Itinerari a Roma: il Colle Aventino dal Buco della Serratura al Giardino degli Aranci

Roma sorge su 7 colli. Tra questi c’è il colle Aventino, che si colloca tra Testaccio e la valle del Circo Massimo, a destra del Tevere. Un colle che vanta una storia lunghissima e che si presta per una passeggiata un po’ diversa dai soliti tour della Capitale.

Il nostro itinerario parte da Piramide, imbocca via Marmorata per un breve tratto, all’altezza della caserma dei Vigili del Fuoco piega a destra e imbocca via Asinio Pollione, poi via di Porta Lavernale, giunge in cima, in piazza dei Cavalieri di Malta, imbocca quindi via di Santa Sabina che diventa poi via di Sant’Alessio, sbuca in piazza Pietro d’Illiria e infine entra nel Giardino degli Aranci.

Il colle Aventino: un po’ di storia

Roma, fondata sul Palatino nel 753 a.C., si espanse in breve tempo sui sei colli circostanti. L’Aventino era uno di questi, ed è noto storicamente perché protagonista di alcuni episodi della storia della Roma più antica, quella degli inizi della Repubblica.

Se vi ricordate qualcosa della Storia di Roma studiata alle Elementari, ricorderete senz’altro le lotte tra Patrizi e Plebei. I primi erano i ricchi senatori che vessavano il popolo, la plebe, imponendo tasse e sostanzialmente facendo il comodo proprio, in assenza di leggi scritte. Siamo nel 494 a.C. e il popolo, stanco di subire ingiustizie decise di separarsi da questa Roma governata da ricchi. Questa protesta è nota con il nome di secessione della Plebe, e i Patrizi ben presto compresero che senza la forza lavoro che la Plebe costituiva non avrebbero potuto fare molto.

Mandarono allora un Patrizio, tal Menenio Agrippa, a trattare con loro. E costui, che era un abile oratore, raccontò una storia, nota come Apologo di Menenio Agrippa, che convinse i Plebei a tornare alle proprie case: paragonò la protesta dei Plebei a quella delle braccia di un corpo che si erano stufate di lavorare, mentre lo stomaco – paragonato ai Patrizi – mangiava e basta, senza fare altro. Le braccia si rifiutarono così di nutrire lo stomaco, e lo stomaco cominciò a indebolirsi. Ma al contempo si indebolirono anche le braccia, perché lo stomaco, non nutrendosi, non riusciva più a sostentare le altre membra. Roma è come un corpo, secondo Menenio Agrippa, in cui ognuno è chiamato a fare la sua parte. Se una parte smette volontariamente di funzionare, tutto il corpo ci rimette.

I Plebei si fecero convincere dalla logica stringente di questa metafora e tornarono alle proprie case. Il resto è Storia.

Prima tappa. Piazza dei Cavalieri di Malta

Dopo questa parentesi storica, durante la quale abbiamo lasciato Piramide alle nostre spalle e abbiamo cominciato la salita di via Asinio Pollione, sulla quale affacciano alcune belle palazzine residenziali, si arriva in cima, in Piazza dei Cavalieri di Malta. Poco prima di immetterci sulla piazza, alla nostra sinistra si apre il giardino della chiesa di Sant’Anselmo. Questa chiesa trae in inganno: sembrerebbe antica, addirittura paleocristiana se si guarda il campanile e il chiostro. Ma in realtà è stata costruita a fine ‘800 in stile neoromanico; sorge sui resti di una domus romana (qualcosa di antico c’è, dopotutto) ed è sede di un monastero benedettino.

sant'anselmo roma
la chiesa di sant’Anselmo sull’Aventino

Il Buco della serratura

buco della serratura Aventino
Dal Buco della Serratura vedo… il Cupolone!

La vera attrazione della piazza, però, è quel grande portone nero che chiude alla vista il giardino della Villa del Priorato di Malta. Nel portone, però, c’è il buco della serratura. E non c’è tentazione più grande del guardarci attraverso.

Il Buco della Serratura per me è una delle 5 esperienze insolite che vale la pena di fare a Roma. E vi spiego perché.

Un corridoio alberato, quasi una galleria, si apre davanti a noi. La fuga prospettica porta l’occhio dritto dritto in fondo, dove c’è luce, dove c’è… la Cupola di San Pietro!

Il Cupolone è lì, sembra quasi più vicino del dovuto. Davvero suggestiva la sua visione ad ogni ora del giorno e della notte. Va detto che fa un po’ specie mettersi lì a spiare letteralmente dal buco della serratura, come se si guardasse in casa d’altri. Per fortuna, però, c’è sempre qualcun altro prima o dopo di noi che prova a “buttare un occhio”. Solo un’avvertenza: a meno che non abbiate una fotocamera davvero entusiasmante non state a perdere troppo tempo a fare foto: piuttosto godetevi lo spettacolo con i vostri nudi occhi. Ne resterete abbagliati.
Ecco come appare dall’alto tutta la zona:

La basilica dei santi Bonifacio e Alessio

Lasciamo piazza dei Cavalieri di Malta e proseguiamo su via di Santa Sabina. Poco più avanti una cancellata immette in un cortile in fondo al quale sorge la Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio.

Si tratta di un luogo di culto cristiano piuttosto antico: risalirebbe infatti al V secolo d.C., ma è dal VII secolo che nella zona si venera il martire cristiano Bonifacio. Costui sarebbe stato martirizzato per aver aiutato le comunità cristiane perseguitate in Oriente, spinto dalla nobildonna Aglae, di origini greche, a testimonianza degli intensi rapporti tra Roma e Bisanzio (Costantinopoli, l’attuale Istanbul) tra il V e il VII secolo.

pavimento sant'alessio aventino
Pavimento cosmatesco nella basilica di San Bonifacio e sant’Alessio sull’Aventino

In seguito un altro santo viene venerato in questo luogo: è sant’Alessio, la cui storia di nuovo ha a che vedere con i rapporti stretti tra Roma e l’Oriente mediterraneo. Alessio, si narra, di nobili origini, nacque a Roma, ma si allontanò dalla casa paterna per sfuggire ai fasti e a un matrimonio che non sentiva, per andare a Edessa. Qui divenne talmente famoso per la sua condotta talmente retta da essere considerato già santo in vita, che decise di tornare, nell’anonimato a Roma, nella casa paterna. Qui divenne l’ultimo dei servi e solo alla sua morte si scoprì chi era stato realmente. La santità a quel punto era meritata e le sue storie divennero celebri nel mondo cristiano del X-XI secolo.

La basilica

sant'alessio roma
L’interno della basilica dei santi Bonifacio e Alessio, Roma

La basilica è nota già dal X secolo, ma l’impianto a tre navate risale al XIII secolo. L’aspetto attuale della chiesa risale però alla metà del ‘700. Le tinte pastello del soffitto sono incantevoli, nell’alternarsi di finti cassettoni, greche, finti stucchi e finti pilastri corinzi, mentre l’altare di Sant’Alessio, in cima alla navata sinistra, è particolarmente barocco. Di particolare pregio è un’icona bizantina della Madonna, che si trova in una cappella laterale a destra dell’altare.

Anche i pavimenti sono notevoli: sono cosmateschi, ovvero con decorazioni geometriche in piccole scaglie e piastrelline di marmo colorato, una via di mezzo tra il mosaico e l’opus sectile (pavimento in lastre marmoree policrome) di età romana. L’effetto decorativo ed elegante è davvero notevole e aggiunge valore all’apparato decorativo di questa bella chiesa.

panorama roma
Panorama su Roma dal giardino accanto a Sant’Alessio: in primo piano il complesso del San Michele, sullo sfondo la Cupola di San Pietro

Accanto alla basilica, un giardino consente di affacciarsi sul belvedere che dà su Roma, sul Tevere e di fronte sul grande complesso del San Michele, oggi sede di molti istituti del MiBAC, Ministero per i Beni e le attività culturali, dietro al quale spicca la cupola di San Pietro.

La basilica paleocristiana di Santa Sabina

Questo è il luogo più antico dell’Aventino sopravvissuto nelle sue forme originarie. La chiesa paleocristiana di Santa Sabina trasuda antichità da ognuna delle sue pareti esterne e delle sue colonne interne, nonostante sia stata oggetto di rifacimenti e restauri.

santa sabina roma
L’abside della basilica paleocristiana di Santa Sabina

La chiesa fu costruita nel V secolo da Pietro d’Illiria, cui è dedicata la piazza antistante. A tre navate, ha le due navate laterali strette e buie, mentre la navata centrale è la vera e propria aula, ampia, ariosa, luminosa, che culmina in una grande abside che inizialmente era decorato con un grande mosaico policromo – come tutte le chiese paleocristiane coeve di Roma, ma anche di Ravenna – oggi sostituito da un affresco che però riproduce bene o male lo stesso soggetto: Cristo circondato dagli Apostoli e da Santi. Sulle arcate delle navata centrale si conserva invece la decorazione in opus sectile che risale ancora al V secolo d.C.

santa sabina roma
L’interno di Santa Sabina, la chiesa paleocristiana sull’Aventino

Al V secolo risale anche, incredibilmente, la porta in legno scolpito che costituisce l’ingresso principale: un miracolo che sia giunta pressoché inalterata fino ai giorni nostri.

L’ingresso attuale alla chiesa è sul lato, mentre al nartece – il portico antistante – si accede dall’interno della chiesa e non viceversa come invece avveniva in origine. Nel nartece sono stati musealizzati alcuni elementi architettonici, scultorei ed epigrafici (iscrizioni antiche) che testimoniano l’antichità del sito e del luogo di culto. Anche all’esterno, i muri in laterizi sono inframmezzati da frammenti marmorei reimpiegati nella muratura.

Il Giardino degli Aranci

Subito a lato della chiesa di Santa Sabina si entra nel Giardino degli Aranci.

Immaginate una passeggiata romantica, all’ombra degli alberi in una bella domenica di sole, immaginate di imboccare una via –  all’interno del giardino – intitolata al grande Nino Manfredi. Immaginate una musica di sottofondo, suonata da un artista di strada che riceve troppo pochi euro da chi lo ascolta in rapporto al benessere che dà e all’atmosfera che crea.

giardino degli aranci
viale Nino Manfredi al Giardino degli Aranci. Io mi sono commossa a vederlo. E voi?

Immaginate di arrivare in fondo al giardino e di affacciarvi, letteralmente, su Roma. Da qui la vista spazia su tutta la città, parte da San Pietro, scende in avanti e segue il corso del Tevere, va fino alla Sinagoga nel Ghetto Ebraico e poi vira verso il Vittoriano e il Campidoglio. Una vista che supera i 180°, uno dei punti panoramici su Roma più amati.

panorama roma
Panorama di Roma dal Giardino degli Aranci

Il Giardino degli Aranci è l’ultima tappa di questo percorso. Ridiscendendo da qui si arriva nella valle del Circo Massimo. Da qui si può procedere in tre direzioni: risalire verso il Roseto dell’Esquilino (consigliato a maggio, quando le rose sono in fiore); proseguire a diritto, superando il Circo Massimo e affrontando il nucleo storico più antico della città (Palatino/Colosseo da una parte; Teatro di Marcello e Campidoglio dall’altra); ancora, attraversare il Tevere in direzione di Trastevere e da qui partire per un altro itinerario. Di cui parlerò, magari, in un altro post.

E tu hai un itinerario del cuore che ti senti di consigliare per Roma?  

 

 

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