Montagna Pistoiese da scoprire: i rifugi antiaerei di Campo Tizzoro

La Montagna Pistoiese non smette mai di stupirmi. Ogni volta è una vera scoperta.

Dapprima mi ha stupito con i suoi colori autunnali e la storia di Gavinana, piccolo paesino sperduto presso il quale si combatté nel 1530 la battaglia di Gavinana, fondamentale per la storia di Firenze. Poi mi ha lasciato a bocca aperta con la splendida ghiacciaia della Madonnina a Le Piastre; infine mi ha colpito e affondato con il Museo e i Rifugi Antiaerei di Campo Tizzoro.

Raggiungere Campo Tizzoro (PT)

Partendo da Pistoia, si prende la direzione di Modena e dell’Abetone.

Dopo tante curve e la strada in salita, superato Le Piastre e Ponte Petri (dove potete fermarvi a mangiare all’Osteria de’ Mammalucchi: spartano nell’arredamento, ma cucina eccellente e prezzi che non ricordavamo da tantissimo tempo!), arrivate in un paese che, noterete subito, è costituito per la maggior parte da capannoni industriali: grandi edifici col tetto a doppio spiovente con grandi cancelli che immettono in grandi cortili, da un lato e dall’altro della strada. Qua e là dei grossi suppostoni, simili a grandi missili (vengono chiamati ogive per la loro forma) incuriosiscono senza dubbio.

Queste ogive sono gli ingressi ai rifugi antiaerei di Campo Tizzoro. Ma per capire di che si tratta occorre fare un passo indietro. E capire che cos’è Campo Tizzoro.

rifugi antiaerei campo tizzoro
Campo Tizzoro, il paese, una delle ogive che immettevano nei rifugi antiarei

Campo Tizzoro, la famiglia Orlando, la S.M.I. e quel grammofono che gracchia oggi come allora.

Prima del 1910 Campo Tizzoro era poco più che un’area di bassa montagna solcata dal fiume Reno, pressoché disabitata. Nel giro di 6 mesi nel 1910 i fratelli Orlando costruirono una città industriale: laddove c’era l’erba sorsero capannoni, edifici, macchinari, nonché un vero e proprio villaggio, il Villaggio Orlando, che ospitava le famiglie degli operai e le scuole per i loro figli, che a loro volta sarebbero diventati operai nella generazione successiva.

Ma chi erano i fratelli Orlando?

Partiti dalla Sicilia a metà ‘800, fecero carriera nella già importante azienda siderurgica Ansaldo di Genova. Messisi in proprio, aprirono dapprima una fabbrica ai cantieri navali di Livorno, poi un’altra fabbrica metallurgica a Limestre, nella montagna Pistoiese, ma fecero il grande salto di qualità con la costruzione delle fabbriche della S.M.I. Società Metallurgica Italiana, a Campo Tizzoro, sempre nella Montagna Pistoiese. La S.M.I. era specializzata nella produzione di munizioni, dai proiettili più piccoli alle bombe. Posizionata ad una distanza strategica dalla gittata delle grandi navi bombardiere che agli inizi del Novecento potenzialmente avrebbero potuto bombardare in caso di guerra fino a 250 km dal mare, la S.M.I. fu un’importantissima fabbrica italiana che fece fatturati notevoli senza farsi troppi scrupoli nazionalistici: nella Prima Guerra Mondiale forniva munizioni all’Italia, certo, ma anche all’Austria, per esempio. Negli anni ’30 forniva munizioni all’Italia e alla Germania alleate, certo, tuttavia intratteneva rapporti commerciali anche con altre potenze europee, nonché con gli Stati Uniti. La Germania subodorava la cosa, per cui onde evitare che la SMI potesse rifornire anche quelli che di lì a poco sarebbero diventati i nemici di Hitler e di Mussolini, impose a Salvatore Orlando, erede dell’azienda, la presenza di un commissario tedesco che assumesse di fatto il comando dell’azienda e dei suoi accordi commerciali. Sembrerebbe tutto perduto, metà degli affari finiti e il rischio di passare da traditori. Ma Salvatore Orlando avvolge il commissario Tedesco nelle spire tutte italiane della “famiglia”: lo fa sposare con la figlia e così ottiene da subito di poter continuare a fare come aveva sempre fatto e poi, in prospettiva futura, fa sì che Campo Tizzoro, nonostante sia davvero strategica, non verrà mai bombardata durante la II Guerra Mondiale. Ciò nonostante, fa costruire i Rifugi Antiaerei, che non si sa mai.

