Revenge Travelling: come viaggeremo dopo la pandemia

Avete presente quando vi impediscono di fare una cosa per lungo tempo e voi proprio per questo desiderate farla? Avete presente il senso di ribellione che avevate quando eravate bambini e la mamma vi diceva di non aprire quell’armadio perché… e voi lo facevate per dispetto? Per dispetto oppure per vendetta nei confronti dell’imposizione?

Ecco.

La pandemia del 2020, la pandemia del Covid-19 che ha segnato così profondamento le nostre vite a livello mondiale, ha tra i suoi risvolti tutta una serie di reazioni che si possono assimilare a quelle del dispetto che facevamo ai nostri genitori da bambini contro le imposizioni. Per esempio: vi ricordate quando durante il lockdown della primavera 2020 c’era l’obbligo di stare in casa e di camminare entro il raggio di 200 m, non di più? Ecco, chi con la scusa dei 200 m percorreva avanti e indietro la stessa via per due ore di fila non lo faceva perché ne avesse reale bisogno, ma più per un istinto di ribellione.

Quando dal 4 maggio 2020 ci è stato concesso di camminare liberamente, caduto l’ordine dei 200 m, ci siamo trasformati – io per prima – in grandi camminatori, esploratori dei dintorni. Il desiderio di riacquistare la libertà di stare all’aria aperta e di muoversi, magari di spostarsi, è stato chiamato “Revenge Travelling“.

Il fenomeno del “Revenge Travelling”

Il “Revenge Travelling” ha molte sfaccettature. Innanzitutto è una reazione irrazionale, che mi porta ad un irrefrenabile desiderio di andare da qualunque parte, quando in realtà non si può. Ed è quel desiderio che, nel momento in cui si apre uno spiraglio mi fa dire “Ah sì? Mi hai tenuto fermo per mesi, ora come minimo esco e vado in capo al mondo!“.

Questa pulsione irrazionale è quella che quest’estate per esempio mi ha fatto scegliere di andare comunque in Abruzzo a visitare Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio e Campo Imperatore, che sempre quest’estate mi ha portato nel Chianti, sull’Alta via dei Monti Liguri, nel Golfo Dianese nella Riviera di Ponente, in Calabria fino a Pizzo Calabro e che in autunno mi ha fatto inseguire i colori del foliage in Mugello. Paradossalmente, facendo i conti, ho fatto più gite fuoriporta quest’estate che l’estate scorsa. Oh sì.

@maraina81 instagram estate 2020
Il mio feed instagram quest’estate: dal basso Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio, Panzano in Chianti, Museo Casa Buonarroti, Museo Stafano Bardini, Borgo di Ostia antica, Genova Boccadasse, Cervo, Diamo Marina, San Bartolomeo al mare (IM)

L’avrei fatto comunque? In tempi normali probabilmente sì. Ma quest’anno, con questa congiuntura astrale, il desiderio principe che ha mosso le nostre scelte è stato quello di uscire, andare, non appena il lockdown è finito. L’apertura dei musei ha comportato grande entusiasmo e persone che in tempi normali non avrebbero visitato musei si sono trovati nella condizione di farlo. 800 presenze nell’area archeologica di Ostia antica il giorno della riapertura è un dato da tenere in considerazione.

Presidiando i social, quest’estate – e questo autunno – ho notato che spesso alcuni blogger manifestavano la voglia di partire ad ogni costo e quella domanda “non vorreste partire anche voi?” suonava più come una richiesta di aiuto, ma anche di conforto, come a dire “Non ce la faccio più a stare qui: io fino all’anno scorso facevo viaggi intercontinentali, sento il bisogno di ripartire! Chi è come me?“. Col senno di poi, se lì per lì li leggevo come “Vabbè, dai, fattene una ragione, se non si può non si può!” ora mi rendo conto che sono stati e sono sentimenti del tutto legittimi.

Il Revenge Travelling è un fenomeno sociale di carattere globale.

In Cina la massima espressione del Revenge Travelling è stata davvero geniale. Nel momento in cui, diminuito il pericolo di contagio, ma con le frontiere ancora chiuse, l’aeroporto di Hong Kong ha messo a punto dei voli aerei sopra la sola città di Hong Kong. Lo avreste acquistato voi un biglietto aereo per sorvolare la città? Beh, l’hanno fatto in parecchi.

