Perché amo Roma (buon compleanno Caput Mundi)

La mia appassionata dichiarazione d’amore nel giorno del Natale di Roma (21 aprile)

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Il momento della fondazione di Roma a Palazzo dei Conservatori: Remo salta dentro il confine tracciato da Romolo

Convenzionalmente si fa risalire al 21 aprile del 753 a.C. la fondazione di Roma. In quel giorno, dopo aver interpellato gli àuguri in merito al volo degli uccelli, Romolo tracciò il solco primigenio che sanciva il pomerio, ovvero il limite sacro, della nuova città. Il fratello Remo, sfidandolo, saltò all’interno del pomerio. Fu ucciso da Romolo. L’origine mitica di Roma è dunque sporca di sangue, ma del resto uno solo poteva essere il primo re di Roma.

Il 21 aprile si celebra il Natale di Roma. Da sempre.

Dal 753 a.C. Ab Urbe Condita (“Dalla fondazione della città”), come scriveva lo storico latino Tito Livio, che nei suoi 10 libri all’inizio del I secolo d.C. scriveva la storia di Roma dall’epoca dei Sette Re alla fine della Repubblica, non si è mai smesso di contare gli anni di vita della Città Eterna.

La mia personale “Storia di Roma”

Mio padre nacque a Roma nel 1940. Trascorse i primi 5 anni di vita nella Capitale (durante la Guerra, ma non se lo poteva ricordare) poi la famiglia tornò in Sicilia. Per sempre la sua squadra di calcio fu la Roma: quando ero davvero piccola mi sedeva sul tavolo della sala davanti al televisore quando la Roma giocava e io battevo i pugnetti e gridavo “Forza Roma!“.

Ricordo ancora la gioia nei suoi occhi e l’entusiasmo quando portò me e mia sorella ancora piccole in un viaggio in treno lunghissimo da Imperia fino a Roma Termini. Andavamo a raggiungere la mamma, che nel 1992 era andata a Roma per una settimana a fare un corso di informatica (wow! All’epoca era qualcosa di incredibile!). Ricordo tutto di quel viaggio. A partire dalla prima tappa che facemmo, appena usciti da Termini: pranzo da D’Agnino, pasticceria siciliana e tavola calda nella quale ci ricongiungemmo con mia madre, pronti per nuove fantastiche avventure.

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Prendere un té da D’Agnino è una cosa che ancora oggi mi piace fare, quando ne ho l’occasione

Da quella volta, avevo 11 anni, sono tornata a Roma diverse volte. Ancora un paio di volte con i miei, poi in gita scolastica, poi addirittura per una settimana durante la Giornata Mondiale della Gioventù nel Grande Giubileo dei 2000. Sono tornata poi per il Funerale di Papa Giovanni Paolo II, attraversando da sola, al ritorno, tutta la città a piedi, da San Pietro a Termini, senza prendere un autobus, senza una mappa, facendomi guidare dal mio istinto, perché la città me la sentivo dentro.

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Piazza San Pietro al tramonto

Poi l’ho frequentata assiduamente durante gli anni del Dottorato. E ricordo ancora quando la mia prof portandomi a mangiare in pausa pranzo la prima volta mi portò proprio da D’Agnino! Avevo le lacrime agli occhi dalla commozione. Da allora D’Agnino è stato sempre tappa fissa e ci torno sempre volentieri.

Infine, per i casi della vita, mi sono trasferita a Roma. O meglio, a Ostia antica. Che è sempre Città Metropolitana di Roma, X Municipio, anche se in realtà è a mezz’ora di strada – con i mezzi in macchina non fa differenza – dal centro della Capitale. Oggi sono iscritta all’anagrafe come cittadina di Roma Capitale. Un po’ mi inorgoglisce, un po’ mi spaventa.

La considero un po’ la quadratura del cerchio, in questa fase della vita: mio padre è nato qui e poi se n’è andato. Io sono nata altrove, e qui sono venuta. Peraltro per svolgere un mestiere che a mio padre affascinava tantissimo: l’archeologo, appunto.

