Ponente Ligure: lungo la via dell’Olio nella Valle Impero. Lucinasco, Borgomaro, Aurigo

Continua la mia esplorazione dell’entroterra del Ponente Ligure. Come ho già avuto modo di scoprire di recente, la Liguria di Ponente non è solo mare, ma è fortemente legata al suo entroterra: un entroterra spesso aspro, fatto di valli strette e di borghi raggiungibili solo percorrendo strade strette e tortuose. Ma una volta arrivati… che meraviglia! Non ci si può non innamorare!
Ormai nelle mie esplorazioni porto con me due compagni di viaggio d’eccezione: uno è Salvatore, il mio compagno di vita che si sta specializzando in fotografia, l’altra è mia madre che, finalmente pensionata, si gode queste rare gite con l’entusiasmo di una ragazzina in gita scolastica. Perché nonostante abbia vissuto a Imperia tutta la vita, non ha avuto molte occasioni per esplorare l’entroterra.

Aurigo by night
Aurigo dopo il tramonto

Insieme abbiamo già esplorato quest’estate la Val Nervia, con Dolceacqua, Isolabona e Valloria. Poi ci siamo spostati verso Imperia e abbiamo scoperto la Val Prino con Dolcedo e Valloria. Infine eccoci qua. nella Valle Impero.

Lungo la via dell’Olio nel Ponente Ligure

Partiamo dunque per una nuova avventura. Ci mettiamo di nuovo in cammino lungo la Via dell’Olio e delle fasce, ovvero delle colline terrazzate tipiche della Liguria. Questa volta, però, affrontiamo la Valle Impero, che da Imperia Oneglia risale verso il Piemonte.

A questa via io (così come mia madre) sono molto affezionata: quand’ero piccola capitava le domeniche di mettersi in strada e salire verso Nava, una località della montagna ligure quasi al confine col Piemonte (la cittadina successiva, Ormea, è infatti già in Piemonte). Per raggiungerla, da Imperia percorrevamo la Via Nazionale, che saliva lungo la Valle Impero fino a Pieve di Teco e da qui proseguiva per Pornassio e infine Nava, diramandosi qua e là verso piccoli borghi come Rezzo oppure come Mendatica e i suoi alpeggi.

Borgomaro
Uno dei borghi che andremo a scoprire: Borgomaro

La Via Nazionale attraversava uno per uno i paesi di Pontedassio, Chiusavecchia e tutti i piccoli agglomerati di case che si trovavano lungo il percorso. Dalla via si dipartivano le strade provinciali che conducevano a borghi ancora più piccoli: Costa d’Oneglia, Sarola, Chiusanico, Lucinasco, Borgomaro, Aurigo, Gazzelli, e molti altri. La cosa meravigliosa di questa fetta di entroterra è il territorio: una valle stretta, in fondo alla quale scorre il torrente Impero; un territorio argentato per via delle foglie di olivo, la terra rosata e arida, le fasce in pietra a secco realizzate con una sapienza che oggi purtroppo si sta perdendo.

Oggi quella splendida Via Nazionale è stata sostituita da una strada a scorrimento veloce che consente di evitare molte curve e molti paesini, soprattutto se si punta ad arrivare più velocemente verso il Piemonte. La vecchia via è rimasta ad uso e consumo di quanti abitano qui e di quanti, come noi, si spingono fin qui per esplorare l’entroterra.

Così iniziamo la nostra esplorazione da Lucinasco.

Lungo la via dell’Olio nell’entroterra di Imperia: Lucinasco

lucinasco
Uno scorcio passeggiando nel borgo di Lucinasco

Per raggiungere Lucinasco occorre appena superare Chiusavecchia, lungo la Via Nazionale vecchia, superare il torrente Impero all’altezza del piccolo paesino di Borgoratto, e inerpicarsi per una strada a tornanti circondati da una parte e dall’altra da oliveti curatissimi. Il territorio di Lucinasco è particolarmente ben curato e valorizzato: sono segnalate le “caselle”, ovvero i casottini in pietra a secco dove venivano ricoverati gli attrezzi; sono segnalate le “lone” ovvero le fontane/abbeveratoi  che si incontrano lungo le fasce; infine sono segnalati gli oliveti di proprietà, perché sono veri presidi che conservano le peculiarità del territorio.

oratorio san giovanni battista lucinasco
l’oratorio di san Giovanni Battista a Lucinasco

Il borgo di Lucinasco è piuttosto piccolo. L’unico bar/ristorante è chiuso, è aperto solo un piccolo negozio di alimentari. Ma gli scorci che la via principale regala, tra case in pietra e campanili, sono deliziosi. In fondo al paese due chiese si affrontano: la bella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio che risale al XIII secolo, ma che nel Cinquecento fu pesantemente restaurata e che oggi presenta una facciata intonacata (il resto della struttura è in muratura a vista) di epoca barocca; e l’oratorio di San Giovanni Battista, interamente in pietra a vista, che  ha le campane più sonore che la storia e le mie orecchie ricordino, soprattutto se ci si trova nei pressi a mezzogiorno, quando intona l’Angelus.

Laghetto di Lucinasco
Il Laghetto di Lucinasco con i salici e le tartarughe a prendere il sole

La vera peculiarità di Lucinasco, però, si trova appena al di fuori del Borgo. Si tratta del Laghetto di Lucinasco, una splendida oasi sulla quale affacciano salici piangenti, abitata da una colonia di tartarughe d’acqua, e dominata dalla graziosa chiesa di Santo Stefano, che risale al XIII secolo e che fu ampliata intorno al 1437. Lo splendido portale è un esempio di scultura a bassorilievo tipica del tardo medioevo ligure, in cui le figure umane ancora non sono perfettamente rifinite, sono più dei tipi, ma l’intento narrativo è eloquente e molto espressivo. Io trovo questi rilievi estremamente comunicativi e questo dovevano fare: raccontare una storia alla comunità – illetterata – che viveva questi luoghi.

laghetto di lucinasco
La chiesa di Santo Stefano domina il bel laghetto di Lucinasco

Un po’ più in là, all’imbocco di sentieri che si addentrano nel bosco per raggiungere la via Marenca, la via della transumanza, si incontra la Chiesa di Santa Maria Maddalena, una chiesa superba, cui la comunità di Lucinasco è estremamente legata anche se la sua edificazione risale solo al 1463. Già nel Cinquecento questa chiesa doveva essere decisamente importante, tanto che gli affreschi al suo interno sono attribuiti al pittore genovese Giovanni Cambiaso, noto per le sue opere per nobili committenze a Genova (anche se è il figlio Luca ad essere il più amato dai nobili genovesi).

Chiesa di Santa Maria Maddalena Lucinasco
La chiesetta di Santa Maria Maddalena, nei boschi di Lucinasco

A Lucinasco abbiamo individuato due punti panoramici: uno presso il Laghetto, un altro alle spalle dell’oratorio di San Giovanni Battista. Il gioco diventa cercare di indovinare quali borghi si vedono e vi assicuro che non è facile né orientarsi, né riconoscere i luoghi. Comunque dal Laghetto individuiamo le nostre prossime mete: Borgomaro e Aurigo.

Approfondimento sul territorio di Lucinasco e la via Marenca: 5 ore di cammino tra boschi e chiesette: esplorando l’entroterra di Imperia

Lungo la via dell’Olio nell’entroterra di Imperia: Borgomaro

Borgomaro si adagia nel fondovalle, proprio lungo la riva del torrente Impero, che qui è poco più che un torrentello chiamato Maro.

Il torrente è abitato da pesci, da anatre, da edredoni, da gallinelle d’acqua, ma anche da aironi. Non è facile vederne da queste parti così vicini ai centri abitati, per cui questa per me è fonte di estrema gioia: natura e civiltà possono convivere e non c’è bisogno che uno schiacci l’altro. In ogni caso il greto del torrente è tenuto ben pulito e non potrebbe essere altrimenti: dal greto si innalzano le prime case e il borgo da sempre vive sul torrente: una cattiva gestione significherebbe la morte del borgo. Cosa che nessuno vuole.

Borgomaro
Borgomaro
Borgomaro
Borgomaro: passeggiando nel borgo

Una chiesa, dedicata a Sant’Antonio abate, affaccia sull’unica piazzetta del borgo, che è poi tutto uno svilupparsi di carrugi e di stradine in salita. A Borgomaro, scopriamo, è attivo un albergo diffuso: alcuni edifici del borgo dunque rivivono grazie alle possibilità offerte dall’ospitalità. Io sono favorevole agli alberghi diffusi, pertanto registro positivamente questo dato.

Anche qui a Borgomaro si aprono scorci meravigliosi su case di altri tempi mentre, arrivati in cima, si può scegliere di proseguire verso Maro Castello, il borgo sulla cima della collina, oppure verso la chiesa dei SS. Nazario e Celso. Noi scegliamo quest’ultima.

La chiesa, cui è annesso un convento, è stata a mio parere snaturata da un restauro un po’ troppo invasivo. Un peccato, perché questa fu la prima chiesa matrice della comunità di Borgomaro e risale addirittura all’VIII-IX secolo. La titolatura ai SS. Nazario e Celso ci racconta in effetti di un culto molto antico: i due martiri nella Liguria di Ponente sono considerati dagli studiosi un po’ la spia della cristianizzazione del territorio: se c’è una chiesa titolata a questi due martiri, allora siamo in presenza della diffusione del Cristianesimo in secoli piuttosto antichi (dal V all’VIII d.C., solitamente).

SS. Naziario e Celso Borgomaro
La chiesa dei SS. Naziario e Celso a Borgomaro
SS. Nazario e Celso Borgomaro
SS. Nazario e Celso Borgomaro. Interno

L’interno della chiesa è ben mantenuto e si individua dietro l’altare il polittico dei SS. Nazario e Celso realizzato nel 1551 da un pittore che in questa parte del Ponente Ligure è noto e importante: Raffaele de Rossi, meglio noto come Pancalino. Egli realizza polittici e dipinti vari per molte chiese del Ponente Ligure, da Ventimiglia alla Madonna della Rovere a San Bartolomeo al Mare. La cosa che ignoravo è che fosse originario di Firenze: e questo spiega quanto lui diventi figura di spicco nel panorama artistico ligure: si era formato nella città dove intorno a lui esercitavano artisti del calibro di Michelangelo e Giorgio Vasari, per capirci!

La chiesa dei SS. Nazario e Celso è immersa nel verde argentato degli oliveti. Anche da qui la vista panoramica si apre sui borghi di mezzacosta dei dintorni. Il più vicino (si fa per dire) è Aurigo. Diventa la nostra terza, e ultima tappa.

Lungo la via dell’Olio nell’entroterra di Imperia: Aurigo

A 431 m sul livello del mare, è il borgo più alto al quale giungiamo. Anche per arrivare fin qui la via è stretta, piena di curve e immersa negli oliveti. Fin da lontano spicca, nel panorama del borgo, la splendida muratura a vista, l’imponente abside in particolare, della chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine.

Aurigo
Panorama di Aurigo

Il borgo è un gioiellino pulito e soprattutto tenuto pulito dai suoi abitanti che “ci tengono” a fare bella figura. Anche qui gli scorci si sprecano, ma c’è qualcosa in più: gli sportelli dei contatori di gas, acqua, ecc. sono tutti sovradipinti con vedute di Aurigo, dettagli del borgo e panorami; i fiori nei vasi fanno il resto.

Aurigo
Ad Aurigo gli sportelli dei contatori sono ingentiliti da pitture che richiamano il borgo.

E poi ci sono i gatti.

gatti di Aurigo
I gatti di Aurigo

Gatti e piccoli mici in ogni dove. Una gatta ci segue e poi ci scorta fino alla fine del borgo, dopodiché dice – miagola – qualche cosa a mia madre e di punto in bianco le salta sulle spalle. L’ha scelta. Ma mia madre non se l’aspetta e nell’ilarità generale si scrolla di dosso questi 5 kg di pelo. Peccato però, eh. Peccato soprattutto non aver immortalato le prove. Dopo il gran rifiuto comunque la gatta ci ha voltato le spalle. E un senso di inquietudine ci ha assalito.

Aurigo
Uno degli scorci che regala Aurigo

Proseguiamo il nostro percorso fino al Santuario di San Paolo, appena fuori da Aurigo. La breve strada che percorriamo è occasione per godere un panorama non comune del borgo visto dall’alto e non solo: da una parte nelle giornate particolarmente terse si riesce a vedere il mare, tanto siamo alti; dall’altra riusciamo a scorgere la grande croce del Redentore, che sta presso il Monte Saccarello, cima delle Alpi Marittime che segna, tra l’altro, il confine con la Francia.

San Paolo Aurigo
Il santuario di San Paolo, Aurigo

Il Santuario di San Paolo è una piccola pieve che sorge a sua volta su una chiesa ancora più antica di cui si conservano alcuni capitelli decorati. All’interno, che si può scrutare da una finestrina, troviamo un altro polittico del Pancalino: pittore prolifico e legato a questi luoghi, ha lasciato un’impronta molto forte.

Quando ridiscendiamo verso Aurigo, il sole è già tramontato. Non resta che chiudere con la bellezza negli occhi questa giornata.

Lungo la via dell’olio nell’entroterra di Imperia: dove mangiare

Siccome l’esplorazione dell’entroterra mette appetito – e poi, diciamocelo – stiamo in mezzo a tutto quel potenziale olio – ho due indirizzi da fornire per mangiar bene testando la cucina tipica di questo fazzoletto di terra aspro ma, a suo modo, generoso.

Trattoria Nazionale, Chiusavecchia

chiusavecchia
Chiusavecchia

A Chiusavecchia, prima del bivio per Lucinasco, lungo la vecchia Via Nazionale, si trova questa trattoria di tradizione, in un locale curato nell’arredo. Il menù non è scritto, ma recitato a memoria: sicuramente varia di giorno in giorno in funzione delle disponibilità. Un piatto forte è comunque il coniglio ripieno, ma, se amate le emozioni forti, le lumache in umido saranno la svolta. Anche i dolciumi meritano e una menzione d’onore va sicuramente al vino – un rosso della casa di pregio – e al prezzo, di gran lunga più basso rispetto a ciò che si può trovare sul litorale.

Censin da Bea, Borgomaro

Borgomaro
Soglia di casa a Borgomaro

Un’istituzione in quel di Borgomaro. Il locale tipico che più tipico non si può, con interni in cui tutto è studiato al dettaglio per dare l’idea di rustico ligure, una vera locanda d’altri tempi. Il menù del Censin da Bea è una degustazione, prendere o lasciare, in cui la cucina ligure è mitigata da qualche influenza esterna che tuttavia non stona. Anche qui le lumache sono ben presenti! L’esperienza può essere davvero mistica e non è un caso se la fama di questo ristorante è ben nota fin sul litorale: a Imperia è considerato un’istituzione.

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