5 mete culturali del Salento che ricorderai per tutta la vita

Sono diventata una grandissima fan del Salento: terra meravigliosa di sole, di spiagge, di tradizioni gastronomiche peculiari. Ma soprattutto è una terra di borghi e cittadine dalle grandi tradizioni storiche e culturali.

5 mete culturali del Salento

Scopriamo insieme 5 mete culturali del Salento. Alcune di esse sono note mete turistiche, ma qui ne voglio parlare dal punto di vista del turismo culturale.

1. Corigliano d’Otranto

Nel cuore della Grecìa salentina, una ristretta area territoriale in cui si parla il grico, un dialetto greco che tradisce le origini greche delle genti di qui, si trova un bellissimo borgo dalle strade e dalle case bianche che si dispongono su viuzze strette, che si aprono ora sul piccolo spiazzo antistante la chiesa, ora sulla più grande piazza dell’orologio, ora affacciano sull’imponente castello. Di Corigliano bisogna osservare i dettagli. Noto in Salento come il Paese Filosofico (in questo post vi racconto il perché), è la meta ideale per chi ama perdersi ad osservare le pieghe dei muri e i portali iscritti.

corigliano d'otranto

Il castello di Corigliano d’Otranto

Soprattutto, al castello di Corigliano si svolge in giugno il Festival dell’Inutile: una manifestazione che per alcune serate intrattiene il Paese con conversazioni sulla poesia, sulla filosofia, sul diritto, sulla cultura nel senso più ampio del termine. Inutile è infatti, nelle intenzioni dell’organizzazione, tutto ciò che non produce profitto, ovvero, in senso un po’ provocatorio, il sapere culturale. Il festival è un elogio dei saperi inutili, dunque. Titolo migliore e più efficace (altro che inutile) non poteva essere scelto.

Per saperne di più: il blog del Festival dell’Inutile con tutto il programma del 2018 

2. Galatina

Cittadina dove sacro e profano si incrociano e si compenetrano, Galatina è nota per aver dato i natali al pasticciotto: la pasticceria Ascalone, sul corso principale, dalla metà del Settecento produce questo dolciume che è diventato il dolce tipico dell’intero Salento. Ma Galatina è molto di più. Ha una storia religiosa decisamente intensa che narra le storie di due santi: San Paolo e Santa Caterina.

Galatina

Sul corso principale di Galatina

La leggenda di San Paolo narra che il santo sbarcò sulle coste del Salento durante le sue peregrinazioni e a Galatina diede a tre sorelle l’antidoto per guarire dal morso del ragno: una giustificazione in chiave cristiana della Taranta, la “malattia” femminile dalla quale le donne guarivano solo dopo aver ballato forsennatamente al ritmo ossessivo della pizzica. A Galatina si trova la cappella di San Paolo, presso la quale le tarantate venivano a pregare e in cui si trova un curioso avviso che ingiunge di non ballare né fare atti osceni nei pressi; dietro la cappella si trova la fontana sacra, nella quale si dice che la terza delle tre sorelle che aveva incontrato San Paolo sputò per dare l’antidoto all’acqua e con essa curare le tarantate.

santa caterina galatina

Il soffitto affrescato della chiesa di Santa Caterina a Galatina, trionfo del gotico internazionale in Salento

A Santa Caterina d’Alessandria è invece dedicata la splendida basilica trecentesca all’ingresso del borgo. Affrescata da pittori del Centro Italia, tra cui un Franciscus di Arezzo, l’unico ad aver lasciato la sua firma, è un trionfo del Gotico Internazionale. Sul soffitto a volta, nelle campate della navata centrale, nella controfacciata e nell’abside non un buco rimane libero, ma tutto è occupato da storie della Bibbia, di Gesù, dell’Apocalisse e di Santa Caterina. Ogni volta che si torna a visitare questa chiesa, si resta incantati dalla quantità di dettagli che le pitture ci rivelano, vera Bibbia a fumetti per chi non sapeva leggere, ma doveva ugualmente conoscere le Scritture e imparare da esse una retta condotta di vita.

Tra le storie a contorno di questa chiesa sta la vicenda della reliquia di Santa Caterina, un dito che, narra la leggenda, Raimondello del Balzo Orsini, il Signore del luogo, avrebbe strappato dalla salma della Santa sul Sinai, dove sarebbe deposta. Tra l’altro, si dice che Santa Caterina altri non sia che la trasposizione in chiave cristiana di Ipazia, la filosofa pagana che fu perseguitata e uccisa dai Cristiani nel IV secolo d.C. per le sue idee che andavano contro la nascente – e arrogante – nuova religione.

