Alta Via dei Monti Liguri: un itinerario da Genova a Lavagna passando per Santo Stefano d’Aveto

Nell’estate più torrida che la storia ricordi ho deciso di trascorrere un weekend al fresco. Il fresco è quello che solo l’Appennino Ligure sa offrire. Per questo mi sono inerpicata verso l’Alta Via dei Monti Liguri giungendo al capoluogo, Santo Stefano d’Aveto, non prima di aver percorso paesaggi incantevoli e selvaggi e aver attraversato borghi davvero piccoli e sconosciuti ai più.

In questo itinerario di due giorni partiamo da Genova, saliamo verso Santo Stefano d’Aveto e ridiscendiamo sulla costa fino ad arrivare a Lavagna. Questa è un’ottima proposta per un itinerario che dal mare sale alla montagna e ritorna, gradualmente, al mare.

Il mio consiglio? In estate portatevi un maglioncino per quando sarete in montagna. Che a Santo Stefano d’Aveto non importa se sul mare ci sono 30° 😉

La meta centrale del nostro itinerario, quella in cui decidiamo di pernottare, è infatti Santo Stefano d’Aveto, immersa nella montagna ligure, scollinando la quale si arriva già in provincia di Piacenza! Se in estate patite il caldo questo è davvero il luogo giusto. Ma andiamo con ordine. Ecco punto per punto il nostro itinerario per e da Santo Stefano d’Aveto.

santo-stefano-daveto-montagna
La campagna alle spalle di Santo Stefano d’Aveto

Verso l’Alta Via dei Monti Liguri: da Genova a Montebruno

Per imboccare la via che porta verso Santo Stefano d’Aveto dal centro di Genova occorre mettersi in strada e risalire il corso del fiume Bisagno lungo il suo argine sinistro. Da questa parte infatti si trova la strada che, abbandonando la città, si addentra nell’Appennino. A Genova, se ci si guarda alle spalle, si capisce immediatamente che la montagna è subito dietro il mare. Ecco, questa strada che risaliamo abbandona pian piano Genova e i suoi quartieri più periferici per cominciare a risalire, curva dopo curva, le montagne. La segnaletica comincia ad indicare Santo Stefano d’Aveto e Piacenza, oltre il confine regionale. Il paesaggio si fa boscoso, la strada comincia a mostrare qualche tornante, i paesini si fanno più radi e più piccoli.

Passiamo accanto a Montoggio e a Torriglia. La strada risale il corso del fiume Trebbia. Ci fermiamo a Montebruno.

montebruno
Il piccolo borgo di Montebruno

Montebruno è un piccolo borgo di fondovalle che segna il nostro accesso all’Alta via dei Monti Liguri. Da qui infatti, percorrendo la via di Barbagelata, scollineremo e andremo oltre fino ad arrivare a Santo Stefano d’Aveto, non prima di aver toccato altri piccoli borghi.

Montebruno si distende lungo il corso del fiume Trebbia. Si colloca lungo un’antica viabilità, già di epoca longobarda, che da Piacenza scendeva verso il mare. I monaci dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio, all’epoca un’importantissima istituzione, operavano anche qui. Poche case, un ponte medievale, il Ponte Doria, che consente di attraversare il fiume e di raggiungere un parco urbano frequentato da giovanissimi, e il santuario di N.S. Signora di Montebruno che segna il confine tra il centro abitato e l’avvio dei percorsi che si inerpicano nel bosco.

Proprio su uno di questi sentieri trovo le fragoline di bosco più dolci che abbia mai assaggiato. Sono una gioia per le papille gustative che mai avevano provato una cosa del genere! La natura qui è straordinaria. Anche Salvatore riesce a individuare funghi. Ma non ne cogliamo, che poi non abbiamo modo di conservarli.

Alta via dei Monti Liguri; da Barbagelata a Magnasco

Riprendiamo la via. L’aria si fa pian piano più fresca, man mano che si risale l’Appennino. Il panorama è fatto di boschi e di rilievi puntuti. Il mare è un ricordo lontano.

barbagelata
La chiesa di Barbagelata

Barbagelata, che dà il nome a questa viabilità, non è altro che un piccolissimo nucleo di case con una piccolissima chiesa in pietra che domina e controlla la strada. Il borgo è una piccolissima frazione del paese di Lorsica, nella Val Fontanabuona, località nota per la produzione di sete damascate: il legame con Genova, il porto e le importazioni di prodotti preziosi dall’Oriente si respira tutto persino in questo piccolo angolo montuoso di Liguria. E chi l’avrebbe mai detto?

