Il Golfo Dianese: i borghi e le località di mare di quest’angolo della provincia di Imperia

Sulla cartina della Liguria è una porzione piccolissima di territorio. Eppure il Golfo Dianese, con il suo entroterra, è ricco di borghi, di attrattive naturalistiche e culturali. Ed è pure rinomato per le sue località di mare!

In questo post scopriamo i borghi più interessanti dell’entroterra del Golfo Dianese e le sue località di mare. Nel giro di pochi kmq scopriremo tantissime realtà, anche molto diverse tra loro.

Golfo Dianese: geografia fisica e amministrativa

Questo titolo, poco incoraggiante, serve però a inquadrare la zona. Il Golfo Dianese è un’ampia baia che si incastra tra Capo Mele a Est e Capo Berta a Ovest. Capo Mele segna il confine con la provincia di Savona; oltre il promontorio di Capo Berta, invece, si apre Imperia.

I comuni del Golfo Dianese sono le tre località di mare di Cervo, San Bartolomeo al Mare e Diano Marina; nell’entroterra di San Bartolomeo si trova il comune di Villa Faraldi, mentre nell’entroterra di Diano Marina ci sono i comuni di Diano Castello, Diano San Pietro, Diano Arentino. Ciascuno di questi comuni ha a sua volta una serie di piccole frazioni abitate da poche decine di persone.

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Il panorama della costa da San Bartolomeo al mare fino a Diano Marina. Il promontorio in fondo è Capo Berta, che chiude a Ovest il Golfo Dianese

Si raggiunge il Golfo Dianese in automobile sulla SS. 1 Aurelia e con l’Autostrada A10 uscita al casello di San Bartolomeo al mare; si raggiunge in treno scendendo alla stazione di Diano (da pochi anni spostata nell’entroterra a 2 km dal mare, non molto ben collegata con Diano Marina dove si trovava una volta).

Il territorio è decisamente collinare: la fascia di litorale è infatti molto stretta: il borgo di Cervo sorge praticamente su un’altura che digrada sul mare, San Bartolomeo al Mare è una sottile striscia pianeggiante, dietro la quale incombono subito le colline e la pineta, a poche centinaia di metri dal mare; il centro abitato di Diano Marina è su una piana un po’ più ampia, ma anche qui, nel giro di qualche centinaio di metri si incontrano le alture. Sulla più vicina di queste sorge il borgo medievale di Diano Castello.

L’entroterra collinare è stato sistemato nel corso dei secoli a fasce, ovvero con terrazzamenti di muretti in pietra a secco che fanno sì da strappare superficie coltivabile e irrigabile laddove il pendio non consentirebbe né la coltivazione né tanto meno un’irrigazione efficace.

Le fasce sono coltivate tradizionalmente a oliveti. E infatti in questa zona ci sono tantissimi piccoli produttori e frantoi. Negli ultimi decenni si sta imponendo anche la coltivazione della vite, in particolare nel territorio di Diano Castello. Non è un caso che proprio a Diano Castello si tenga da quasi 30 anni il Premio Vermentino, una rassegna dedicata a questo vino bianco prodotto localmente.

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Da qualche parte nell’entroterra dianese. Sullo sfondo, sul mare, si individua Cervo

Golfo Dianese: le località di mare

Cervo

Cervo è un borgo di mare e di monte al tempo stesso: sorge su un promontorio che digrada verso il mare, infatti. Si tratta di un borgo medievale nel quale la componente marittima ha sempre avuto un ruolo fondamentale: la chiesa principale, infatti, intitolata a San Giovanni Battista, è detta anche San Giovanni dei Corallini, perché la costruzione fu finanziata da donazioni dei pescatori di coralli. I fondali di Cervo, andando verso levante, sono rocciosi, ambiente naturale ideale per la formazione, in passato, di colonie di coralli. Il legame con il mare è sempre stato forte e simbiotico, da queste parti.

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Il borgo di Cervo visto dalla spiaggia

Proprio davanti alla Chiesa dei Corallini, vero cuore del borgo di Cervo, si apre una terrazza che guarda l’intero Golfo Dianese. Lo sguardo infatti spazia da est, dove le rocce del Porteghetto segnano il confine con Capo Mele, a Ovest, dove il Molo delle Tartarughe di Diano Marina segna l’inizio di Capo Berta. In mezzo si distendono San Bartolomeo al Mare e Diano Marina, con le loro spiagge, i loro stabilimenti balneari, i loro porticcioli e i loro moli.

