Itinerario di due giorni in Abruzzo all’ombra del Gran Sasso: Santo Stefano di Sessanio, Rocca Calascio, Castel del Monte e Campo Imperatore

Tra borghi sospesi nel tempo e al cospetto della natura più estrema e selvaggia. L’Abruzzo è terra aspra ma estremamente accogliente. A patto di saperne cogliere lo spirito.

Questo itinerario ci porta attraverso borghi e castelli, scenari da film sullo sfondo possente del Gran Sasso; e proprio sul Gran Sasso arriveremo, tra nuvole che scorrono rapide, mucche pacate e fiorellini testardi che si fanno strada tra le rocce.

Premessa: Itinerario all’ombra del Gran Sasso: dove dormire

Per questo itinerario di due giorni è stato importante fare base in una località che fosse sufficientemente vicina alle località del nostro itinerario. In realtà le località che ci interessa toccare in questi due giorni non sono troppo distanti l’una dall’altra, però le strade sono piuttosto tortuose, quindi i tempi si allungano. Inoltre, se vogliamo godere dei luoghi in tranquillità, occorre non perdere tempo negli spostamenti.

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Gran Sasso al tramonto. Si distingue la silhouette di Rocca Calascio: riesci a individuarla?

Noi abbiamo pernottato a Poggio Picenze, poco fuori L’Aquila, in una Country House lungo la Statale 17. La stessa Poggio Picenze offre diverse opportunità. In alternativa Barisciano, il paese ai piedi della via che sale verso Santo Stefano di Sessanio e Campo Imperatore, è una valida opportunità. Infine, la stessa Santo Stefano di Sessanio, col suo albergo diffuso che occupa la parte più alta del paese e altre realtà ricettive, è un ottimo punto di partenza.

Sì, perché la prima tappa del nostro itinerario è proprio Santo Stefano di Sessanio.

Giorno 1: Santo Stefano di Sessanio, Rocca Calascio e Castel del Monte

Il primo giorno del nostro itinerario è prettamente culturale. Andiamo a scoprire il bel borgo di Santo Stefano di Sessanio, scaleremo poi il monte fino a Rocca Calascio e passeggeremo nel borgo di Calascio, infine ci allungheremo a Castel del Monte, una delle porte verso il Gran Sasso e Campo Imperatore.

Santo Stefano di Sessanio: il bel borgo ai piedi del Gran Sasso

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Santo Stefano di Sessanio. La parte alta del Borgo e la Porta Medicea

Santo Stefano di Sessanio è un borgo decisamente suggestivo. Non a caso è uno dei borghi più belli d’Italia. Case in pietra, giardini privati piccoli ma curati, strade strette, qua e là una gru e un cantiere che ci ricordano che la furia del terremoto si è fatta sentire anche qui. Tra archi di pietra e vicoletti in salita si arriva alla Porta Medicea e alla piazzetta della chiesa. Un attimo, Porta Medicea? Ma che siamo in Toscana, forse? No, no, non mi sono sbagliata, si chiama Porta Medicea perché Santo Stefano e contado appartennero alla famiglia Medici dalla fine del Cinquecento fino alla metà del Settecento: il periodo cui risalgono le grandi ristrutturazioni del paese, con la costruzione della Porta, della Cappella Medicea – la chiesetta del borgo – e la ristrutturazione del castello. Al castello apparteneva anche una bella torre cilindrica – la torre medicea – ancora in fase di rifacimento post-terremoto 2009.

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Un bel cespuglio di lavanda a Santo Stefano di Sessanio

Il borgo è riuscito a ritrovare la propria identità dopo il terremoto e anche quest’estate, nonostante i disagi portati dalle conseguenze del covid, è piuttosto frequentato: noi avevamo cercato ospitalità per la notte inizialmente in uno dei b&b di Santo Stefano e non abbiamo trovato posto! Segnale più che positivo! Per le viuzze strette del borgo incontriamo tante persone che hanno scelto di passare in questa parte di Abruzzo almeno un weekend. Non solo, ma nella parte alta del borgo ci sono anche delle piccole realtà commerciali: un ristorante, una rivendita di miele, due bar-ristoro, un rivenditore di prodotti tipici, tra cui la lenticchia di Santo Stefano, cultivar del luogo.

E proprio a proposito di lenticchia, il consiglio, se siete armati di bicicletta o se volete allungare la vostra permanenza nel territorio di Santo Stefano di Sessanio, è quello di scendere in valle e percorrere le strade bianche che costeggiano il laghetto e i campi coltivati a lenticchie, fioriti di giallo all’inizio dell’estate.

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Campi di lenticchie in fiore ai piedi di Santo Stefano di Sessanio

Rocca Calascio: l’incanto senza tempo di un castello che ha fatto la storia del cinema

Eh sì, lo confesso: per me Rocca Calascio è sinonimo di Ladyhawke. Mentre salivo verso il castello continuavo a rivedere dentro di me la scena del film in cui il giovane ladruncolo Philippe Gaston implora l’aiuto del monaco Imperius perché possa medicare il falco/Isabeau in fin di vita.

A Rocca Calascio è stata girata infatti una sequenza piuttosto lunga e importante del mitico film anni ’80 Ladyhawke (noi tutte donnine nate negli anni ’80 ci smieliamo ogni volta che viene trasmesso in tv. Gli òmini della nostra stessa epoca ne ignorano l’esistenza: vai a capire…), ma non solo, anche alcune parti de Il nome della Rosa (il mitico film con Sean Connery nei panni di Guglielmo da Baskerville) sono state girate qui e pure alcune sequenze de Il viaggio della sposa di Sergio Rubini e di The American di George Clooney. Insomma, ha un curriculum di tutto rispetto, meriterebbe l’oscar!

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Rocca Calascio. Bellissima nei film, straordinaria dal vivo!

Per arrivare a Rocca Calascio bisogna guadagnarsi la salita. Certo, per chi ha problemi di deambulazione o limiti oggettivi un servizio di navetta è disponibile sia all’andata che al ritorno dalla piazzetta alla base del paese. Ma per chi ha gambe ben funzionanti il consiglio è di mangiare un boccone alla Paninoteca – Museo Fulgenzi di etnografia, ricavato in una bella cantinetta nel borgo di Calascio, quindi di armarsi di buona volontà e, un passo dopo l’altro, incamminarsi verso la cima. Il castello pian piano si disvela, curva dopo curva, tornante dopo tornante. Infine, si arriva nel borghetto ai piedi della Rocca: una chiesetta e poche case, oggi riconvertite in bar e strutture ricettive. Siamo agli ultimi passi, dopodiché sopra di noi incombe la Rocca. Davanti a noi la Chiesa esagonale della Madonna della Pietà.

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La chiesa della Madonna della Pietà ai piedi di Rocca Calascio

Gli ultimi metri di arrivo a Rocca Calascio sono senza dubbio i più emozionanti. Sopra di noi incombe il castello, davanti a noi la chiesa della Madonna della Pietà. Già lei da sola varrebbe la fatica di essere arrivati fin quassù; peccato soltanto che sia chiusa, perché all’interno intravvedo una pietà dipinta.

Ma dalla chiesa, voltando lo sguardo, la Rocca incombe sopra di noi, mentre tutto all’intorno, a 360°, il Gran Sasso ci guarda da lontano, ci sfida, ci ammalia. Un panorama meraviglioso.

Rocca Calascio, a dispetto della mitologia moderna di cui è divenuta oggetto, in quanto location di film, è davvero spettacolare. Ha tutto quello che ci aspettiamo dal castello medievale che le favole ci hanno insegnato a conoscere: sul cucuzzolo della montagna, col ponte levatoio, con le alte torri che potrebbero nascondere principesse segregate e tenute prigioniere dal drago di turno in attesa del bel cavaliere senza macchia né paura. Tornando alla realtà, il castello sembra sorgere spontaneamente dagli speroni rocciosi su cui si appoggia e su cui è fondato. Rimangono ampi tratti di mura, la rocca vera e propria difesa da un ponte levatoio e da quattro torri che si arroccano intorno ad un piccolo edificio quadrangolare (al cui interno non si può accedere).

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Rocca Calascio

Ah, non ve l’ho detto: l’accesso a Rocca Calascio è libero e gratuito. Fate un po’ voi.

Il borgo di Calascio

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Uno scorcio del borgo di Calascio

All’andata eravamo tutti presi dalla smania di salire fino a Rocca Calascio. Ma di ritorno decidiamo di fare due passi nel borgo di Calascio. Questo piccolo borgo alle pendici del colle su cui domina la rocca è un borgo medievale di tutto rispetto. Sorto, come gli altri borghi dei dintorni – Santo Stefano di Sessanio in primis – per iniziativa dei proprietari locali di armenti lungo la via dei tratturi che attraversa Abruzzo e Molise fino alla Puglia, è anch’esso un borgo di case in pietra e di edifici signorili un po’ dimessi, ma sempre orgogliosi, come un’anziana signora che si ostina a imbellettarsi riuscendo nell’impresa (no, non sto pensando a Ornella Vanoni dei giorni nostri, penso più a una Virna Lisi per questo paragone, ecco).

Il borgo di Calascio regala degli scorci davvero interessanti: il campanile della chiesa che non ha facciata, perché inglobata in un palazzo signorile del Settecento, è uno degli elementi identitari. E lascia davvero di stucco non poter vedere più la facciata della chiesa. Certe “violenze” architettoniche siamo portati a giustificarle per i tempi moderni, non nei secoli passati. Ma evidentemente, nonostante lo Stato della Chiesa, qui in terra di pastori comandavano i signorotti locali e in chiesa ci si entra dalla porta laterale.

Castel del Monte

Castel del Monte è allo stesso tempo sgomento e rivelazione.

La raggiungiamo dopo aver lasciato Calascio. Il panorama inizia a farci vedere le montagne, il punto di riferimento costituito dalla silhouette di Rocca Calascio ci accompagna per molte curve, poi scompare.

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Nel centro storico di Castel del Monte

Castel del Monte ha un centro storico grande e un quartiere moderno che si stende alle sue pendici. Il centro storico è arroccato e il benvenuto ce lo dà il bell’edificio signorile che ospita il Palazzo Comunale. Chiuso e in restauro. Chiuso e in restauro come un abbondante porzione del borgo antico: tutta la parte più alta, costituita dalla chiesa e dai suoi annessi, è totalmente interdetta. Il borgo all’inizio di luglio è disabitato, o almeno ci dà quest’impressione, con l’eccezione di due bambini che giocano a rincorrersi e a farsi i dispetti da qualche parte nel giardino di una casa ai margini del borgo e le cui voci riecheggiano fin quassù.

Il borgo antico era stato interessato alla fine degli anni ’90 da un progetto di valorizzazione volto ad identificare gli edifici storicamente rilevanti, come le locande di origine medievale. Oggi tutto questo è rimasto lì, in attesa che il borgo antico ritorni ad essere vivo e vitale. La cittadina che si sviluppa intorno, moderna, al contrario lo è: un corso principale che guarda al borgo antico come se fosse un punto panoramico e che ospita un bel monumento ai minatori italiani morti nel corso dell’incidente in miniera di Marcinelle in Belgio. Un bel monumento, un ricordo tragico ai piedi del Gran Sasso.

Giorno 2: Campo Imperatore

Si può raggiungere Campo Imperatore da tre strade: da Assergi – Fonte Cerreto – dove si trova la base della Funivia del Gran Sasso d’Italia; da Santo Stefano di Sessanio; da Castel del Monte.

Noi abbiamo percorso all’andata la salita da Santo Stefano di Sessanio e di ritorno siamo scesi da Campo Imperatore vesto Assergi. Strade entrambe bellissime.

Salendo da Santo Stefano di Sessanio, la strada risale colline, valli, scorci meravigliosi che si aprono su panorami speciali. Abbiamo anche scovato una piccola valle fiorita in stile Castelluccio di Norcia: certo, in proporzioni ridotte, ma il colpo di colore è stato felicemente notevole. E io mi sono inoltrata in mezzo ai campi per avvicinarmi il più possibile a vedere questo spettacolo della natura (coltivata dall’uomo).

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La fioritura sulle alture lungo la via che porta a Campo Imperatore

Raggiungere Campo Imperatore

Campo Imperatore è una località montana di tutto rispetto. Al 1934 risale la costruzione del favoloso Albergo di Campo Imperatore, un’opera di pura architettura razionalista fascista la cui planimetria, dall’alto, non per nulla richiama la D di Duce. E proprio qui Mussolini fu incarcerato nel 1943 in seguito all’Armistizio di Cassibile del 3 settembre. L’Hotel, che è stato attivo fino a pochi anni fa, rivestito di un bell’intonaco rosso che avrebbe bisogno di una rinforzatina, è oggi oggetto di un grosso intervento di restauro ed è pertanto inagibile. Poco distante si trova l’Osservatorio astronomico di Campo Imperatore.

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Attenzione! Lungo la salita potreste incontrare placide mucche al pascolo che decidono di attraversare la strada incuranti di te e del tuo bolide: fai molta attenzione, soprattutto se viaggi in moto!

Per salire in cima a Campo Imperatore ci sono tre opzioni:

  • dalla Funivia di Campo Imperatore a Fonte Cerreto (se si viene da L’Aquila – Assergi);
  • dalla seggiovia alla base di Campo Imperatore (se si viene da Santo Stefano di Sessanio e da Castel del Monte) – costo: 5 euro andata e ritorno ad automobile;
  • in auto (o moto) pagando a valle il parcheggio che si troverà in cima (ma occorre aspettare che si liberi qualche posto in cima prima di poter salire) – costo: 5 euro ad automobile;
  • a piedi attraverso uno dei tanti sentieri più o meno lunghi che risalgono queste montagne.
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Sulla seggiovia che sale a Campo Imperatore

Giunti a Campo Imperatore, se abbiamo fame, l’ideale è soddisfarla ad uno dei chioschi che preparano panini e arrosticini secondo la migliore tradizione alimentare abruzzese. Poi possiamo pure dedicarci alla salita più ardua (per me): il sentiero che in 40 minuti risale per 200 m di altitudine da Campo Imperatore al Rifugio Duca degli Abruzzi.

La seggiovia da Campo Imperatore chiude il suo servizio estivo alle 17. Non fate tardi, eh!

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Ecco Campo Imperatore: a metà salita verso il Rifugio Duca degli Abruzzi vediamo per bene l’Osservatorio astronomico con le sue cupole, l’Hotel Campo Imperatore rosso e le due stazioni della seggiovia e della funivia

La salita al Rifugio Duca degli Abruzzi

Mi rimarrà per sempre impressa la fatica, ma soprattutto la soddisfazione di essere arrivati in cima e di avere sufficiente energia (euforia) per saltellare qua e là per le rocce affioranti e brulicanti di fiorellini di montagna.

La salita è aspra, ma non troppo: noi abbiamo rispettato i 40 minuti previsti nonostante non avessimo l’abbigliamento adatto (v. oltre). Ogni tanto ci siamo fermati con la scusa di goderci il panorama, di vedere l’Osservatorio Astronomico sempre più lontano, mentre invece si ampia la nostra capacità di espandere il nostro orizzonte. Io sono convinta, da quassù, di riuscire a vedere persino il mare!

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Ma quant’è dura la salita! La base di Campo Imperatore è laggiù, ma la vista da qui spazia davvero per centinaia di km!

In cima alla salita, il Rifugio Duca degli Abruzzi offre panini e ristoro a quanti riescono nella straordinaria impresa della fatica: la maggior parte delle persone che salgono, noi comprese, non sono per nulla abituate a imprese del genere, né attrezzate con l’abbigliamento ideale. La fatica è doppia, in qualche caso è un po’ spregiudicata, ma la ricompensa di una birretta in cima al Gran Sasso vale la pena 😉

Qui, poi, partono ulteriori sentieri verso ulteriori cime sulle montagne circostanti. Noi, inesperti, ci siamo fermati qui al Duca degli Abruzzi, ci siamo riempiti gli occhi a 360° delle montagne, delle cime e delle nebbie che vanno e vengono. Io, che amo i dettagli, mi sono innamorata della piccolissima flora, fatta di un tappeto di muschio morbido come velluto, e di fiorellini gialli e bordeaux, nonché di genziane, fiori lilla spontanei di questa montagna, che sono ingrediente fondamentale del liquore nazionale d’Abruzzo, la genzianella.

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Una delle cime del Gran Sasso dall’alto del Rifugio Duca degli Abruzzi

Consigli pratici ex-post: l’abbigliamento per salire a Campo Imperatore

Quando abbiamo progettato il nostro itinerario di due giorni in Abruzzo intorno al Gran Sasso non avevamo messo in conto due cose:

  1. che nonostante abbiamo deciso di venire a metà luglio avremmo trovato freddo (soprattutto la sera, ma anche in vetta);
  2. che da Campo Imperatore avremmo deciso di salire al Rifugio Duca degli Abruzzi.

Sul punto 1) c’è poco da fare: prudenza – e lo studio delle previsioni del tempo – dovrebbero far capire che tipo di valigia fare. Comunque, per mia esperienza, se si affronta l’Abruzzo, quest’Abruzzo, in estate, è necessario un abbigliamento a cipolla, cosa che ho effettivamente adottato.

Sul punto 2) bisogna in effetti fare più attenzione di quanta ne abbiamo fatta noi. Se hanno inventato abbigliamento tecnico e scarpe fatte apposta per affrontare sentieri e trekking un motivo ci sarà: è ovvio ed evidente che le normali scarpe da ginnastica non sono adeguate, così come una leggerissima ma impermeabile giacca a vento ovvierebbe ai problemi di sudorazione e di avverse condizioni meteo, in montagna sempre in agguato.

Questi sono i consigli che mi sento di darti dopo aver trascorso un weekend nei luoghi che ti ho descritto. Spero di averti dato spunti utili! Ti aspetto, per discuterne, nei commenti, ma anche sulla pagina facebook di Maraina in viaggio e sul mio account instagram.

8 risposte a "Itinerario di due giorni in Abruzzo all’ombra del Gran Sasso: Santo Stefano di Sessanio, Rocca Calascio, Castel del Monte e Campo Imperatore"

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  1. L’Abruzzo è una bellissima terra per gli amanti del trekking. Che belle foto ho visto in questo articolo!
    Anche io sono andata l’anno scorso d’estate e felpa e impermeabile sono sempre indispensabili

  2. Mi è piaciuto davvero tanto questo itinerario! L’Abruzzo era fra le mete che avevo selezionato per questa mia estate errante ma non so se alla fine riuscirò perché è una deviazione consistente rispetto alle mie rotte…

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