Ponente Ligure, risalendo la Val Nervia: Dolceacqua, Isolabona, Apricale

Nell’estremo Ponente Ligure, poco prima di giungere a Ventimiglia, sfocia il torrente Nervia. Esso scende dai monti e ha scavato nei millenni una valle stretta e in certi tratti scoscesa, la Val Nervia. Le asperità del territorio non hanno intimorito gli uomini, che da sempre abitano queste valli sfruttandone i terreni a proprio vantaggio. Terra di olio e di vino, la Val Nervia nei secoli ha fatto gola a molti. Forse è per questo che ogni borgo medievale è dominato da un castello che controlla tutte le vie di accesso.

Ma andiamo con ordine, quindi risaliamo la Val Nervia da Camporosso in su. Prima tappa Dolceacqua che, ve lo dico subito, è uno dei più bei borghi del Ponente Ligure.

Dolceacqua
Il Castello Doria sovrasta il borgo medievale di Dolceacqua. Il ponte a schiena d’asino supera il torrente Nervia

Risalendo la Val Nervia: Dolceacqua

dolceacqua
Nel borgo di Dolceacqua si trovano piccole botteghe artistiche e artigiane. Come questa che produce cappelli adorabili.

Il primo borgo medievale che si incontra è Dolceacqua.

Dolceacqua lascia subito a bocca aperta: un ponte a schiena d’asino supera il torrente Nervia; sollevando lo sguardo incombe, sopra di esso, il poderoso castello. Un’immagine, questa, che riassume tutta l’essenza di Dolceacqua. Un’essenza che colpì il pittore Claude Monet, nel periodo della sua vita in cui venne a svernare in Riviera.

In realtà la bellezza di questo borgo è data dai vicoli, stretti, bui e in salita. Se ci venite d’estate, state certi che troverete riparo dalla calura proprio nel reticolo di carrugi stretti che salgono fino al castello.

castello dolceacqua
Il Castello di Dolceacqua sul suo sperone roccioso

Nel borgo trovano posto botteghe artistiche e localini che vendono e fanno degustare prodotti tipici: come il vino Rossese, un rosso che viene prodotto proprio sulle colline di Dolceacqua e della Val Nervia, e l’olio che, come in tutto il Ponente Ligure, nasce da olive taggiasche, la cultivar regionale.

Il castello, in cima al borgo, sulla cima del colle al quale Dolceacqua si abbarbica, è stato per anni oggetto di restauri. Oggi è visitabile con biglietto a pagamento (9 euro) ed è sede espositiva per mostre temporanee (nell’estate 2019 vi è esposta proprio una mostra su Monet in Liguria). Il Castello risale al XII secolo, per volontà dei Conti di Ventimiglia, ma l’aspetto attuale risale al Cinquecento, quando fu trasformato in una residenza signorile fortificata, di proprietà della famiglia di origine genovese Doria. I Doria, che al castello diedero il proprio nome, vi abitarono fino al Settecento circa, quando si trasferirono, sempre a Dolceacqua, in un palazzo ai piedi del borgo.

Risalendo la Val Nervia: Isolabona

Se Dolceacqua è meta frequentata dai turisti, piuttosto nota lungo la costa anche ai nostri cugini d’Oltralpe, Isolabona vive ancora la dimensione di paese dell’entroterra accogliente, certo, ma non totalmente dedicato al turismo.

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La porta di accesso a Isolabona: passato il torrente si entra direttamente in città, sotto la protezione di due angeli in bronzo.

Ad Isolabona, per esempio, incontri la gente che vive davvero nel borgo e stende i panni alle finestre, mentre a Dolceacqua il borgo ospita molti B&B e appartamenti per soggiorni e vacanze.

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Nei vicoli di Isolabona

Ma Isolabona non lascia indifferenti.

Innanzitutto passando lungo la strada che costeggia il torrente Nervia, colpisce l’ingresso al nucleo storico del paese: superato un ponticino sul fiume, oltrepassata una porta sulla quale stanno due angeli in bronzo, uno dei quali suona l’arpa.

Già, l’arpa. L’arpa è il simbolo di Isolabona. Questo strumento musicale, appartenuto al Re Davide, si trova raffigurato ovunque nel borgo: la statua di Re Davide, per cominciare, gli angeli sulla porta d’accesso al borgo, e poi vari rilievi; il legame con il soave suono dell’arpa è talmente forte che ogni estate ad Isolabona si svolge il Festival delle Arpe: un evento musicale davvero suggestivo.

