Guida ai Musei di Firenze meno noti, ma imperdibili

Firenze è città di musei. Non ci sono solo gli Uffizi o l’Accademia. Firenze ha un esercito di musei. Si possono trascorrere settimane in città e non riuscire a visitarli tutti.

In questo post propongo i musei meno noti di Firenze.

Non parlerò degli Uffizi né dell’Accademia, ma di alcuni tra quell’esercito di musei che sono ugualmente degni di essere visitati. Si va dall’archeologia alla storia dell’arte al collezionismo e all’antropologia. Un ventaglio vastissimo tra cui scegliere. E ogni scelta, state certi, sarà quella giusta.

Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Lo so, il cuore mi porta qui. Del resto questo museo, nonostante le sue dimensioni (tre piani di esposizione) non è conosciuto tanto quanto altri musei fiorentini di pari dimensioni.

Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ha tre anime. L’anima egizia, ereditata dal Museo Egizio costituitosi a seguito della spedizione italo-francese del 1829-30; l’anima etrusca ha alcuni testimonial d’eccezione, come la Chimera di Arezzo; l’anima greca invece ha come protagonista d’eccezione il Vaso François.

Ma andiamo con ordine.

Il percorso di visita parte dal piano terra, dove un percorso alla scoperta delle élites etrusche del VII secolo a.C. ci introduce al tema degli Etruschi, civiltà che dominò le terre dell’attuale Toscana, Umbria e alto Lazio (ma anche l’Emilia Romagna) fino all’avvento definitivo dei Romani. Lo fa attraverso l’esposizione dei corredi funerari di tombe principesche di Populonia, Vetulonia, Magliano in Toscana. Oggetti incredibili come il ventaglio in bronzo (flabello) della Tomba dei Flabelli di Populonia, gli straordinari corredi da banchetto in bronzo dalle tombe di Populonia e di Vetulonia, la tavoletta da scrittura in avorio da Marsiliana e le splendide fibule (spille) in oro da Vetulonia sono solo alcuni dei favolosi reperti esposti al piano terra del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Ma procediamo, e saliamo al primo piano.

Etruschi, Egizi, monete e gemme antiche

Il primo piano del museo è densissimo.

Per prima cosa si incontra la sezione etrusca di collezione: in una piccola sala sono riuniti insieme la Chimera di Arezzo, capolavoro della bronzistica etrusca, e l’Arringatore, statua in bronzo dell’inizio del I secolo a.C. che raffigura un amministratore di una città romana ancora chiamato col suo nome etrusco, esempio di romanizzazione compiuta ma non troppo.ù

Il capolavoro del museo: la Chimera di Arezzo

La Chimera è un capolavoro indiscusso: un mostro mitologico con corpo e testa di leone, una testa sul dorso a forma di capra e la coda che termina con la testa di un serpente; fa impressione perché è a grandezza naturale e la sua bocca spalancata con le fauci aperte è una visione terrificante. Trovata ad Arezzo nel 1553 fu immediatamente portata a Palazzo Vecchio e acquisita nella collezione di antichità della famiglia Medici. Poi fu esposta agli Uffizi fino a che non fu istituito il Museo Archeologico. Da allora la Chimera vive al Palazzo della Crocetta (sede del museo). Una particolarità relativa ad un suo restauro nel XVIII secolo la rende davvero unica: la Chimera non fu rinvenuta intera: mancava infatti la coda a testa di serpente, che le fu attaccata due secoli dopo circa nel corso del restauro; il restauratore decise di giocare con la coda facendo sì che la bocca del serpente mordesse uno dei corni della testa di capra del dorso, ormai morente. Questa è però una pura invenzione, perché nell’iconografia nota della Chimera, che il restauratore senz’altro conosceva, la testa di serpente si rivolge contro l’assalitore (nel mito Bellerofonte).

La Chimera di Arezzo

Proseguendo, la collezione etrusca segue un criterio tipologico: nel corridoio i bronzetti a figura umana, animale e divina, nelle due sale X e IX si susseguono invece urne cinerarie con la cassa variamente decorata e il coperchio configurato a figura umana, maschile e femminile. Ci si sente molto osservati in entrambe le stanze, ve lo dico.