Un altro esempio, sempre cinese, è offerto dal turismo interno verso Wuhan. Qui la necessità della Cina di riqualificare una città che agli occhi del mondo intero è (stata) da evitare come la peste (ah-ehm), ha incontrato il desiderio dei cittadini cinesi di muoversi. Ecco che Revenge Travelling in questo senso è diventato un esempio virtuoso di turismo interno che è andato a rivalutare una meta che altrimenti chissà quando si sarebbe ripresa dalla crisi turistica.

In Cina la Golden Week – festa nazionale che si tiene all’inizio dell’autunno – del 2020 ha spinto moltissime persone a spostarsi, molte di più del previsto, stante la pandemia mondiale. Ma è stato lo Stato stesso che ha spinto per una ripresa del turismo. Naturalmente è stato privilegiato un turismo interno, pari alle nostre gite fuoriporta, tanto che è stato coniato il termine “staycations” al posto di “vacations”.

Sicuramente il 2020 ha messo a dura prova le abitudini di tutti, Cinesi compresi anzi a maggior ragione. Non solo perché sono stati il Paese nel quale la pandemia si è scatenata e che ha saputo far fronte in maniera spietata – forse – ma efficace – attuando severissime misure di controllo e di clausura, ma anche perché è un Paese dal quale nel 2019 sono partiti ben 6 milioni di turisti alla volta dell’Europa, di cui 3 milioni alla volta dell’Italia. È un bacino d’utenza non indifferente. Per questo il “revenge travelling“, fenomeno osservato per la prima volta in Cina, è tenuto sotto controllo da tutti gli operatori internazionali.

E in Italia?

In Italia posso ravvisare esempi di questo tipo di Revenge Travelling nella ricerca, da parte di molti, di piccoli borghi, di località di montagna dove poter fare lunghi trekking all’aria aperta, di luoghi poco distanti da casa ma ancora sconosciuti. Il Revenge Travelling, dopo tutto, non è un fenomeno che riguarda soltanto la società cinese, ma è un fenomeno sociale globale, i cui risvolti potrebbero essere interessanti e che sono già cavalcati dai tour operator. Booking.com per esempio non ha fatto altro anche durante la pandemia, tra l’altro, mandando e-mail in cui suggeriva mete così facilmente raggiungibili… Allo stesso modo soluzioni come la possibilità resa più facile di cancellazione della prenotazione, la possibilità di spostare il volo o il treno prenotato viaggiano nella direzione di semplificarci la vita quando torneremo a viaggiare. La flessibilità da parte delle strutture ricettive e delle compagnie di trasporti vuole metterci proprio in condizioni di attuare la nostra revenge travelling.

Revenge Travelling: la voglia di togliersi lo sfizio, la “pazzia” di investire in quel viaggio

La pandemia del 2020 ci ha insegnato che non possiamo programmare proprio niente. Proprio per questo si sta facendo strada il desiderio di viaggiare di più rispetto a prima, solo perché ne siamo stati privati così a lungo. I dati dei sondaggi sono abbastanza chiari: le persone sono pronte a ripartire al più presto e sono disposte anche a fare quel viaggio che fino all’anno scorso non avrebbero mai pensato di fare perché “non si sa mai“.

Naturalmente questi sondaggi fanno bene alle strutture turistico-ricettive, perché stimolano a reinvestire in comunicazione, a non abbassare la guardia, a tenere sempre alta l’attenzione sugli umori della popolazione mondiale.

Un primo effetto del Revenge Travelling in Italia lo abbiamo vissuto quest’estate. Gli Italiani, piuttosto che star fermi, hanno deciso di andare per borghi, hanno riscoperto il turismo lento, sono andati in località magari non troppo lontane da casa, ma “tranquille”: con la certezza di non finire in mezzo al caos. Paradossalmente le città d’arte e i musei più noti hanno subito un calo di presenze pesantissimo rispetto ad altri luoghi meno frequentati in tempi normali che invece ora hanno tenuto botta. Esemplare in tal senso la confessione travestita da messaggio promozionale del Direttore degli Uffizi Heike Schmiedt un paio di settimane prima che i musei richiudessero definitivamente a novembre 2020; il suo discorso suonava più o meno così: “Se venite agli Uffizi ora avrete il privilegio di godervi la visita praticamente da soli“. Si rivolgeva chiaramente ad un turismo di prossimità, agli abitanti di Firenze in primis, non essendoci turisti stranieri in giro. Mi pento quasi di non averne approfittato. Ma altre mie amiche sì, come ad esempio Stefania di Memorie dal Mediterraneo.