Anche Isolabona ha il suo castello Doria. Esso domina il borgo, interamente in pietra e risale al 1287. Isolabona, che deve il suo nome – Isola, da insula – al fatto che si situa alla confluenza di un affluente del Nervia nel torrente, era un altro di quei punti strategici, alla confluenza di due vallate, il cui controllo era necessario.

Vista dal fiume, Isolabona fa un certo effetto: gli edifici sono costruiti direttamente sull’argine: vecchie case in pietra dalle finestre piccolissime. Medioevo puro.

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Il prospetto delle case in pietra affacciate sul torrente Nervia.

Da Isolabona prendiamo la via che conduce ad Apricale. Abbandoniamo la Val Nervia e ci insinuiamo in una valle trasversale, percorrendo una via stretta che sale per colline boscose.

Apricale

Il borgo di Apricale appare sempre più vicino ad ogni curva che la strada ci porta a fare. Un borgo in salita anch’esso, posto però non sulla riva di un torrente, ma più in alto, per meglio controllare il territorio.

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La piazzetta di Apricale

Apricale è nuovamente un borgo molto frequentato dai turisti, soprattutto stranieri. La sua bella piazzetta sulla quale affacciano da un lato la chiesa, dall’altro il Castello ne fanno una meta imperdibile per chi ama scoprire i borghi medievali. Il Castello è detto Castello della Lucertola, un nome curioso che ci parla di una costruzione antica, fin dal IX secolo da parte dei Conti di Ventimiglia, dopodiché anch’esso passò, come il resto della Val Nervia, sotto i Doria di Dolceacqua.

Sulla piazzetta si trova anche una fontana-abbeveratoio: l’acqua è freddissima anche d’estate, un buon ristoro nei momenti di vero caldo. Al di sopra di esso si situa l’oratorio di San Bartolomeo, piccolissimo edificio religioso che sta proprio di fronte alla chiesa Parrocchiale, dedicata invece alla Purificazione di Maria Vergine.

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L’opera di Luzzati, un giullare che fa la serenata alla luna, sospeso sul borgo di Apricale

Salendo verso la piazza, che è il cuore di Apricale, notiamo sulle pareti delle case opere d’arte, qualche murales, ma l’opera che colpisce di più l’attenzione è un giullare che fa una serenata alla luna, realizzato dal compianto artista genovese Emanuele Luzzati per suggellare questo borgo romantico. Proprio per l’affetto che Luzzati aveva per Apricale, il paese gli conferì la cittadinanza onoraria nel 2003; inoltre il borgo si considera “Borgo degli Artisti” perché negli anni ha ospitato mostre di alcuni importanti e noti artisti contemporanei tra cui Folon e Niki de Sainte-Phalle, l’artista che ha realizzato il Giardino dei Tarocchi a Capalbio.

La Val Nervia, un percorso di scoperta nel Ponente Ligure

Va detto che tutto l’entroterra del Ponente Ligure è meritevole di gite fuoriporta ed esplorazioni approfondite. La Val Nervia è uno dei percorsi imprescindibili da fare a Ponente. Dolceacqua, Isolabona e Apricale distano tra loro pochissimi km, eppure ognuno di essi è un borgo con le sue caratteristiche specifiche che lo rendono unico ed eccezionale.

A far da sfondo sono le strade strette, le case in pietra, i terreni terrazzati con gli olivi e con le viti, i panorami ampi e le montagne verdissime di boschi. E il sole, che quando cala bacia con l’ultimo sole il campanile più alto, prima di scomparire dietro le Alpi francesi, oltre il confine.

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Tre istantanee di Dolceacqua

Per raggiungere la Val Nervia conviene arrivare in autostrada a Ventimiglia e seguire le indicazioni per Bordighera-Sanremo. Giunti sull’Aurelia, al bivio per Camporosso svoltare a sinistra e costeggiare a ritroso il fiume Nervia; superata Camporosso – anch’essa con un centro storico medievale – dopo pochi km si raggiunge Dolceacqua e da lì gli altri borghi.

4 risposte a "Ponente Ligure, risalendo la Val Nervia: Dolceacqua, Isolabona, Apricale"

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  1. Una zona della nostra Penisola che non conosco affatto. Borghi medioevali di indiscussa bellezza che andrebbero visitati. Prima o poi dedicherò una lunga vacanza alla Liguria

    1. Sarà una vacanza, ti assicuro, davvero completa, perché potrai unire mare e montagna, relax e cultura, antichità, medioevo e barocco. Una terra sottile e stretta, ma tanto densa di racconti

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