Egizi, monete e gemme antiche

Superato un corridoio si accede alla sezione egizia del museo. Prima si incontra un grande quadro realizzato nel 1830 e che riassume la nascita della collezione: la spedizione franco-toscana in Egitto guidata da Ippolito Rosellini per il Granducato di Toscana e da Jean-François Champollion per la Francia. Nel dipinto i due personaggi, insieme ad altri componenti del gruppo, si spartiscono i reperti rinvenuti sullo sfondo di Luxor. Una parte dei reperti raggiungerà Firenze e diventerà il Museo Egizio, la parte di reperti destinata alla Francia raggiungerà sarà esposta invece al Louvre.

La Sala delle Mummie al Museo Egizio di Firenze

Rimando al blog del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e ai video realizzati dall’Università di Pisa (special guest l’archeoblogger Mattia Mancini) per la descrizione delle sale. Quello che mi piace sottolineare qui è l’allestimento, o meglio la concezione delle sale che, a metà dell’Ottocento, furono allestite ricreando un’ambientazione egittizzante, con colonne dai capitelli a fior di loto e serie di geroglifici a marcare le pareti. La sala senza dubbio più suggestiva è quella delle mummie: sotto una volta stellata si trovano ancora gli armadi egittizzanti in legno del primitivo allestimento.

Il primo piano ha ancora molto da rivelare: in una stanza, accanto a quella della Chimera, è allestito il Monetiere Mediceo e Granducale. Questo è la collezione di monete antiche, greche, italiche e romane di proprietà dapprima dei Medici e poi dei Granduchi di Toscana, al quale si sono aggiunte nel tempo alcune più piccole raccolte provenienti da scavo, come ad esempio il tesoretto di San Mamiliano. La sala ha poi il soffitto affrescato e interessanti arazzi alle pareti.

Il Cammeo Medici – raffigura un imperatore che sacrifica alla Speranza

Infine, al primo piano non si può non parlare del Corridoio Mediceo. Questo fu costruito nel XVII secolo per collegare il palazzo del museo con la chiesa della SS. Annunziata. Oggi il Corridoio ospita la collezione di gemme antiche e cammei sempre medicea e poi granducale: una collezione preziosissima di oggetti anche minuscoli ma dall’indubbio valore artistico.

Greci, Etruschi e bronzi romani

Al II piano si incontra il vero campione del Museo: il Vaso François, un grande cratere attico a figure nere che fu rinvenuto da Alessandro François nella seconda metà dell’Ottocento in una tomba etrusca di Chiusi. Questo vaso è maestoso e su di esso è raccontata tutta una serie di miti greci: sul fregio principale si trova la processione delle divinità in occasione del matrimonio di Peleo e Teti (genitori di Achille). Immediatamente al di sopra ci sono due episodi della Guerra di Troia: i giochi funebri in onore di Patroclo, l’amico di Achille ucciso dal troiano Ettore, e l’assalto di Achille a Troilo, il più giovane dei figli del re troiano Priamo.

Il Vaso François

Altri episodi sono il ritorno di Efesto sull’Olimpo e il ritorno dei fanciulli e delle fanciulle ateniesi ad Atene dopo che Teseo sconfisse il Minotauro, e ancora la caccia al Cinghiale Calidonio, . Il Vaso François è davvero un’enciclopedia della mitologia per immagini.

A questo piano però si trovano altri capolavori dell’arte antica: il sarcofago di Larthia Seianti, signora etrusca che si fece ritrarre tutta ingioiellata sulla cassa della sua dimora eterna; la Minerva di Arezzo, statua in bronzo rinvenuta ad Arezzo nel XV secolo; il Sarcofago delle Amazzoni, appartenuto ad una signora etrusca di Tarquinia, ma affrescato da un pittore che sicuramente conosceva la pittura greca… Ognuna di queste importanti opere meriterebbe un discorso a sé. Rimando sempre al blog del Museo per tutti gli articoli di approfondimento.

sarcofago larthia seianti
Il sarcofago di Larthia Seianti. Firenze, Museo Archeologico Nazionale

Museo Archeologico Nazionale di Firenze: devi visitarlo se…

Se ami l’arte antica e l’archeologia questo è il museo giusto. Gli Etruschi, antica civiltà che popolò la Toscana e tutto il centro Italia, sono i protagonisti della narrazione museale.

Ma ci sono altri protagonisti: gli Egizi. La sezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze è un luogo unico al mondo, sia per l’allestimento che per le circostanze della formazione della collezione. La collezione Egizia di Firenze è la seconda in Italia per importanza dopo quella del Museo Egizio di Torino.

Per approfondire: 10 buoni motivi per visitare il Museo Archeologico Nazionale di Firenze

Museo Casa Buonarroti

Una delle mie scoperte più recenti è una casa-museo eccezionale: gli eredi del grande Michelangelo Buonarroti concepiscono la propria dimora di famiglia come un orgoglioso omaggio al predecessore illustre.

In via Ghibellina a Firenze un elegante palazzo rinascimentale rivela la dimora della Famiglia Buonarroti. L’edificio si presenta da fuori con una facciata massiccia in pietra. Dentro si apre un piccolissimo cortile, intorno al quale ruota il palazzo.

Al piano terreno si trova la collezione archeologica appartenuta ai discendenti di Michelangelo: condizionati dalla cultura collezionistica e dall’interesse per l’antico che caratterizzò i Medici, anche i discendenti del Buonarroti costituirono una piccola, ma interessante collezione archeologica nella quale si annoverano reperti etruschi, come le piccole urnette dipinte, e statue e ceramica romana.

michelangelo ritratto
Il ritratto di Michelangelo all’ingresso del percorso museale di Casa Buonarroti

Cominciamo ad avvicinarci a Michelangelo, l’illustre antenato, nella sala successiva: opere che sono sue citazioni, come la statua di Michelangelo ragazzino che realizza la sua prima scultura, ad opera di Emilio Zocchi.

Ma il percorso museale vero e proprio inizia una volta salite le scale, al piano nobile dell’edificio.

Nella prima sala, un disimpegno in realtà, siamo scrutati da una serie di ritratti di Michelangelo. La sensazione di essere seguiti qualunque cosa facciamo è reale, soprattutto mentre osserviamo a nostra volta le ciabatte di Michelangelo. Ebbene sì.

A Casa Buonarroti sono esposte le prime due opere realizzate sicuramente da Michelangelo: il rilievo della Madonna della Scala e il rilievo della lotta tra centauri. Queste due opere, così diverse l’una dall’altra, sono però due esiti di un artista che ha acquisito conoscenze, assimilato stilemi classici, ed è pronto a rielaborarli e farli suoi.

Michelangelo gioca in casa: la Galleria, la Camera della Notte e del Dì, la Camera degli Angioli

Inizia ora un percorso magnifico. Casa Buonarroti da qui in avanti acquista la sua personalità. Il nipote di Michelangelo (che si chiamava Michelangelo il Giovane, senza fantasia) volle dedicare una stanza della Casa alla celebrazione dell’illustre antenato, raccontando sulle pareti e sul soffitto, in pittura, gli episodi più salienti della sua carriera artistica.

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Uno dei quadri del soffitto della Galleria, al piano nobile di Casa Buonarroti, dedicata alla vita e alle opere di Michelangelo

L’impatto, entrando nella sala, che tutto sommato è abbastanza piccola, è notevole: la sala è vivacissima, ricchissima, sovrabbondante di raffigurazioni pittoriche che raccontano la vita dell’artista. Sembra di trovarsi in un santuario, più che in una casa. Ma ciò non deve stupire: i discendenti di Michelangelo grazie a questa sala, e a quelle che seguono, si potevano gloriare di aver ben reso onore all’illustre antenato. E in effetti non gli si può dare torto.

La stanza successiva, la Camera della Notte e del Dì, è nuovamente sovradecorata. Un piccolissimo studiolo è ciò che attira più di tutti l’attenzione. Intorno invece arredi e pitture che continuano a celebrare Michelangelo. Il top è sul soffitto, dove le rappresentazioni della Notte e del Dì si rifanno alle sculture di Michelangelo per le Cappelle Medicee: il modello è quello e la citazione è ineccepibile.