Nel cielo mutevole di nuvole che ora si addensano, ora si diradano, la piccola chiesina di Santa Maria Regina del Creato, a Barbagelata, è la chiesa posta più in alto dell’Appennino Ligure, a 1125 m sul livello del mare e sembra proprio essere un baluardo di civiltà contro la selvaggia montagna. Poco oltre, però, scopriamo che ad essere selvaggi sono proprio gli uomini: appena superato il borgo si incontra infatti il monumento funerario eretto in memoria dei partigiani uccisi per rappresaglia il 13 agosto del 1944 proprio a Barbagelata. A proposito, se vi interessa il tema delle stragi nazifasciste durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato lanciato il portale online straginascifasciste.it: il più grande censimento ad oggi compiuto dei caduti – partigiani ma anche e soprattutto civili – per mano dei Nazifascisti tra il 1943 e il 1945.

E ridiscendiamo.

magnasco-chiesaPercorriamo la via che da Barbagelata arriva fino a Palazzuolo superando il Passo della Scoglina. Incontriamo pochi piccoli paesi di fondovalle: Sbarbari, Calzagatta, Brugnoni.

A Palazzuolo la strada ci pone davanti a un bivio: a destra scendiamo verso Chiavari e il mare; a sinistra proseguiamo verso le montagne e Santo Stefano d’Aveto. Ovviamente imbocchiamo questa seconda via.

La via risale ora il fiume Aveto. Siamo a tutti gli effetti in Val d’Aveto. Nel primo tratto la valle è davvero stretta, il fiume si è scavato la via tra strette e aguzze alture e boschi. Un montone (uno stambecco?) fa bella mostra di sé sul cucuzzolo di una di queste rocce. Ci fermiamo, attirati da questa scena da National Geographic, dopodiché riprendiamo la via in direzione di Rezzoaglio.

Rezzoaglio è il borgo più grande di questo fondovalle. Tuttavia non ci fermiamo qui e andiamo oltre. Ci fermiamo qualche km più avanti, nella piccolissima Magnasco.

magnasco-fontana
Mi abbevero alla fontana di Magnasco

Magnasco è un piccolo borgo che affaccia sulla strada solo con l’hotel ristorante e la chiesa parrocchiale. Il piccolo borgo, fatto di case in pietra, si stende a valle del ristorante. Una fontana, nel cuore del paese, pare sia stata realizzata per iniziativa filantropica di un ex abitante di Magnasco migrato in America, che agli inizi del Novecento fece fortuna e portò l’acqua al paese, diede contributi per costruire la scuola e per far sposare le giovani fanciulle del borgo. Apprendiamo tutto questo perché un anziano abitante di Magnasco ci accompagna lungo uno dei vicoli raccontandoci orgogliosamente queste storie di paese. Gliene siamo grati, perché improvvisamente una semplice fontana d’acqua fresca, con l’iscrizione “L’amore nativo a Magnasco” assume tutto un altro valore.

Da qui cominciamo a percepire meglio il valore e l’altezza delle montagne. Le alture sono verdi, coperte di boschi e di aghifoglie; qua e là qualche macchiolina a mezzacosta fa intuire la presenza di un piccolissimo borgo di case. La montagna ligure è fatta di questo: pochi, minuscoli e semplici agglomerati di case, una chiesa, non sempre un bar-albergo, qualche alpeggio e poco altro. Un mondo che ha subito davvero poche mutazioni negli ultimi pur intensi decenni.