In Italia, ma lo stesso fenomeno si è documentato altrove, si sono verificate le seguenti condizioni:

  • Chi non viaggiava prima continua a non viaggiare;
  • Chi prima viaggiava ora ha la smania di ripartire;
  • Chi prima mediamente si spostava ora a maggior ragione vuole spostarsi.

Va aggiunto un fattore: molti in questo anno ha visto calare drasticamente le proprie entrate, per cui non sono in grado di permettersi una vacanza, seppur in un’altra regione; eppure lo sforzo c’è, di voler cercare di avere comunque una vita normale. E una vita normale è una vita nella quale ci si può concedere almeno un weekend fuori, o una giornata al mare.

Il banco di prova dell’esistenza o meno del revenge travelling come fenomeno sociale in Italia lo vediamo ora col DPCM di Natale: tra regioni gialle ci si potrà spostare prima del 21 dicembre e dopo il 6 gennaio (a meno di non dover raggiungere – in un senso e nell’altro – il luogo di residenza o di tornare al luogo di lavoro). Il che vuol dire che tantissimi italiani si sposteranno verso il borgo natìo in modo da poter trascorrere con i propri cari il Natale. E questa è una sorta di revenge travelling, dopo tutto, anche se si tratta di un viaggio verso casa e verso la propria famiglia.

Revenge Travelling e disastro ambientale: il rischio a livello globale

La pandemia ha costretto tutti a casa per molti mesi. Ha ridimensionato l’entità dei nostri viaggi sia di lavoro che si svago. Ma prima o poi, si spera il prima possibile, ricominceremo a muoverci a livello globale. La ripresa della “vita di prima” unita al revenge travelling, ovvero alla voglia di rimetterci in viaggio a tutti i costi per recuperare il tempo perduto, viene visto come un rischio per l’inquinamento globale in fatto di emissioni dovute principalmente ai viaggi aerei, ma anche a quelli in auto o bus, in nave e in treno. Se la domanda di viaggi riprenderà forsennata, come si aspettano gli osservatori mondiali, l’inquinamento atmosferico globale tornerà sopra i livelli di guardia e sarà, questa volta, drammatico perché repentino.

Naturalmente si tratta di una proiezione, tuttavia non va sminuita, dato l’alto rischio cui il pianeta sta già andando incontro in tema di surriscaldamento globale e di sostenibilità ambientale.

Revenge Travelling: le risorse web per approfondire il fenomeno

https://www.outlookindia.com/outlooktraveller/explore/story/70774/what-is-revenge-travel

https://www.theguardian.com/world/2020/oct/01/china-promotes-revenge-travel-boost-economy-coronavirus-golden-week

https://www.euronews.com/living/2020/06/17/is-revenge-travel-an-environmental-disaster-waiting-to-happen

https://www.mckinsey.com/industries/travel-logistics-and-transport-infrastructure/our-insights/the-way-back-what-the-world-can-learn-from-chinas-travel-restart-after-covid-19#

30 risposte a "Revenge Travelling: come viaggeremo dopo la pandemia"

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  1. Trovo queste riflessioni davvero interessanti e mi ci rispecchio anche io. Sarei andata in Germania in auto se non ci fosse stata una pandemia? No, decisamente no, ma in compenso ho organizzato un viaggio con mio figlio per rivedere gli amici negli Stati confinanti nella breve finestra di tempo che i confini sono stati di nuovo accessibili. Forse non riprenderò a viaggiare immediatamente oltreoceano anche perché chissà quando di potrà, ma sicuramente alla prima occasione ripartirò volentieri!

    1. Nel nostro piccolo, anche l’iniziativa di #cartolinedacasa delle Travel Blogger Italiane senza saperlo partiva dal presupposto di uscire ad ogni costo raccontando ciò che di bello c’è dietro casa. Se penso che io non ho mai camminato tanto nei campi di Ostia antica come dopo il primo lockdown… C’era in me il desiderio di muoversi, certo, e c’era l’attenzione verso l’esterno, un’attenzione quasi scientifica, la stessa che pongo, in effetti, quando viaggio

  2. Non mi ritrovo molto in questa cosa del revenge travelling, forse anche perché non ho mai avuto quell’istinto di ribellione che porta a fare una cosa per dispetto solo perché mi è stato proibito di farla 😅 Con questo non voglio dire che non abbia voglia di viaggiare di nuovo (ma anche solo di uscire di casa per andare a cena o per fare un po’ di shopping) ma nel mio caso mi sento di dire che è più che altro un desiderio di ritorno alla normalità, alla vita che avevamo prima. Sia come sia, sta di fatto che tutti abbiamo una voglia incredibile di poter di nuovo cliccare il tasto “book now”!

    1. È proprio questo il punto. Non è una cosa consapevole questa “rivalsa” ma la normale reazione che ci spinge a cliccare il tasto “book now” a tutti i costi!

  3. Personalmente soffro molto all’idea di non partire, ma cerco di essere prudente e di seguire i consigli che ci vengono dati. Ho sempre amato visitare borghi e mete naturalistiche per cui non penso che il mio modo di viaggiare cambierà molto. Però ho notato molti più turisti quest’anno in luoghi prima snobbati: per la fioritura di Castelluccio, per esempio, le file chilometriche di auto hanno creato molto caos e i parcheggi selvaggi hanno messo in pericolo le coltivazioni. Speriamo di tornare ad un po’ di equilibrio e serenità!

    1. Sì, quest’anno ha portato a scoprire o riscoprire posti che fino all’anno scorso erano senz’altro meno battuti. Il rischio però di riversarsi in posti meno noti è che questi posti non siano attrezzati e vadano in sofferenza.

  4. Io non so se sarà il fascino del proibito che mi porterà di nuovo a viaggiare; so che la mia sensazione è di aver perduto un sacco di tempo e di opportunità per conoscere posti e gente nuova. Ho tutte le intenzioni di recuperare appena sarà possibile, e spero sia presto!

  5. Io mi trovo spesso a pensare a i viaggi programmati e purtroppo saltati…ma non posso assolutamente lamentarmi delle gite giornaliere fuori porta, il tour on the road in Umbria e i 2 mesi in Puglia grazie alla trasferta del mio compagno!!! Sembrerà assurdo ma ho viaggiato più quest’anno che negli anni scorsi…sono un caso anomalo 😜

    1. Ahaha! Fantastico! In effetti anch’io quest’estate per un motivo o per l’altro mi sono spostata molto più del solito. Tutto sta a cosa intendiamo per viaggio. Per me è fonte di ispirazione anche una passeggiata dietro casa!

  6. Un fenomeno molto particolare quello del Ravenna Travelling! Ma grazie a questo abbiamo riscoperto alcune cittadine vicine a noi spesso dimenticate.
    Non so se si tornerà al.livello turistico precedente, ma sicuramente ci permetterà di viaggiare.di nuovo intorno al mondo

  7. Sono l’unica che non ha esplorato nemmeno i dintorni di casa. Non potendo viaggiare d’estate per lavoro abbiamo approfittato dell’apertura delle spiagge, passandoci ben 4 mesi e mezzo, e rimanendoci fino al tramonto ogni giorno. Con una bambina le priorità sono differenti, ma stiamo valutado di comprare un camper per viaggiare sereni e sicuri.

  8. Mi sono piaciute molto le tue riflessioni, io non mi ritrovo nel desiderio di ribellione. Non sono una ribelle e non viaggio per ripicca ma perché per me il viaggio è una passione e quindi lo faccio con consapevolezza, attenzione e rispetto delle regole. Sinceramente questo fenomeno mi spaventa un pò perché i veri viaggiatori hanno un’etica basata sul rispetto di regole non scritte che preservano il pianeta e i suoi abitanti (compresi animali, piante, sabbie, rocce), chi viaggia solo per scappare dal lockdown rischia di fare danni incalcolabili

    1. Hai assolutamente ragione, chi si metterà in viaggio per sfuggire al lockdown potrà fare solo danni. Speriamo nel buonsenso altrui, anche se su scala planetaria la vedo malissimo

  9. Riflessione molto interessante, non sapevo avessero coniato un nome per quella che io pensavo fosse semplice smania o insofferenza, di cui soffro io per prima. Sento il bisogno di fare un viaggio, non importa dove o come ma il bisogno di partire quello c’è ed è forte…

  10. Riflessioni interessanti e assolutamente contemporanee! Noi siamo assolutamente convinte che il dopo pandemia sarà dominata dal turismo di prossimità, soprattutto perché le previsioni danno un aumento importante delle tariffe aeree… vedremo!