Anche nelle stanze successive la celebrazione di Michelangelo Buonarroti artista è il fulcro di ogni impostazione decorativa e funzionale. Evidentemente queste sale sono solo di rappresentanza e di celebrazione, e in effetti anche oggi impressiona chi le percorre per l’abbondanza e l’esuberanza delle opere d’arte affastellate. Opere che concorrono a celebrare il genio del Rinascimento. Io in particolare mi sono folgorata davanti al San Gerolamo in terracotta policroma dei fratelli Della Robbia.

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Una delle pareti della Camera degli Angioli

Dopo le stanze decorate si ritorna in stanza dal sapore più museale: vediamo qui gli schizzi su carta di decorazioni architettoniche e soprattutto i bozzetti in cera, o in terracotta, di opere a più grandi dimensioni realizzate poi da Michelangelo. Meraviglioso trovarsi davanti ad un embrione di opera d’arte realizzato da quello stesso artista che sarà noto per quell’opera d’arte.

Il Museo Casa Buonarroti costituisce un percorso interessante a metà tra l’approfondimento della figura del grande artista, e gli aspetti del collezionismo e della volontà di rappresentazione di una famiglia della Firenze-bene all’epoca dei Medici: la figura di Michelangelo è allo stesso tempo oggetto di devozione da parte dei nipoti, e passepartout per l’affermazione della famiglia Buonarroti nell’alta società fiorentina.

Casa Buonarroti: devi visitarla se…

A Casa Buonarroti puoi approfondire la figura artistica di Michelangelo attraverso le sue opere prime, ma anche attraverso i suoi bozzetti, che fanno capire come dietro l’ispirazione oltre al genio ci fosse tecnica.

In secondo luogo puoi approfondire il tema del collezionismo di arte e di antichità nel corso del Sei-Settecento presso le famiglie abbienti di Firenze e il desiderio di autocelebrazione dei discendenti di un artista davvero fuori dal comune.

Per approfondire: Scoprire un museo poco noto di Firenze: Casa Buonarroti

Museo Stefano Bardini

Stefano Bardini fu un importante antiquario fiorentino tra la fine dell’800 e i primi decenni del Novecento. In un’epoca in cui la legislazione del neonato Regno d’Italia non aveva messo in conto il controllo sulla compravendita di opere d’arte, Stefano Bardini fu personaggio di spicco nell’ambiente antiquario, sia come venditore senza scrupoli che come appassionato collezionista. Il Museo è di fatto lo showroom che Bardini allestì e donò poi alla città di Firenze, alla metà degli anni 20 del Novecento.

Museo Stefano Bardini
Museo Stefano Bardini – la prima sala. Nella nicchia la Carità di Tino da Camaino

Lo showroom delle meraviglie (e delle controversie)

La prima impressione che si ha entrando nella prima sala dello Showroom è straniante. Opere di varia origine, natura, epoca e provenienza sono disposte lungo le pareti e in mezzo alla sala. Ma non si tratta di opere lasciate là dall’ex-antiquario che ha donato la collezione alla città, ma al contrario è un progetto consapevole di allestimento.

Nonostante i suoi sforzi e il desiderio probabilmente genuino di donare la sua collezione alla città di Firenze, la città non gli rese molti onori. Per molte pressioni il nome di Stefano Bardini fu affiancato a quello di Museo Civico, altrimenti il nome dell’antiquario donatore sarebbe addirittura sparito! In ogni caso l’allestimento ideato da Bardini fu completamente stravolto e solo oggi è stato recuperato, grazie ad un sapiente ricorso alle fotografie storiche, vere e proprie istantanee in grado di ricostruire i luoghi in un dato momento.

Museo Stefano Badini – Capitello medievale istoriato

Arte antica e medievale, in pietra e in legno. La varietà della collezione di Stefano Bardini

Le prime sale sono un trionfo di arte medievale: tra leoni stilofori, un capitello scolpito sui 4 lati da scene legate alla nascita di Gesù, opere quali la Carità di Tino da Camaino, datata tra il 1311 e il 1323. La collezione Stefano Bardini vanta delle opere davvero eccezionali. In più l’ambientazione – che richiama certi stilemi gotici – non fa che accentuare il senso di medievalitudine (questa parola non esiste, lo so) e allo stesso tempo di ieraticità, quindi di sacralità del luogo. Sicuramente Stefano Bardini dev’essere stato un tipo eccentrico.

Bardini aveva una certa sensibilità che gli consentì di individuare il grande livello artistico di alcune opere: come la finestra istoriata di Palazzo Marongiu a Sassari: il rilievo raffigura l’ingresso trionfale di Angelo Marongiu, al servizio del re d’Aragona; siamo nel 1478 circa. La rappresentazione stilizzata delle mura della città di Sassari la rende riconoscibile. Per me il rilievo sopra questa finestra è una delle opere più belle della collezione di Stefano Bardini.

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La finestra di Palazzo Marongiu a Sassari – Museo Stefano Bardini

Il porcellino: una storia fiorentina

Al piano terra del museo Stefano Bardini si incontra anche l’originale del Porcellino realizzato da Pietro Tacca per la Loggia del Porcellino, a due passi da Palazzo Vecchio.

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Il Porcellino di Pietro Tacca con la base di fontana naturalistica

In realtà esiste un originale del Porcellino di Pietro Tacca ed è la statua in bronzo di un cinghiale che papa Pio IV donò al Granduca Cosimo I nel 1560. Questa statua fu posta agli Uffizi, ma il Granduca Cosimo II ne commissionò una copia. Fu Pietro Tacca, allievo del Giambologna, a realizzarla. Questo avvenne nel 1633. Ma già nel 1640 il granduca Ferdinando I decise di trasformare il Porcellino in una fontana da destinare alla Loggia del Mercato Nuovo. Per questo motivo Pietro Tacca realizzò una base a tema naturalistico e palustre: come se il nostro cinghiale stesse a sguazzare nel fango nel momento in cui viene sorpreso – mutato in bronzo per sempre. Dettagli naturalistici di una bellezza e di una precisione che io ho ritrovato soltanto su uno dei portali della Sagrada Familia di Antoni Gaudì a Barcellona. Realizzata qualche secolo dopo.

Per approfondire: La Sagrada Familia, Gaudì e la “naturaleza”

Cristi, Madonne e cassoni dipinti: le arti minori del legno, della terracotta e del cuoio nella collezione di Stefano Bardini

Il primo piano del Museo Bardini è decisamente suggestivo: le pareti e il soffitto sono dipinti di blu, la luce è bassa e direzionata sulle singole opere: crocifissi, madonne col bambino e cassoni di legno dipinti. Proprio questi sono interessanti: costituivano il contenitore della dote della fanciulla, sia che essa si sposasse, sia che entrasse in convento; la collezione di Stefano Bardini spazia tra l’Italia settentrionale e l’Italia centrale tra il Quattrocento e il Cinquecento. Sono opere molto particolari, di artigianato più che d’arte, eppure davvero suggestive.

museo stefano bardini
La sala delle madonne di terracotta e dei cassoni di legno – Museo Stefano Bardini

Eccezionale è però la collezione di Madonne con bambino in stucco e terracotta. Un’arte minore a tutti gli effetti, soprattutto a partire dal Seicento. Solo a fine Ottocento si cominciò a rivalutare quest’arte e Stefano Bardini fu uno dei più strenui sostenitori e amanti di queste forme di artigianato artistico e la grande sala che le ospita è davvero suggestiva. Le opere, d’altronde, sono una più bella dell’altra, opera delle maggiori botteghe rinascimentali toscane e non solo.

Tra le Madonne ci sono due opere eccezionali: la Madonna dei Cordai di Donatello, realizzata in stucco, legno, cocciopesto e cuoio. Un vero e proprio esperimento, una vera e propria opera di arte “contemporanea” intesa come innovativa per la sua epoca. L’altra opera è la Madonna della Mela, attribuita a Luca della Robbia e proveniente da Scarperia.

Madonna dei Cordai, Donatello – Museo Stefano Bardini

Poi ci sono i corami. Ovvero pannelli in cuoio lavorato che rivestivano le sale più lussuose dei palazzi nobiliari, che oltre alla funzione decorativa avevano quella, non ultima, di isolare dal freddo.

Non solo corami di cuoio, ma cornici di legno variamente istoriate e l’artigianato artistico in ogni sua forma interessano Bardini: anche i bronzetti figurati e i battenti di porte in bronzo. Una collezione davvero eterogenea.

Il percorso si conclude con una sala in cui sono accolte opere pittoriche di artisti di livello, come il Guercino, Luca Giordano, Bernardo Daddi con il suo magnifico Crocifisso trecentesco. A seguire, la sala dell’Armeria, tra alabarde, scudi, spade ed elmi greci di VI e V secolo a.C., veri e propri reperti archeologici.

Museo Stefano Bardini: devi visitarlo se…

Stefano Bardini era un antiquario, pertanto sapeva riconoscere un’opera d’arte quando la vedeva. Ma aveva un interesse anche per quelle arti cosiddette minori che per lungo tempo sono rimaste nel dimenticatoio della storia dell’arte.

Al Museo Stefano Bardini puoi vedere da vicino opere che solitamente nei musei di arte non si incontrano, come le opere in legno, le madonne in terracotta dipinta o i corami. E invece, soprattutto le madonne sono una produzione di artigianato artistico peculiare della Toscana del Quattro-Cinquecento.

Al Museo Stefano Bardini è protagonista anche l’arte medievale, con le sue forme così grottesche alle volte (basti pensare al capitello della foto più su, o a certi leoni stilofori. Se dunque ti interessa approfondire questo capitolo della storia dell’arte, ed essere certo di vedere opere uniche nel loro genere, qui sei nel posto giusto.

Museo di Storia Naturale – Antropologia (via del Proconsolo)

L’allestimento decisamente “vintage”, nelle sue vetrine di legno e nelle sue didascalie incomplete, non vi faccia abbattere: in questo museo, sicuramente vecchio nell’allestimento e nella concezione, emerge però la curiosità verso l’essere umano in qualunque luogo del mondo esso abbia deciso di abitare.

Attraverso i cinque continenti, grazie alle esplorazioni geografiche ed etnografiche condotte da esploratori italiani dalla metà dell’Ottocento in avanti, la visita al museo è un viaggio che ci porta a vedere oggetti di un altro tempo e di altri spazi.

museo di antropologia firenze
Teiera tibetana – Museo di Antropologia

Giro del mondo in 80 vetrine

L’esposizione inizia al piano terra, superata la biglietteria, e ci trasporta direttamente in India, in Thailandia e in Tibet grazie alle esplorazioni di alcuni insigni esploratori toscani del XIX secolo. Tra statue di Buddha, tessuti indiani e teiere tibetane cogliamo l’interesse etnografico degli esploratori nonché alcuni aspetti della cultura indiana, in particolare nel suo aspetto più spirituale.

La collezione vera e propria si sviluppa al piano nobile dell’edificio. Dall’Africa alla Papuasia, passando per l’Oceania, l’Asia, la Groenlandia e fino ad arrivare nell’America meridionale, si percorre da un lato la storia delle esplorazioni geografiche ed etnografiche italiane nel mondo, dall’altra si possono osservare testimonianze uniche, in molti casi probabilmente oggi scomparse, di culture, di piccole società, di piccoli villaggi.

Museo di antropologia firenze
“copripudenda” in avorio – per coprire i genitali degli uomini del popolo Shuro – Etiopia occidentale – Museo di Antropologia

Ma soprattutto emerge con forza un aspetto, soprattutto osservando le vetrine dedicate alla Somalia e all’Etiopia le cui esplorazioni etnografiche avvennero negli anni del Ventennio, ovvero quando l’Italia aveva le Colonie d’Africa, con tutto quello che ha significato per le popolazioni. L’aspetto del colonialismo (non solo italiano, naturalmente) è un fattore che ha fortemente pesato nel considerare le popolazioni sottomesse mero oggetto di studio e di curiosità. Così vedere quelle vetrine zeppe di materiali tra i più eterogenei che appartengono a tutte le sfere della vita – armi, oggetti di culto, oggetti della vita quotidiana, stoviglie, ornamenti e quant’altro – fa riflettere sul prezzo che in molti casi queste popolazioni hanno pagato in nome del colonialismo.

Etica a parte, credo che il modo migliore per descrivere questo museo sia affidarsi alla scelta di pochi oggetti. Oggetti curiosi, oggetti che possono sembrare anche divertenti, oggetti straordinariamente belli.

La mummia peruviana, di epoca inca è senz’altro il reperto più interessante di tutta la collezione, almeno per me, anche perché non si tratta più di etnografia, ma di archeologia: la mummia era stata deposta proprio in quella posizione nella sua tomba insieme al suo corredo.

museo di antropologia firenze
Mummia di epoca inca, Perù – Museo di antropologia

E cosa dire della mutanda di pelliccia di foca? Un must per le popolazioni Inuit della Groenlandia. O almeno, lo era. Del resto, viveteci voi a 30° sottozero tutto l’anno…

Mutande in pelo di foca dalla Groenlandia – Museo di Antropologia di Firenze

Museo di Antropologia di Firenze: devi visitarlo perché…

L’antropologia culturale è una materia davvero affascinante. La curiosità che nutriamo per culture diverse dalla nostra è alla base delle spedizioni etnografiche e alla base della formazione di queste collezioni. Noi oggi percepiamo studi e ricerche di antropologia culturale soprattutto grazie a documentari realizzati in ogni parte del globo: nel museo abbiamo la possibilità di vedere da vicino oggetti che sono stati creati da culture così distanti geograficamente da noi! In fondo un museo di antropologia come quello di Firenze consente di viaggiare tra popoli e culture che occupano i 5 continenti.

Inoltre consente di ragionare su temi quali il colonialismo, la percezione delle razze e di culture considerate inferiori e primitive dagli Occidentali. Dalle vetrine del museo di antropologia di Firenze, in particolare nelle sale dedicate all’Africa, alla Papuasia e all’Oceania questo aspetto emerge forte e chiaro. Sono certa che se il museo venisse riallestito, però, questo messaggio si perderebbe. Pertanto bene che resti così, con le sue vetrine di legno, le didascalie battute a macchina e la sovrabbondanza di oggetti. Indubbiamente ha il suo fascino.

Consigliereste altri musei poco noti di Firenze che invece vale la pena di visitare? Vi va di indicarmeli nei commenti?

14 risposte a "Guida ai Musei di Firenze meno noti, ma imperdibili"

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  1. Ma non sapevo ke Firenze avesse così tanti musei! E pensare che ci sono stata tantissime volte ma ho solo visitato gli uffizi! Il museo che mi ha colpito di più perché mi sembra il più particolare è la casa di Buonarroti!

  2. Amo questo genere di articoli che ti permettono di scoprire luoghi insoliti. Mi toccherà tornare a Firenze per vedere Casa Buonarroti e Museo Bardini!

  3. Ceneri sul capo… due volte che ho visitato Firenze, due volte ho visitato Gli Uffizi e basta. Cercavo infatti altri musei da visitare a Firenze e mi sono imbattuta nel tuo articolo, bellissimo e ben dettagliato.

  4. Premesso che Firenze è una delle mie città preferite e che ci sono stata diverse volte, devo ammettere che questi musei proprio non li conoscevo. Da amante della cultura egizia, sicuramente non potrò farmi perdere il Museo Archeologico Nazionale.

  5. Molto interessante questo articolo, ero proprio alla ricerca di luoghi e musei meno noti per la mia prossima gita fiorentina! Sicuramente partirei dal Museo di Storia Naturale e Antropologia; adoro scoprire la storia, gli usi e i costumi delle diverse popolazioni, e non posso proprio perdermi le mutande di pelliccia di foca!

  6. Sono stata a Firenze mille volte, ma non ho mai visitato nessuno dei musei che suggerisci. Ti ringrazio perchè mi hai dato dei suggerimenti davvero interessanti.

  7. Sono stata a Firenze diverse volte ma, pensa un po’, non mi ero mai soffermata su questi musei, anche perché non ne conoscevo neanche l’esistenza! Va bene al prossimo giro saranno miei!

  8. Io consiglio fortemente il Museo del Bargello, che tra l’altro è in pieno centro storico. È spesso sottovalutato e invece riserva grandissime sorprese.

  9. Che risate mi sono fatta con la mutanda di pelle di foca! Penso che questo museo sarebbe super divertente da visitare per i ragazzi, le curiosità dal mondo sono sempre affascinanti!

    1. Il problema di quel museo, ahimè, è che l’allestimento è talmente vetusto che probabilmente chicche come questa si perderebbero. E comunque sì, le mutande di foca hanno fatto morire dal ridere anche me!

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