Santo Stefano d’Aveto, capoluogo dei Monti Liguri

Arriviamo a Santo Stefano d’Aveto in serata. Percepiamo subito il cambio di temperatura. Nonostante sia estate, infatti, qui la temperatura a stento sfiora i 15, in più si prepara uno dei classici temporali estivi di montagna.

santo-stefano-daveto-castello
Il castello di Santo Stefano d’Aveto

Cuore di Santo Stefano d’Aveto è il Castello Malaspina-Doria, costruito immediatamente al di fuori del borgo medievale, ma ben inglobato nel centro attuale (davanti si trova la distesa dei parcheggi a pagamento). Nell’estate 2020, immagino causa COVID, il Castello non è agibile, tuttavia anche da fuori ci si rende conto dell’imponenza: un maniero in pietra, con bastioni angolari forti e robusti, posto a controllo della viabilità di passaggio verso la Pianura Padana (Piacenza) da una parte e il mare (Chiavari e Genova) dall’altra. Una posizione strategica nell’organizzazione del territorio fin dal XII secolo. Questo castello fu dapprima proprietà della famiglia Malaspina, grazie all’intervento di Federico Barbarossa (c’è sempre lui di mezzo, oh!) poi divenne proprietà della potente famiglia genovese Fieschi nel XV secolo e a seguire passò alla famiglia genovese Doria che nel frattempo anche nella Repubblica di Genova aveva preso il sopravvento. Ecco che così ad un piccolo borgo di montagna sono legate le vicende della grande Genova, sulla costa.

santo-stefano-daveto-borgo
Uno scorcio del borgo di Santo Stefano d’Aveto

Il borgo medievale – o quello che ne resta – si stende a valle del castello. Rimangono pochi vicoli con qualche bottega e pochi esercizi commerciali e ricettivi. Tuttavia il borgo è caratteristico, molto noto tra chi ama il trekking, i funghi e la montagna ligure in generale, cosicché almeno nel weekend Santo Stefano d’Aveto si riempie.

Tra i monumenti che meritano una riflessione c’è la Chiesa di N.S. di Guadalupe. La chiesa in realtà è stata costruita negli anni ’20 del Novecento. Tuttavia sorge su una chiesa più antica (il primissimo edificio religioso – non più conservato – è del XIV secolo, mentre il campanile tuttora in posto è del Settecento) e racconta di una storia di devozione familiare legata ad un episodio importante della storia europea. Pare infatti che un’icona della Madonna, ancora oggi all’interno della chiesa, fosse trasportata su una delle navi di Andrea Doria durante la famosa Battaglia di Lepanto nel 1571, quella che mise definitivamente in riga i Turchi infedeli dalle scorrerie nel Mediterraneo Occidentale, contro una flotta di Cristiani che in tempi normali si sarebbero massacrati tra di loro (ad esempio Genovesi e Veneziani) ma che in quell’occasione fecero fronte comune riuscendo a vincere in nome di Cristo e della Chiesa. L’immagine della Madonna giocò dunque un ruolo importante, almeno a livello emotivo, pertanto rimase forte il suo culto sia nella famiglia Doria che a livello locale, quando essa fu depositata a Santo Stefano d’Aveto. La chiesa, del 1928, ha uno splendido portale in ferro battuto sul quale sono raccontate le vicissitudini della Madonna e della Famiglia Doria nel corso dei secoli.

colazione-ligure
La classica colazione alla ligure: caffelatte e focaccia genovese

Per pernottare abbiamo scelto, per caso ma non troppo, La Baita. L’accoglienza è stata quella tipica ligure, diffidente sulle prime, in grado di aprirti il cuore poi; abbiamo cenato a base di selvaggina e – a colazione – abbiamo provato l’esperienza e la gioia del latte pressoché appena munto, bagnato col caffè e accompagnato con la focaccia. Anche in montagna la tipica colazione alla genovese (focaccia “pucciata” nel caffelatte) arriva e fa proseliti. Un’occasione da non poter perdere. Ed una serie di racconti, fatti di migrazioni e ritorni, di ricerche di funghi nei boschi e di bei tempi andati che ci ha davvero aperto il cuore.

Perché noi Liguri siamo così: abbiamo la scorza rude, ma come la rompi – con dolcezza, si intende – riveliamo un cuore morbido da soufflé e diamo l’anima per te. Purché non te ne approfitti, perché in tal caso ce ne accorgiamo, e allora son dolori.