    1. Infatti! Ci sono tanti fattori che ci condizioneranno! Personalmente anch’io sono per il turismo di prossimità per il 2021. Poi, man mano che tornerà “normale” la situazione vedremo…

  11. Mi ritrovo moltissimo nella definizione di revenge travelling, sarà la voglia di ribellione, sarà che stare sei mesi chiusa in casa mi stava facendo uscire pazza, ma una volta avuto un minimo di libertà mi sono mossa. Prima in versione staycation dentro i confini del Regno Unito (dove abito) e appena ho potuto sono tornata in Italia a riabbracciare la mia famiglia.

    1. Credo che tutto sommato questo fenomeno sociale sia tale proprio perché è la reazione naturale che ciascuno di noi ha avuto e avrà ancora: stare fermi troppo a lungo, se non siamo abituati a farlo, per forza di cose innesca questo meccanismo. Certo, chi non aveva l’abitudine a viaggiare continuerà a non averla. Eppure, banalmente, vedo mia madre: non ha mai avuto questo gran desiderio di camminare, eppure, da quando è finito il lockdown di marzo ha iniziato a passeggiare sul mare, quasi per recuperare non i mesi, ma gli anni perduti!

  12. Io invece ho avuto la reazione opposta…
    Mi piace viaggiare e mi manca un sacco, ma l’idea di forzare un viaggio per poi trovare tutto chiuso, o con limitazioni, o magari partire con la paura e viaggiare con l’ansia non mi attrae per niente.
    Preferisco aspettare tempi migliori, più normali e tranquilli. So benissimo che ci vorrà molto tempo, ma nel frattempo mi “accontento” di piccole gite vicino a casa…

    1. Ma io la penso come te. Il mio 2021 sarà in Italia e non progetto niente di diverso: borghi nascosti e quartieri di città da esplorare. Capisco il fenomeno, ma è un fenomeno dalle grandi sfaccettature: non parla solo di viaggi lunghi e fuori confine, ma di desiderio di “uscire” a qualsiasi costo

  13. Come guida della regione Lazio e principalmente di Roma ero immersa fino all’anno scorso in un turismo di massa molto aggressivo. Le nostre città d’arte non hanno ancora adottato una vera e propria politica di selezione dei viaggiatori. Speravo in questa pandemia per un’introduzione di regole chiare per delle città più vivibili, come per esempio un numero massimo di persone in una visita guidata. Mi ritengo ambientalista e il rispetto del territorio, delle persone che ci vivono, viene prima di tutto. Quando posso viaggio in treno, bici e a piedi. Per lavoro camminavo 12-17 km al giorno e nel primo lock down correvo al massimo 5 km (cricetando intorno a casa mi stancavo subito) e soffrendo un terribile mal di spalle per l’improvvisa sedentarietà. Riguardo a giugno-novembre 2020: sì, è vero: i musei erano vuoti ma del resto ci dicevano di evitare i luoghi al chiuso (io ho approfittato e ho delle foto strepitose). E sì, c’erano dei luoghi che quest’estate hanno avuto il boom ma anche lì, erano luoghi già conosciuti le cui caratteristiche li rendevano consigliabili. Basta giocare ad individuare nella propria regione luoghi poco conosciuti, oppure in un’area popolare puntare ai posti più difficili da raggiungere in macchina, e io stessa sono rimasta sbalordita da come posti bellissimi fossero deserti e spesso sconosciuti. Certo non sono andata a Berlino a passare il Natale con un’amica anziana a cui sono affezionata da 23 anni e ovviamente spero di poterla andare a trovare prima possibile, senza rischi per la sua salute, ma ecco non mi sento colpita da questo impulso di revenge travelling ma lo capisco e credo dobbiamo considerarlo come uno dei possibili elementi del prossimo turismo.