Il Museo della S.M.I. a Campo Tizzoro

campo tizzoro
L’ingresso ai Rifugi: un’ogiva che faceva sì che le bombe rimbalzassero sulla sua superficie andandosi a schiantare nel piazzale

Tutta questa storia è raccontata nelle sale del Museo della S.M.I. Museo che ha solo un difetto: non si possono fare fotografie. Però ha un valore aggiunto: la visita guidata completissima e competentissima che ci permette di scoprire aneddoti come questo del Tedesco accolto in famiglia, ci spiega che oltre alle munizioni qui per decenni sono stati prodotti anche i tondelli delle monete – prima le lire e poi gli euro – e che anzi proprio qui è stata inventata la moneta da 500 lire, poi devoluta in quella da 2 euro!

La prima sala del Museo è occupata da un grande plastico della S.M.I. ovvero di Campo Tizzoro: perché come dicevo sopra, i capannoni che si incontrano lungo la strada sono i capannoni riconvertiti della fabbrica di munizioni. Fabbrica che, comunque, ha continuato a produrre munizioni per la NATO fino al 2000, dopodiché, acquistata da un’azienda tedesca, è stata definitivamente chiusa solo nel 2012. Neanche tantissimi anni fa, se ci pensiamo bene.

Nella Sala della Presidenza ancora oggi un grammofono è in grado di portarci negli anni ’30. Io mi commuovo, pensando anche alla figlia di Salvatore Orlando costretta a sposare il Tedesco per amore della famiglia. Ma mi commuovo perché non avevo mai sentito il suono del grammofono dal vivo, mentre è pazzesco, mi porta direttamente all’interno di un film in bianco e nero. Ho i brividi. Ma molti più brividi (di freddo) mi verranno più tardi. Proseguiamo.

Le altre sale del museo diventano più tecniche: apprendiamo come si fanno le munizioni e scopriamo che per questo tipo di lavorazioni, molto di precisione, erano preferite le operaie ai loro colleghi maschi. Tranquille, l’azienda aveva predisposto un servizio di asilo per far sì che le giovani madri potessero comunque lavorare senza doversi preoccupare di chi dovesse badare ai loro bimbi. I turni degli operai erano comunque di 8 ore: un’innovazione per l’epoca, ma basata sull’osservazione che un operaio stanco lavora con meno attenzione e dunque rischia di fare danni: producendo munizioni, il pericolo di far saltare in aria il capannone per stanchezza era decisamente troppo elevato. Tutela del lavoratore, dunque, ma anche tutela dell’azienda tutta.

Come ti costruisco una munizione: bossolo, ogiva e fulminante

La munizione, di qualunque calibro essa sia, è composta da bossolo, da ogiva e da fulminante. Il bossolo è la parte cilindrica la cui base piatta all’atto dell’esplosione viene colpita dal cane (della pistola), e l’impatto innesca il fulminante, un composto chimico a base di fulminato di mercurio (prodotto in sede a Campo Tizzoro) e unito alla polvere da sparo. il fulminante fa esplodere l’ogiva e il proiettile parte, pronto a colpire il suo obiettivo.

museo campo tizzoro
Le macchine per misurare il giusto calibro e il giusto peso delle munizioni. Credits: https://www.irsapt.it/it/smi/

Ogni componente delle munizioni doveva passare il controllo qualità. Qualità significa peso, principalmente: dei curiosi macchinari costituiti da un sistema di bilance e contrappesi facevano sì da individuare le ogive difettose, perché troppo leggere o troppo pesanti. Si tratta sempre di macchine di brevetto italiano che sono state impiegate fino al 2012: nonostante la loro aria vintage, con alcune componenti in legno, sono dei capolavori di alta ingegneria.

Storie dal sottosuolo di Campo Tizzoro: i rifugi antiaerei

Cosa c’è di più strategico da bombardare in tempo di guerra di una fabbrica di munizioni? Se io fossi “il nemico” sarebbe il primo obiettivo strategico da segnare con una stellina sulla carta. Questo lo sapevano bene a Campo Tizzoro perché, anche se rifornivano di munizioni sia i Nazisti che gli Alleati, non potevano sperare in eterno in un trattamento di favore. Così fu realizzata nella seconda metà degli anni ’30, messa in funzione durante la Guerra, una rete di gallerie sotterranee studiate apposta per consentire agli operai e alle operaie della fabbrica, ai bambini nell’asilo, agli abitanti del Villaggio Orlando, di sfuggire ai bombardamenti rifugiandosi nel sottosuolo. Il bombardamento di una grande fabbrica di munizioni sarebbe stata una deflagrazione micidiale, per cui, per sperare di scampare il pericolo le gallerie furono scavate a 20 m di profondità dal piano di campagna.

rifugi antiaerei campo tizzoro
Nella galleria dei rifugi antiaerei della S.M.I. di Campo Tizzoro

Gli ingressi alle gallerie erano delle grandi ogive dalle quali partivano due scale elicoidali fatte apposta in modo da far scendere le persone in fretta e furia senza che si creassero ingorghi perché qualcuno era magari più lento. Le ogive, viste dal basso sono davvero grandi e verrebbe da pensare che non c’è niente di più riconoscibile per segnalare l’ingresso di un rifugio. Invece proprio la forma particolare faceva sì che dall’alto un bombardiere non potesse distinguerle come tali. Inoltre la forma e il materiale faceva sì che in caso di bomba sganciata, essa rimbalzasse e andasse ad esplodere un po’ più in là, salvando di fatto l’ingresso ai rifugi e tutti coloro che vi stavano scendendo.

Inoltre lungo la discesa dei messaggi rassicuranti erano scritti alle pareti: “Siate calmi. In queste scale avete già un riparo” è il primo messaggio che si parava davanti agli operai e a tutti coloro che cercavano la salvezza.

rifugi antiaerei campo tizzoro
“Siate calmi” scritto all’ingresso del rifugio antiaereo di Campo Tizzoro

Giunti in galleria i messaggi continuavano: consigli volti a far consumare meno aria possibile e di conseguenza “Vietato fumare. Chi fuma ruba l’aria a sé e ai suoi compagni” e ancora “Lo sapete che una persona che passeggia in galleria consuma da 2 a 5 volte più aria di una che sta tranquillamente seduta? E che in caso di attacco a gas bisogna resistere a porte chiuse con l’aria della galleria?

Sapevatelo, mi verrebbe da dire. La forma di comunicazione è ottima: non sono divieti perentori, ma inviti alla riflessione, alla calma, che già la situazione doveva essere abbastanza drammatica. Questi ordini travestiti da consigli invitano al rispetto proprio perché non passano da imposizioni, ma fanno leva sul senso di responsabilità: dal buon comportamento del singolo dipenderà la salvezza di tutti.

rifugi antiaerei campo tizzoro
Ordini travestiti da consigli dipinti sulle pareti delle gallerie dei rifugi antiaerei di Campo Tizzoro

Nelle gallerie troviamo l’infermeria – con le brande a castello (ormai ne rimane solo lo scheletro) che a me fanno impressione perché sono esattamente come quelle che si vedono nei film di guerra! Troviamo il vano per i vigili del fuoco, con gli idranti, il vano di custodia delle maschere antigas in cui si trova un cartello pieno di speranza: “cessato allarme“. E poi c’è la cappella. Piccola, spoglia, ma densa di significato: cerco di immaginare quale potesse essere lo stato d’animo delle persone in caso di bombardamento e di rifugio nelle gallerie. Credo che per molti la preghiera sarà stata il sollievo, l’aiuto psicologico per sopravvivere alla paura. E quindi non mi stupisce la sua presenza quaggiù, anzi, mi sarei stupita del contrario.

rifugi antiaerei campo tizzoro
L’infermeria per uomini dei rifugi antiaerei di Campo Tizzoro con le brandine a castello (come si vedono nei film di guerra)

In caso di bombardamento riuscito, e a gas, sotto il pavimento della galleria c’è un’intercapedine, un passaggio segreto che conduce direttamente al fiume. A mali estremi estremi rimedi. Non so chi sia stato l’architetto o ingegnere che progettò tutto ciò. Ma vorrei stringergli la mano.

In ogni caso, i rifugi di Campo Tizzoro furono utilizzati ben poche volte durante la Guerra. Paradossalmente sono percorsi di più oggi dai visitatori che non durante la Guerra. Il che forse è un bene.

Storia d’Italia, storia dell’industria italiana, storia di un territorio

La fabbrica S.M.I di Campo Tizzoro, con i suoi rifugi antiaerei, racconta un lungo e articolato capitolo della storia d’Italia.

rifugi antiaerei campo tizzoro
La cappella all’interno dei rifugi antiaerei di Campo Tizzoro

Attiva fin dal 1910, la fabbrica produsse munizioni già per la Guerra di Libia del 1911 ed ha accompagnato tutte le vicende coloniali, di guerre grandi e piccole dell’Italia non solo del primo Novecento, ma di tutto il secolo. Ha smesso di produrre munizioni solo nel 2000 infatti, quindi ha continuato a rifornire l’esercito italiano e NATO anche durante i conflitti più recenti – nella Guerra del Golfo e nella ex-Jugoslavia, per cintare due esempi a caso.

La fabbrica S.M.I. mi suscita sentimenti contrastanti. Nel Paese che “ripudia la guerra” come da Articolo 2 della Costituzione, questa fabbrica ha costituito fino all’anno 2000 il principale fornitore di munizioni per l’esercito. D’altro canto al suo interno sono state progettate e inventate cose anche per uso civile: mi riferivo sopra alla moneta da 500 lire, ma anche altre importanti innovazioni come i cavi elettrici di rame pyrotenax, assolutamente isolanti ed utilizzati nei magazzini, nelle scuole, nelle centrali elettriche per le loro caratteristiche tecniche di resistenza al calore, all’umidità e alla corrosione. Dunque, questa fabbrica “ha fatto anche cose buone”. 

Quello dei rifugi antiaerei è un tema che mi attrae moltissimo: recentemente ho visitato i rifugi antiaerei di Fiume, in Istria, ma non sono certo paragonabili a quelli di Campo Tizzoro per sviluppo chilometrico e per ingegneria. Quelli di Campo Tizzoro sono davvero una rete estesissima.

rifugi antiaerei campo tizzoro
“Cessato allarme” nei rifugi antiaerei di Campo Tizzoro

Infine, ciò che mi colpisce è la tutto sommato repentina riconversione di una fabbrica in paese. Sicuramente alcuni capannoni erano stati dismessi già da prima del 2000, tuttavia è solo dal 2012 che la fabbrica ha chiuso i battenti. L’alternativa era morire e diventare un cimitero di archeologia industriale, oppure reinventarsi. Così molti capannoni oggi sono occupati chi dal centro per l’impiego, chi dal supermercato, chi dal marmista; e il cuore dell’azienda – la palazzina della Presidenza con annesso uno degli ingressi ad ogiva verso le gallerie – è stata trasformata in museo. Un Museo il cui racconto si inserisce all’interno del racconto di un territorio, quello della Montagna Pistoiese, che merita di essere conosciuto ed esplorato. Spesso sconosciuta agli stessi toscani, la Montagna Pistoiese non è soltanto la strada che da Pistoia porta alle piste da sci dell’Abetone. Ma è molto, molto di più: uno scrigno di tradizioni, di paesaggio, di storia anche recente e inaspettata.

Anche sul Magazine delle Travel Blogger Italiane c’è un articolo dedicato al Museo e Rifugi antiaerei di  Campo Tizzoro

8 risposte a "Montagna Pistoiese da scoprire: i rifugi antiaerei di Campo Tizzoro"

Add yours

  1. Mi hai rivelato chicche davvero preziose e mostrato luoghi a me del tutto sconosciuti, come sempre molto interessanti i tuoi articoli, complimenti!!!😉😉😉

  2. Interessante!! Posto mai sentito prima di leggere questo articolo e non è nemmeno tanto lontano da casa. Ci farò un pensierino!

    1. Se ti piace la storia (militare) d’Italia questo è veramente il posto giusto. Aggiungici poi che tutta la montagna pistoiese in realtà regala notevoli spunti di vario tipo, primo tra tutti l’aspetto naturalistico. Sicuramente è un territorio da esplorare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: