Giro d’Italia… del vino: 20 regioni tutte da bere

Va l’aspro odor de’ vini l’anime a rallegrar…

giro d'italia del vino

Ottobre: periodo di vendemmia, uno dei momenti più importanti dell’anno agricolo. Per l’Italia tutta, da Nord a Sud, una stagione intensa. Sì, perché il nostro Paese ha una vastissima produzione vinicola, che dalla Val d’Aosta e dal Trentino percorre lo Stivale fino ad arrivare alla Calabria, alla Puglia e alle “Isole comprese”.

Il vino, il vero signore della tavola italiana, è davvero da sempre un prodotto d’eccellenza. Voglio raccontarvelo regione per regione, percorrendo un vero Giro d’Italia del vino.

Giro d’Italia del Vino. Il Nord Italia

Nord Italia. Tu diresti che bevono giusto la grappa per difendersi dal freddo e la birra per la vicinanza con l’oltralpe di natura tedesca. E invece.

1 Val d’Aosta

Già la Val d’Aosta regala gioie. Innanzitutto esiste una route des vins, una strada dei vini che attraversa la regione toccando i dolci pendii che ospitano vigneti. Perché la Val d’Aosta non è solo alta montagna e vette innevate. C’è anche spazio per i vigneti. E che vigneti.

Nel mio itinerario in Val d’Aosta di qualche anno fa mi è capitato di assaggiare vini autoctoni, come il Torrette, un rosso ottenuto da uve petit rouge, oppure il Vallèe d’Aoste DOC. Sui vini valdostani trovo molto interessante il post di Valle d’Aosta – Guida turistica.

2 Piemonte

vino rosso e castagne

vino rosso e castagne: un abbinamento top!

Il Piemonte è terra di eccellenza del vino! Tra Langhe e Monferrato, territori di Alba e di Asti, il Piemonte ha una ricchissima carta dei vini! Tutti i vitigni si collocano al di sotto del Po, in un paesaggio dolcissimo di colline. Immaginatevi collinette pettinate a vigneti al mattino in quel po’ di nebbia tipica del Basso Piemonte: ecco, un incanto.

I vini piemontesi d’eccellenza sono per la maggior parte rossi.  Il Barbera e il Barolo sono due vini corposi, di sostanza, perfetti per la cucina piemontese. Accanto ad essi non mancano i vini dolci: il Dolcetto d’Asti e il Dolcetto d’Alba per esempio, ma anche la Freisa, il Brachetto (che da giovincella mi faceva impazzire!) e la Bonarda. Uh, quant’è bona la Bonarda!

Diciamo che i Piemontesi con i dolci ci sanno fare, perché il piemonte è terra di moscato! Chi non ha mai assaggiato il Moscato d’Asti può pure lasciare questa pagina. E correre nella più vicina enoteca a procurarsene una bottiglia!

3 Lombardia

In Lombardia è l’Oltrepo pavese a farla da padrone. Qui sono stata un anno fa esatto e ho apprezzato la cultura del vino, le colline anche qui pettinate in filari regolari e con le foglie di vite già rosse per l’autunno. In molti però mi hanno detto che a differenza di altre regioni d’Italia, l’Oltrepo non sa fare sistema e i vigneti producono uve che servono a “ingrassare” la produzione piemontese di vini. Un peccato, perché una regione con un’identità così distinta merita di essere riconosciuta a livello nazionale.

oltrepo pavese

Vigneti a Oliva Gessi (Oltrepo pavese)

Tra i vini più noti abbiamo il Pinot grigio e il Riesling per quanto riguarda i bianchi, il Buttafuoco, il Pinot nero, la Bonarda e il Rosso dell’Oltrepo per quanto riguarda i rossi. Una produzione quanto mai ricca e generosa, che mi auguro potrà fare presto “il salto” e guadagnarsi una fetta di mercato più ampia e più dignitosa.

Ma Lombardia vuol dire anche Franciacorta. Nella provincia di Brescia si trova questa regione vinicola che è il must nella produzione di spumanti brut. Il Franciacorta di fatto è un nome rinomato ovunque anche all’estero, un vero simbolo del Made in Italy.

4 Veneto

vino bianco

Un prosecchino in riva al mare: cosa volere di più?

Per me Veneto è sinonimo di Prosecco di Conegliano – Valdobbiadene: una terra che non ho mai visitato di persona, lo ammetto, ma che conosco perché spesso nel bene e nel male è protagonista di trasmissioni tv discordanti tra loro: si va infatti da chi loda ed esalta la grande produttività di queste terre a chi invece ne mette a nudo i problemi in termini di sostenibilità ambientale, scoperchiando un vaso di Pandora che probabilmente è comune a molte altre realtà vinicole – e non solo – italiane. In ogni caso, il Prosecco di Conegliano – Valdobbiadene è un altro marchio del Made in Italy noto nel mondo, un prodotto d’eccellenza. Non a caso si chiama Prosecco Superiore.

Nella zona di Verona invece si produce il Valpolicella, un vino rosso la cui produzione risale indietro nei secoli. La regione fin dal Medioevo è dedita alla coltivazione di viti e dunque alla produzione di vino. Nella stessa zona, oltre al Valpolicella DOC si produce il Recioto, un vino dolce, da dessert, e l’Amarone, un vino pregiato, pastoso, importante, che si sposa con i piatti tradizionali della cucina veneta dell’interno.

5 Trentino Alto Adige

Terra di GewurtzTraminer e di Müller Thurgau, il Trentino Alto Adige da qualche anno ha sposato anche la pratica dell’Eiswein, cioè l’Icewine, la vinificazione di grappoli congelati vendemmiati tardivamente. Pratica molto diffusa in Canada, anche se pare che l’illustre precedente risalga all’età romana, e dunque sia nato in Europa, ha trovato terreno fertile (si fa per dire) in Germania, Ungheria, Austria e, ovviamente, in Alto Adige. Il vino che si ottiene è particolarmente dolce, ma soprattutto perché sia tale occorre che l’uva sia ghiacciata direttamente sulla pianta, non congelata poi. Sennò sarebbe troppo facile.

castel mareccio

Castel Mareccio a Bolzano è sede di una prestigiosa azienda vinicola

Ma torniamo ai vini a noi più noti. Il Traminer nasce addirittura nel XII secolo, dunque ha una tradizione antichissima di produzione e  vinificazione. Piuttosto aromatico, tanto che si chiama Traminer aromatico, il Gewurtztraminer è di un bel colore giallo paglierino ed è un vino davvero mittleuropeo: dall’Alsazia all’Ungheria, passando per l’Austria e la Slovenia, è prodotto su un areale piuttosto vasto.

Il Muller Thurgau è anch’esso un vino mittleuropeo, che in Trentino Alto Adige ha trovato il suo luogo d’elezione. Vino da pasteggio delicato e profumato, è di colore giallo verdolino. Deve il suo nome, e questa è la curiosità, al suo inventore, tal sig. Muller e alla sua città d’origine, Thurgau in Svizzera a partire da un vitigno riesling.

6 Friuli Venezia Giulia

Tocai friuli

Un bicchiere di Tocai a Muggia, Trieste, al confine con la Slovenia

Che cosa vuoi dire ad una regione che ha addirittura un paese, vicino a Trieste, che si chiama Prosecco?

In realtà il paese di Prosecco è semplicemente un sobborgo di Trieste. Sicuramente però ci gioca sull’ambivalenza del nome, ed è sintomatica dell’intenzione del luogo di identificarsi con la propria produzione vinicola. Il termine prosecco significa “borgo tagliato”, ovvero landa riservata all’agricoltura e, quindi, alla coltivazione della vite. Anche qui infatti si produce vino, prosecco nella fattispecie. Come abbiamo visto, comunque, il prosecco con la P maiuscola ormai è quello di Valdobbiadene in Veneto. Però l’idea che il prosecco, almeno nel nome, sia nato qui, è molto suggestiva.

In Friuli i vini principali sono il Tocai, il Colli Orientali del Friuli e il Carso. La regione in realtà ha una grandissima vocazione vinicola e, vi assicuro, è una regione di grandi bevitori! Io qui voglio solo sottolineare il Ramandolo, un vino bianco dolcissimo che è la cosa più buona che io abbia mai assaggiato a Trieste.

7 Liguria

bianco lumassina

La lumassina, vino bianco ligure, accompagna i piatti della tradizione locale, come i fiori di zucca ripieni

Cambiamo fronte, torniamo a Nord Ovest. In Liguria distinguiamo un estremo Ponente interno, territorio di vini rossi, e un Ponente e Levante marittimi, dove invece regnano i bianchi.

Nell’estremo ponente i due rossi d’eccellenza sono il Rossese di Dolceacqua e l’Ormeasco di Ormea. Il Rossese è una produzione limitata alla Val Nervia lungo la quale sorge il borgo medievale di Dolceacqua, caratterizzato dal suo bel ponte medievale a schiena d’asino. L’Ormeasco è una produzione di montagna, limitata ai colli alti di Pornassio, Nava e Ormea, a cavallo delle Alpi Liguri, dalla tradizione piuttosto antica.

I bianchi sono il Vermentino, vitigno comune ad altre regioni di mare tirreniche, la Lumassina e il Pigato. Ecco, il Pigato è un vitigno tipico della Piana d’Albenga e del Ponente marittimo che ha un sapore aspro e un colore giallo-rosato. La piana d’Albenga è l’unica vera pianura della Liguria che, confrontata con pianure degne di questo nome, scompare. Del resto si sa, la Liguria è caratteristica proprio per i suoi monti che arrivano quasi fino al mare. Nel Levante è talmente reale questa situazione che addirittura nelle Cinque Terre il vino da cui trarre Vermentino e il vino dolce Sciacchetrà è ottenuto da uve coltivate su colline scoscese che vengono raggiunte solo con funivie in grado di scalare il dislivello. Paesaggisticamente incredibili, le vigne del Levante ligure non rendono certo la vita facile al viticoltore.

Giro d’Italia del vino – il Centro

8 Emilia Romagna

Terra di Lambrusco, innanzitutto, l’Emilia Romagna non si distingue per un suo prodotto particolare (lambrusco a parte, ovvio), ma vino viene prodotto sui Colli Bolognesi, Colli d’Imola, Colli di Parma, Colli di Scandiano e Canossa.

Il Lambrusco, neanche a dirlo è il vino amabile più noto d’Italia. Accompagna saggiamente, con leggerezza e spirito quei piatti non proprio leggeri come il bollito o altre gustose ricette della ben nota cucina emiliana. Ricordo ancora di quella volta che a Reggio Emilia mangiai bollito servito col lambrusco! Sono esperienze che vanno provate, almeno una volta nella vita.

brisighella

Le colline intorno a Brisighella sono coltivate a vigneti

Ma poi, non vogliamo parlare del Sangiovese? Il vitigno è uno dei più diffusi in Italia, utilizzato per la produzione di molti altri vini regionali e infatti è coltivato anche in Toscana e fino in Campania. È l’uva impiegata anche per la produzione di un vino importante come il Brunello, per dire. Il nome, tanto per dare un’idea, pare derivi da Sanguis Giovis, Sangue di Giove, il Padre degli Dei nel mondo romano.

9 Toscana

festa del vino impruneta

La Festa del vino dell’Impruneta è un grande evento del vino in Toscana

Eccoci alla principessa delle regioni vinicole italiane. Lo so, sono di parte, ma la Toscana oggettivamente ha una ricchezza e una varietà uniche. Soprattutto, ha saputo farne un vero marchio di qualità. Il Chianti è il biglietto da visita della Toscana vinicola nel mondo: un territorio totalmente vocato al vino in un’area ampia che si estende dalle colline fuori Firenze fino a lambire l’Aretino e il Senese. Non mi pare poco. L’areale comprende tantissimi borghi, da Greve a Panzano, a Radda in Chianti. La festa del vino di Panzano è un’istituzione attesa da un anno all’altro; idem la festa del vino dell’Impruneta, per la quale un corteo di carri in stile carnevale attraversa il borgo per esibirsi nella piazza della Chiesa.

Poco più a Nord incontriamo i Vini del Montalbano, la piccola area collinare che separa il Val d’Arno dal Pistoiese, e il Carmignano, un vino che ricevette la DOC insieme al Chianti poco più di 300 anni fa direttamente da Cosimo III Medici. Una grande festa tra Prato, Artimino e Carmignano, un paio di anni fa, ha celebrato proprio quel grande, importante evento.

artimino

Vigneti di Carmignano DOC ad Artimino (PO)

In Val d’Orcia abbiamo poi i principi dei vini toscani: il Rosso e il Nobile di Montepulciano, ma soprattutto il notissimo Brunello di Montalcino. Spostandoci sulla costa e in Maremma abbiamo il Morellino di Scansano e il Bolgheri tra i rossi, mentre il Vermentino di Toscana è il re dei bianchi.

vigneti Certaldo

Vigneti Chianti nel territorio di Certaldo

10 Umbria

Anche l’Umbria nel suo piccolo territorio produce vini di un certo pregio. La zona di Orvieto è terra, ad esempio è una bella zona collinare pettinata a vigneti che danno vita all’Orvieto, classico e superiore. Ma altri territori umbri si prestano alla produzione di vini: nell’area del Lago Trasimeno si producono i vini Colli del Trasimeno bianco, rosato e rosso; vino si produce anche nel territorio di Assisi, sui Colli Martani, Colli Altotiberini e della Sabina.

mccurry sensational umbria

La foto che il grande fotografo Steve McCurry ha scattato per il suo progetto Sensational Umbria è un ritratto assolutamente italiano: il pranzo della domenica, l’aria di festa, il capofamiglia che versa il vino

Si distinguono poi il Torgiano rosso, prodotto nel Perugino, e il Sagrantino di Montefalco, un vitigno che risale al XVI secolo e il cui disciplinare prevede la produzione in un territorio ristretto a pochissimi comuni di un vino che può essere sia secco che passito.

11 Marche

Anche le Marche, territorio in gran parte collinare, sono dedite alla produzione del vino. Il Verduzzo dei Castelli di Jesi, il Pecorino e la Passerina sono i tre bianchi più noti della regione.

Tra i rossi invece, ricordiamo il Rosso Piceno e il Rosso Conero, ma una menzion d’onore merita la Lacrima di Morro d’Alba, prodotta nella provincia di Ancona, nel territorio comunale di Morro d’Alba e limitrofi. È proprio la varietà di uva nera che si chiama lacrima, da cui il nome del vino, e che è nota almeno dal XII secolo: una storia piuttosto lunga, per un vino rosso rubino intenso, adatto a vari piatti della cucina tradizionale marchigiana; anche se è un rosso, alcuni lo consigliano anche in abbinamento al brodetto all’anconetana, una ricetta a base di pesce.

12 Lazio

frascati bianco

Un bicchiere di Frascati bianco, Cantina San Simone

Evviva il vino de li castelli“: chi non ha mai sentito Nino Manfredi cantare questo stornello in romanesco? La zona dei Castelli Romani è rinomata da sempre per la sua produzione di vini, oltre che per il suo territorio particolare: collinare, intorno ai laghi vulcanici di Nemi e di Albano intorno ai quali sorgono i centri di Castel Gandolfo, Nemi, Ariccia e, un po’ più in là Frascati. Proprio il Frascati bianco è il vino di punta di questo territorio, le cui vigne di produzione occupano le colline dei dintorni: lungo la strada Frascati-Colonna si incontrano numerose cantine e le vigne indubbiamente caratterizzano il territorio.

Anche il viterbese è terra di vini. Come dimenticare l’Est Est Est? Un vino prodotto a Montefiascone, sul lago di Bolsena, alla cui origine è legato un aneddoto particolare (raccontato sull’etichetta del vino) legato all’espressione “Est! Est! Est!” cioè “Est (bonum)” il vino al punto da esclamarlo per ben tre volte!

Sulla costa si segnala a nord il Cerveteri e a sud il Circeo come areali di produzione che danno origine a DOC bianchi, rosati e rossi.

13 Abruzzo

L’Abruzzo si distingue per tre vini in particolare: il Montepulciano d’Abruzzo, il Trebbiano e il Cerasuolo. Il Montepulciano è un vino rosso prodotto con uve Montepulciano ed è prodotto nell’areale di Teramo. Il Trebbiano è invece un bianco che si accompagna a primi in bianco, a pesce e a carni bianche. Il Cerasuolo è una derivazione del Montepulciano, distinto da esso in quanto cambia l’areale di produzione, più esteso rispetto a quello del Montepulciano, ma la sua dignità di DOC è piuttosto recente: anni 2010/2011.

14 Molise

bicchieri vuoti

Bicchieri in attesa di essere riempiti…

Anche il Molise produce vino. In particolare si distingue la produzione del Biferno nella provincia di Campobasso e del Pentro nella provincia di Isernia.

Anche il piccolo Molise sa farsi rispettare, quando si tratta di portare il vino in tavola.

Vitigno autoctono del Molise è la Tintilia, un antico vitigno a bacca nera che stava lentamente ma inesorabilmente scomparendo e che solo in anni recenti è stato recuperato. Il motivo del suo scarso successo? Ha una scarsa produttività, anche se le piante sono piuttosto resistenti, sopravvivendo alle basse temperature della montagna molisana. Della Tintilia esiste anche la versione rosé, delicata e con note speziate.

Giro d’Italia del vino – il Sud Italia

15 Campania

Fin dall’antichità il vino campano è noto e apprezzato. Già i Romani conoscevano e bevevano il Falerno. La Campania Felix era una terra fertile e rigogliosa che non per caso fece da subito gola ai Greci e agli Etruschi. Entrambe le due civiltà basavano sul vino il rituale del simposio, un evento che non era semplicemente un pranzo o una cena, ma un fatto sociale. Non stupisce dunque la vocazione vinicola di lunga tradizione di questo territorio.

tomba del tuffatore paestum

Sulla tomba del Tuffatore, Paestum, V secolo a.C., è raffigurata una scena di simposio

Oggi i vini di punta della Campania sono il Taurasi e l’Aglianico del Taburno, rossi, il Fiano d’Avellino, il Greco di Tufo e la Falanghina del Sannio, bianchi.

Se andiamo sulle isole, il Biancolella è il vitigno tipico di Ischia, a bacca bianca, introdotto in tempi antichissimi dalla Corsica, che ama i terreni vulcanici tipici delle isole campane. I Borboni poi ne ampliarono il territorio di produzione, portandolo in continente sulla costiera amalfitana e sorrentina.

16 Basilicata

Il vino più noto della Basilicata, terra montana che riesce ad avere due sbocchi al mare, e però aspra e impervia in molte sue parti, è l’Aglianico del Vulture. Anche il Grottino di Roccanova è una produzione locale, della provincia di Potenza, ottenuto da uve cabernet-sauvignon, malvasia e montepulciano.

17 Puglia

uva nera

Grappoli d’uva direttamente sulla pianta

Vi dico solo Negroamaro e Primitivo. E subito vi viene in mente un vino rosso intenso, sapido, aspro come la terra arida della Puglia, ma generoso come la sua cucina e la sua gente. Il Negroamaro del Salento è un vitigno endemico della Puglia. L’uva è bacca nera, ma da essa si ricava anche il rosato: il Salice Salentino.

Il Primitivo di Manduria è l’altro vitigno tipico e notissimo della Puglia. Un altro vino rosso, quasi violaceo, che ben si adatta ai piatti della cucina pugliese. Ricordo certe cene ad Alberobello accompagnate dal soave tocco di un Primitivo…

Infine il Nero di Troia, un’altra varietà autoctona diffusa nell’area centro settentrionale della Puglia. A questo vino, e alla sua gradazione alcoolica, è legata una leggenda relativa ad un importante episodio della storia pugliese: la disfida di Barletta. In quest’occasione, infatti, che vide contrapposti 13 cavalieri francesi contro altrettanti italiani guidati dal celebre Ettore Fieramosca, pare che i Francesi si siano dati al bere vino rosso di Barletta – vinificato a partire da uve di Troia – e che quindi non del tutto lucidi siano stati tremendamente sconfitti dai prodi eroi italiani.

18 Calabria

Calabria è sinonimo di Cirò. Sullo Jonio c’è un territorio, quello delle terre di Cirò, in cui i vigneti arrivano fin sul mare. Il Cirò è sia bianco che rosato che rosso. Tante le cantine, che si sono anche consorziate, e che producono ottime etichette di cui tenere conto. Tra Cirò e Melissa si collocano i vigneti, dalle colline al mare, e il salmastro si coglie fin nel bicchiere, nel bianco che accompagna il pesce, o nel rosato che sa quasi di vaniglia.

terre di Cirò

Vigneti nelle terre di Cirò

Il rosso Terre di Cosenza è invece prodotto nelle colline a nord di Cosenza, in una zona collinare a metà strada tra la Sila e il Pollino, i due grandi massicci montuosi della regione. Si tratta in ogni caso di vini gagliardi, pieni di carattere, ottenuti a partire da uve gaglioppo e da uve magliocco, due vitigni endemici della regione.

Infine, va ricordato un vino dolce delle pendici del Pollino: il Moscato di Saracena, di cui parla Jamaluca sul suo blog.

Giro d’Italia del vino – “isole comprese”

19 Sicilia

Anche la Sicilia ha una storia vinicola piuttosto antica, che risale all’età greca.

Il vino più famoso fuori dall’isola è il Nero d’Avola, un vino rosso notevole, originario dell’areale di Siracusa. Tra i vini bianchi invece l’Inzolia e il Grillo sono i due vini più noti. Ma la Sicilia è terra di vini dolci: chi non ha mai assaggiato lo Zibibbo o il Passito di Pantelleria? Vini da dessert unici, dolci e zuccherini come solo la Sicilia sa essere.

Tra i vini da meditazione si colloca il Frappato, un vitigno autoctono, del Ragusano che dà un prodotto di color rosso rubino dalle profumate note floreali.

Ringrazio Benedetta di Viaggimperfetti.com per i suoi consigli in fatto di vini siculi. E lei, siciliana, è un’esperta!

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20 Sardegna

Infine, la Sardegna. Ultima ma non ultima, la Sardegna sa imporsi sul mercato del vino italiano con almeno due produzioni importanti: il Cannonau per il rosso e il Vermentino di Sardegna per il bianco. Questi sono i vini più noti in continente. Il Cannonau, lo ispira anche il nome, è un vino potente, fortemente alcoolico, a gradazione piuttosto alta, che ben si accompagna con i piatti di carne della cucina sarda dell’interno (un porceddu al mirto con cosa lo vuoi accompagnare, altrimenti?); al Vermentino è lasciato il compito, invece, di accompagnare i piatti di pesce della cucina costiera della Sardegna. Per i dolci sardi, come i sospiri, le tilicche, i pabassini, i gueffos e le seadas, si consiglia invece la Vernaccia di Oristano, un vino dolce ma non stucchevole.

vini d'italia

La mappa dei vini d’Italia

Lunghetto questo tour dell’Italia del vino, eh? D’altronde, però, ognuna delle 20 regioni italiane ha le sue specificità in fatto di vino. Spero in questo post di aver dato un’idea della vastità e varietà della produzione vinicola italiana, per quanto in modo incompleto: la varietà è infatti grandissima, ed è facile confondersi tra vitigni, vini e areali di produzione. Si fa presto ad andare al ristorante e prendere un vino qualunque: anche dietro al rosso o al bianco della casa, infatti, può nascondersi una lunga tradizione e un prodotto di pregio anche se non da etichetta.

Spero con questo post ad alta gradazione alcoolica di averti dato una mappa con cui orientarti nell’intricato mondo dei vini italiani. Tu che esperienza hai in fatto di vini? Bevi vino ai pasti? Cosa scegli? Parliamone nei commenti oppure sulla pagina facebook di Maraina in viaggio!

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18 thoughts on “Giro d’Italia… del vino: 20 regioni tutte da bere

  1. Devo dire che, nonostante sia siciliana ed il vino siciliano lo amo molto, il Piemonte per me è in assoluto la regione leader per i vini. O almeno adoro il Barbera e il Barolo e soprattutto ho una predilezione per tutto il territorio delle Langhe

  2. Molto interessante questo articolo, alla fine della lettura mi sento già un po’ brilla!Noi siamo piemontesi e qui il vino è una cosa seria 😉

  3. Proprio in questi giorni ho assaggiato il “primo vino” in Puglia. Ed è bellissima tutta la cultura che si nasconde dietro un bicchiere di vino.

  4. Un calice di buon vino rosso quando esco la sera con le amiche non me lo leva nessuno. E di solito, da buona salentina, è Primitivo o Negramaro. Ti confesso che degusterei con piacere tutti i vini che hai citato… certamente non tutti in una sera. 😀

  5. Questo post è irresistibile, ora mi toccherà organizzare un tour enologico dell’Italia 🙂 sono appena tornata dalla Toscana e ho assaggiato un po’ di tutto, anche se i miei preferiti rimangono sempre i sangiovesi puri 🙂

    • Un tour enologico dell’Italia vero e reale sarebbe meraviglioso! Tra tutti i vini al momento i rossi toscani rimangono i miei preferiti. Ma ho vissuto in Toscana 10 anni, per cui li conosco meglio

  6. Un bel giro d’Italia attraverso i suoi vini… mi hai fatto venire voglia di partire subito! Il vino mi piace molto, soprattutto se abbinato ai piatti regionali.

    • C’è proprio una chimica di gusti tra piatti regionali e vini locali. È bellissimo infatti poter gustare un piatto tipico abbinato esattamente al vino prodotto localmente, l’esperienza culinaria è molto più completa

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