Roma ha sempre esercitato su di me un forte richiamo.

Innanzitutto perché sono archeologa, e per me Roma è tutto. Ma poi anche per questo retaggio familiare che forse ti ha annoiato leggere fin qui, ma che per me è la base di tutto. In fondo noi siamo il frutto che le esperienze fanno di noi stessi. Mio padre era appassionato di storia, in particolare di storia romana. Impossibile trovarlo impreparato: sulle nozioni di storia antica andava fortissimo; e poi leggeva, si aggiornava. In casa mia erano più i libri di storia che tutti gli altri. Poi uno mi chiede perché ho fatto quello che ho fatto. La risposta ce l’ho sempre avuta in famiglia.

Perché amo Roma: guida ai miei luoghi preferiti e irrinunciabili dell’Urbe

Il Colosseo

E vabbè, capirai. Direte voi. Vero, verissimo. Tuttavia il Colosseo non è semplicemente un monumento, ma è il monumento iconico di Roma. L’Anfiteatro Flavio, costruito laddove Nerone aveva realizzato un lago nel grande complesso della sua Domus Aurea, ha preso il nome di Colosseo proprio dal Colosso di Nerone, statua colossale che raffigurava l’imperatore nella veste di Helios che, dopo la sua ignominiosa fine fu rimosso. Così come Nerone per realizzare la sua Domus Aurea si era appropriato impunemente di un settore della città dopo il famoso incendio di Roma, così il momento successivo fu restituire quello spazio alla città. E l’Anfiteatro Flavio, inaugurato dall’imperatore Tito, fu il simbolo dell’Impero che aveva ripreso piena coscienza delle sue funzioni e dei suoi doveri nei confronti del Senatus PopulusQue Romanus (SPQR).

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L’arena del Colosseo in un normale giorno di apertura

Luogo di spettacoli gladiatorii, ma anche luogo in cui si consumarono sicuramente atroci torture contro i Cristiani nel corso del tempo. Per cui luogo controverso nella storia. Però sempre sopravvissuto ai secoli, alle intemperie, a chi avrebbe potuto spoliarlo dei marmi (e l’ha fatto) e dei blocchi di travertino di costruzione (e anche questo nel corso dei secoli è avvenuto). A tal proposito esiste un libro davvero molto ben fatto, The Colosseum Book a cura di Electa Editore, che ripercorre la storia del monumento attraverso le immagini che hanno ritratto il Colosseo o di cui esso è stato protagonista nel corso dei suoi 1940 anni di storia.

Lungo la Via Biberatica – Mercati di Traiano

Roma Via Biberatica
Mercati di Traiano – Via Biberatica e Torre delle Milizie

Il Museo dei Fori Imperiali – Mercati di Traiano è un luogo che non si può tralasciare quando si visita Roma. Non tanto per il museo in sé, che comunque racconta l’evolversi dei Fori Imperiali, la serie di grandi spazi di socialità realizzati dai primi imperatori uno dopo l’altro e che si sviluppano lungo quella che oggi è Via dei Fori Imperiali. La bellezza dei Mercati di Traiano sta nella struttura antica che ospita il Museo: i Mercati di Traiano, appunto: un complesso architettonico notevole, tutto realizzato in laterizi. funzionale alle attività amministrative del Foro di Traiano. Dal Museo si esce sulla via Biberatica, via sopraelevata, basolata, che consente di percorrere nello stesso momento 1500 anni di storia: dall’impero di Traiano (vediamo davanti a noi la Colonna Traiana) alla Torre delle Milizie mentre, volgendo lo sguardo dalla parte opposta, vediamo il palazzo del Marchese del Grillo. Davanti a noi si dipana tutta la storia di Roma, dai fasti dell’Impero alla decadenza della nobiltà romana dal Cinquecento in avanti. Di fronte a noi, invece, l’Altare della Patria ci stranisce e ci affascina, con le sue statue a cavallo che al tramonto si stagliano contro il cielo di Roma.

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Veduta dei Magazzini di Traiano

Il Pugilatore, la Villa di Livia e le insegne regali

Ebbene sì, se qualcuno mi dovesse chiedere perché visitare il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme – appena usciti dalla Stazione di Roma Termini sulla destra – non avrei dubbi: queste sono le prime tre opere che mi vengono in mente. Poi in realtà ci sono tantissimi motivi per cui visitare uno dei musei più belli non solo di Roma, ma dell’Italia intera, però ecco, se devo trovare qualcosa…

La statua del Pugilatore è splendida, intensa, spruzza vita e allo stesso tempo sofferenza da ogni ferita che intuiamo aperta e suppurata nonostante il bronzo; lo intuiamo dallo sguardo sofferente di chi si rivolge verso il giudice e non è sicuro di aver capito se ha vinto oppure no; lo intuiamo dalla calma pronta a esplodere in ogni muscolo. Quello è bronzo, ma vibra come fosse pelle. Un’opera meravigliosa, che non a caso è stata attribuita a Lisippo o alla sua cerchia: è una scultura in bronzo greca originale del IV secolo a.C. Rinvenuta nel 1885. ha scritto un capitolo a sé stante della storia dell’arte antica.

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Il Pugilatore, o Pugile in riposo

Il bellissimo giardino che decorava uno degli ambienti della Villa di Livia è uno dei capolavori della pittura romana ad oggi insuperato nell’Urbe. Del resto Livia era la moglie dell’imperatore Ottaviano Augusto e non avrebbe potuto pretendere, nella sua villa di Prima Porta, appena fuori Roma, delle croste alle pareti. invece la pittura a giardino –  che si ritrova anche in alcuni esempi a Pompei nel I secolo d.C., è un’opera meravigliosa: uccelli e insetti animano un giardino lussureggiante dove insieme fioriscono fiori e maturano frutti. Al terzo piano del Museo è stato ricostruito l’ambiente in cui le pitture si sviluppavano sui quattro lati. La sensazione è di trovarsi davvero in un giardino e se ci si lascia suggestionare possiamo sentire il vento tra le frasche e il cinguettio degli uccellini più audaci. Possiamo anche divertirci a indovinare le specie animali che il bravissimo pittore ha dipinto sulle pareti. Un passatempo che probabilmente anche Livia aveva, nelle lunghe ore di ozio che conduceva nella villa.

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La pittura a giardino della Villa di Livia al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme

Dall’ozio alla guerra. Dallr insegne custodite al piano interrato del museo, in una sala buia, in cui risaltano soltanto i pannelli e lo scettro, apprendiamo il lato oscuro della battaglia del Ponte Milvio.

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Ponte Milvio oggi

Siamo nel 312 d.C. Costantino deve affrontare Massenzio in battaglia per stabilire chi realmente detiene l’impero di Roma. La sera prima della battaglia Costantino fa un sogno: “In hoc signo vinces” e gli appare il cristogramma, il simbolo dei Cristiani. Senza indugio lo fa esporre sulle insegne, quindi, in battaglia sbaraglia l’esercito di Massenzio presso il Ponte Milvio, all’epoca alle porte di Roma, oggi vicino allo Stadio Olimpico.

Massenzio, o chi per lui, in preda al panico, in preda alla fuga, nasconde ciò che ha di più caro: i segni del potere: lo scettro e la palla. Li nasconde alle pendici del Palatino in una fossa scavata in un pavimento che 1700 anni dopo, anno più anno meno, gli archeologi hanno rinvenuto, del tutto casualmente.

Le insegne di Massenzio sono una delle scoperte archeologiche più mediaticamente rilevanti degli ultimi anni. Sono esposte, come nel caveau di una banca, nel seminterrato del Museo. Un vero tesoro da vedere, una vera avventura, quella della scoperta, da leggere.

I piedi nel Ghetto, lo sguardo all’antica Roma

C’è un angolo di Roma che mi piace tantissimo: è nel Ghetto ebraico, in un punto in cui si ha davanti il Portico di Ottavia e di lato si erge l’imponente Teatro di Marcello. Siamo nel cuore della Roma di età augustea (Marcello era il giovane nipote di Augusto, celebrato da Virgilio nell’Eneide, ma morto anzitempo) in un’area archeologica che fu scavata, anzi sterrata in epoca fascista per perseguire anche qui i fasti della grande Roma imperiale a scapito del resto. A stento fu mantenuta una casa medievale, che testimoniasse la continuità di vita nel quartiere.

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Il Teatro di Marcello e ciò che resta del tempio di Apollo Sosiano

Quartiere che poco più avanti era il Ghetto, ovvero il luogo che più avrebbe patito durante la seconda parte dell’era fascista, dopo la promulgazione delle Leggi Razziali. Passeggiando per il Ghetto, infatti, se si aguzza lo sguardo puntando verso terra, si possono notare tra i sanpietrini, alcuni che sono in ottone, iscritti con nomi, cognomi e date. Sono le pietre d’inciampo, che riportano date di prelievo e di morte di quei cittadini di Roma che, colpevoli solo di essere Ebrei, furono prelevati e mandati nei campi di concentramento.

Tra un carciofo alla giudìa e uno stornello, però, torniamo al Portico d’Ottavia. Qui per me l’atmosfera è pazzesca, soprattutto di sera: l’illuminazione è davvero realizzata in modo sapiente, fa risaltare le bianche colonne del tempio di Apollo Sosiano e le possenti murature del Teatro di Marcello. L’effetto è esaltante e potente. Non si può rimanere estasiati di fronte ad una tale vista: non occorre essere appassionati di archeologia per cogliere la bellezza.

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Le colonne del tempio di Apollo Sosiano e la solida struttura del Teatro di Marcello si stagliano contro il buio della notte

Santa Maria Antiqua

Nel cuore del Foro romano c’è una piccola e nascosta chiesa greco-bizantina, un luogo unico nel suo genere considerato il contesto – ai piedi del Palatino e circondata dai fasti della Roma repubblicana e imperiale. In effetti la chiesa di Santa Maria Antiqua si installa in quello che un tempo era un edificio di età imperiale, dell’epoca dell’imperatore Domiziano (fine I secolo d.C.) nel VI secolo d.C., quando l’Impero Romano d’Occidente non esiste più. Crollata nel IX secolo per via di un terremoto, è rimasta sepolta per secoli, finché gli scavi di primo Novecento non hanno riportato alla luce volti e colori del VI secolo d.C. Volti antichi, santi, ieratici, vividi.

Dalla chiesa di Santa Maria Antiqua, salire la rampa che porta al Palatino è un attimo: in cima si gode di una vista sulla città eterna che è notevole e leva il fiato.

Santa Maria Antiqua
Santa Maria Antiqua, Cappella di Teodoto

Il Cortile Michelangiolesco – Terme di Diocleziano

Chi visita il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano si avventura senz’altro in uno dei chiostri più belli che Roma possa regalare: il Cortile Michelangiolesco. Le Terme di Diocleziano, il complesso termale pubblico più grande che Roma imperiale ricordi e che occupava un settore enorme della città, nel Cinquecento era occupato dal convento dei Certosini, ai quali faceva capo anche la Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, che oggi affaccia su Piazza Esedra e per la quale Michelangelo aveva realizzato una facciata, poi rimossa. Ciò che non è stato rimosso è lo splendido chiostro, animato da monumenti funerari e iscrizioni di epoca romana sia sotto i quattro portici che corrono intorno che nelle aiuole perfettamente geometriche. Per me uno dei luoghi più incantevoli di Roma.

terme di diocleziano chiostro michelangiolesco
Il Chiostro michelangiolesco ricavato all’interno delle Terme di Diocleziano

Dove l’Urbe sembra un borgo medievale

Vi è più di un quartiere del centro di Roma che somiglia più a un borgo medievale che alla grande città imperiale o dei grandi palazzi del Seicento: il Ghetto ebraico, Trastevere e Campo dei Fiori sono i tre quartieri dove improvvisamente tutto cambia intorno a te. Un attimo prima sei abbacinato dal fasto di Roma imperiale, un attimo dopo ti trovi tra vicoli stretti nei quali non riesci ad orientarti. In realtà il centro di Roma è ricco di angoli in cui i vicoli della Roma medievale si mescolano ai grandi palazzi della città papale e rinascimentale.

filetti di baccalà
Filetto di baccalà onesto Dar FIlettaro in Piazza dei Librari – vicino Campo de’ Fiori

Anche nel Rione Pigna si trovano luoghi di questo tipo, con botteghe artigiane che ancora vivono e sopravvivono (ad esempio WeBag Factory in Vicolo delle Ceste), mentre al Ghetto siamo sicuri di mangiare benissimo la cucina di tradizione giudaico-romana dalla Sora Margherita; e ancora, un giro in via del Pellegrino, che inizia da Campo de’ Fiori, ci porta nel mondo delle botteghe alternative (una volta c’era anche la Libreria del Viaggiatore, che purtroppo ha chiuso di recente). Sempre vicino a Campo de’ Fiori, c’è Il Vinaietto, dove bevi e basta, scegliendo tra un’ampia gamma di vini, in un luogo assolutamente spartano, dove conta la compagnia piuttosto che l’offerta; e se invece vuoi l’offerta, in Piazza dei Librari c’è una vera istituzione, Dar Filettaro, famosissimo per i filetti di baccalà fritti e salaterrimi, una leccornia che intender non la può chi non la prova.

Trastevere è, infine, il quartiere che negli anni è diventato più turistico e dunque, soprattutto di sera, è davvero antipatico camminarci se non si ama la movida (e a me che non ho più 18 anni francamente dà davvero sui nervi tutto l’ammasso di gente che si radunava la sera negli ultimi mesi). Ma durante il giorno, percorrere le sue stradine, vedere le botteghe, entrare nella splendida chiesa di Santa Maria in Trastevere, visitare il Museo di Roma in Trastevere con le belle mostre fotografiche che offre, offre una realtà alternativa alla Roma che di solito si percorre durante un weekend in città.

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Trastevere autentico, con i panni stesi da un capo all’altro della via e botteghe artigiane aperte. Un pomeriggio tranquillo come tanti, dove si respira davvero aria di paese

Il trionfo dei papi

Di tutta la Città del Vaticano ciò che io amo alla follia è la Galleria delle Carte Geografiche all’interno del percorso dei Musei Vaticani. Una lunga galleria su cui scorrono da una parte e dall’altra carte geografiche dell’Italia, regione per regione, e del resto del mondo conosciuto, e dunque Europa, Asia, Africa e America. Di alcune città ci sono pure le carte particolareggiate, ma ciò che a me diverte di più ogni volta è soffermarmi sulle singole regioni e andare a cercare le località a me più care o più frequentate, per capire se esistessero già, o soprattutto se fossero degne di menzione su una carta geografica affrescata in Vaticano.

galleria carte geografiche Musei Vaticani
La Galleria delle Carte Geografiche ai Musei Vaticani

Il messaggio è chiaro: il trionfo della Chiesa si stende su tutto il mondo conosciuto, del quale sono indicate anche le più piccole località (Casole Bruzio in Calabria, alle pendici della Sila, per esempio!) perché la gloria di Dio non ha confini. Passeggiare per la Galleria apre il cuore e gonfia gli occhi di meraviglia. Io lo trovo sublime e lo preferisco alla Cappella Sistina.

Sant’Andrea della Valle e La Tosca

In quella prima volta che andai a Roma con mio padre, si andò a cena in una via accanto alla chiesa di Sant’Andrea della Valle, su via Vittorio Emanuele, allo sbocco di una di quelle stradine che ne arriva da Campo de’ Fiori. C’era una pizzeria che si chiamava Tosca. Nessun nome poteva essere più adatto ad un ristorante in quel luogo, vista la prossimità con la chiesa di Sant’Andrea della Valle, dove si apre proprio l’opera de La Tosca. Oggi quella pizzeria non esiste più, e mi dispiace. Ma la chiesa è il trionfo del Barocco più puro ed esagerato, quello che fa strabuzzare gli occhi perché non si sa dove voltarsi! Tra dorature e illusioni ottiche e prospettiche la chiesa di Sant’Andrea della Valle è certo una delle chiese di Roma dove il barocco trionfa!

Sant'Andrea della Valle
L’abside di Sant’Andrea della Valle con i dipinti di Mattia Preti che raffigurano il martirio del santo

Protagonista dell’opera è un pittore, Mario Cavaradossi, che nel primo atto sta proprio affrescando una cappella della chiesa! Ma Sant’Andrea della Valle ha visto al lavoro pittori del calibro di Mattia Preti e del Domenichino, non proprio degli stuccatori, ecco!

Trovare i segni del Natale di Roma ai Musei Capitolini

Concludo questo viaggio nella Roma che preferisco – in realtà molti altri sarebbero i luoghi e le opere, ma per forza devo operare una scelta – con un luogo che è davvero attinente al Natale di Roma: i Musei Capitolini.

Il motivo è triplice. Innanzitutto ai Capitolini si conserva la statua bronzea della Lupa Capitolina.

Quest’opera, su cui ancora non vi è chiarezza se sia di fabbrica etrusca oppure medievale, ha come unico dato certo il fatto che i Gemelli Romolo e Remo furono aggiunti, bei bambini paffutelli, nel Cinquecento. La statua della Lupa, magra, scarna, la bocca spalancata, le mammelle piene, ha diviso e continua a dividere gli studiosi. Che si faccia risalire alle origini di Roma oppure no, rimane l’altro elemento iconico di Roma, insieme al Colosseo. E nessuno ce lo toglierà mai.

lupa capitolina
La Lupa Capitolina

Il secondo motivo va cercato in profondità: i Musei Capitolini sorgono, come dice il nome, sul Mons Capitolinum, sul quale sorgeva il Capitolium, ovvero il tempio più importante della città, dedicato alla triade capitolina Giove, Giunone e Minerva. Un tempio che risale alla fine del VI secolo ed era immenso, che ebbe lunghissima vita, e che fu così importante per la storia di Roma da far sì che ogni città di fondazione romana dovesse avere il suo capitolium per essere considerata una città in tutto e per tutto.

Io posso solo immaginare l’emozione di chi ha scavato sotto Palazzo dei Conservatori, dove oggi hanno sede i Musei Capitolini, e si è trovato davanti il basamento in grandi blocchi del tempio più importante della romanità: una struttura davvero imponente, di cui oggi è difficilissimo, purtroppo, cogliere l’imponenza e l’estensione. Ma quei grandi blocchi che stanno lì, saldi, dal VI secolo a.C. ci dicono davvero quanto siamo piccoli davanti allo scorrere del tempo, eppure capaci, quando ci impegniamo, di fare cose grandi.

Il terzo motivo è affrescato sulle pareti delle Sale del Palazzo dei Conservatori: un ciclo pittorico notevole, che si svolge attraverso le varie sale del Palazzo e che ripercorre tutte le fasi salienti della Storia di Roma narrata da Tito Livio, dalla Roma dei Re alla Roma Repubblicana. Tra gli episodi più salienti del periodo delle origini naturalmente un posto d’onore lo riveste la Lupa coi Gemelli, a seguire il momento in cui Remo salta entro il solco scavato dalla coppia di bovini condotta da Romolo, cosa che gli procurerà la morte; tra gli episodi di Roma Repubblicana il passaggio di Annibale, vestito come un sultano arabo, in groppa ad un elefante avanza attraverso l’Italia.

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Palazzo dei Conservatori: l’avanzata di Annibale

Perché Roma nel corso della sua storia ha sempre dovuto affrontare terribili nemici. Ma ne è sempre uscita vincitrice. Buon compleanno Roma!

17 risposte a "Perché amo Roma (buon compleanno Caput Mundi)"

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  1. Ma è il 21 aprile che c’è quel bellissimo spettacolo dei petali di rosa rossi all’interno Pantheon? Non so perché, all’inizio del tuo post mi è venuta in mente questa scena che vorrei vedere dal vivo prima o poi.

    Roma l’ho studiata tanto sui libri: non sono archeologa ma storica dell’arte e me la sono sempre ritrovata dal Rinascimento in poi a doverla studiare. Con tanti esami di storia contempornaea, l’ho “vissuta” durante il fascismo. E’ una città che ho amato ancora prima di vederla di persona: ci sono stata solo una volta e mi sono emozionata parecchio. Non è stato facile trovarsi davanti a reperti archeologici mescolati al Rinascimento, al Barocco e al Fascismo: credo che sia stato l’unico momento in cui ho capito cosa voglia dire avere la Sindrome di Stendhal (insieme a Venezia).

    Sto progettando di ritornarci ancora …

    1. Credo che sia in effetti il 21 aprile ma non ne sono certa! Quest’anno non l’hanno fatto, però. Il MiBACT ha prodotto un video in cui mostravano che il fascio di luce entrato dall’oculus illuminava l’ingresso dell’imperatore. Roma è un luogo in cui la Roma imperiale della Colonna Traiana convive con il Vittoriano Fascista e con la medievale chiesa di San Marco. È una città stratificata nel senso più ampio del termine ed è meravigliosa proprio per questo.

  2. C’è stato un periodo quando vivevo a Roma che ogni giorno cambiavo dal bus alla metro al Colosseo, per diversi mesi. E ogni singolo giorno mi emozionavo a vederlo. Poi mi sono trasferita quindi ho cambiato percorso, ma una delle mie gioie era mettermi le scarpe da ginnastica e correre fino al Colosseo. Dopo essere andata via da Roma mi è capitato di tornarci per lavoro o per piacere e anche li, scarpe da ginnastica alla mano, partiva la corsa fino al colosseo, Ora manco da un po, ma sono sicura che replicherò 🙂

    1. Ecco, a me non piace correre, però capisco perfettamente ciò che provi. Io amo il centro di Roma, amo il Colosseo e non vedo l’ora di poter riprendere la metro e uscire lì davanti a bearmi della sua vista

  3. Anche io sono legata a Roma pur essendo di Genova, per svariati motivi ci sono andata varie volte i miei più cari compagni di viaggio sono di Roma per cui capisco tutta la passione che emerge dall’articolo. Roma è sempre bellissima!

  4. Non dimenticherò mai la mia prima volta a Roma. Era il Capodanno tra i miei 19 e 20 anni, ero con due amiche e Roma ci accolse con una luce introvabile altrove, magica e antica. L’ho amata subito, e l’emozione che ho provato visitando il Colosseo è tra le più intense e profonde che abbia mai provato. Come hai scritto tu, è il monumento. Mi segno assolutamente il tè da D’Agnino e il filetto di baccalà da Dar Filettaro per la prossima volta in cui tornerò nella capitale!

      1. Il Mangrovia è un ristorante vicinissimo alla stazione di Roma Termini. Ricordo che quando ci entrai c’era molto pesce fresco steso sopra una distesa di ghiaccio, quindi immagino che il loro punto forte sia quello, ma io preferii ordinare un’amatriciana: fu una decisione molto azzeccata, perché quella che mi servirono è una delle più buone che abbia mai mangiato. Grazie per la risposta! 🙂

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