Itinerari a Roma: la Passeggiata del Gianicolo

Conosciuto come uno dei punti panoramici più belli di Roma, il Piazzale del Gianicolo è semplicemente il punto di partenza di un itinerario di scoperta della storia risorgimentale della città. È inscindibilmente legato, infatti, alla breve, intensa, appassionata vicenda della Repubblica Romana, il breve capitolo della storia di Roma che nel 1849 si rese indipendente dal Papa. Durò poco; ma dopo pochi decenni la breccia di Porta Pia avrebbe messo comunque fine allo Stato della Chiesa così com’era stato fino a quel momento.

Vi accompagno in questo itinerario su e giù per il Gianicolo seguendo le 13 tappe che l’Associazione Culturale Gli Archeonauti ha messo a punto in una bella domenica di dicembre 2020, con il panorama di Roma contornato dalle montagne spruzzate di neve.

panorama-roma_1
Panorama di Roma dal Gianicolo: si nota Castel Sant’Angelo

Tappa n.1: Piazzale Giuseppe Garibaldi – il monumento a Giuseppe Garibaldi

statua-garibaldi-gianicolo
Statua di Garibaldi sul Piazzale Gianicolo

Al Piazzale Giuseppe Garibaldi sale chiunque voglia godere di un panorama eccezionale su Roma: la città, così grande e monumentale, si distende sotto i nostri occhi. Con lo sguardo abbracciamo da Castel Sant’Angelo al Vittoriano e oltre. E sullo sfondo, il Monte Soratte domina, così come il resto degli Appennini. Meraviglioso.

Il Monumento a Giuseppe Garibaldi ha più di un significato. Innanzitutto, inizialmente non aveva questo orientamento, ma guardava verso il Vaticano (il Cupolone si vede dal Piazzale del Gianicolo); in seguito ai Patti Lateranensi del 1929 tra Stato e Chiesa fu rivolto verso la città (e, come dissero da subito i maligni, mostrando le terga al Vaticano). Il monumento in sé è interessante perché è una narrazione simbolica e politica allo stesso tempo: l’Eroe dei Due Mondi è ricordato sui lati lunghi del monumento: da una parte il mito del toro di Europa ricorda l’Europa appunto, mentre dall’altra parte è l’America, dove Garibaldi si distinse come combattente. Sui due lati brevi invece, sempre in bronzo sono raffigurati lo sbarco a Marsala con i Mille e la presa di Roma. La raffigurazione di una corona, sempre ai piedi del monumento, va ricondotta al fatto che Garibaldi fu Gran Maestro della Massoneria.

Tappa n.2: il Teatrino dei Burattini

Questo è un ricordo che hanno al più tardi i giovani Romani della mia età. Il piccolo Teatro dei Burattini è ormai solo un simbolo di ciò che ha significato per generazioni di Romani. Oggi resta a malapena un chioschettino piccino. Una di quelle piccole chicche che solo chi è nato e vissuto a Roma può raccontare. Questo chioschetto non risalta all’attenzione se non lo si conosce: in legno, molto semplice, in realtà è testimone di tanti spettacoli all’aperto, di tanta vita della Roma dell’ultimo secolo.

Tappa n.3: il Belvedere su Regina Coeli – la Costituzione della Repubblica Romana

Il Belvedere sul carcere di Regina Coeli in realtà è un Belvedere su Roma. La vista spazia su buona parte della città, da Castel Sant’Angelo al Vittoriano. Giungendo a questo belvedere i vialetti passano accanto a numerose erme di altrettanti più o meno illustri garibaldini. Ci introducono a ciò che da pochi anni il parapetto del Belvedere riporta: l’intera Costituzione della Repubblica Romana del 1849, articolata nei suoi 69 articoli, è iscritta. Lo trovo molto molto bello e d’impatto.

belvedere-gianicolo
Il Belvedere Gianicolense. Sul parapetto è iscritta la Costituzione della Repubblica Romana

Tappa n.4: il Faro degli Italiani d’Argentina

Il Faro degli Italiani d’Argentina

Siamo nel 1911. Roma sta vivendo la sua modernizzazione: la Centrale Montemartini è il fiore all’occhiello della modernità in città, centrale idroelettrica con i suoi giganti macchinari in ghisa che illuminano il centro. A questo periodo così creativo e ottimista – e, diciamolo pure, Belle Epoquerisale la costruzione del Faro degli Italiani d’Argentina.

La presenza di questo monumento non deve stupire. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il fenomeno dell’emigrazione dall’Italia verso il Sud America è stato fortissimo. Partivano da Genova, dal Veneto, da Napoli, da tutta Italia alla volta del Nuovo Mondo.

Il monumento è un pastiche in stile neoclassicheggiante: strizza l’occhio infatti alle decorazioni architettoniche dei monumenti romani (che in città non mancano); il corpo stesso del faro vuole essere una colonna in marmo scanalata; in più sulla cima ha il faro vero e proprio, che era illuminato col colore. Il kitsch prima che fosse coniato il termine kitsch.

Tappa n.5: la quercia di Torquato Tasso

Ciò che resta della Quercia di Torquato Tasso

Narra la tradizione che sotto le fronde di un’ampia quercia sul Gianicolo Torquato Tasso andasse a trascorrere le sue ore di riflessione e di quiete negli ultimi tempi della sua vita. La quercia era ancora viva e frondosa quando anche Giacomo Leopardi, durante il suo soggiorno romano, venne qui sotto a trarre ispirazione, senz’altro sapendo che lo stesso albero era il preferito dal suo illustre collega predecessore. In anni recenti, ahimè, la quercia è stata colpita da un fulmine ed è seccata. Ma i resti del tronco sono stati preservati e oggi quei rami secchi sono la testimonianza di un albero secolare che ne ha viste tante scorrere e passare sotto i suoi rami.

Accanto alla Quercia è stato realizzato un piccolo teatro all’aperto – chiamato Anfiteatro – niente più che una piccola gradinata convergente su un piccolo spazio per le esibizioni: questa fu fatta realizzare dall’Oratorio di San Filippo Neri in uno spazio naturale sul pendio del Gianicolo, ideale per riunioni e per spettacoli teatrali. Così negli anni ’50 del Novecento iniziarono i primi spettacoli stabili, poi dal 1965 la consacrazione definitiva, sede permanente degli spettacoli della Compagnia Teatrale La Plautina.

Tappa n. 6: il monumento ad Anita Garibaldi

Torniamo indietro sui nostri passi. Di fronte alla sede dell’Ambasciata della Finlandia, sede anche dell’Istituto Finlandese di Archeologia, si trova il monumento funerario di Anita Garibaldi.

Monumento ad Anita Garibaldi

Si tratta della tomba monumentale in piena regola: nel 1932 le spoglie della moglie di Garibaldi, che si trovavano a Nizza, anche se lei era morta nelle valli di Comacchio per malaria nel 1849. Il monumento è una celebrazione delle virtù eroiche dell’eroina dei due mondi. Lei brasiliana, giovanissima, conosce Garibaldi, già Eroe dei due Mondi in Brasile. Sul monumento sono scolpite ad altorilievo in bronzo dall’artista Mario Rutelli alcune scene fondamentali della sua vita: innanzitutto una scena simbolica: Anita che guida al galoppo un manipolo di uomini nelle pampas; una scena dalla battaglia di Curitibanos in Brasile, al termine della quale a lei fu concesso, per il suo coraggio, di cercare il cadavere del marito – Garibaldi – che in realtà non era morto; in un terzo episodio vediamo Anita in sella ad un cavallo al galoppo mentre stringe al petto il figlio neonato: è la citazione di un fatto realmente accaduto: lei col bambino piccino evade dal luogo in cui era stata incarcerata fuggendo da una finestra e montando a cavallo. La ritrovò Garibaldi con i suoi dopo 4 giorni in cui lei, nella boscaglia, non aveva neanche mangiato. Situazioni estreme che alimentarono il mito.

In questo senso, rende ancora più tristi l’epilogo della sua breve vita: questa volta in Italia, durante il Risorgimento, sempre al fianco del suo uomo, ma questa volta assalita dalle febbri malariche del delta del Po. Muore giovanissima, una vera eroina.

Monumento ad Anita Garibaldi. Dettaglio del rilievo

Tappa n. 7: la statua di Righetto

Righetto era un ragazzino che durante l’assedio da parte delle truppe francesi nel corso della breve storia della Repubblica Romana del 1849 rimase vittima dell’attività che sapeva fare meglio: andare a recuperare le palle di cannone sparate dai Francesi ma rimaste inesplose, solo con la miccia attaccata. Bastava spegnere la miccia con un panno bagnato e la palla di cannone poteva essere recuperata ed usata contro gli stessi Francesi!

La statua di Righetto con la cagnolina Sgrullarella ai suoi piedi

Righetto era un ragazzino di 12 anni, tra i più agili nel recupero delle palle di cannone. Insieme alla sua cagnolina Sgrullarella era ben noto tra i sostenitori della Repubblica Romana perché si impegnava davvero in prima linea per recuperare le palle di cannone. Proprio una di queste, però gli fu fatale. Righetto non riuscì a spegnere in tempo la miccia ed essa esplose, investendolo in pieno. Morì dopo un’atroce agonia. La statua che gli è stata dedicata al Gianicolo lo vede fiero, con accanto la fedele Sgrullarella, e pare che si faccia beffe anche da morto dei nemici.

Tappa n. 8: la statua di Ciceruacchio

Altro eroe della Repubblica Romana è Ciceruacchio, al secolo Angelo Brunetti, dapprima è un sostenitore di Papa Pio IX, ha un grande appeal sul popolo nonostante sia di bassa cultura. Ma questo deficit non gli impedisce di vedere intorno a sé che le cose a Roma devono cambiare e cambia schieramento opponendosi al Papa in favore della neonata Repubblica Romana. E con quale fervore lo fa! Dopo la caduta della Repubblica Romana fuggirà da Roma in direzione di Venezia, ma arrestato, verrà fucilato e la sua statua, che lo coglie proprio nel momento della fucilazione, si trova presso Porta San Pancrazio. La figura di Ciceruacchio è nota fuori Roma perché fu interpretata da Nino Mandredi nel film “In nome del popolo sovrano”.

La statua di Ciceruacchio

Tappa n.9: la facciata della casa di Michelangelo

Poco prima di uscire da Porta San Pancrazio si incontra, di fronte alla statua di Ciceruacchio, un monumento dall’elegante facciata. Si tratta della cisterna idrica di Roma: un edificio del tutto funzionale e che non avrebbe nessuna importanza culturale se non fosse che vi fu applicata la facciata della presunta casa di Michelangelo staccata da via delle Tre Pile (alla base del Campidoglio). In realtà la vicenda è più complessa di quanto non sembri, perché l’edificio di via delle Tre Pile, conosciuto come Casa di Michelangelo, in realtà non pare essere mai stata frequentata dall’artista, che invece viveva in via dei Fornari, abbattuta per creare la grande piazza che ospita oggi l’Altare della Patria.

Comunque sia, il bel prospetto dell’edificio di via delle Tre Pile fu salvato dalla demolizione e apposto sul serbatoio idrico del Gianicolo realizzato nel 1941 per interesse dell’architetto Adolfo Pernier dell’Accademia dei Lincei. Non sapremo mai se quella sia mai stata la facciata della casa di Michelangelo, con tutta probabilità no, ma è interessante, come sempre, ciò che si nasconde dietro questi piccoli dettagli di storia della città e degli edifici.

La facciata della Casa di Michelangelo al Gianicolo

Tappa n. 10: l’Acqua Paola

Questo luogo è diventato celeberrimo grazie al film “La Grande Bellezza” di Sorrentino che si apre proprio sulla fontana e sul bel piazzale che costituisce una straordinaria terrazza – l’ennesima – sulla città di Roma. L’Acqua Paola in realtà è una grande fontana voluta da Papa Paolo V Borghese all’inizio del Seicento come punto di arrivo scenografico dell’Acquedotto Traiano, ripristinato, che portava in città le acque dal Lago di Bracciano.

