Paolo Rumiz, Trans Europa Express

Vi ho già detto che mi sono avvicinata al mondo degli audiolibri. Siccome viaggio spesso in macchina – e ora, alla fine del lockdown ho ripreso – gli audiolibri mi consentono di unire l’utile al dilettevole, ovvero di leggere mentre sto guidando: c’è chi legge per me, è meraviglioso, no?

Siccome la letteratura di viaggio è il mio filone narrativo preferito, cerco di ascoltare proprio racconti di viaggio durante i miei spostamenti. Così compio un viaggio nel viaggio: un viaggio mentale mentre mi sposto fisicamente. Interessante concetto filosofico questo.

Ma veniamo a noi. L’ultimo audiolibro che ho ascoltato è stato Trans Europa Express, di Paolo Rumiz.

Sarò sincera. L’inizio non mi ha colpito. La prefazione dell’autore, la premessa che spiega le motivazioni del viaggio e al tempo stesso ne traccia le conclusioni mi stava profondamente annoiando: troppa retorica e autocompiacimento, per i miei gusti. All’atto dell’ascolto si fa più fatica a seguire discorsi retorici, laddove, soprattutto, ci aspettiamo l’azione. In questo caso il viaggio.

Poi, per fortuna, il viaggio è iniziato. Ed è stato un viaggio strepitoso, di conoscenza, per me di totale scoperta.

Il viaggio di Paolo Rumiz: dall’estremo Nord all’estremo Sud dell’Unione Europea, lungo il suo confine orientale

Mi si conceda una piccola riflessione. Ormai il mondo è stato scoperto tutto ed esplorato da cima a fondo. Se devo pensare ad un viaggio straordinario di cui valga la pena raccontare, sarei portata a pensare a luoghi “esotici” nel senso più ampio del termine: l’Asia di Tiziano Terzani, per esempio, la Patagonia o l’Australia di Chatwin, l’Africa di Karen Blixen e chi più ne ha più ne metta. Mai potrei pensare che viaggiare lungo il confine dell’UE da Nord a Sud possa suscitare un racconto straordinario.

Beh, va detto, a onor del vero, che l’idea stessa di percorrere il confine UE dal Polo Nord fino al Mar Nero è di per sé interessante e una novità: a chi mai verrebbe in mente una cosa del genere, soprattutto affidandosi ai mezzi di trasporto pubblici, facendo continue incursioni da una parte all’altra dell’Unione Europea, per capire come è vissuto effettivamente il senso del confine da chi vi abita, da chi ne sente tutto il peso della quotidianità?

Emerge dalla narrazione di Rumiz, pagina dopo pagina, un quadro totalmente nuovo, variegato, per me inimmaginabile fatto di geografia, di economia, di storia recente, di tradizioni popolari, di relazioni tra le persone e tra le etnie.

ladoga lake
Uno scorcio del lago Ladoga (credits: Getty Images)

Ho scoperto di conoscere pochissimo la geografia – e di questo mi vergogno tantissimo –  e di essere molto carente anche in storia delle religioni. Qui di seguito elenco le cose che ho appreso leggendo “Trans Europa Express” di Paolo Rumiz che più mi hanno colpito:

La forte componente ebraica che caratterizzava l’Est Europeo (e che oggi non è più)

Per mia ignoranza, non mi sono mai chiesta perché di punto in bianco con Hitler – che sicuramente cavalcò un sentimento già serpeggiante – gli Ebrei diventarono il nemico da cancellare fisicamente: semplicemente perché nell’Est Europeo erano una comunità decisamente preponderante! Non avevo mai realizzato questo concetto finché, ascoltando il racconto di Rumiz, non mi imbatto con lui e la sua compagna di viaggio, Monika, fotografa polacca interessata alle minoranze religiose, in una serie di villaggi ex-ebrei, in una serie di ex-sinagoghe, in una serie di comunità in cui fino alla prima metà del Novecento la componente ebraica era forte, riconosciuta e influente, ma che prima con la deportazione nei campi di concentramento, e poi con la creazione dello Stato di Israele, ha comportato lo svuotamento di questi luoghi e la sparizione quasi totale della presenza ebraica, almeno lungo il confine.

Io, dal punto di vista della religione, ho sempre considerato l’Europa divisa in cattolica, protestante ed ortodossa, comunque cristiana; per me apprendere della forte presenza ebraica, e quindi di questa diversa geografia religiosa, è stata una grande rivelazione. Come al solito, la realtà è molto più complessa di quello che crediamo. Ed è solo indagando a livello locale, come ha fatto Rumiz, che si possono apprendere queste nozioni.

Nuovi razzismi laddove non ce li aspetteremmo

Un’altra cosa che mi ha colpito nel reportage di Rumiz è il razzismo tra etnie confinanti e fino a pochi decenni prima conviventi: nelle Repubbliche Baltiche, Estonia, Lettonia, Lituania, che all’indomani dalla caduta del regime Comunista dell’URSS si sono rese indipendenti, la minoranza di abitanti di etnia russa, che all’atto della dichiarazione d’indipendenza, si sono trovati al di qua del confine, non sono mai stati integrati. Le Repubbliche Baltiche, che fanno parte dell’UE, nei confronti di una componente comunque forte della loro popolazione si comportano in maniera non proprio consona ai dettami dell’Unione Europea in materia di inclusione sociale e civile delle minoranze. In realtà la cosa non mi stupisce più di tanto, visti tanti nazionalismi ed estremismi in altre parti dell’Unione. Ma lascia in ogni caso l’amaro in bocca.

monika bulaj
Una delle fotografie di Monika Bulaj. Credits: monikabulaj.com

L’importanza delle renne e la loro desolazione, alla faccia di Babbo Natale

Nella Russia più settentrionale, lungo il confine con la Finlandia, l’allevamento delle renne costituisce (costituirebbe) la principale fonte di sostentamento per la popolazione russa locale. Ma una serie di fattori, tra cui i cambiamenti climatici da una parte e la speculazione economico/edilizia dall’altra, sta mettendo in difficoltà un’economia secolare e una minoranza che non è in grado di controbattere certe logiche del mercato volute dai poteri forti, centrali, che certo non hanno a cuore la biodiversità quanto piuttosto la logica del profitto. Alcuni dialoghi tra allevatori di renne e Rumiz sono davvero delle stilettate al cuore. E lo stesso Rumiz ironizza amaramente su Babbo Natale quando si trova ad affrontare il dramma degli allevatori di renne e delle renne stesse.

Un luogo che mi piacerebbe visitare: Narva (Estonia)

Paolo Rumiz nel corso del suo viaggio visita, ovviamente, tanti luoghi. Ma quello che più ha colpito la mia attenzione è Narva: città di confine tra Estonia e Russia, mi colpisce per la descrizione che Rumiz ne fa. Sarà per la fortezza sul fiume (che si chiama Narva come la città), sarà per il ponte sul fiume, sarà per la sua caratteristica di città di frontiera, nonché di località turistica per la vicinanza col mare, il Mar Baltico, fatto sta che Narva la segno sull’atlante tra i posti che mi piacerebbe visitare prima o poi. Città di frontiera, come potrebbe essere Ventimiglia da una parte o Trieste dall’altra, accoglie sempre due anime, non solo una. La descrizione che ne fa Rumiz mi stuzzica. Penso che potrei sceglierla come meta, se mi chiedessero una destinazione totalmente nuova così su due piedi.

Sean Gallup/Getty Images
Narva, Estonia. Credits Sean Gallup/Getty Images

La parola chiave del viaggio di Rumiz: incontri

Potrebbe essere il sottotitolo di Trans Europa Express. Il viaggio di Paolo Rumiz e di Monika da Nord a Sud lungo il confine UE è fatto essenzialmente di incontri. Incontri casuali con le persone del posto, incontri che si trasformano in inviti, incontri che si trasformano in esperienze commoventi, incontri che danno vita a racconti e narrazioni.

L’incontro con il pope ortodosso in Siberia, l’incontro con i due coniugi che vivono nella ex-sinagoga, l’incontro con l’anziana signora che prepara le bline, le frittelle più buone di tutta Santa Madre Russia… questi sono incontri, queste sono esperienze, questi sono dialoghi che trasmettono molto più dei trattati internazionali o dei libri di storia.

La cosa che Rumiz sottolinea più volte è la bella ospitalità russa, che non chiede niente in cambio se non il piacere della compagnia; ma fa notare come ovunque vi sia gente autentica l’ospitalità è di casa.

Sailors who died in peacetime – the memorial complex was opened in Murmansk October 5, 2002.
Murmansk, Barents Sea, Russia – Credits: Getty Images

Ho amato ascoltare questo racconto di viaggio. L’unica cosa è che, ascoltando mentre guidavo, mi è mancato avere sottomano una mappa per seguire gli spostamenti. Ora, che non sto guidando, ma ho davanti GoogleMaps, provo a ritrovare tutti i luoghi incontrati da Rumiz e Monika: a partire da Murmansk, sul versante russo del Circolo Polare Artico, e Nikel, la cittadina di confine. E poi Kalevala, laddove il mondo è fatto di taiga, laghi e renne. E poi il Lago Ladoga, a due passi da San Pietroburgo. E quindi Narva in Estonia e da qui a scendere verso sud. Anche il porto di Odessa sul Mar Nero, mi ispira racconti e narrazioni. E, fine del viaggio di Rumiz, potrebbe essere l’inizio, perché no, del mio.

8 risposte a "Paolo Rumiz, Trans Europa Express"

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  1. Ho letto questo libro qualche anno fa, non nella versione audio ma cartacea, e l’ho adorato sin dall’inizio. Amo il modo di raccontare che ha Paolo Rumiz, e anche io sono stata molto colpita dal modo in cui tratta i confini (ne rimasi affascinata già in “A piedi”, che ti consiglio vivamente).

  2. Ogni volta che leggo un’opera di Paolo Rumiz, rimango sempre stupita dalla magia che riesce a creare con la sua penna. Le sue parole mi stregano, e mi innamoro delle sue avventure, delle sue scoperte, dei suoi incontri (che, come hai sottolineato tu, sono quasi sempre il cuore intorno a cui ruotano le sue avventure). Credo proprio che uno dei prossimi libri che leggerò sarà Trans Europa Express!

  3. Interessante Mari, come sai amo il Nord e siamo andati anche a trovare gli allevatori di renne…sigh! Con la lettura sono molto a rilento in questo periodo, ma gli audiolibri potrebbero essere una buona soluzione almeno quando mi capita di fare degli spostamenti in auto o a piedi!

  4. Ho iniziato da poco a leggere le opere di questo autore e ne sono rimasta elettrizzata. Qualche mese fa ho letto ‘I monti naviganti’ ed ora sto leggendo ‘L’Italia in seconda classe’. Penso che leggerò anche il libro che hai recensito tu. Grazie del suggerimento.

  5. Premetto che questo è l’unico libro che ho letto dell’autore, stuzzicata dall’idea di un viaggio così particolare. Quello che più mi ha colpito, e di cui hai parlato anche tu nella recensione, è la bravura con cui Rumiz è riuscito a raccontare le difficoltà ed i razzismi della gente di frontiera, dovuta al disgregamento dei confini nazionali, attraverso le storie delle persone che incontra durante il viaggio. Secondo me l’umanità che traspare in ogni pagina è la vera forza di questo romanzo.

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