Tornando a Cervo, ci troviamo in uno dei Borghi più belli d’Italia. I suo vicoli, carrugi in dialetto ligure, sono in salita, erti, stretti, spesso all’ombra di alti palazzi storici o coperti da volte e da archi. Solo la passeggiata lungo le mura è assolata: percorrerla in piena estate è faticoso; per contro, nei carrugi coperti si incanala l’aria fresca ed è piacevole sostare.

In cima al borgo sorge il piccolo castello dei Clavesana oggi convertito in museo etnografico con tanto di terrazza panoramica che spazia a 360° sul territorio.

Per approfondire: Tour Sentimentale del Golfo Dianese: Cervo

San Bartolomeo al Mare

Il comune è creazione relativamente recente: fino agli anni Cinquanta del Novecento si chiamava San Bartolomeo del Cervo, in quanto frazione del vicino paese di Cervo. Poi il distacco, l’autonomia e l’acquisizione di una propria identità turistica: a cavallo della via Aurelia, con la realizzazione di una lunga passeggiata a mare sulla quale nel frattempo sorgevano hotel e stabilimenti balneari.

In realtà San Bartolomeo al Mare ha una storia decisamente più antica. Si tratta dell’unione di due piccoli nuclei, quello vero e proprio di San Bartolomeo, che ruota intorno alla chiesa di San Bartolomeo e al torrente Steria, e quello del Santuario di N.S. della Rovere, su un piccolo poggio sacro da tempi remotissimi, risalenti a prima dell’occupazione romana: sotto la scuola elementare, che sorge accanto al santuario, infatti, è stata rinvenuta una parte della mansio romana del Lucus Bormani, ovvero un insediamento di ospitalità dedicato al dio Borman, una divinità preromana cui erano boschi sacri e sorgenti, lungo la via Julia Augusta.

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Il Santuario di N.S. della Rovere visto dai campi alle immediate spalle della via Aurelia (e del paese)

Indubbiamente il carattere sacro del luogo è rimasto nei secoli, dato che il santuario della Madonna della Rovere, che ancora oggi si festeggia con una grande fiera il 2 febbraio, per la festa della Candelora, sorge a poche decine di metri dal sito archeologico.

Per approfondire: Tour sentimentale del Golfo Dianese: San Bartolomeo al Mare

Per approfondire: E tu conosci davvero il tuo borgo natìo? Una passeggiata alternativa a San Bartolomeo al Mare

Per approfondire: Tradizioni che rimangono nel cuore: la fiera della Rovere a San Bartolomeo al Mare

Diano Marina

Il capoluogo del golfo dianese è senz’altro Diano Marina. Cittadina di mare con un bel centro pedonale fatto di negozi, boutiques, bar, ristoranti e localini vari. Diano Marina è la cittadina che va vissuta e che è effettivamente vissuta estate e inverno dai suoi abitanti. A differenza di San Bartolomeo al mare, dove i negozi sono pochi, a Diano Marina l’aspetto commerciale legato alla ricettività è fondamentale.

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Gli eleganti palazzi del centro di Diano Marina

Ma per non dimenticare le nostre radici, a Diano Marina c’è il bel Museo Civico Archeologico (dove ho lavorato da giovane!!!) nel quale è raccontata la storia più antica del territorio del Golfo Dianese, dalla preistoria all’età tardoantica. Visitando il museo si affronta un vero e proprio viaggio nel tempo. Bellissimo e intenso. Se siete appassionati di storia più recente, per esempio di Risorgimento, ecco che il Museo ha una sezione interamente dedicata all’impresa dei Mille e all’Unità d’Italia, grazie alla collezione Andrea Rossi, glorioso Dianese che fu Pilota dei Mille e i cui cimeli la famiglia ha donato al Comune di Diano.

Per approfondire: Tour sentimentale del Golfo Dianese: Diano Marina

Golfo Dianese: i borghi dell’entroterra

Villa Faraldi

Torniamo a San Bartolomeo al Mare e dalla chiesa di San Bartolomeo imbocchiamo la via che risale il corso del torrente Steria.