⇒ per approfondire: 10 cose da sapere sulla Liguria e sui Liguri prima di partire

Lungo la via del ritorno: da Santo Stefano d’Aveto a Borzonasca

Ci fermiamo a Santo Stefano la notte; un giro nel borgo e via, ripartiamo. In realtà, avessimo più tempo e fossimo attrezzati, potremmo partire da Santo Stefano d’Aveto e percorrere uno dei tanti itinerari di trekking lungo l’Alta Via dei Monti Liguri. Tanti sono infatti i percorsi che salgono, scendono, scollinano, si addentrano nei boschi di castagno oppure arrivano in quota sugli alpeggi. Non per nulla uno dei prodotti importanti di quest’area è il latte con i suoi derivati – in particolare lo yogurt – tant’è che il Caseificio d’Aveto ha una grossa fama, che va ben oltre Genova e i confini regionali. Lo incontriamo lungo la strada del ritorno da Santo Stefano d’Aveto verso Rezzoaglio.

alta-via-dei-monti-liguri-1
Alta via dei Monti Liguri: scendendo da Santo Stefano d’Aveto verso Rezzoaglio

Proseguiamo in direzione della costa. Questa volta, giunti a Palazzuolo, prendiamo la via che conduce verso Chiavari e Lavagna. Passiamo per Bertigaro e il paesaggio comincia a cambiare: meno boschi di conifere e più boschi temperati, case con giardini in cui le ortensie colorate conquistano l’attenzione, piccoli borghi di fondovalle.

Il più grande è Borzonasca. Siamo ormai ben distanti dalla montagna, ormai siamo in un entroterra verde, in una valle stretta al centro della quale confluiscono il torrente Sturla di Carasco con il torrente Penna. Poco più avanti, il lago artificiale di Giacopiane è un’oasi di piacere a pochi km dal mare.

borzonasca
Le case costruite sull’argine di Borzonasca

Borzonasca è il capoluogo del Parco Regionale della Val d’Aveto anche se, geograficamente parlando, qui non siamo già più nel territorio della Val d’Aveto. In ogni caso questo borgo è il punto di partenza per una serie di escursioni nel territorio, alcune delle quali davvero suggestive ed interessanti, come ad esempio quella al “volto megalitico”: una grande roccia nel bosco che pare avere la forma ancestrale di una testa, forse sbozzata in epoca davvero molto antica. Anche l’Abbazia di Borzone è un monumento importante del territorio, risalente nelle forme attuali al XII secolo ma costruito probabilmente in età longobarda, nell’VIII secolo d.C.: ne ha visto di genti passare e di stagioni scorrere questo edificio!

borzonasca-chiesa
Scorcio di Borzonasca

Borzonasca colpisce per le sue case intonacate a colori vividi e con le facciate dipinte ad imitare i bei palazzi signorili di Genova. Affacciandosi dal lato del fiume, le case si addossano ad esso senza necessità di avere un argine o una qualche forma di contenimento: mi ricorda la stecca di edifici nei pressi di Ponte Vecchio a Firenze, fondati direttamente nell’alveo del fiume. Ecco, qui, con le debite proporzioni, il fenomeno urbanistico è lo stesso.

Per pranzare ci spostiamo poco più a valle, a Borgonovo alla Trattoria Marchìn, dove un piatto di cima alla genovese non me lo toglie proprio nessuno!

Da San Salvatore dei Fieschi a Lavagna

La strada scende ora diretta verso il mare. Ma prima di arrivare a Lavagna facciamo un’ultima deviazione. Ci fermiamo a San Salvatore dei Fieschi.

San Salvatore dei Fieschi è un piccolo borgo sorto intorno alla basilica di San Salvatore e al palazzo vescovile. Una committenza papale, del XIII secolo, voluta da papa Innocenzo IV, nato genovese col nome di Sinibaldo Fieschi, ne ha segnato la fortuna nel corso del Medioevo. Il piccolo borgo si trovava lungo le vie di pellegrinaggio verso Roma in un territorio reso fecondo da due risorse: l’olivo e l’ardesia.

San-Salvatore-Fieschi_1
La Basilica di San Salvatore dei Fieschi

La chiesa di San Salvatore dei Fieschi è trionfo del romanico ligure: linee semplici nella facciata, alternarsi di fasce di pietra nera a pietra bianca così come in tanti coevi edifici religiosi liguri (la cattedrale di San Lorenzo a Genova, il santuario della Madonna Bianca di Portovenere, il duomo di Sant’Andrea a Carrara [che è già in Toscana, ma abbastanza vicino]…).

