Perché San Miniato è uno dei borghi più belli della Toscana

Ok ve lo dico, sono di parte: correva l’anno 2010 e io svolgevo a San Miniato il Servizio Civile presso la Biblioteca comunale. Dovetti interrompere il Servizio Civile già a fine aprile perché la mia strada mi stava portando al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Tuttavia sono rimasta molto affezionata a San Miniato. Peccato, però, che dal 2010 ci abbia rimesso piedi soltanto 10 anni dopo, all’inizio del 2020.

Vi porto con me a scoprire quello che secondo me è uno dei borghi più belli della Toscana. Di fatto ha tutto: ha storia, ha musei, ha un panorama mozzafiato sulle colline che coronano il Valdarno Inferiore, ha monumenti e chiese degne di finire nei libri di storia dell’arte. Infine, è stato segnato pesantemente dalla storia recente, quella della Seconda Guerra Mondiale. E sempre più spesso si avverte la necessità di imparare a conoscere davvero questo capitolo della nostra storia più vicina.

panorama colline toscane
Il panorama delle colline toscane da San Miniato

Raggiungere San Miniato

San Miniato è un comune della provincia di Pisa. Si raggiunge comodamente da Firenze col treno per Pisa oppure in auto prendendo la FI-PI-LI, la superstrada che collega Firenze con Pisa e poi con Livorno e segue il corso dell’Arno toccando Montelupo Fiorentino, Empoli e poi Santa Croce sull’Arno e Pontedera. San Miniato si trova subito dopo Empoli, sul lato opposto della valle.

San Miniato, poi, sorge in altura. La stazione del treno si trova invece a San Miniato Basso, per cui se si viaggia con i mezzi pubblici occorre prendere poi un autobus che conduca nel centro storico. Se invece viaggiate in auto, a San Miniato alto c’è la possibilità di parcheggiare addirittura a due passi dai principali monumenti: il complesso di San Domenico da una parte, la Rocca dall’altra.

I principali monumenti di San Miniato

Il complesso di San Domenico è il primo grande complesso monumentale che ci accoglie in centro: intorno ad un chiostro si dispone un edificio quadrangolare porticato che negli ultimi decenni è divenuto polo culturale con la sede principale della Biblioteca comunale e con la recentissima istituzione del Museo della Memoria (vedi sotto).

san miniato-san domenico
Il Complesso di San Domenico è il polo culturale di San Miniato.

Accanto al convento di San Domenico sorge, giustamente, la chiesa di San Domenico. Da fuori non ispira granché: la sua facciata in pietra a vista non rivestita ricorda per certi versi San Lorenzo a Firenze o San Petronio a Bologna. Entrando però le cose cambiano.

affresco chiesa di san domenico
Chiesa di San Domenico, affresco importante per gli animali marini più o meno fantasiosi raffigurati, una vera particolarità nella storia dell’arte

La controfacciata, innanzitutto regala una perla che io scoprii 10 anni fa e che serbo nel mio cuore come un capolavoro assoluto: nella nicchia in corrispondenza dell’ingresso a sinistra è raffigurata una scena legata ad uno dei miracoli di San Domenico il quale avrebbe salvato da naufragio e da morte certa un gruppo di pellegrini. La raffigurazione, eccezionale, mostra nella parte alta della nicchia la barca con i pellegrini, mentre il resto della rappresentazione, per quanto si è conservato, mostra un mare pieno di pesci fantasiosi e mostri marini al limite del grottesco e del fantastico. Io lo trovo bellissimo e assolutamente unico nel suo genere.

La chiesa è a navata unica, nonostante il fondo sia tripartito: l’abside centrale e due cappelle laterali, ciascuna delle quali affrescate con cicli pittorici. Nella cappella di destra, per esempio, sono raffigurate le Storie della Vergine, mentre al di sopra dell’altare maggiore proseguono le storie dei miracoli di San Domenico, fondatore dell’ordine monastico dei Domenicani.

Proseguendo si arriva al bivio che, se da un lato porta fuori dal centro, dall’altro entra nella Rocca vera e propria, attraverso una porta oltre la quale si trova il grande ed elegante palazzo affrescato del Seminario.

Dalla piazza del Seminario si sale verso la Rocca vera e propria.

 

san miniato torre federiciana
La Torre Federiciana di San Miniato al crepuscolo

Ci accoglie la splendida (per me) facciata in mattoni rossi della Cattedrale. La facciata, molto semplice e lineare, è animata da catini murati, ovvero da veri e propri catini di ceramica smaltata murati sulla facciata. La piazza si affaccia sul panorama del Valdarno, che di sera, mentre tutto si fa buio, si accende delle luci della città – Empoli – e degli altri centri fin dove spazia lo sguardo.

Sulla piazza un monumento rimane seminascosto, eppure è significativo: ricorda il giorno in cui San Miniato fu bombardata, il 23 luglio del 1944, mentre al suo interno parte della popolazione raccolta forzatamente dai tedeschi moriva per un’esplosione. Nel corso di quei bombardamenti fu distrutta anche la Torre di Federico II che coronava l’altura di San Miniato. Rasa al suolo, fu ricostruita nel dopoguerra, in quegli anni in cui non sapendo come approcciarsi con le distruzioni si preferì ricostruire il monumento piuttosto che prendere atto della sua rovina definitiva. A San Miniato si costituì un “Comitato per la ricostruzione della Rocca” e nel 1856 cominciò la ricostruzione. Oggi la Torre di Federico II fa parte del circuito museale di San Miniato: vi si può salire e dall’alto la vista spazia davvero a 360° sul territorio circostante. Da qui si capisce l’importanza strategica di una torre a controllo del territorio, a controllo dell’Arno e della valle.

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Il Monumento in memoria dei bombardamenti del 23 luglio 1944 alla Rocca di San Miniato

Ridiscendendo il borgo, spicca tra gli altri il Palazzo Grifoni, uno splendido palazzo del XVI secolo (1551-1554), citato da Giorgio Vasari come “cosa magnifica”, progettato da Giuliano Baccio d’Agnolo, ma su ispirazione, addirittura, di Michelangelo, è stato anch’esso parzialmente distrutto nel 1944, ma ricostruito negli anni immediatamente successivi secondo il disegno originale. Il suo prospetto è effettivamente maestoso e degno dei più signorili palazzi di Firenze. Siamo a ben pochi km di distanza, in effetti.

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Panorama dalla rocca di San Miniato

Scendendo in valle, l’area archeologica di San Genesio ha portato in luce l’antico Vicus Wallari, attestato fin dal 715 d.C. In particolare è venuta in luce una pieve, dell’XI secolo e una grande area cimiteriale che rimonta indietro nel tempo, all’età romana e ancora prima etrusca: segno della frequentazione davvero antica di questo luogo. Annesso all’area archeologica c’è un piccolo museo che racconta la storia del territorio, dall’epoca etrusca alla romana, fino all’età longobarda, quando si insedia il Vicus Wallarii.

Il Museo della Memoria

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L’abbecedario dei bimbi in epoca fascista. Agghiacciante, vero?

La storia più recente di San Miniato è fortemente legata all’avvento del Fascismo e alle sue conseguenze durante la Seconda Guerra Mondiale. Per la verità, ogni comune italiano ha la sua propria storia legata all’età fascista e poi alle vicende della Guerra. A San Miniato la necessità di raccontare questa storia è sfociata nell’istituzione del Museo della Memoria, nel Complesso di San Domenico. Grazie a foto e documenti d’epoca, visibili con touchscreen, e grazie a videointerviste – realizzate ormai parecchi anni fa – di personaggi di San Miniato che ricordano il periodo fascista a San Miniato e poi il periodo della Guerra – e dei partigiani – si ricostruisce la storia del paese e la si riconnette alla storia d’Italia.

Nelle vetrine si alternano invece oggetti, come l’abbeccedario dei bambini delle elementari, la divisa in orbace, riviste e pubblicazioni locali o nazionali della propaganda fascista.

museo della memoria san miniato
Enzo Giani, Crocifissione, filo spinato delle trincee del Col di Lana, 1969

Nella storia di San Miniato si distinguono alcune persone, nel bene e nel male: i video parlano di “fascistoni” e delle loro malefatte, così come emergono le figure importanti di antifascisti e partigiani. Tra i nomi si distinguono Giuseppe Gori, ciabattino di Cigoli (un paese vicino San Miniato) dichiaratamente antifascista e perciò in prigione fin dal 1938, Gino Ragionieri di Empoli e Florindo Eufemi, un ciclista antifascista che fu costretto a fuggire letteralmente in bicicletta approfittando di una gara, la Genova-Nizza.

L’ultima sezione del museo è dedicata ai bombardamenti e alle distruzioni perpetrate dai Tedeschi nel momento in cui giunsero gli Alleati a liberare San Miniato e in genere il Valdarno. Dal 17 al 24 luglio San Miniato visse i suoi giorni peggiori: case ed edifici sventrati, monumenti, come la torre federiciana, rasi al suolo, persone uccise in seguito a esplosioni e rappresaglie.

Il Museo della Memoria è un luogo che invita all’ascolto e alla riflessione. E che insieme ad altri musei del territorio, come il Museo della Guerra di Ponzalla (Scarperia e San Piero) e il Museo della Deportazione a Figline di Prato (il paese natale di Curzio Malaparte) contribuisce a costruire un racconto importante del territorio toscano durante la II Guerra Mondiale.

Cultura, tartufo, territorio: San Miniato a 360°

San Miniato è un borgo medievale che sa incantare e incuriosire. Tutto viaggia sotto la superficie, bisogna aguzzare lo sguardo, guardarsi intorno, osservare i palazzi, l’interno delle chiese, il panorama all’intorno e la Torre Federiciana, oggi come allora punto di riferimento sulla Rocca. San Miniato è famosa per il tartufo bianco, al quale dedica una mostra mercato ogni anno a novembre. Cultura, storia, territorio: San Miniato è un borgo toscano che incanta e che conquista.

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