Turismo culturale in Sardegna: 4 musei da visitare assolutamente

Il patrimonio culturale della Sardegna è davvero vastissimo. Tutti conosciamo i nuraghe e la grandezza della civiltà nuragica esercita su chiunque un grandissimo fascino. Ma i nuraghe sono solo un aspetto della cultura sarda.

Per scoprire la cultura sarda in alcune delle sue sfaccettature, propongo la visita di 4 musei dislocati in varie parti della Sardegna, visitando i quali si può avere un’idea più ampia della cultura sarda.

Ecco i 4 musei che andremo a visitare:

  • Olbia, Museo Civico Archeologico
  • Nuoro, Museo Etnografico Sardo
  • Orani, Museo Nivola
  • Cabras, Museo Civico Archeologico “G. Marongiu”

Olbia, Museo Civico Archeologico

Il Museo Civico Archeologico di Olbia ripercorre la storia di Olbia e del suo territorio dalla preistoria fino ai giorni nostri. Attraverso i ritrovamenti di epoca fenicia, i primi ad occupare la felice insenatura protetta dall’isola Tavolara, poi di età greca, durante la quale prende il nome attuale di Olbia (Ολβια), quindi di epoca punica (cartaginese) e infine di età romana. La cesura pazzesca è segnata dall’affondamento delle navi in porto nel 450 d.C. ad opera dei Vandali, dopodiché l’epoca altomedievale e medievale vede una contrazione drammatica dell’abitato, che vive alla stregua di un paesello, nonostante la splendida posizione sul mare. Solo in epoca fascista, con la riproposizione del nome Olbia (che nei secoli si era perso) la città ha un nuovo slancio che nel secondo dopoguerra diviene formidabile e che oggi finalmente sta dando i suoi frutti.

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Navicella nuragica esposta al Museo archeologico di Olbia
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Ceramica medievale rinvenuta a Olbia

Tutta questa millenaria storia è raccontata vetrina dopo vetrina sia dagli oggetti esposti che, soprattutto dall’audioguida che segue il visitatore passo passo e lo accompagna alla scoperta dei reperti più significativi appartenenti ad ogni singola epoca, dalle ancore dell’età del Bronzo alle lucerne puniche, dalle anfore colme di garum – la salsa di pesce per cui i Romani andavano pazzi – alle stoviglie in ceramica smaltata di età medievale, testimoni dei traffici commerciali mediterranei in mezzo ai quali la piccola Olbia si trovava.

Ma la sezione più importante, e decisamente d’impatto, si trova all’inizio del percorso museale: una grande sala nella quale sono ricostruite le fiancate di due navi tra quelle affondate nel 450 d.C. dai Vandali nel porto di Olbia. Il fasciame in legno è stato recuperato, restaurato e stabilizzato pezzo per pezzo, quindi risistemato al suo posto a formare la chiglia e musealizzato in una sala climatizzata appositamente per mantenere le adeguate condizioni di temperatura e umidità costanti. Entrare nella sala delle navi lascia davvero senza fiato: i legni sono imponenti, inoltre sono esposti anche un pennone e un timone, recuperati e riconosciuti in mezzo al fasciame durante lo scavo subacqueo eccezionale che ha portato le navi di Olbia alla luce. In museo, tra l’altro, è esposto anche il vasellame in dotazione di bordo che reca le tracce dell’incendio che dovette divampare sulle navi assaltate dai Vandali. Possiamo solo immaginare, attraverso questi oggetti, la devastazione che quell’evento comportò.

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Una delle due navi romane esposte al museo archeologico di Olbia

Notazione pratica: il museo è gratuito e gratuitamente fornisce l’audioguida. Non avete scuse per non visitarlo.

Ho parlato del Museo archeologico di Olbia, che mi ha decisamente entusiasmato, in un post dedicato espressamente a Olbia, indicandolo tra le 4 esperienze da fare assolutamente in città: 4 cose da fare e da vedere a Olbia

Nuoro, Museo Etnografico Sardo

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Maschera di Mammutones (particolarmente terrificante) al Museo Etnografico Sardo di Nuoro

Il Museo Etnografico Sardo di Nuoro, con la sua sezione dedicata al Costume, ci catapulta nelle tradizioni folkloristiche sarde con garbo e con deferenza. Perché ogni manifestazione di folklore va assimilata col rispetto che merita. Io davanti alle maschere dei Mammutones mi sono sentita in soggezione, davanti a volti e maschere ancestrali, con il loro carico di significati simbolici, più o meno terribili, più o meno legati al mondo agro-silvo-pastorale che in alcune parti della Sardegna, come la Barbagia, è ancora molto sentito.

La prima sala, dedicata alle maschere tradizionali del carnevale, Mammutones e affini, fa impressione: tra diorama che ricostruiscono situazioni a manichini che sembrano prendere vita, a maschere terrificanti, a metà strada tra uomo e bestia, si viene catapultati nella tradizione sarda più profonda e inaccessibile.

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Costumi tradizionali da sposa di diversi paesi della Sardegna: quale di questi avrà indossato mia nonna per il suo matrimonio?
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Ecco un abito da cerimonia tradizionale. Questo, di Macomer, potrebbe essere in effetti l’abito indossato dalla mia bisnonna per il matrimonio

Un’altra sala di forte impatto è quella dedicata agli abiti tradizionali maschili e femminili. I manichini indossano abiti da cerimonia e da sposa. E io che posso vantare una discendenza sarda, vado subito a cercare l’abito tradizionale che la mia bisnonna, agli inizi del ‘900, potrebbe aver indossato per il suo matrimonio. Questa ricerca mi commuove, mentre scandaglio abiti e provenienze. Questo pensiero, cioè aver trovato un legame con i miei antenati, mi fa stare bene: è per questo che i musei etnografici sono importanti: perché stabiliscono legami tra chi vive oggi e chi viveva un tempo.

Il museo prosegue con una bella selezione di gioielli, tra coralli, filigrane e buffi ornamenti come gli ispuligadentes, stuzzicadenti di pregio che venivano portati al collo come ciondoli. Amuleti a forma di cavalletta, orecchini e collane fanno a gara a conquistarsi gli sguardi ammirati delle visitatrici. E dei visitatori, perché no.

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ispuligadentes indossati come ciondolo: uno degli straordinari gioielli in oro della tradizione sarda
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forme di pane strane e dove trovarle: il Lazzareddu, pane cerimoniale per Pasqua

Un’altra sezione è dedicata al pane, prodotto tradizionale fondamentale per la vita delle comunità. Tra i pani in mostra, pani cerimoniali da realizzarsi solo in occasioni particolari, soprattutto religiose, mi colpisce il Lazzareddu, un pane cerimoniale realizzato per Pasqua, che raffigura Lazzaro, resuscitato da Gesù Cristo e ancora coperto da bende che lo rendono simile ad una mummia. La cosa interessantissima, scopro grazie a Lucia, blogger di Una penna spuntata, è che anche a Cipro esistono prodotti simili, i Lazarakia, dolci questa volta, che sono raffigurati bendati e vengono realizzati per Pasqua.

Il Mediterraneo è un mare che unisce, e non divide.

Orani, Museo Nivola

Alzi la mano chi conosce Costantino Nivola.

Esatto, neanch’io lo avevo mai neanche sentito nominare. Eppure questo artista sardo che sposa Ruth Guggenheim e vola a New York dopo essere diventato, a cavallo degli anni ’30, direttore artistico della Olivetti, è una figura di spicco nel panorama artistico italiano del Novecento.

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La Terra sovrappopolata, opera di Costantino Nivola del 1972

Scultore, pittore, scultore per l’architettura, è cruciale per lui l’incontro con Le Corbusier. Si trasferisce a Long Island (che per me diventa sinonimo de Il grande Gatsby) e qui inventa la tecnica del sandcasting, con cui crea sculture in cemento da matrici di sabbia. Con questa tecnica allestisce lo showroom Olivetti a New York. Nonostante le seduzioni capitaliste della Grande Mela, torna spesso su temi a lui cari delle sue origini sarde: la figura della Madre e del Costruttore, per esempio, sono ricorrenti nella sua produzione scultorea. Alcune opere sono davvero moderne per concezione, come “La terra sovrapopolata“: un mappamondo di bronzo sul quale si animano mille figure umane che sembrano divincolarsi, le une sulle altre, senza ordine. L’altra opera interessante è il Modello di monumento alla Bandiera americana, in cui rende tridimensionale, esplodendolo, il disegno di stelle e strisce della bandiera americana.

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Modello per monumento alla Bandiera americana, Costantino Nivola

Merita una particolare menzione il borgo di Orani, che si sviluppa sulla montagna di fronte al museo: un panorama stupendo che lo stesso Nivola, tra l’altro, dipinge restituendo quegli stessi colori caldi e polverosi che abbiamo davanti ai nostri occhi.

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Il borgo di Orani visto dalla terrazza del Museo Nivola

Cabras, Museo Civico Archeologico “G. Marongiu”

Nuovamente un museo archeologico, ma che museo! Questo è il museo dei Guerrieri di Mont’e Prama, sculture di pietra che raffigurano guerrieri, pugilatori e arcieri, la cui funzione ancora non è chiara del tutto, così come la datazione: sono da riferirsi alla civiltà nuragica? Sono posteriori? Solo ulteriori indagini archeologiche potranno fugare definitivamente questi dubbi: i Guerrieri sono stati rinvenuti infatti in un sito archeologico qui nel territorio di Cabras e immediatamente hanno fatto parlare di sé. La loro fama è tale che addirittura in aeroporto ad Olbia la loro riproduzione accoglie i passeggeri in arrivo.

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I Guerrieri di Mont’e Prama esposti al Museo di Cabras

I Guerrieri di Mont’e Prama sono senz’altro il pezzo forte del museo, tuttavia vi sono altre sezioni che meritano menzione.

Innanzitutto a pochi km da Cabras si trova Tharros, il sito fenicio-punico più importante della Sardegna. Nella sala ad esso dedicata trovano spazio stele scolpite a rilievo e vasellame proveniente dal sito e disposto, in modo piuttosto evocativo, sulla sabbia, a ricordare che Tharros sorge in riva al mare.

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Allestimento evocativo nella sala dedicata a Tharros al Museo di Cabras; vasellame in ceramica e stele decorate a rilievo sistemate sulla sabbia

E dalla riva del mare ci spostiamo sul fondale con l’altra importante sezione del museo, dedicata al relitto di Mal di Ventre. Il nome è tutto un programma, tuttavia il carico della nave romana affondata è incredibile: trasportava almeno 999 lingotti di piombo, tutti bollati col nome del costruttore; inoltre il relitto ha restituito la dotazione di bordo, fatta di vasellame ma anche di proiettili di piombo, per difendersi da assalti pirati, e i grandi chiodi con cui era fermato il fasciame dello scafo. Meraviglioso.

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I lingotti di piombo rivenuti nel relitto di Mal di Ventre

Il museo di Cabras è un tuffo nell’archeologia sarda a 360°. Un viaggio nella storia, più che una semplice visita ad un museo.

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I guerrieri di Mont’e Prama tra restauro e ricerca: una sala particolarmente curata del Museo di Cabras

Questi sono i 4 musei che ho visitato nel mio breve ma intenso educational tour promosso da Sardinia Mice Network. 4 musei che rendono un’idea trasversale della cultura sarda, una cultura che non è solo nuraghe, ma è molto molto altro. Spero con questo post di aver stuzzicato la vostra curiosità.

E voi invece quali musei di Sardegna avete visitato? Quali mi consigliate di visitare la prossima volta che tornerò in Sardegna? Vi aspetto nei commenti e sulla pagina facebook di Maraina in viaggio 😉

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