: l’Ormeasco di Pornassio

Anche questo è un vino rosso di un certo livello. Ci spostiamo nell’alta Valle Impero, oltre la confluenza di questa con la Valle Arroscia. Siamo nel territorio montagnoso della Liguria, qualche chilometro più a monte di Pieve di Teco. Pornassio è infatti borgo lungo la via che da Imperia (o da Albenga) conduce verso Torino attraverso le Alpi, passando dal Col di Nava e da Ormea.

Anche l’Ormeasco deve la sua introduzione ai monaci Benedettini che però, questa volta, lo introdussero dal Piemonte dove già veniva prodotto il Dolcetto. Anche per l’Ormeasco di Pornassio vige un Disciplinare, piuttosto rigido, che vuole che esso sia realizzato con uve al 95% Ormeasco o Dolcetto. Una cultivar, dunque che da sola deve bastare a se stessa. Anche l’areale di produzione è rigidamente disciplinato: L’Alta Valle Arroscia, senza se e senza ma: un territorio montano, dunque, caratterizzato da un microclima particolare nel quale i vitigni di dolcetto storicamente si sono adattati. L’Ormeasco è un vino rosso tutto sommato leggero, 11°, mentre l’Ormeasco Superiore può raggiungere i 12°: siamo ben lontani dalla gradazione di certi rossi potenti delle Langhe, del Barolo e del Monferrato, subito al di là delle Alpi Liguri.

Tra i produttori di Ormeasco di Pornassio che mi permetto di consigliare cito la Cantina Deperi e la cantina Gualtieri.

La variante rosè: lo Sciac-trà 

Lo Sciac-trà è un vino rosato prodotto nella zona dell’Ormeasco di Pornassio a partire dagli stessi vitigni. 

Subito vi invito a fare attenzione! Lo Sciac-trà è cosa ben diversa dallo Sciacchetrà, vino liquoroso prodotto nelle Cinque Terre che vedremo oltre. Il nome significa “schiaccia e trai”, che è il principio della vinificazione del vino rosato: le uve pigiate sono lasciate a macerare per breve tempo, quindi prosegue la fermentazione del mosto ripulito di bucce e semi. Il vitigno è  nuovamente Ormeasco o Dolcetto. Vino interessante, decisamente meno diffuso del suo cuginetto rosso (l’Ormeasco), il quale già di per sé non ha un’amplissima diffusione. Ma se siete appassionati di vino e collezionisti di sapori, come sono io, se venite nel Ponente Ligure non potete farvelo sfuggire.

Tra i produttori di Sciac-trà che mi permetto di consigliare c’è Fontanacota: non foss’altro che per l’etichetta eccezionale, con un’upupa che si libra su uno sfondo rosato.

Viaggio in Liguria sulle orme del vino: il Vermentino ligure

Qui si apre un capitolo amplissimo! Il vermentino è infatti il vino ligure più prodotto e che vanta l’areale di produzione più vasto, da Ponente a Levante: a Ponente il territorio di Diano Castello/San Bartolomeo al Mare è produttore di vermentino; allo stesso modo nella piana di Albenga, nel territorio di Ortovero e nella bassa Valle Arroscia il vermentino si affianca nella produzione al pigato; e ancora nel Levante, tra i colli di Levanto e i colli di Luni, passando per le Cinque Terre, il vermentino è un vino che non manca.

Interessante la storia del vermentino: un vitigno originario della Spagna che per il tramite della Corsica raggiunge le coste italiane della Toscana, della Liguria e della Sardegna. In Liguria, le uve vermentino trovano esattamente ciò di cui hanno bisogno: un clima temperato caldo, ben soleggiato e ventilato e terreni tendenzialmente asciutti e vicino al mare. Condizioni territoriali che alla Liguria, da Ponente a Levante, decisamente non mancano.

Tra i produttori che mi sento di consigliare segnalo Azienda VInicola Laura Aschero e Azienda Agricola A’Maccia.

diano castello-vigneti
Vigneti sulle colline di Diano Castello

La consacrazione del Vermentino Ligure: il Premio Vermentino di Diano Castello

A Diano Castello (IM) ogni anno si svolge la manifestazione “Premio Vermentino”: una rassegna che mira a far conoscere le cantine di vermentino della Liguria. L’occasione è quella di far assaggiare al pubblico – e perché no, vendere – prodotti che hanno decisamente poco commercio, dato l’areale di produzione e la quantità annuale. Mi riferisco ai vigneti di Diano Castello – Diano San Pietro – San Bartolomeo al Mare: un comparto territoriale davvero piccolo, anche se in grado di produrre eccellenze. Per questo, se verrete nella Liguria di Ponente e vorrete acquistare vini del territorio vi imbatterete in prezzi degni del miglior Chianti Classico: perché qui la quantità limitata dà vita a prodotti di nicchia e altresì di alto livello.

premio vermentino
Il Premio Vermentino è una tradizione ormai a Diano Castello

Il Premio Vermentino di Diano Castello è dunque una vetrina importante sia per i produttori del territorio ristretto che per tutta la Liguria. Proprio in quest’occasione, infatti, ho scoperto l’esistenza di una produzione di vini nelle Colline di Levanto. Ben vengano queste rassegne, se possono allargare le mie conoscenze ed esperienze.

Viaggio in Liguria sulle orme del vino: il Pigato

Il Pigato è il vino ligure cui sono più affezionata: lo associo ad una sagra, la Sagra di Salea, nell’entroterra di Albenga, la festa del Pigato che ai primi di settembre dura(va) per una settimana ed era occasione di festa, di incontri e di acquisti di vini dai produttori locali; inoltre lo associo ad un caro amico della mia adolescenza di Ortovero (SV), nell’entroterra di Albenga, il quale possedeva oltre che una bella villa (decadente) anche un vigneto. Ricordo certe feste nella sua tenuta e ricordo anche il vino prodotto dalle sue uve.

Proprio a Ortovero, pare, fu impiantato il primo vitigno di uve pigato, nel 1830. La condizione territoriale ideale è l’entroterra a 300 m slm, quindi sufficientemente vicino al mare, ma con quell’escursione termica tale da preservare i profumi di questo vino. Il colore, una volta pronto, è di un bel giallo paglierino. Diffidate dalle imitazioni.

Tra i produttori di pigato, il consorzio dei Viticoltori Ingauni è una garanzia. Consiglio anche il Pigato di Azienda Agricola Maria Donata Bianchi e quello di Azienda Agricola Antonio Basso.

Viaggio in Liguria sulle orme del vino: la Lumassina

Procedendo verso levante arriviamo nel territorio compreso tra Finale Ligure e Noli, a pochi km da Savona. La lumassina è un vino bianco dalle origini piuttosto antiche (addirittura il XIV secolo!); si tratta di un vino bianco il cui nome sembra derivare da “lumachina” ovvero da piatti di lumache cui si sarebbe abbinato. La cucina povera ligure trionfa in questo quadretto. In realtà si sposa bene con piatti quali le frittelle di erbette (i frisceui), la farinata di ceci e la panissa (una sorta di polenta di farina di ceci).

Viaggio in Liguria sulle orme del vino: Colline di Levanto DOC

Le colline di Levanto sono un territorio vocato al vino. Le particolari condizioni climatiche (una valle non particolarmente profonda, le colline vicine al mare, le alture che risentono della brezza, così come altrove in Liguria) fanno sì che qui si possano produrre vini sia rossi che bianchi. Sotto Colline di Levanto ricade infatti una DOC che comprende vini bianchi e rossi. I vitigni coinvolti per i bianchi sono il Bosco e l’Albarola – autoctoni – cui si è unito il vermentino; per i rossi invece è il Sangiovese il prevalente, insieme al Ciliegiolo. Dunque due vitigni non autoctoni, ma che qui si sono integrati alla perfezione.

vini terra di levanto
Vini prodotti dalla Cooperativa Agricoltori Vallata di Levanto

I produttori delle Colline di Levanto, a dispetto del loro essere liguri, sanno essere molto espansivi: noi ci siamo trovati molto bene presso la Cooperativa Agricoltori Vallata di Levanto, presso il produttore Terre di Levanto e presso Cà du Ferrà.

Viaggio in Liguria sulle orme del vino: lo Sciacchetrà

Il Cinque Terre Sciacchetrà può essere prodotto solo in un areale molto ristretto della provincia di La Spezia. Si tratta di un vino passito prodotto nelle Cinque Terre in quei vitigni appesi su quei terrazzamenti scoscesi che hanno fatto un po’ la fortuna di questo vino e in generale dei vini delle Cinque Terre. Avrete visto senz’altro quel trenino a cremagliera piccolo piccolo che risale il pendio scosceso quasi a picco sul mare: è un’immagine tipica delle Cinque Terre ed è la scena tipica che vive un viticoltore di questo angolo di Liguria di Levante.

Come per lo sciac-trà tratto dall’Ormeasco, lo sciacchetrà deriva il suo nome da “sciaccare”, ovvero schiacciare gli acini. Pare che sia stato il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini il primo a utilizzare, o quanto meno a fissare su carta, il nome di questo vino. Le uve utilizzate per produrre lo Sciacchetrà sono Albarola, Bosco e Vermentino: i vitigni tipici della Liguria di Levante. 

Lo Sciacchetrà è un vino passito, dunque si accompagna bene con biscotti, dessert, ma si presta anche da solo come vino da meditazione. 

Viaggio in Liguria sulle orme del vino: Colli di Luni DOC

Siamo giunti all’estremità orientale della Liguria, laddove si trova il confine con la Toscana. Siamo in Lunigiana, alle nostre spalle il massiccio delle Alpi Apuane incombe. L’antica città di Luni da 2000 anni a questa parte ha profondamente condizionato l’immaginario del territorio, stretto tra le montagne di marmo e il mare, in una terra di confine, anche se regionale. E infatti la produzione di vino nella zona risale addirittura all’età romana: Plinio il Vecchio, autore della Naturalis Historia, in questa sua opera enciclopedica scrisse “Il vino di Luni ha la palma fra quelli dell’Etruria (XVI, 6, 68)”.

Colli di Luni è una DOC, Denominazione di Origine Controllata: La DOC Colli di Luni nello specifico fa riferimento a varie tipologie di vino che qui, grazie alle caratteristiche territoriali e ambientali danno luogo a vini con caratteristiche molto riconoscibili: sentori di salmastro e di erbe aromatiche che soprattutto nei rosati si sprigionano con esuberanza.

Sotto la denominazione di Colli di Luni DOC vanno: Colli di Luni bianco (secco), Colli di Luni rosso e Colli di Luni rosso Riserva, Colli di Luni Vermentino e Vermentino Superiore, Colli di Luni Albarola (bianco). L’areale di produzione spazia tra alcuni comuni della provincia di La Spezia (Ortonovo, Sarzana, Santo Stefano Magra, Ameglia, Vezzano Ligure, Arcola, Lerici) e della provincia di Massa Carrara (Fosdinovo, Aulla, Podenzana).

Tra i produttori il più noto, commercializzato anche in ambito nazionale è Cantine Lunae.

Spero che questo viaggio in Liguria sulle orme del vino vi abbia inebriato e non annoiato. Piuttosto, spero che vi abbia incuriosito anche solo ad andare in enoteca – se non potete fisicamente viaggiare in Liguria – e compiere tra gli scaffali e le bottiglie un bel viaggio enologico. In fondo si impara a conoscere un territorio anche a partire dai suoi prodotti. E il vino, checché se ne possa pensare, è un prodotto importante della Liguria.

Conoscete altri vini liguri? Avete esperienze di vini di Liguria? Vi aspetto nei commenti e su instagram sul mio account dedicato appositamente al vino: @in_alto_i_calici

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