⇒ per approfondire: Lungo la via dell’ardesia: San Salvatore dei Fieschi

Per giungere finalmente a Lavagna, sul mare, decidiamo di percorrere qualche tornante in collina nel territorio di Cogorno, una vera e propria terrazza affacciata sul Mar Ligure e sul Golfo del Tigullio. Poi scendiamo finalmente a Lavagna.

panorama-chiavari
Il panorama su Chiavari, Lavagna e il Golfo del Tigullio dalle alture di Cogorno, lungo la via dell’Ardesia.

Una passeggiata a Lavagna

Lavagna, insieme a Chiavari, la sua città sorella, potremmo dire, sorge sul mare, sul lato sinistro della foce del fiume Entella. Come Chiavari ha un porticciolo, come Chiavari ha bei palazzi signorili e un centro storico caratterizzato da portici, come Chiavari ha una chiesa importante che era il fulcro della vita religiosa e sociale della cittadina. A differenza di Chiavari, invece, pare essere stata frequentata solo a partire dall’età romana: a Chiavari invece il rinvenimento di una grande e ricca necropoli preromana ha fatto capire che lì vi fosse un insediamento ricco e importante di Liguri, gli abitanti preromani del territorio.

lavagna-chiesa
La Basilica Collegiata di Santo Stefano di Lavagna, una meraviglia urbanistica e architettonica nel centro storico della città

Lavagna, come Chiavari, è una località di mare; tuttavia un giro nel centro storico può far individuare alcune chicche davvero notevoli. Innanzitutto la grande Basilica Collegiata di Santo Stefano: sorge su una terrazza sopraelevata rispetto al centro storico: una grande piazza e un’ampia scalinata conduce fino all’ingresso della chiesa, dopodiché due ali terrazzate, da una parte e dall’altra della chiesa avanzano verso i tetti della città. Decisamente scenografico.

lavagna-piazzale-chiesa
Il piazzale della basilica di Santo Stefano dall’alto della chiesa: molto scenografico

Un’altra chiesa attira la mia attenzione. Molto piccola in realtà, è l’Oratorio della SS. Trinità. Entriamo per caso, scopriamo che qui sono ricoverati i crocifissi che il 24 giugno per la solennità di San Giovanni vengono portati in processione. Uno di questi Cristi, realizzato dal grande scultore genovese Anton Maria Maragliano, viene portato in processione addirittura a Genova. A suo tempo avevo avuto la fortuna di trovarmi a Genova proprio durante la processione; così quando mi sono trovata davanti questi grandi crocifissi ho capito subito.

lavagna-cristo-Maragliano
Un crocifisso processionale nella sede dell’Oratorio della SS. Trinità di Lavagna. Alcune opere all’interno di questo oratorio sono state realizzate dall’artista ligure Anton Maria Maragliano

Due giorni su e giù per l’Alta via dei Monti Liguri

Questo è l’itinerario di due giorni che ho percorso da Genova a Santo Stefano d’Aveto ridiscendendo fino a Lavagna. Ma naturalmente l’Alta via dei Monti Liguri permette molti percorsi di vario tipo (non solo in auto, ma anche trekking, a cavallo, ecc.). Avete già percorso queste lande? Conoscete altri itinerari assolutamente da percorrere? Perché io ho tutta l’intenzione di tornare ad approfondire questi itinerari!

4 risposte a "Alta Via dei Monti Liguri: un itinerario da Genova a Lavagna passando per Santo Stefano d’Aveto"

Add yours

  1. Lavagna mi ricorda l’infanzia: era il luogo delle vacanze estive con la mia famiglia. Ho ancora amici che abitano nell’entroterra e spesso mi capita di visitarli e assaporare le delizie di quelle colline così fresche e colorate. Bellissimo articolo, ha scatenato la mia voglia di tornare!

  2. Sono spesso tra Chiavari, Lavagna e Rapallo, ma non ho mai sentito parlare di questo splendido itinerario. La prossima volta che vado dai miei cugini mi faccio portare su queste lande. Grazie per avermele fatte scoprire.

  3. Adoro la Liguria, tutta! Da brava milanese, ho passato in Liguria tutte le mie vacanze estive durante le scuole elementari e medie. Non ho mai visto moltissimo entroterra però e devo rimediare. Mi sono segnata l’indirizzo de LA BAITA… magari in primavera un OTR ligure riusciremo a farlo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: