Dagli Etruschi ai Partigiani: cosa si impara a Marzabotto

Sì, Marzabotto non si visita semplicemente: a Marzabotto si impara.

Si impara tantissimo, sulla nostra storia. Si impara tantissimo sulla nostra storia più antica, che a Marzabotto coincide con gli Etruschi; si impara tantissimo sulla nostra storia più recente, che a Marzabotto coincide con la Seconda Guerra Mondiale e in particolare con la Strage di Marzabotto.

Andiamo in ordine storico, e partiamo dall’inizio.

Gli Etruschi a Marzabotto. Il Museo Nazionale Etrusco e l’area archeologica di Marzabotto.

Marzabotto oggi sorge in una piccola valle racchiusa da una parte e dall’altra dall’Appennino. Siamo nella valle del fiume Reno, lungo la via che conduce a Bologna, una via che fin dall’età etrusca esisteva e collegava la Toscana propriamente etrusca con l’Etruria Padana a partire da Bologna, Felsina per gli Etruschi.

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L’area archeologica della città etrusca di Marzabotto

In questa piccola valle, su un pianoro verde e piatto sorgeva la città etrusca di Marzabotto. Perfetta, costruita ascoltando di sicuro gli auspici degli àuguri, orientata secondo i punti cardinali, ordinata in isolati perfettamente orientati e regolari per misure e dimensioni. Kainua, la città nuova in lingua etrusca, sorgeva su un abitato preesistente (che viene chiamato Marzabotto I). Si sviluppò dal VI al IV secolo a.C. finché alla metà del IV secolo un’invasione celtica non mise fine alla sua prosperità. Poi, con il passare del tempo, col l’avvenuta conquista romana, al posto dell’antica Marzabotto si installò una fattoria. Non rimase ricordo, né traccia, del passato etrusco.

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Città etrusca di Marzabotto. Il tempio del dio Tinia

Marzabotto etrusca riemerse, pian piano, alla fine del Settecento, con i primi ritrovamenti di strutture antiche; circa un secolo dopo le ricerche archeologiche nell’area erano avviate e fiorenti, e veniva allestito l’antiquarium. Antiquarium che sarebbe stato ampliato nei decenni successivi, insieme con il progredire degli scavi.

Oggi si può visitare il Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e l’annessa area archeologica, che comprende sia le strutture venute in luce della città, che l’area, decisamente più suggestiva, dell’acropoli immersa in mezzo al bosco.

Il Museo è un percorso cronologico che va dai primi insediamenti nell’area, quella che viene chiamata Marzabotto I, prima dell’insediamento etrusco, fino alla fine. La prima sala inoltre è anche una testimonianza storica in quanto, in perfetta liaison con la storia recente di Marzabotto, espone i reperti scampati alla distruzione avvenuta a causa di un incendio nel 1944, episodio legato all’eccidio di Marzabotto nella II Guerra Mondiale. Così passato e presente si fondono e confondono, in una narrazione che tutto sommato non ci sorprende.

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Museo “Pompeo Aria” di Marzabotto. Statuetta di offerente alla dea Turan

L’esposizione prosegue presentando materiali votivi come statuette in bronzo rinvenute nei primi scavi. Segue poi una sezione dedicata alla città vera e propria attraverso l’esposizione delle terrecotte architettoniche, delle tubature in terracotta che portavano l’acqua, e poi ancora materiali provenienti dal territorio. Marzabotto fin dai primi tempi, il IV secolo a.C. rivela la sua importanza come sito di “valico” al di qua degli Appennini, lungo la direttrice che dalla pianura Padana – da Adria sull’Adriatico a Felsina/Bologna – portava fino all’Etruria toscana: ceramica greca figurata e ceramica magnogreca ci parlano di una città che nonostante fosse nell’interno della Penisola era comunque al centro dei traffici commerciali dell’epoca.

Tra i reperti del museo spicca una bella statuetta in bronzo femminile che rappresenta una devota offerente alla dea Turan, l’equivalente etrusco della dea Afrodite. L’arte etrusca è molto legata all’arte greca, dalla quale mutua temi e tecniche artistiche e artigianali. La produzione bronzistica a Marzabotto era affermata, come dimostra il rinvenimento, nella città, di un’officina metallurgica.

A questo punto possiamo visitare la città.

Innanzitutto: se vi aspettate di vedere edifici in alzato, in stile Pompei o Ostia antica ricredetevi subito: a Marzabotto ciò che resta degli edifici della città si conserva a livello di planimetria, ovvero a livello del piano di fondazione.

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La città etrusca di Marzabotto dall’alto. Immagine Googlemaps: https://www.google.it/maps/@44.3354999,11.2019165,246m/data=!3m1!1e3?hl=it&authuser=0

Se ci alzassimo in volo col drone, o banalmente guardassimo da Google Maps, ci apparirebbe la planimetria precisa degli edifici: degli elevati infatti non si è conservato nulla, mentre restano le fondazioni a disegnare la pianta del grande Tempio di Tinia (l’equivalente di Zeus e Giove), il percorso della grande strada cittadina che attraversa in senso longitudinale l’abitato e le vie trasversali con gli isolati residenziali venuti in luce. Paesaggisticamente è davvero bello: la città etrusca, ridotta al livello delle sue fondazioni, consente di ammirare l’Appennino che la cinge all’intorno.

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Marzabott. Vista della città etrusca circondata dagli Appennini

Proseguendo, però, il percorso si addentra nel bosco. Qui c’è un monumento – anzi due – che definire suggestivo non è abbastanza.

Siamo sull’Acropoli e qui sorge un tempio con il suo altare. Dei due il più monumentale oggi, paradossalmente, è l’altare: un grande podio quadrangolare con scalinata di accesso: le murature del basamento sono rivestite da blocchi di travertino modanati, che creano dunque un’elegante e al tempo stesso maestosa composizione. Accanto ad esso stava il grande tempio tuscanico a tre celle di cui rimane soltanto il basamento in blocchi di pietra, mentre l’elevato doveva essere in materiale deperibile, come il legno.

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L’altare monumentale sull’Acropoli di Marzabotto

La passeggiata sull’acropoli ha il sapore insieme dell’avventura fantasy e del grande contatto con la natura. Avete presente quando ne Il Signore degli Anelli si fa riferimento ad antichi edifici ormai abbandonati e ridotti a rudere che però custodiscono ancora storie e racconti? Ecco, l’acropoli di Marzabotto fa esattamente quest’effetto.

Partigiani e Resistenza a Marzabotto. Il Sacrario

Ha l’aspetto austero di una chiesa, ma non lo è, anche se è ospitato nella cripta della chiesa parrocchiale. Scendendo le scale che conducono all’interno, su una parete ci guardano mille occhi: quelli dei morti, uccisi nel corso della Strage di Marzabotto e dell’Eccidio di Monte Sole: in 7 giorni furono rastrellate e uccise 770 persone, tra uomini, donne, anziani e bambini. 770 persone. Il tutto si consumò in pochi giorni alla fine di settembre del 1944: non solo a Marzabotto e Monte Sole, ma anche nei comuni vicini di Grizzana e Monzuno. Un intero territorio colpito da una follia sterminatrice.

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L’ingresso al Sacrario di Marzabotto con la successione delle foto e dei nomi dei morti

Ogni scalino che introduce al Sacrario è una spina nel cuore: tutti quei volti, con il nome di battesimo, l’età (pochi mesi per alcuni) fanno terribilmente male. Vorremmo non vederne altri e invece no, continuano e continuano. 770. Non sono pochi. Anzi, sono decisamente troppi.

Il sacrario ha un ambiente centrale, con un altare da una parte e dall’altra e più piccoli ambienti laterali dove si collocano le lapidi. Nei 4 angoli dell’ambiente centrale si collocano altrettante lapidi commemorative di personaggi che si sono distinte per il loro valore durante quei giorni.

All’interno del Sacrario si trovano le lapidi tutte uguali delle vittime di quel drammatico eccidio. Dai novantenni ai bambini di pochi mesi, tutti sono rappresentati. lapidi grigie, semplici, essenziali, nome, cognome, età. Altro non serve, soprattutto se si tratta di bambini. Intere famiglie furono trucidate in quei terribili giorni.

Dalla storia più antica alla recente, Marzabotto è un libro di storia aperto, tutto da leggere e da scoprire. Pagina dopo pagina, passo dopo passo.

4 risposte a "Dagli Etruschi ai Partigiani: cosa si impara a Marzabotto"

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  1. Conosco Marzabotto per la sua storia recente, ma mai avrei immaginato di poter trovarci un tale patrimonio di resti etruschi. Da quando ho visitato il Museo di Villa Giulia a Roma mi sono prefissata l’obiettivo di fare un viaggio alla scoperta della civiltà etrusca. Vorrà dire che includerò anche Marzabotto!

    1. Se ti interessano gli Etruschi non puoi mancare allora il Museo archeologico nazionale di Firenze (dove ho lavorato per 8 anni!), anche se immagino che tu lo abbia già messo in lista 🙂

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