Lungo la strada dei marmi: da Carrara a Colonnata (e ritorno)

Non credevo che le Alpi Apuane avrebbero potuto affascinarmi così tanto. E invece così è stato. Cronaca di un itinerario di un giorno da Carrara a Colonnata lungo la strada dei marmi.

La strada dei Marmi, le cave di marmo di Carrara

Si ha la sensazione di essere fuori posto da queste parti. Fin da quando si imbocca la lunga galleria che attraversa la montagna, una galleria lunga, lunghissima, percorsa solo da camion, si ha la sensazione di trovarsi ovunque tranne che in un luogo battuto da turisti. In effetti le Alpi Apuane, almeno qui, hanno la caratteristica di farsi desiderare fortemente. Ma alla fine esaudire il desiderio è decisamente appagante. Si chiama Strada dei Marmi, ed è il traforo che dalla pianura porta alle pendici delle Apuane. Da qui le strade saranno tutte strette e in salita, pregando di non incontrare camion carichi di blocchi di marmo.

Il primo incontro con il marmo lo facciamo allo sbocco della Strada dei Marmi, al Ponte di Ferro. Questo è un vecchio ponte ferroviario sul quale passava il treno a vapore che dalle cave portava a Carrara e al mare il marmo. Un negozio di souvenir travestito da “Museo del Cavatore” ha l’indubbio merito di cominciare a trasmettere un po’ dell’atmosfera che respireremo più avanti, man mano che si sale. Al di sotto del Ponte di Ferro, invece, si trova l’atelier di un artista del marmo. La location è indubbiamente suggestiva.

Ponte di Ferro carrara
L’atelier dell’artista del marmo sotto il Ponte di Ferro, Carrara

Siamo alla periferia, se così la si può definire, di Carrara. Torneremo qui nel pomeriggio. Ora vogliamo salire su e su, fino a Colonnata.

Dal Ponte di Ferro prendiamo dunque la via Carrara-Miseglia che giunge fino al piccolo borgo di Miseglia. È una strada stretta, con qualche tornante. Man mano che si prosegue, viene la sensazione di aver sbagliato strada; incontriamo camion lungo il percorso: è la via Miseglia Fantiscritti, che conduce al primo vero incontro con la realtà delle cave: l’incrocio con la Galleria Ponti di Vara.

Primo step: Ponti di Vara e Fantiscritti: vedere il marmo da vicino

La Galleria Ponti di Vara un tempo era una ferrovia, oggi convertita al traffico stradale. Sotto di essa, e sul ponte che segue, passano in continuazione camion carichi di marmi. Il percorso è studiato, le strade sono tutte a senso unico per permettere ai mezzi di lavorare senza interruzioni. Allo slargo in prossimità del ponte, un punto ristoro, L’incanto, è gestito da ragazzi carinissimi che hanno voglia di raccontare e di far conoscere questa terra e le sue tradizioni.

Ponti di Vara Fantiscritti
Ponti di Vara in primavera: il glicine è in fiore mentre le ruspe e i camion lavorano fino nel ventre della montagna

Perché lo sfruttamento delle cave di marmo è antichissimo.

Risale al I secolo a.C.: il marmo lunense, così chiamato, permise all’imperatore Ottaviano Augusto di rivestire di marmo Roma, la Capitale del neonato impero, senza bisogno di importarne dalle cave della Grecia e dell’Asia Minore. In marmo lunense (da Luni, città romana che sorgeva in valle e da cui prende il nome la vicina Lunigiana) furono decorati templi, terme, edifici pubblici e privati, furono innalzate colonne, scolpite statue e rilievi. Non a caso è attribuita all’imperatore Augusto la frase “Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo.”

In epoca più recente, ma prima della meccanizzazione, il taglio della pietra avveniva a mano, e il trasporto su carri trainati da buoi. Un lavoro da ammazzarsi di fatica, una fatica che personalmente non riesco neanche a immaginare. Pensate infatti a quanto è duro il marmo e a quanto lavoro ci voglia per riuscire a spaccarne un blocco e a staccarlo dalla montagna. L’uso dell’esplosivo migliorò le cose, ma per staccare blocchi trasportabili occorreva sempre e comunque la fatica dell’uomo.

cava fantiscritti
Ruspa in azione nella cava di marmo. Il glicine tutto osserva e tutto ingentilisce

Tutto questo è raccontato nel Cava Museo Carrara di Fantiscritti, si può sperimentare visitando le cave con visite guidate; si può persino visitare, un po’ più in là nel percorso, già sul versante verso Colonnata, una cava romana risalente proprio al I secolo d.C.: una delle prime cave di marmo lunense, insomma.

fantiscritti
Il Ponte di Vara, Fantiscritti (Carrara)

Lungo il percorso in auto vi sono alcuni luoghi stupefacenti. Il ponte della ferrovia è già di per sé spettacolare. In questo periodo il glicine in fiore dà una nota di colore e di gentilezza ad un paesaggio maestoso, ma rude. Le ruspe che lavorano nei giorni feriali, i camion che passano creano ancora più contrasto.

L’altro luogo davvero spettacolare è la lunga galleria, stretta, polverosa, che collega Fantiscritti e il Cava Museo con l’altro versante, da cui si avvia la Strada Comunale di Colonnata, che lambisce la Cava romana prima e poi sale fino al paese, finalmente, di Colonnata.

Secondo step: Colonnata: gustare il lardo con vista sulle cave

Colonnata è un piccolo paesino di case in pietra e viuzze strette che si erge a mezza costa proprio di fronte alle cave di marmo. Il monumento al cavatore che si trova sulla piccola piazzetta della chiesa e che guarda alle cave di fronte è davvero eloquente. Sul monumento sono scolpite tutte le fasi del lavoro in cava prima della meccanizzazione; sentire portato dal vento, invece, il rombo del motore dei camion che scendono dalla montagna crea dissonanza, ma anche una certa continuità, se vogliamo. Questi, tra l’altro, sono i tornanti in cui si svolge l’inseguimento iniziale del film di James Bond Skyfalls: esatto, inizia proprio qui, tra le cave di marmo di Carrara.

colonnata
Monumento al cavatore e vista sulle cave di marmo. Colonnata

La piccola chiesina, neanche a dirlo, ha gli interni in marmo. Mi è saltata agli occhi un’Ultima Cena scolpita a rilievo (a guardarla bene una copia del Cenacolo di Leonardo da Vinci!) forse perché quando ci sono stata era proprio il giorno di Venerdì Santo.

ultima cena colonnata
Ultima cena in marmo nella chiesa di Colonnata

Il campanile della chiesa, romanico, in pietra a vista, è l’elemento più rappresentativo del piccolo paese. Lo si nota da ogni parte, ma in particolare domina la piccolissima piazza che è il fulcro del borgo.

Piccola nota pratica: non vi avventurate in macchina fino alla piazza, anche se il navigatore vi dirà di farlo! Piuttosto fermatevi al parcheggio che incontrerete salendo sulla sinistra: arrivare poi nella piazzetta è un attimo e vi risparmierà fastidiose manovre e incastri per passare, visto che la strada di accesso è strettissima ed è l’unica via di entrata e di uscita!

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La piazzetta di Colonnata

Ma parliamo del lardo.

Il lardo di Colonnata IGP è famoso e unico nel suo genere perché viene fatto stagionare in conca. La conca, ça va sans dire, è una conca di marmo. Qui il lardo, che è un pezzo della schiena del maiale, viene messo a macerare nel sale e negli aromi. La ricetta varia da larderia a larderia. Il lardo per essere pregiato deve invecchiare dai 6 mesi ai 2 anni: in questo periodo la carne diventa bianca, morbida, salata e gustosa, quasi trasparente se tagliata fine. E si scioglie in bocca.

lardo di colonnata
lardo di colonnata

I ristoranti e i locali del borgo servono taglieri con il lardo e con altri salumi e prodotti derivati, tra cui la crema di lardo. Se poi tutto viene annaffiato da un vino rosso Candia dei colli Apuani abbiamo fatto centro! La Lunigiana è terra di vini, per cui in alternativa, e se ci piace il bianco, un vermentino andrà benissimo.

Noi abbiamo pranzato a base di un tagliere di lardo, crema di lardo e altri salumi alla Larderia il Poggio, molto spartana ma con i tavoli che danno su una magnifica terrazza vista cave. Invece per provare un bicchiere di vino rosso siamo tornati in piazzetta, alla Larderia Mafalda. Così l’esperienza culinaria delle Apuane in tavola può dirsi completa.

Terzo step: Carrara e i suoi colori

cave di marmo di carrara
Cave di marmo di Carrara

La discesa da Colonnata a Carrara prevede una via diversa da quella dell’andata: le strade e le gallerie troppo strette non consentono le due corsie, soprattutto se a percorrerle sono per la maggior parte camion che trasportano blocchi di marmo. Percorriamo anche noi, ora, la galleria di Ponti di Vara e proseguiamo. Ad un certo punto, però, ci perdiamo e ci accorgiamo che stiamo risalendo la montagna, inoltrandoci laddove solo chi effettivamente lavora nelle cave dovrebbe arrivare. Il paesaggio qui è davvero lunare: montagne bianche affettate, scavate, con pareti dritte e squadrate, a mostrare fin dove si è spinta la mano dell’uomo. Viene da riflettere su quanto ancora si continuerà a cavare il marmo, e con quale ritmo – sicuramente più intenso oggi che fino anche solo a 80 anni fa. E che inevitabilmente tutto ciò influisce sul paesaggio e sul territorio.

Abbacinati da tutto questo bianco, ridiscendiamo a valle e arriviamo finalmente a Carrara.

Per contrasto col bianco del marmo di neanche 20 minuti prima, il centro storico di Carrara è coloratissimo. La Piazza Alberica è un’elegantissima, rettangolare piazza su cui affacciano eleganti palazzi di color rosso, giallo, arancio. La statua, rigorosamente in marmo bianco, di Beatrice d’Este campeggia nel mezzo. Anche affacciandosi su via Carriona, superando il piccolo torrente su cui affacciano le case, rimane la sensazione di vivace colore di questo piccolo centro alle pendici delle Apuane.

carrara
Carrara, la coloratissima piazza Alberica
duomo carrara
Carrara, Duomo di Sant’Andrea

Il centro storico è un rincorrersi di vie strette e piccole piazze. Una di esse è la piazza triangolare del Duomo, su cui sorge la Statua del Gigante e il duomo ci mostra il suo fianco sinistro. La facciata, invece, non sfoga in una piazza, ma in un piccolo slargo. Il duomo di Sant’Andrea, romanico pisano, è naturalmente in marmo bianco, anche se la facciata è a fasce orizzontali bianche e nere, com’è tipico del romanico pisano, per l’appunto.

La parte alta della facciata è animata da uno splendido rosone centrale e da archetti con colonnine che corrono lungo gli spioventi del tetto. Al di sotto invece sono degli archetti ad animarla, mentre il portale è sovrastato da una splendida lunetta e cinto da semicolonne con i capitelli figurati. Trionfo dell’arte scultorea medievale.

Proseguendo si arriva in un’altra piazza storica di Carrara: Piazza delle Erbe. Qui un grande murales sulla parete di un edificio riassume tutta una storia. “Non abbandonare le case” c’è scritto, accanto al ritratto di un’anziana signora. Quella signora è Francesca Rolla, partigiana di Carrara che nel 1944 giocò un ruolo chiave insieme ad altre donne, quando decisero di ribellarsi all’ordine di sfollamento che i Tedeschi avevano imposto agli abitanti di Carrara. Proprio da piazza delle Erbe partì la protesta delle donne di Carrara, che con il loro coraggio riuscirono a opporsi all’ordine tedesco. La città infatti non fu evacuata. E questo episodio di piazza delle Erbe rimase nella storia uno di quegli eventi da non dimenticare. Mai.

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7 risposte a "Lungo la strada dei marmi: da Carrara a Colonnata (e ritorno)"

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  1. Che bellezza! Tra l’altro se non sbaglio vicino alle cave c’è uno splendido murales di Kobra. Bello anche il ritratto della partigiana, parte di un passato purtroppo mai ricordato abbastanza.

  2. Hai scritto un articolo da paura, lo sai? Sarà che le cave mi hanno sempre ossessionata sin da quando le studiai alle elementari. Ho viaggiato mentalmente pensando ai camion pieni di blocchi di marmo, la chicca di James Bond poi! E poi passi giustamente al lardo… Grazie per la spiegazione. Ora mi sta più simpatico 😊

  3. Bellissimo articolo pieno di informazioni utili e storie che non conoscevo, grazie mille!
    Lo terrò in considerazione, io sono toscana ma non conosco benissimo quella zona, devo assolutamente rimediare! 😉

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