Per saperne di più: Una passeggiata a Galatina, la capitale del Tarantismo

3. Gallipoli

Gallipoli è senza dubbio la città più nota, turisticamente parlando: amena località di mare, d’estate diventa sinonimo di “vacanze in Salento”: c’è il mare, ci sono i localini, i ristorantini, è adatta sia al turismo giovanile che a quello per famiglie; è un po’ la Taormina di Puglia, ecco.

Gallipoli

Panorama del porticciolo di Gallipoli dall’alto del castello

Ma Gallipoli è anche molto di più. Innanzitutto è un’ex-isoletta sulla quale sorgeva un castello che aveva funzioni di difesa e controllo del mare.

castello di Gallipoli

Gallipoli esportava olio lampante in tutta Europa: questa storia è raccontata nell’allestimento del castello

Il Castello di Gallipoli ebbe lunga e gloriosa vita; immortalato dai disegni di Jakob Philip Hackert, paesaggista grande amico di Goethe, fu per lungo tempo il luogo più importante di Gallipoli, la quale esportava olio lampante, ovvero per le lampade, in tutta Europa, fino in Norvegia. Con l’unità d’Italia, e con l’avvento dell’elettricità, il castello perse la sua funzione e l’olio perse il suo mercato. A proposito di mercati, un grande mercato coperto fu costruito a fine ‘800 proprio davanti al castello obliterandone la vista, e il castello divenne sede doganale di sali e tabacchi. Il deposito di sale è ancora evidente nelle tracce lasciate sulla pavimentazione in pietra di alcune stanze.

L’edificio fu affidato alla Guardia di Finanza, e ad essa rimase fino a qualche decennio fa. Poi rimase abbandonato a se stesso. Solo in anni recenti è stato fatto oggetto di recupero, di restauro e di valorizzazione. Oggi è aperto al pubblico, che qui può visitare il monumento e partecipare, è il caso di dire, alle installazioni della mostra #Selfati allestita nei suoi spazi.

#Selfati fa riflettere sul tema dell’autoritratto e dell’autorappresentazione come bisogno primario dell’uomo da sempre, non solo come desiderio vanesio di emergere. #Selfati viene messa in relazione con la Venere degli Stracci di Mimmo Paladino, posta al centro della grande Sala Ennagonale del Castello, e con un approfondimento sui “SelfieadArte” dell’art influencer Clelia Patella.

venere degli stracci gallipoli

La Venere degli Stracci nella Sala Ennagonale del Castello di Gallipoli, al centro della selezione di #selfieadArte di Clelia Patella

4. Otranto

Cattedrale di Otranto

L’interno della Cattedrale di Otranto

Dominata dal Castello Aragonese, Otranto è la bianca città che sorge sull’Adriatico nel punto in cui esso si stringe di più, avvicinando la Puglia all’Albania. Posizione strategica, quella di Otranto, che per questo faceva gola a molti, in particolare ai Turchi. Questi conquistarono la città infatti, dopo averla posta sotto assedio, affamata, e dopo aver decapitato 800 uomini di Otranto che avevano rifiutato di convertirsi.

La storia dei martiri è raccontata nell’abside della navata laterale della Cattedrale di Otranto: una grande teca piena di teschi, ossa lunghe e ossa del bacino tutte sapientemente ordinate, con certosina e macabra maestria, per eternare la memoria di costoro. Per saperne di più ti invito a leggere Come l’Italia celebra i morti: 3 ossuari del Sud Italia.

Ma non è certo per l’ossuario che la cattedrale di Otranto è nota ed è considerata un capolavoro dell’arte medievale: la vera meraviglia, infatti, è il suo pavimento a mosaico.

Il grandissimo mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto è un capolavoro controverso. Innanzitutto è di difficile interpretazione tutto l’apparato figurativo, che vede nella navata centrale la rappresentazione dell’albero della vita in cima al quale stanno Adamo ed Eva cacciati dal Giardino dell’Eden. Da qui discendono tutti i peccati dell’uomo, ma anche le storie della Bibbia, così troviamo nella navata  Caino e Abele, Noè e il Diluvio Universale e la Torre di Babele. Poi, a sorpresa, un personaggio che con la Bibbia non c’entra nulla: Alessandro Magno quasi all’ingresso della Chiesa, mentre nel presbiterio si trova Re Artù. Nel mezzo animali reali e fantastici, elefanti, draghi e grifoni, leoni e bestie varie.

mosaico cattedrale otranto

La scena di Caino e Abele nel mosaico della Cattedrale di Otranto

Nella navata centrale trovano ancora posto i 12 tondi corrispondenti ai mesi dell’anno, rappresentati attraverso i mestieri: la correlazione con il Peccato originale è evidente: dopo la cacciata dall’Eden l’uomo ha dovuto iniziare a lavorare per poter sopravvivere.

L’autore di questo immenso mosaico, il monaco Pantaleone, era basiliano, ovvero osservava il cattolicesimo di rito greco. Doveva avere una cultura sterminata, se nel suo mosaico inserisce tanti riferimenti non solo biblici, ma anche ellenistici e addirittura attinge al Ciclo Bretone e ai poemi cavallereschi. La presenza nella navata centrale delle panche non consente di apprezzare l’intero mosaico in tutti i suoi dettagli, ahimè. Anche perché ci si potrebbero passare le ore ad osservare ogni dettaglio del pavimento.

cattedrale Otranto

Un dettaglio del mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto

Tornando al Castello Aragonese, è un monumento aperto al pubblico come spazio espositivo sia per mostre temporanee che permanenti. Tra gli allestimenti permanenti quello dedicato alla Grotta dei Cervi di Porto Badisco, sito archeologico preistorico non aperto al pubblico, ma ad esso restituito proprio grazie alle sale ad esso dedicate all’interno del Castello.

castello aragonese otranto

Otranto, Castello Aragonese

Per saperne di più: La grotta dei Cervi di Porto Badisco

5. Castro

Chiudiamo in bellezza con una piccola perla preziosa del Salento: Castro. Questo piccolo borgo è posto su un’altura in posizione lievemente arretrata rispetto alla costa, ma strategica per il controllo del territorio: lo sguardo panoramico spazia dalla punta del tacco dello Stivale (Santa Maria di Leuca) alle coste albanesi che si trovano di fronte, a 60 km circa, ben visibili nelle giornate terse.

castro Panorama

Il panorama dal castello di Castro: si riesce a vedere sino in fondo al tacco dello Stivale

Castro è nota dalle fonti come Castrum Minervae. Narra Virgilio che su queste coste sbarcò Enea, il che dona a questo borgo già una certa aura di antichità. Antichità che è stata appurata dagli scavi in corso appena fuori dal borgo, nei pressi della chiesa e che hanno messo in luce quello che sembra essere, con tutta probabilità, un santuario di età greca: sono infatti stati trovati, oltre alle grosse fondazioni di un complesso davvero notevole, anche alcune fosse che contenevano oggetti deposti ritualmente. Tra questi la statua colossale, ma frammentaria, di una dea che è stata interpretata come Atena. Il santuario sarebbe quindi dedicato ad Atena, e il ricordo di questa dedica proseguirebbe poi nel toponimo romano del luogo.

scavi archeologici castro

Castro, scavi archeologici vista mare

La storia di questo luogo è raccontata dai reperti rinvenuti nel corso dello scavo ed esposti nel castello di Castro, adibito a museo della città. Qui si percorre a ritroso, dal medioevo all’età greca, la storia di quella piccola ma interessantissima area di scavo che è rivolta al mare: una posizione davvero invidiabile, anche per gli archeologi che vi lavorano.

Castro

Dettagli di Castro (LE), la piccola perla del Salento

Castro conserva intatta l’aria di paese: in piazza i bambini giocano e si rincorrono e le persone stanno sedute in strada; nella viuzza laterale un’artigiana con sapiente maestria intreccia fili al tombolo. La chiesa dell’Annunziata rivela, nella sua fiancata, quasi come una ferita aperta ma mostrata con orgoglio, la chiesa precedente, sulla quale essa si imposta e che aveva obliterato, prima che negli anni ’60 la riportassero alla vista. Di quella primitiva chiesina si conservano gli affreschi di età medievale che mantengono i loro colori vivaci e la loro vitalità.

Ed è tutto il borgo che conserva intatta la sua vitalità. Assolutamente importante che si mantenga così com’è, una piccola perla, un borgo che non ha bisogno di semafori, un luogo che non deve snaturarsi mai.

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9 thoughts on “5 mete culturali del Salento che ricorderai per tutta la vita

  1. Con questo caldo vorrei essere in riva al mare di Gallipoli…che meraviglia il Salento, prima o poi ci devo proprio andare!

    • Il Salento è splendido, e non solo per il mare! Ne sono rimasta talmente entusiasta, curiosa di esplorare, che di andare al mare proprio non mi è neanche venuta voglia (anche se a Roca c’era gente intorno a me che si tuffava!)

  2. Penso che in generale il Salento lo ricordi per tutta la vita, le mete che hai consigliato sono veramente delle belle mete. Se posso aggiungere, direi che dopo Castro una bella mangiata di pesce a Gagliano in quei ristorantini a strapiombo sul mare con annessa vista tuffi pazzi dal ponte Ciolo. E per finire le bellissime grotte della Zinzulusa.

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