Diario di viaggio a Marrakech – la Kasbah e le tombe dei Saaditi

31.10.2019

Tra una storia e l’altra ci svegliamo verso l’ora di pranzo. Siamo pressoché zombie, ma almeno personalmente sono strafelice dell’esperienza della notte scorsa: un matrimonio tradizionale marocchino in piena regola, con tanto di sposo a cavallo e di balli tradizionali!

Verso la Kasbah

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Geometrie e simmetrie nella kasbah di Marrakech

Riprendiamo la strada ormai nota, attraversiamo porta Bab Djid, ma invece che infilarci nei giardini Lalla Hasna, che stanno davanti alla moschea Koutoubia, svoltiamo a destra, in direzione di Bab er-Robb, la porta attraverso la quale si accede alla Kasbah. Bab er-Robb e Bab Agnaou sono le due porte, affiancate, che immettono nella Kasbah. Bab er-RObb fu costruita nel XII secolo in un angolo delle mura. Er-Robb significa arrope, indica cioè un succo di frutti appassiti, uva, mele cotogne o more, che gli abitanti delle montagne dell’Atlante vendevano ai cittadini di Marrakech. Nel momento in cui accanto vi fu aperta un’altra porta, Bab Agnaou, più grande e carrabile, è diventata un negozio di ceramiche. La Porte Bab Agnaou fu costruita dagli Almohadi ed è tuttora una porta di accesso, anche se ha perduto i due grandi bastioni che affiancavano e rafforzavano il grande arco semicircolare. Bab Agnaou è indubbiamente la più bella delle porte di Marrakech: le pietre intagliate sono disposte in modo da ottenere linee sobrie e regolari intorno all’arco che è ulteriormente arricchito da decori quasi calligrafici.

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Bab Agnaou, la splendida porta che immette nella Kasbah di Marrakech

La nostra intenzione è quella di visitare le Tombe dei Saaditi. Ma appena superata la soglia un addetto all’Ufficio turistico, o almeno così si qualifica, che parla italiano, ci sconsiglia di visitarle (“non è niente di che, per 7 euro!” dice), mentre ci guida in una bottega di argan di una cooperativa femminile che produce cosmetici e derivati vari dall’olio della pianta più nota del Marocco. Nella bottega ci sono tre donne che dimostrano la lavorazione tradizionale, mentre il resto della boutique – la definirei così – ha in vendita tutti i vari prodotti.

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Passeggiando nella Kasbah

Le Tombe Saadite

Sbuchiamo sulla piazza su cui affaccia la Moschea Moulay el-Yazid. Mentre discutiamo sull’opportunità o meno di visitare le tombe, vista la pessima recensione fatta da questo “impiegato dell’Ufficio turistico” un uomo ci salva la vita: è italiano, originario di Sestri Levante, ma che ha fatto di Marrakech la sua seconda casa, che in un secondo ci convince: le Tombe Saadite sono il principale monumento di Marrakech, un contesto realizzato nel 1557, ma totalmente tombato nel 1677 da Moulay Ismail che insieme ne cancellò il ricordo ma ne preservò la conservazione fino a che esso non fu rinvenuto nel 1917, sotto l’occupazione francese, e riportato all’antico splendore.

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ll complesso monumentale delle Tombe Saadite

La necropoli, che ospita le spoglie mortali dei rappresentanti della dinastia Saadita, si compone di due complessi architettonici distinti. Il primo si articola su tre sale: si apre su un oratorio a tre navate. Un mirhab – l’equivalente di una nostra nicchia/abside – traccia una nicchia pentagonale sormontata da un arco a ferro di cavallo aperto che poggia su quattro semicolonne in marmo grigio inquadrate da altre quattro colonnette simili e sormontato a sua volta da una cupoletta a muqarnas. Questo complesso vede però il massimo splendore nell’adiacente sala mediana che si caratterizza per le sue 12 colonne. Si tratta di uno spazio fastoso sottoforma di una cupola che poggia su quattro gruppi di tre colonne in marmo di Carrara (nientemeno!) che sostengono un soffitto in legno scolpito e decorato con grandi archi decorati a muqarnas. In questa sala è sepolto Ahmed al Mansour, il costruttore di questo complesso.

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Tombe Saadite – la sala delle 12 colonne

Non si può entrare in questo complesso, ma per vederlo occorre mettersi diligentemente in coda e attendere il proprio turno: soltanto una o due persone per volta riescono ad affacciarsi contemporaneamente per contemplare lo spettacolo di marmi, legno scolpito come se fosse un tessuto di pizzo e zellij colorati alle pareti.

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Uno scorcio della kasbah di Marrakech

L’altro complesso, che si raggiunge percorrendo un breve viale a piedi, si chiama “Qubba lalla mesaouda“. Qui ritroviamo, in piccolo, l’eccellenza architettonica della sala delle 12 colonne dell’altro complesso.

Menomale che ci siamo fidati all’ultimo e non abbiamo dato retta al sedicente “impiegato dell’Ufficio Turistico” il cui unico interesse, ora lo capiamo bene, era quello di venderci l’olio di argan.

Quando usciamo dalle Tombe Saadite percorriamo le vie tranquille che girano intorno alla moschea Moulay el-Yazid. Le architetture in pisé che caratterizzano Marrakech e che le conferiscono quel colore rosato per cui è chiamata “la città rossa” qui sono più che mai evidenti. Siamo a due passi, ora, da Palais El Badi, che anche oggi è chiuso. Sbuchiamo in Place des Ferblantiers. Su di noi volteggiano le cicogne in volo.

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Kasbah di Marrakech, all’ingresso delle Tombe Saadite

Tutto contribuisce a darci quel senso di calma che il souk e Place Jeema el-Fna negli scorsi giorni ci hanno nascosto. Il bello di Marrakech sta proprio in questo: nelle sue anime così diverse eppure, sotto sotto, così estremamente unite. Come una donna affascinante, ma a tratti respingente, come il ragazzo che noi tutte sogniamo e che però è un po’ stronzo, diciamocela tutta: ecco, Marrakech è così, si fa amare ma decide lei fino a che punto concedersi.

Da Place des Ferblantiers torniamo verso la Koutoubia  e i giardini Lalla Hesna. Per la prima volta ci fermiamo nei giardini, mentre il sole tramonta, godiamo dell’aria che si va rinfrescando e del gorgoglio dell’acqua nella fontana. Accanto a noi un ragazzo vende té alla menta preparato in un bollitore immenso. In lontananza il muezzin della Koutoubia chiama i fedeli alla preghiera. Lasciatemi qui ancora un po’. Ancora un po’.

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