Per un po’ la strada costeggia, poi supera il torrente e inizia a inerpicarsi su per le colline dell’immediato entroterra. Le colline sono trattate a fasce e coltivate a olivo. Non potrebbe essere altrimenti. Di tornante in tornante arriviamo a Villa Faraldi.

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Villa Faraldi. Dall’entroterra si vede il mare

Villa Faraldi è un borgo di origine medievale che domina la Val Steria. La sua fondazione potrebbe risalire ad epoca longobarda, tuttavia il territorio era romanizzato – a pochi km a valle passava la via Julia Augusta – sicché sicuramente l’insediamento potrebbe essere anche più antico.

Come ogni borgo che si rispetti, Villa Faraldi è costituito da carrugi che si avvolgono come spire e risalgono l’altura sulla quale, in posizione dominante, sorge la chiesa parrocchiale. Quella di Villa Faraldi è un gioiellino. Si apre su una piazzetta pavimentata a risseü, ciottoli di fiume infissi nel terreno, e guarda verso la valle e fin sul mare, chiusa sul lato monte da belle ville signorili. La chiesa è un capolavoro del barocco: il soffitto della navata centrale è completamente affrescato con scene varie, come il martirio di San Lorenzo sulla graticola. Un luogo di culto piccolo e prezioso, dove nessuna decorazione, nemmeno quella illusionistica che tende a sfondare le pareti delle navate laterali, è lasciata al caso. E infatti ricorda molto il santuario di N.S. della Rovere di San Bartolomeo.

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Il soffitto della chiesa di Villa Faraldi dipinto con la scena del martirio di San Lorenzo

Tovo

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Uno dei carrugi di Tovo

Tovo è una piccola frazione di Villa Faraldi. E Villa Faraldi si vede da qui: dall’altra parte della valle, dopo aver percorso una via stretta di mezza costa che da una parte e dall’altra è fiancheggiata da fasce coltivate a oliveti. Là in fondo si vede il mare: azzurro, una certezza e un punto di riferimento fondamentale.

Tovo mi colpì, la prima volta che ci andai, perché sulla piccola piazza del paese c’era il cartello bilingue “Achtung! Attenzione! Vietato il giuoco del pallone“. Ecco, mi stupì che la prima parola fosse in tedesco, poi mi è stato spiegato: l’entroterra è apprezzato più dai “tedeschi” che dagli italiani. Questa cosa molto semplicistica che ho scritto si spiega con un fenomeno realmente registrato: dalla Germania ogni anno giungono in Riviera in tantissimi, che si innamorano del clima mite, del mare e della possibilità di isolarsi a pochi km da esso. Ecco che Tovo pochi anni fa ancora vantava in estate una popolazione più tedesca che autoctona. Mi è dispiaciuto, dopotutto, non ritrovare quel cartello.

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Tovo: terrazza con vista su Villa Faraldi

Tovo è un borgo piccolissimo. Da un lato osserva Villa Faraldi, dall’altro è la porta attraverso cui passare per ridiscendere a valle. Sempre oliveti governano e orientano il nostro sguardo. E laggiù in fondo, a ben guardare, il mare c’è.

Chiappa

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Il cippo miliare romano di Chiappa, posto lungo l’antico tracciato della via Julia Augusta

Ridiscendendo da Tovo in direzione di San Bartolomeo al mare si passa inevitabilmente da Chiappa. Il nome vi farà sorridere, tuttavia questo piccolissimo borgo è importante perché da esso passava in età romana, 2000 anni fa, per capirci, la via Iulia Augusta. Un grosso cippo miliare, vale a dire un alto cilindro di pietra con incise le miglia di distanza da Roma – oltre alla titolatura imperiale – ci dice che proprio da qui, attraverso le colline più o meno ripide e impervie, e non via mare – chissà dove passava la linea di costa attuale – passava la strada romana che da Roma, attraverso Genova e oltrepassata la Liguria, giungeva poi a Ventimiglia e a La Turbie (Costa Azzurra), dove sorgeva il monumentale Trofeo di Augusto.

Per approfondire: Un tour en Côte d’Azur: La Turbie

Diano Castello

Cambiamo valle e dalla Val Steria risaliamo l’entroterra di Diano Marina, tenendoci a ovest del Torrente San Pietro. In macchina, dal centro di Diano Marina, superato l’incrocio delle “Quattro Strade” inizia la salita che conduce fino a Diano Castello. Nell’ultimo tratto la salita è una serie di tornanti tra fasce di olivi. Quando si arriva in cima, e si guarda il pendio sotto di noi, si vede che non solo gli olivi, ma le viti sono protagoniste di questo pendio scosceso ma non troppo.

