Roma nella camera oscura: fotografie dall’Ottocento a oggi in mostra a Palazzo Braschi

Il Museo di Roma – Palazzo Braschi apre le porte del suo Archivio Fotografico. Un archivio fotografico che racconta la storia più recente di Roma, dall’invenzione della fotografia e il suo arrivo in Italia nel 1862-63 a oggi.

In principio era il dagherrotipo

Monsieur Daguerre per primo fece l’invenzione destinata a cambiare per sempre la storia moderna: il dagherrotipo, che fu la base della moderna fotografia. Siccome era un visionario fortemente convinto della portata della sua intuizione, addirittura decise di non registrarne l’invenzione, ma la rese libera. Così il dagherrotipo si diffuse velocemente in Europa e in Italia.

tableau vivant
Tableau vivant, Henri Le Lieure (1831-1914), Riccardo Bettini (1878-post 1954), attr., 1900 ca. stampa d’epoca ai sali d’argento

Negli anni ’60 dell’Ottocento, dunque, si diffonde un nuovo modo di rappresentare la realtà. Accanto alla pittura en plein air, portata avanti dagli Impressionisti i quali, nelle loro opere badano soprattutto alla luce, l’invenzione della fotografia permette di ritrarre esattamente la realtà, le persone, i luoghi.

In mostra una sezione separata, quasi indipendente dal percorso di visita, si concentra proprio sulle persone e sui ritratti di questa prima fase. Vediamo rappresentata soprattutto l’alta società nel salotto di casa. Le famiglie borghesi si fanno ritrarre invece in studio. La Roma-bene del periodo postunitario apprezza la fotografia per esaltare se stessa attraverso la rappresentazione del proprio tempo libero e, quindi, del proprio benessere. Presso le famiglie borghesi invece la fotografia diventa da subito strumento di rivendicazione sociale. La seconda metà dell’Ottocento è un periodo di grande fermento e la fotografia ne è testimone e documento.

dagherrotipo
Antonio D’Alessandri (1818-1893) e Paolo Francesco D’Alessandri (1824-1889) La famiglia reale di Napoli esule a Roma, 1862, stampa all’albumina (credits: Musei in comune)

La fotografia di archeologia

Uno dei primi ambiti, e più interessanti, di applicazione della fotografia a Roma è la documentazione del paesaggio urbano che cambia. E ciò che dà grande impulso alla trasformazione del paesaggio del centro di Roma è la grande stagione degli sterri archeologici, che da fine Ottocento fino al trentennio fascista decisamente trasformano l’aspetto del centro: direste mai che laddove oggi c’è il Foro Romano una volta c’era il Campo Vaccino, dove letteralmente pascolavano le vacche, e che l’Arco di Settimio Severo era sepolto per metà della sua altezza?

campo vaccino
Il Foro romano prima del Foro Romano, quando si chiamava Campo Vaccino: notate che era tutto in piano e che l’Arco di Settimio Severo era interrato per metà dell’altezza!

E che dire del Quartiere Alessandrino, un quartiere abitativo del Cinquecento che insisteva sopra via dei Fori Imperiali e che fu pertanto abbattuto per volere di Mussolini per tracciare la grande arteria che da Piazza Venezia giunge al Colosseo?

Questo tipo di documentazione, oltre ad essere altamente evocativa di una Roma che non è più, è una preziosissima testimonianza di com’era Roma all’indomani dell’Unità d’Italia.

vittoriano in costruzione
L’Altare della Patria in costruzione (ante 1911: non esisteva ancora Piazza Venezia!)

Le trasformazioni della città

Non solo i grandi sterri archeologici hanno trasformato Roma, ma anche i grandi interventi urbanistici. La costruzione dell’Altare della Patria, la Spina di Borgo, cioè il quartiere che ostruiva la vista di Piazza San Pietro e che fu abbattuto nel 1929 per fare spazio a Via della Conciliazione sono solo due esempi di questa grande stagione di rinnovamento.

san pietro ante 1929
San Pietro e la Spina di Borgo, il quartiere che fu rasato al suolo per consentire il passaggio di via della Conciliazione

E ancora la Stazione Termini, che aveva l’aspetto di quelle belle stazioni europee in ferro come la Gare d’Orsay o ancora meglio la Gare de l’Est a Parigi: un aspetto totalmente diverso dall’attuale che, in fotografia, la rende totalmente irriconoscibile. Fu costruita tra il 1869 e il 1874 su progetto di Salvatore Bianchi e fu immortalata dal fotografo Gustavo Eugenio Chauffourier tra il 1887 e il 1900.

stazione termini
La Stazione Termini com’era a fine ‘800

Seguono poi le fotografie che documentano la società, le trasformazioni della città nel Dopoguerra, il boom economico. Per chi abita a Roma e conosce bene la capitale indovinare i luoghi è un gioco divertente. Per me che Roma sto imparando a conoscerla ora, è tutto nuovo.

Alcune fotografie ritraggono anche Ostia, in particolare il borghetto dei pescatori. Decisamente un’immagine dimenticata.

ostia borghetto pescatori
Il borghetto dei pescatori di Ostia in due foto d’epoca

Istantanee contemporanee

A chiudere la mostra una quadruplice installazione: 4 schermi su cui scorrono brevi video, come istantanee della vita della città, con lo sfondo di citazioni di grandi personaggi romani, da Alberto Sordi a Pierpaolo Pasolini a Francesco Totti. Le immagini colgono il meglio e il peggio, la spensieratezza e il degrado. La riflessione che sorge è sulla città attuale e sulla percezione che ne ha chi la vive: odio e amore, consapevolezza e rassegnazione.

Roma nella camera oscura: info utili

La mostra “Roma nella camera oscura: fotografie dall’Ottocento a oggi” è in mostra al Museo di Roma a Palazzo Braschi fino al 22.09.2019. Il museo fa parte dei Musei in Comune e quindi rientra nella Mic Card, la Card per i residenti di Roma che dura un anno, costa 5 € e consente di entrare gratuitamente nei musei del circuito. Tuttavia questa mostra rimane fuori dalla Mic, per cui il prezzo del biglietto costa 7 €. Ma, detto tra noi, li vale tutti.

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