    1. Grazie Giorgia per aver condiviso la tua esperienza. Le sfaccettature sono sicuramente molte e complesse e ognuno ha le proprie esperienze e la propria personalità. Come fenomeno sociale sicuramente andrà preso in considerazione dagli operatori turistici, dapprima come dato da analizzare per poi poter programmare.

  14. Hai sollevato una riflessione particolarmente interessante. Effettivamente la smania di ripartire sembra essere associata solo alla passione del viaggio. Ma inconsciamente credo che tu abbi ragione, per una buona fetta di persone c’è un istinto magari anche non volontario, di ribellione. La libertà che avevamo prima ci permetteva di decidere quando partire e come farlo. Adesso, senza quella libertà, è come se ci stessero strappando dalle mani qualcosa che potrebbe non tornare più. Ma al di là del fenomeno in sé, mi colpisce moltissimo come in Cina abbiano affrontato la situazione. Non solo la pandemia, ma come abbiano spinto una ripresa interna senza eguali. Per quanto se ne voglia dire, non so se noi italiani saremmo riusciti a fare lo stesso. Ci siamo diretti in luoghi meno affollati perché non avevamo alternative è vero, ma saremmo corsi in soccorso della città che ha dato il via a tutto questo? Forse l’intero anno trascorso mi ha cambiato a tal punto da farmi diventare più scettica del solito, ma ho qualche dubbio. Io nel mio piccolo, spero si possa tornare a viaggiare al più presto in modo naturale, magari per fare anche io quel viaggio che rimando da tempo. Ma spero anche che tutte le belle scoperte fatte dietro casa restino. Sarò diventata anche più scettica, ma resto ancora sognatrice! 😉

    1. Hai ragione, non so quanti italiani sarebbero andati a Codogno in vacanza quest’estate se si fosse fatta un’operazione analoga a quella della Cina, né a Bergamo, per dire.
      Dal mio personale punto di vista, spero che il revenge travelling si declini in un “revenge museum visiting”, in modo che i musei e i parchi archelogici possano tornare ad essere visitati e frequentati. Io lavoro in questo settore, come sai, e vedo che la situazione è davvero disperata.

  15. Mi è piaciuto particolarmente questo tuo post perché ci fa riflette3re su tanti aspetti.
    Ovvio, è un dato di fatto che nessuno ce la fa più a stare chiuso dentro casa, ma questa ripresa comporterà sicuramente danni all’ambiente.
    Vedo che questo sentimento di rabbia o come hai ben descritto il “revenge travel” è comune a tanti e negli svariati commenti sul web si legge la disperazione per poter partire.
    io sinceramente me la sono goduta la Toscana, casa del mio compagno, che mi ha regalato tante gioie per gli occhi. Ho iniziato ad apprezzare le piccole cose, anche vicine a me che mai e poi mai mi sarei fermata ad osservare (probabilmente).

    Per cui ritengo sia stato un bene, soprattutto a livello culturale italiano questo arresto, anche se ha comportato tanti danni… 😦

    1. In effetti sì, cambierà oltre che il nostro modo di viaggiare anche la geografia dei viaggi: sicuramente quelle che erano destinazioni da “turismo di massa” ci metteranno anni prima di tornare ai livelli di un tempo, e questo è senz’altro un bene perché sempre più città e borghi prima del covid si stavano snaturando in funzione del turismo di massa. Anch’io quest’estate ho avuto il piacere di vedere luoghi senz’altro “minori” (ma poi chi stabilisce cosa sia minore o maggiore?) e di godermeli. Ho scoperto la campagna dietro casa che ho percorso in lungo e in largo ed è stato magnifico.

  16. complimenti per il tuo blog! lo adoro, condividiamo la stessa passione per i viaggi! La pandemia purtroppo ci sta mettendo a dura prova ma ce la faremo

    1. Ti ringrazio! Sì, la pandemia è stata un duro colpo però devo dire che mi ha aiutato a riconsiderare le priorità e anche il mio modo di rapportarmi con l’Italia. Non mi manca (troppo) viaggiare all’estero perché già l’Italia mi soddisfa quanto a meraviglie

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