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La chiesa di San Niccolò a Diano Castello sorge su una terrazza rivolta verso il Golfo Dianese

In effetti il vino è una delle produzioni principali di questo stretto territorio. il Vermentino di Diano Castello è una piccola, ma importante produzione, tanto che ogni anno nel borgo di Diano Castello si svolge la manifestazione “Premio Vermentino”: una rassegna volta a diffondere la cultura del vino prodotto in questo angolo di Ponente Ligure.

Ma veniamo al borgo di Diano Castello.

Benvenuti nel Medioevo, verrebbe da dire. Con l’eccezione della Chiesa di San Nicolò, chiesa barocca che con la sua terrazza antistante si affaccia sulla valle e sul golfo di Diano, il borgo ha il classico impianto medievale di molti dei borghi liguri: vicoli stretti, i carrugi, una piccola piazza, la Piazza Clavesana, su cui affaccia il bel palazzo storico dei Clavesana, famiglia che fu feudataria di queste e di molte altre terre del Ponente Ligure.

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Affreschi nella chiesa dell’Assunta a Diano Castello

Il monumento senz’altro più interessante è la piccola chiesa romanica dell’Assunta. A navata unica, risale al XII secolo. La parte più antica è l’abside, che all’esterno è decorata da archetti continui che terminano con testine scolpite, una diversa dall’altra. Questa chiesa è preziosa per i suoi affreschi risalenti al XIV e XV secolo. Di questi, il più spettacolare è la colossale figura di San Cristoforo. Solitamente il santo “che porta Cristo” (questo il significato del nome) è dipinto a grandezza maggiore del vero. Anche qui a Diano Castello San Cristoforo è decisamente più alto delle figure che compaiono nelle scene lungo le pareti, e che raffigurano episodi della vita di Cristo.

Diano Castello ebbe un piccolo ruolo nella Battaglia della Meloria, la battaglia navale che contrappose nel 1284 davanti alle “Secche della Meloria” presso Livorno le flotte della Repubblica marinara di Genova e quella di Pisa. La battaglia fu vinta dalla Superba, Genova, e della flotta faceva parte anche una nave donata da Diano Castello. Un affresco su un palazzo all’ingresso del borgo, ben evidente dalla terrazza della Chiesa di San Nicolò, racconta orgogliosamente l’evento.

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Uno scorcio del borgo di Diano Castello. In fondo il campanile della chiesa di San Niccolò

L’entroterra del Golfo Dianese: un territorio tutto da scoprire

L’entroterra del Golfo Dianese è costellato da borghi piccoli e piccolissimi. Alcuni sono davvero costituiti da quattro case e la chiesa, altri sono un pochino più strutturati, ma sono ugualmente minuscoli. Il territorio è poi disseminato di chiesette e cappelle; le colline terrazzate a fasce ospitano per la maggior parte oliveti; molte strade si addentrano nell’entroterra, risalendo strette valli e stringendosi fino a diventare mulattiere (paradiso per gli amanti della mountain bike); la strada più interessante è sicuramente via Diano Calderina, che da Diano Marina risale la collina e percorre l’entroterra scollinando dall’altra parte, dove ridiscende a Oneglia – Imperia. Lungo questa via, giunti al Poggio dei Gorleri la vista spazia da una parte e dall’altra: da una parte, a Est, rimane il golfo di Diano e si distingue Cervo sullo sfondo; a ovest, lo sguardo è già a Imperia, sullo sfondo il Parasio, cioè il centro storico di Porto Maurizio.

5 risposte a "Il Golfo Dianese: i borghi e le località di mare di quest’angolo della provincia di Imperia"

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  1. è una zona che non conosco per nulla, in Liguria al mare sono stata sempre e solo a Varazze. Dovrei proprio ampliare i miei orizzonti!

  2. Conosco molto bene questa zona e, mentre leggo, immagino i carrugi o le colline a terrazze. Ho sposato un sanremese, e mi ha fatto conoscere tutta la zona che spazia da Imperia a Ventimiglia con un orgoglio esagerato. Però aveva ragione…

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