Diario di viaggio a Marrakech – come (non) perdersi nel souk

28.10.2019

In notturna è arrivato il resto del gruppo: innanzitutto gli sposi, Antonella e Noaman, originario di Marrakech ma da anni in Germania. È lì che i due sposi si sono conosciuti. Dopo essersi sposati in Germania, vengono in Marocco a festeggiare con la famiglia di lui secondo la festa tradizionale. Insieme a loro arriva il resto della banda, per un totale di circa 20 persone: per una settimana mi ritrovo a parlare e ad ascoltare un mix di francese e inglese, cercando di capire il tedesco. Non facile per me, devo ammetterlo.

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thé à la menthe

Non è facile nemmeno far muovere 20 persone tutte insieme e soprattutto con età e con esigenze diverse: si va dalla bambina di 5 anni (dolcissima Reeva, non si lamenta mai, è sempre giocosa e allegra nonostante i tour de force cui viene sottoposta) alla mamma della sposa: un range davvero notevole. La giornata di oggi è infatti piuttosto soft come ritmi e l’irrequieta che è in me a tratti ha qualche moto di ribellione, lo ammetto. Ma alla fine va bene così.

Si inizia con un’abbondante colazione vicino all’hotel per conoscersi tutti. durante la quale comunque provo qualche elemento tipico della cucina marocchina: una panella rotonda di farina gialla da accompagnare con una scelta tra 3 prodotti a base di argan: il miele, l’olio e l’amlou, meglio nota tra i turisti come “nutella del Marocco”, ma che con la nutella non ha niente a che vedere: una crema a base di mandorle o arachidi tritate, miele di argan e olio di argan.

Si parte poi a piedi per il centro e torniamo (noi, per gli altri è la prima volta) in Place Jemaa el-Fna. Qui la prima operazione da fare è per i nuovi arrivati cambiare gli € in dirham, moneta locale. Ne approfittiamo anche noi, sedotti dal cambio conveniente e dal fatto che tanto prima o poi ulteriori soldi andranno cambiati comunque.

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Da quest’arco ci si immette in Place Jemaa el-Fna. Sarebbe vietato l’accesso ai motorini, come in tutti i souk, ma naturalmente nessuno rispetta il divieto

Una terrazza su Place Jemaa el-Fna

Quando usciamo in Place Jemaa el-Fna si ripropone la scena degli incantatori di serpenti che si avvicinano. Forti della nostra esperienza di ieri preavvisiamo i nostri compagni di viaggio evitando spiacevoli situazioni. Entriamo tutti quanto in un ristorante sulla piazza e andiamo in terrazza. Da qui per la prima volta mi rendo conto di quanto Place Jemaa el-Fna sia grande e brulicante di vita. Il suono ossessivo dei pifferi degli incantatori di serpenti e dei tamburi si placa solo quando il muezzin chiama alla preghiera, poi riprende come se non si fosse mai interrotto.

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Place Jemaa-el-fna alle 4 del pomeriggio: la piazza si svuota degli “artisti di strada” in attesa che arrivino i banchini per lo street food serale
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Arrivano i banchini e in poche decine di minuti la piazza si trasforma e viene occupata interamente da cucine, banconi, tavolate e panche per la sera

Intorno alle 16, però, succede qualcosa: gli ambulanti che occupano il centro della piazza pian piano se ne vanno e sgomberano. Al loro posto arrivano i carretti che trasportano le strutture mobili che la sera si trasformano in ristori all’aperto: con tanto di cucina, espositore, tavoli e panche e, naturalmente, cibo. È impressionante l’ordine e la laboriosità con cui questa trasformazione avviene: viste dall’alto le persone sembrano tante formiche affacendate che si muovono secondo un ordine precostituito. Magnifico.

Come non perdersi nel souk: #travelwithlocal

Quando finalmente prendiamo la via ci infiliamo nel souk. Kamal conduce questo serpentone di quasi 20 persone attraverso le viuzze strette che non sembrano avere un ordine né un orientamento sensati. Ma quando sbuchiamo in Place des Epices la riconosco subito: zeppa di banchini e di botteghe, scatto qui alcune delle mie fotografie più belle, mentre il resto del gruppo si disseta con succo di melograno. Il melograno in effetti è molto diffuso qui a Marrakech: i fiori essiccati sono venduti per essere infusi (ne vengono cantate le lodi come eccitante naturale femminile); i giardini intorno alla Koutoubia sono decorati da siepi di melograno i cui piccoli frutti sono quasi perle rossastre in mezzo al fogliame verde. Infine, il succo di melograno venduto al dettaglio è una bevanda distribuita in varie parti della città.

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Bottega di tessuti in Place des Epices
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La meraviglia delle babouches esposte nel souk des babouches di Marrakech

Il nostro percorso nel souk procede e questa volta sembra avere un ordine: il souk delle babouches, le babbucce, le pantofole a punta realizzate in pelle, prodotto tipico dell’artigianato marocchino: ce ne sono di bellissime e di tutti i tipi: a punta oppure tonde, col tacco o senza, colorate o al naturale, decorate o lisce, da uomo, da donna e da bambino. La mia passione per le scarpe si scatena e mi brillano gli occhi: ma avrò modo più avanti di comprarle.

Dopo le babouches si passa al souk delle pelli. E qui, accanto alla bottega puoi trovare l’opificio, un piccolo vano in cui l’artigiano taglia la pelle, o la cuce, o la inchioda alle suole delle scarpe.

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Dentro il souk del ferro battuto

Ci stiamo allontanando, credo, dai percorsi turistici. Quando ci affacciamo nel souk del ferro battuto ne ho la certezza: pochi i venditori, molte le botteghe artigiane, piccolissime, nelle quali puoi vedere il fabbro intento a battere il ferro: un lavoro antico, affascinante, ma svolto in condizioni davvero difficili. Passiamo accanto a tre fabbrii intenti a mangiare una zuppa dalla stessa pentola e ho la certezza di essere entrata in contatto con un pezzo di vita vero di queste persone e in qualche modo di averne violato la privacy. Perché l’impressione che ho avuto è che costoro siano davvero gli ultimi, che rimangono nascosti, che non escono mai da lì.

Ancora qualche vicolo intricato e sbuchiamo nei pressi del Musée de la Femme. Non lo visitiamo, ma mi informo: il Musée de la Femme si pone come obiettivo quello di preservare la cultura e l’attività delle donne marocchine attraverso esposizioni tematiche sul loro ruolo nelle attività sociali, politiche, economiche e culturali del Marocco. È quindi un omaggio alle donne marocchine – madri, operaie, artiste, scienziate, dirigenti, che grazie alla loro attività sono diventate ambasciatrici del Marocco.

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Una piazzetta nel cuore del Souk

Un’altra pausa: in un locale, Le Jardin de Marrakech, che si presenta come un’oasi dopo il tour del souk. Un tour che è stato impegnativo per vari motivi: il bombardamento di immagini, odori e rumori, l’attenzione costante a non farsi investire da un motorino, la necessità di non perdere il gruppo. Quando ci fermiamo, tanto per cambiare prendo il té alla menta: mi sto decisamente togliendo ogni sfizio in tal senso.

Quando usciamo percorriamo un altro lungo tratto di souk, attraversando piazzette, vie coperte, angoli di strade di intensa bellezza. Impossibile riproporre l’itinerario percorso: ci sarebbe voluto il filo di Arianna, ma in assenza di esso meglio esserci affidati a chi in questi luoghi ci vive, piuttosto che fare da soli. Potendo scegliere, non ho alcun dubbio che sia stato meglio fare così.

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Spezie in esposizione nel souk di Marrakech
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Nel Souk delle pelli di Marrakech

Usciamo su Place Jemaa el-Fna che è già buio. Ora ci avviamo verso l’hotel, a piedi ovviamente: a noi donne spetta la prima parte della preparazione al matrimonio marocchino: la scelta del Kaftan per la festa tradizionale che si terrà tra due giorni.

Sono le sorelle dello sposo, Aisha e Kadisha, a fare da tramite tra la boutique che noleggia gli abiti e noi. La mia scelta cade quasi dubito su un Kaftan blu elettrico. Un po’ troppo lungo, ma del resto anche gli altri lo sono, pertanto mi aggiudico il mio abito blu. I kaftani sono splendidi abiti lunghi e si trovano in due modelli (per la mia esperienza, almeno): più pesanti, di similvelluto, ad uno strato solo, oppure più leggeri, composti da due vesti delle quali quella sotto è lunga e senza maniche, mentre quella sopra è a maniche lunghe e aperta sul davanti a creare quasi due veli a strascico. Per chi lo sa portare, indossarlo equivale a sembrare una principessa.

E con questo sogno da Mille e una notte si conclude la giornata.

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