La fontana dell’Acqua Paola

La fontana nelle sue fattezze vuole essere assolutamente monumentale e ricordare i grandi fasti dell’impero romano: non solo nell’architettura, ma nell’impiego di marmi provenienti dal Foro di Nerva si vuole fare questo collegamento con l’Antico. La vasca è grande, l’acqua trasparente e magnifica, il fragore della cascata costringe ad urlare per parlare con chi ci sta accanto.

Dando le spalle all’Acqua Paola (il cui architetto, ironicamente, si chiama Fontana di cognome!) lo sguardo spazia su una delle viste più belle su Roma: magnifico giocare ad indovinare palazzi, chiese e monumenti da quassù.

Il panorama dalla terrazza dell’Acqua Paola

Tappa n. 11: il Sacrario Gianicolense

Proseguendo in direzione di San Pietro in Montorio dall’Acqua Paola si incontra il Sacrario Gianicolense, chiamato anche Mausoleo Ossuario Garibaldino. Esso raccoglie a partire dal 1941 le spoglie dei caduti delle battaglie della Repubblica Romana (ecco che ritorna il leit motif del nostro itinerario!) alle quali fin dai tempi della presa di Porta Pia – e a seguire di Roma Capitale – fu dedicata grande attenzione. Un primo sepolcreto in questa porzione del Gianicolo esiste dunque già dalla fine dell’800, ma è solo negli anni ’30 del Novecento che viene portata avanti la richiesta di realizzare un vero monumento. Uno dei promotori è nipote di Garibaldi, nientemeno, e la proposta viene senz’altro cavalcata dal governo fascista, che vi vede un’ulteriore occasione di propaganda dei patrii valori di coraggio e valore civile.

Il Sacrario Gianicolense

Il monumento è al tempo stesso imponente e austero, come l’architettura razionalista di epoca fascista si manifesta in molti altri monumenti. Un quadriportico essenziale, l’iscrizione “Roma o morte” e i bracieri che si riferiscono alle battaglie nelle quali persero la vita i combattenti sepolti qui. Un monumento decisamente solenne.

Tappa n. 13: la palla di cannone sul muro di San Pietro in Montorio

Abbiamo già detto che l’esercito francese assediando Roma nel 1849 bombardava le mura e la città; abbiamo visto come molti ragazzini, tra cui Righetto, andassero a recuperare le palle di cannone che non esplodevano. Ma alcune palle di cannone non sono mai state recuperate e sono diventate simboliche: come quella che si andò a conficcare nel muro della chiesa di San Pietro in Montorio senza mai esplodere.

La chiesa, che gode di una splendida posizione panoramica, fu realizzata su progetto di Baccio Pontelli su un edificio religioso precedente, nonché luogo in cui tradizionalmente si riteneva che l’Apostolo Pietro fosse stato crocifisso al contrario. Nel chiostro attiguo alla chiesa pochi anni dopo Bramante realizzò all’inizio del Cinquecento un elegante tempietto a pianta circolare.

Tornando alla palla di cannone, essa è collocata a metà altezza sul retro della Chiesa di San Pietro in Montorio: la lapide che la descrive si riferisce ai bombardamenti operati dalle truppe francesi nel giugno 1849, alle distruzioni che essi provocarono, ma soprattutto all’eroica resistenza del popolo durante i giorni della Repubblica Romana.

Tappa n.14: il Cannone del Gianicolo

Non si può concludere questo percorso se non ritornando al punto di partenza, o meglio, appena al di sotto di esso. Sotto la terrazza del Gianicolo (la nostra Tappa 1, dove si trova la statua di Garibaldi) a mezzogiorno scoppia il cannone! Ebbene sì, l’uso di sparare un colpo di cannone ogni giorno a mezzogiorno si deve a papa Pio IX il 1 dicembre del 1847 per ordinare così le campane cittadine ad un orario preciso. Inizialmente però esso era posto a Castel Sant’Angelo. Solo dal 21 aprile 1959 – 2712° Natale di Roma il cannone ha ripreso a sparare dal Gianicolo.

Dopo lo sparo del Cannone del Gianicolo

Ad occuparsi dello scoppio è l’Esercito Italiano, in particolare il Reggimento Addestrativo del Comando Artiglieria. Ogni volta lo sparo di Mezzogiorno con relativo cambio della guardia fa accorrere tante persone – non solo turisti, ma anche e soprattutto Romani – attirati da questa azione che oggi ha perso senz’altro la sua valenza di utilità pratica, mentre rimane il suo valore simbolico.

12 risposte a "Itinerari a Roma: la Passeggiata del Gianicolo"

Add yours

  1. Una mia cara amica di Roma mi racconta spesso come per schiarirsi le idee vada al Gianicolo, forse non è un luogo così turistico e forse è anche per questo che in 5 volte che ho visitato Roma non sono mai riuscita a visitarlo. Mi devo rifare!

    1. Diciamo che è un luogo del centro di Roma molto apprezzato dai Romani stessi e diciamo che per raggiungerlo, a meno che non si sia automuniti, va fatta una discreta salita che spesso magari può scoraggiare chi ha poco tempo e deve/vuole vedere molte cose.

  2. Sai che io non ci sono mai stata? Mi piace questo itinerario perché lo sento molto storico ma allo stesso tempo molto da local. Sono gli itinerari che preferisco. Grazie Marina, non mancherò di seguirlo!

    1. Grazie a te Simona! Sì, in effetti solo grazie ad un local si possono fare queste esperienze, soprattutto dal punto di vista di ciò che si può scoprire. Io stessa c’ro già stata una volta al Gianicolo, ma da sola, per cui mi ero persa tutta una serie di informazioni e di dettagli che ho recuperato questa volta.

  3. Quante curiosità lungo questo percorso nel Gianicolo. E quante storie tristi come quella del povero Righetto e di Anita Garibaldi. Davvero tanti spunti, un’ottima idea per una passeggiata un po’ diversa a Roma. 😊

    1. Grazie mille! Sì, la storia di Righetto è davvero commovente, così come la vita avventurosa, ma troppo breve di Anita Garibaldi: entrambe meritano sia il monumento che di essere ricordati e conosciuti.

  4. Ma quanto mi è piaciuta questa tua passeggiata al Gianicolo! Conoscevo solo la Mostra dell’acqua Paola e la spettacolare veduta su Roma ma tu mi hai aperto un mondo. Non vedo l’ora di tornare a Roma e fare passo passo il tuo itinerario fermandomi ad ogni statua, mi hanno particolarmente emozionato quella di Anita Garibaldi, una vera eroina e quella del ragazzino che recuperava le palle di cannone. Bellissimo articolo, complimenti!

    1. Ti ringrazio! Ho seguito una guida molto preparata, il merito è innanzitutto suo. Mi sono resa conto di quanti significati ci siano dietro i monumenti più piccoli, le facciate dei palazzi… a Roma (ma non solo a Roma) c’è davvero una storia dietro ogni cosa!

  5. Da romana e monteverdiia conosco benissimo il Gianicolo e le vicende della Repubblica Romana. Ti segnalo una cosa che pochi sanno: nel Mausoleo (la cripta è visitabile) c’è la tomba di Goffredo Mameli che morì per le ferite riportate il secondo giorno di combattimenti nella villa del Vascello.

    1. Ecco! Questa cosa infatti non la sapevo! Io ho scoperto solo pochi giorni fa, tra l’altro, che l’Inno di Mameli è inno nazionale italiano per legge solo dal 2017!

  6. Non ho mai visitato il Gianicolo: ho letto quindi il tuo articolo per avere le conferme di quanto mi sono sempre persa. Una meravigliosa passeggiata tra natura e storia da mettere in programma non appena possibile.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: