Liguria insolita: da Ponente a Levante itinerario nei luoghi dell’Archeologia ligure

I Liguri. Gente fiera, indomita, da millenni abituata ad asperità e avversità. E sì che il territorio della Liguria non aiuta chi vuole vita facile. E infatti chi vive da queste parti sin dalla Preistoria si è dovuto dare un gran daffare. Ora attraverseremo la Liguria da Ponente a Levante e di nuovo a Ponente sulle orme, archeologiche, degli uomini che la abitarono.

Preistoria in Liguria

Ventimiglia – Balzi Rossi – Le Grotte dei Cro-Magnon

A pochi metri, veramente pochi, dal confine francese, sorgono oggi come allora le grotte dei Balzi Rossi. In realtà migliaia di anni fa queste grotte si aprivano su una pianura che oggi non esiste più, erosa dal mare. Le grotte, invece, esistono ancora e raccontano storie di uomini antichi, ma davvero antichi. Prima ancora che l’Homo Sapiens, la razza cui apparteniamo, conquistasse il pianeta, altre razze del genere Homo vivevano in Europa. L’Homo di Cro-Magnon è proprio una di queste popolazioni di passaggio tra l’Homo Erectus e l’Homo Sapiens. Nella Francia meridionale e sulla costa ligure il Cro-Magnon ha occupato grotte e lasciato tracce. Le grotte dei Balzi Rossi a Ventimiglia raccontano proprio di quell’occupazione. Lo fanno attraverso un percorso nelle grotte e uno nel museo dei Balzi Rossi, dove sono esposte le statuette di veneri preistoriche qui rinvenute e i calchi di alcune sepolture, tra cui la Donna del Caviglione, rinvenuta nella Grotta del Caviglione, che fino a pochi anni fa si riteneva essere un uomo. Orgoglio tutto rosa, invece, che solo la scienza ha saputo evidenziare.

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Le Grotte dei Balzi Rossi

Toirano, le Grotte

Le Grotte di Toirano, a pochi km di distanza da Finale Ligure (SV), sono un bel percorso all’interno di una montagna in cui stalattiti e stalagmiti hanno costruito architetture di acqua e calcare affascinanti. Ciò che in pochi sanno è che queste grotte furono frequentate da uomini, Neanderthal o più probabilmente Sapiens, che hanno lasciato le impronte dei piedi impresse per sempre nella terra; ma furono frequentate dall’Ursus Speleus, ovvero dall’Orso delle Caverne, la temibile belva preistorica che sicuramente fece vedere i sorci verdi ai nostri antenati.

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Le Grotte di Toirano (SV): l’interno

Finale Ligure, Le Arene Candide

Ha riaperto recentemente al pubblico un percorso archeologico in grotta attraverso uno dei contesti preistorici più importanti non solo della Liguria e d’Italia, ma dell’intera Europa: le Grotte delle Arene Candide, che da almeno un secolo non smettono di regalarci meraviglie in fatto di scoperte archeologiche sui nostri antenati più antichi. Qui sono i Neanderthal e i Sapiens a farla da padrone. Le loro gesta, se non vi piace andare in grotta, le trovate raccontate in maniera esemplare al Museo Civico del Finale a Finalborgo (SV).

Genova Pegli, Museo di Archeologia Ligure

Lo scheletro di un Ursus Speleus, così come la sepoltura dalle Arene Candide del Giovane Principe sono esposti al Museo di Archeologia Ligure di Genova Pegli. Un museo importante perché ha il compito non semplice di raccontare la storia più antica di un’intera regione. E per farlo inizia proprio dalla Preistoria. La sepoltura del Giovane principe commuove ancora oggi: indossava una cuffia di conchiglie sulla testa e portava sul petto una pelliccia di code di scoiattolo delle quali, post mortem e dopo millenni, sono rimaste solo le vertebre in successione. La sepoltura è splendida e il pensiero che all’epoca, migliaia di migliaia di anni fa, i nostri antenati potessero concepire l’idea di acconciare un defunto per l’aldilà è davvero sconvolgente.

Il Museo di Archeologia Ligure di Genova Pegli ha anche il pregio di catapultarci in una storia meno lontana. Una storia in cui, dopo millenni, nell’età del Ferro – X-IV secolo a.C. la Liguria è abitata dai Liguri, genti che sfruttano il territorio e le miniere di rame, praticano l’allevamento, costruiscono insediamenti fortificati. Quando Roma si affaccia e conquista la Liguria, sistematizzando il territorio, scrive su bronzo la Tavola del Polcevera, una tabula bronzea su cui è iscritto in latino un contratto di organizzazione di un territorio alle spalle dell’attuale Genova a scopo principalmente pastorale. Uno dei primi esempi di diritto romano applicato all’uso del suolo e all’applicazione di confini territoriali e di proprietà.

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Museo di Archeologia Ligure di Genova Pegli: la sepoltura del giovane Principe. Credits: Museo di Archeologia Ligure

Chiavari, Museo archeologico

Ho nominato i Liguri, ma ancora non li abbiamo incontrati. Al Museo di Chiavari invece ne scopriremo vita, miracoli ma soprattutto morte. A Chiavari fu infatti scavata un’importante necropoli ligure, che diede modo di conoscere questa cultura dell’età del Ferro, ovvero dell’epoca prima della romanizzazione: i Liguri lavoravano e commerciavano i metalli con l’Europa Centrale, vivevano in piccoli oppida, ovvero centri fortificati, e in morte prevedevano il rito dell’incinerazione in urne ampie seppellite in piccole fosse. Quando la costa ligure cominciò ad essere interessata dai commerci con gli Etruschi allora alcune famiglie di Liguri si arricchirono e nelle loro tombe finirono anche vasi di importazione dall’Etruria e persino dalla Grecia. Ecco il perché della presenza di certe opere d’arte antica nelle umili sepolture dei Liguri.

Luni, la città romana

Ad un certo punto i Romani cominciano a risalire la penisola. Divenuti forti e irresistibili dopo le Guerre Puniche, portano avanti la loro espansione in tutte le direzioni. Luni, il Portus Lunae, è luogo strategico, perché da qui si può buttare il passo in avanti verso gli Appennini e le Alpi da un lato, e verso la Gallia dall’altro. Così il Portus Lunae diventa testa di ponte per possibili spostamenti futuri. Le spalle di Luni, poi, custodiscono un prezioso segreto, tutto bianco: è il marmo lunense, e quando Roma se ne accorge, lo sfruttamento delle cave assume proporzioni industriali e Luni ne guadagna in prosperità.

Le cave di marmo lunense sono sfruttate ancora oggi. Sono le famose cave di marmo di Carrara.

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Il Mosaico pavimentale dalla Domus di Oceano: raffigura il dio Oceano e il mare ricco di pesci e di figure marine, come l’Amorino col tridente che cavalca un delfino. Credits: MiBAC

Lo splendore della città romana di Luni si percepisce visitando l’area archeologica, raggiungibile oggi anche grazie al ponte con annesso parcheggio che consente di abbandonare l’autostrada senza uscirne e di visitare l’antica città romana. Di Luni si conserva il foro, la piazza principale della città su cui affacciava il Capitolium, tempio dedicato alla triade capitolina Giove, Giunone e Minerva; si conservano alcune domus, l’anfiteatro e nell’antiquarium le statue di imperatori e personaggi illustri della città ci riportano direttamente alla prima età imperiale. Che la città fosse ricca lo dimostrano le ricche dimore degli abitanti della città: dalla Domus di Oceano, proviene lo splendido pavimento a mosaico policromo che raffigura la grande testa del dio Oceano, il mare pieno di pesci e un Amorino col tridente a cavallo di un delfino. Le pareti delle domus poi erano affrescate, come dimostrano alcuni grossi frammenti di intonaco dipinto rinvenuti nel corso degli scavi.

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Museo di Luni (SP): ricostruzione di una sala da banchetto di una domus. Credits: MiBAC

Albintimilium, la città romana

Da un estremo all’altro della Liguria, dall’estremo Levante torniamo all’estremo Ponente. Qui sorse infatti la città romana di Albintimilium, attuale Ventimiglia (IM). Si conserva lo splendido teatro romano, che ancora oggi ospita spettacoli teatrali dopo un importante restauro, e l’antiquarium annesso, che prevede un percorso attraverso la visita di un impianto termale di età romana e un percorso museale che mostra alcune peculiarità, tra cui un aggeggio che potremmo tranquillamente confondere con un coltellino svizzero moderno. Albintimilium è stata ampiamente scavata dagli anni ’60 in avanti e tutt’ora è oggetto di continue indagini archeologiche. Un altro museo dove si può conoscere qualcosa in più sul passato più antico di Ventimiglia, tra iscrizioni, vasellame e teste di statue, è il Museo Civico Girolamo Rossi, appena al di fuori del borgo medievale di Ventimiglia vecchia.

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Il Teatro romano di Ventimiglia (IM)

Albenga, tra antichità e medioevo

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Il Battistero Paleocristiano di Albenga (SV)

Concludiamo questo tour archeologico ad Albenga (SV). L’antica Albingaunum, di cui restano tracce importanti già nel greto del fiume Centa, con il complesso termale di San Clemente, è importante soprattutto per il relitto di età imperiale rinvenuto al largo delle sue coste, che restituì un consistente carico di anfore attorno al quale è stato realizzato il Museo Navale Romano. Ma ancor di più, ad Albenga è importante il passato monumentale legato all’età paleocristiana: il grande battistero accanto alla Cattedrale, a pianta ottagonale e con una delle nicchie decorate a mosaico, è una delle più importanti testimonianze di architettura paleocristiana tra il V e il VI secolo d.C. Anche la cattedrale di Albenga, nel suo severo stile romanico, è un capolavoro di architettura medievale.

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La fiancata della stiva della nave oneraria di Albenga, ricostruita nel Museo Navale Romano di Albenga

E con questa spruzzata di medioevo concludiamo il nostro tour archeologico in Liguria.

Liguria insolita: scoprila insieme alle blogger liguri

Questo post che hai appena letto fa parte di una raccolta di post a tema “Liguria insolita” scritti dalle 5 blogger liguri che portano avanti il progetto instagram #emozionidiliguria.

Ecco gli altri post:

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