Va’ dove ti porta il vento: un itinerario tra Tarifa, Baelo Claudia, Cadice

Non è certo uno degli itinerari più noti dell’Andalusia, ma l’itinerario di cui voglio parlare qui, tra Tarifa, Baelo Claudia e Cadice, è uno dei più intensi che ho percorso in Spagna. L’ho battezzato L’itinerario del vento, e ora ti spiego perché.

tarifa

L’itinerario del vento: l’Africa a tanto così

Si giunge a Tarifa lungo la N-340, strada che dalla città portuale di Algeciras percorre l’ultimo tratto di costa spagnola sul Mediterraneo. Eh sì, Tarifa, infatti, si trova proprio sullo stretto di Gibilterra, sorge nel punto più meridionale e più vicino all’Africa.

L’Africa appare ad un certo punto all’orizzonte, neanche troppo lontana. Lo capisci subito che è lei, e il cuore ti si riempie di gratitudine. Io mi sono commossa al suo apparire, lo giuro. È il Jebel Musa, la montagna più alta della costa marocchina, nonché l’altra sponda delle Colonne d’Ercole. Gratitudine, emozione e profondo rispetto.

Azulejos con la costa africana così come la si vede da Tarifa

Mentre dal porto di Algeciras partono i traghetti per Ceuta, città autonoma spagnola lungo la costa marocchina, da Tarifa partono i traghetti per Tangeri. Dista appena un’ora di navigazione, ma ha il fuso orario indietro di 2 ore rispetto alla Spagna: come cambiano le cose da una parte e dall’altra dello Stretto!

Lo stretto di Gibilterra, con le correnti contrastanti dell’Oceano esuberante che si scontrano con quelle più pacate del Mediterraneo, è un’area di forte vento. Talmente forte che non è infrequente che vi sia divieto di navigazione e che il porto di Tarifa resti chiuso. In compenso però, il vento fa sì che Tarifa e le sue lunghe spiagge siano la patria dei kite surf.

surfisti a Playa de los Lances, Tarifa

Tarifa: dove il Mediterraneo incontra l’Atlantico

Sarà che Tarifa mi ha accolto con il vento più forte che la storia ricordi, ma per me Tarifa è il luogo dove i venti si formano e hanno dimora. Non sono una grande amante del vento, anzi, mi fa venire mal di testa e lo detesto; ma a Tarifa l’ho accettato, ho accettato che mi spostasse letteralmente di peso, che mi accecasse con tutta la sabbia negli occhi, che mi ingarbugliasse tutti i capelli e che mi rendesse totalmente sorda: soltanto il suo fragore e quello delle onde era dato sentire.

Tarifa, piazza del Vento (un nome particolarmente adatto!)

Tarifa deriva il suo nome dal conquistatore arabo Tarif ibn Malik addirittura nell’VIII secolo d.C. Fu riconquistata dai Cristiani alla fine del XIII secolo. Si capisce subito che non si tratta solo di una località di mare, ma di un centro che vanta una lunga storia e un cospicuo patrimonio culturale e monumentale: per accedere al centro storico, e da qui al porto, bisogna varcare la Puerta de Jerez, aperta nelle mura e risalente all’epoca della Reconquista. Da qui in avanti, la strada scende e su di essa si aprono piccole viuzze che poi si diramano in piazzette. Tanti localini, negozietti, il mercato coperto, il cuore storico della cittadina: il punto di arrivo è un luogo incantevole della città vecchia, il Mirador del Estrecho, una terrazza panoramica sulle mura del castello, dalla quale, nuovamente, verrebbe voglia di raggiungere l’Africa a nuoto.

Il castello moresco di Guzman el Bueno è il vero monumento cittadino: costruito nel 960 per volere del califfo di Cordoba, fu poi ribattezzato in onore dell’eroe della Reconquista, Guzman el Bueno, per l’appunto. Tarifa è piccola, per cui vi accorgerete subito che alla base della rocca del castello si trova l’insenatura nella quale è ricavato il porto da cui partono i traghetti quotidiani per Tangeri.

Un po’ più avanti si giunge in dirittura del luogo più importante del Mediterraneo: il punto dove esso finisce e si incontra con l’Oceano Atlantico: una sottile lingua di terra che si allunga fino a raggiungere un’isoletta fortificata: è la Isla de las Palomas. Chiusa, sbarrata da un grande cancello, vi si arriva percorrendo a piedi uno stretto molo schiaffeggiato costantemente dalle onde da una parte e dall’altra e dal vento. Questo molo, come la Isla, fa da spartiacque: da una parte il Mediterraneo, dall’altra l’Atlantico. Sul lato del Mediterraneo c’è il porto, sul lato atlantico iniziano 10 km ininterrotti di spiagge, il paradiso di ogni surfista e di chi pratica kite surf.

Mangiare a Tarifa

Di tutti i posti in cui abbiamo mangiato a Tarifa, noi ne consigliamo uno che sulle guide non trovate, ma che è veramente il top, sia per il rapporto qualità-prezzo, che per il rapporto qualità-quantità: è il Bar Polideportivo, al quale entrando non daresti due lire, ma che ti serve la frittura di pesce migliore e più abbondante di tutti i mari (e qui ne abbiamo due, di mari) e una serie di manicaretti notevoli. L’unica nota negativa è che non è aperto sempre, ma quando lo è regala davvero gioie. A Tarifa abbiamo mangiato in altri ristoranti, ma nessuno ci è rimasto nel cuore come questo.

Spiagge: da Tarifa a Bolonia

Playa Tarifa, Los Lances, Valdevaqueros, Punta Paloma: 10 km di costa e di spiagge più o meno strette, più o meno frequentate dai surfisti. La carretera nacional N-340 scorre alle spalle, attraverso un paesaggio rurale fatto di campi, di pale eoliche, di piccoli villaggi. In corrispondenza di Punta Paloma la carretera si inoltra nell’entroterra, evitando il promontorio boscoso e carico di storia. Poi, una deviazione verso Bolonia ci fa fare per davvero un salto indietro nel tempo. Attraversiamo un paesaggio brullo e agreste, popolato da greggi di pecore e mandrie di vacche che pascolano quasi in cima alla strada. Quando arriviamo a Bolonia, una mucca pascola direttamente nell’aiuola della rotonda nel bel mezzo della strada.

Playa los lances, Tarifa

Baelo Claudia: la città romana sul mare

Sono archeologa e a mio tempo ho scavato in riva al mare. Quindi visitare Baelo Claudia, oggi Bolonia, è qualcosa di incredibile e di familiare allo stesso tempo. Come esistono oggi le città sul mare, così esistevano nell’antichità, ed erano belle, monumentali, avevano il porto, scambi commerciali con altre città di mare. Qui siamo oltre le Colonne d’Ercole. Baelo Claudia è la prima città romana che sorge sulla costa atlantica.

Baelo Claudia: città romana vista mare sulla spiaggia di Bolonia

La pesca dei tonni: un’attività millenaria

Baelo Claudia, città romana vista mare

La prima cosa che mi ha colpito nel visitare il museo introduttivo all’area archeologica di Baelo Claudia è stata l’immagine di un’archeologa che “scava” la lisca di un tonno. Un episodio di archeologia che a molti potrebbe far sorridere, ma che invece è importante se pensiamo che la pesca dei tonni in quest’area dell’Atlantico è praticata ancora oggi e che uno dei prodotti di punta del mercato dell’impero romano era il garum, una salsa di pesce di cui i Romani andavano molto ghiotti (il suo corrispettivo oggi potrebbe essere la colatura di alici).

Baelo Claudia era una città portuale sull’Atlantico, la prima oltre le Colonne d’Ercole, fondata dall’Imperatore Claudio (lo stesso che volle il grande porto di Roma, Portus, oggi a Fiumicino). L’area archeologica oggi sorge fronte mare, i resti più avanzati sono praticamente in spiaggia, ma il centro monumentale, con il foro, il macellum (cioè il mercato), il decumano e poi il capitolium (cioè il tempio più importante della città, dedicato a Giove, Giunone e Minerva), le terme e il teatro, sono lievemente arretrati rispetto alla linea di costa. Tuttavia, vedere le colonne che si stagliano contro il blu del mare ha sempre il suo fascino.

Cadice, la città bianca

La carretera N-340 prosegue la sua corsa nell’interno sino a Cadice. Il territorio che attraversa è campestre, agricolo, pastorale: tra le selve di pale eoliche si trovano i campi di girasole, i pascoli delle pecore, i prati per i cavalli, gli oliveti.

Il paesaggio tra Tarifa e Cadice: pascoli, campi di girasole, eserciti di pale eoliche: un territorio rurale ordinato e bucolico

Infine si arriva in città, a Cadice. Ma per arrivarvi occorre attraversare la stretta e lunga linea di terra, artificiale, che oltrepassa la laguna per congiungersi al centro storico.

Cadice sarebbe di fatto un’isola. Chiusa da mura bianche, al suo interno si aprono tante stradine, viuzze, in una dedalo che porta in due direzioni: verso il porto, il mare, e la monumentale piazza in cui sorge il palazzo comunale; verso l’interno, ovvero l’esterno, o insomma verso il triangolo costituito da Cattedrale, mercato coperto e piazza prospiciente. Qui si concentra la maggior parte delle persone e delle attività.

Cadice: risalta la cupola d’oro della cattedrale, nella luce bianca del primo pomeriggio

Cadice fu fondata dai Fenici addirittura nell’XI secolo a.C.! Ebbe da sempre un ruolo importante nei commerci tra il Mediterraneo e l’Atlantico. Era il punto più lontano dell’Europa, e da qui iniziava l’Itinerarium Gaditanum, un’antica via che da Gades, Cadice in latino, giungeva a Roma toccando le principali città della Spagna, della Gallia e dell’Italia. Divenne municipio romano nel 45 a.C. con Giulio Cesare e fu una città di una certa importanza, organizzata com’era su un’isola.

Gamberoni in posa per una foto di gruppo al mercato del pesce di Cadice

Per me Cadice è la città bianca, la città caldissima dove tutto riverbera, la città delle spiagge lungo l’istmo e lungo il perimetro dell’isola, la città in cui berresti sangria e birrette tutto il tempo per rinfrescarti. La città il cui mercato del pesce ti propone il pesce più fresco, più grande, più abbondante che tu possa immaginare.

A proposito di mercato del pesce: davvero è grande e con una grandissima varietà di pesce. Lo puoi comprare e cucinare in appartamento, oppure puoi andare in uno dei ristoranti che affacciano sulla piazza e pranzare lì.

A proposito di spiaggia: lungo l’istmo si trova la lunga spiaggia libera di Cadice. Se non hai mai fatto il bagno nell’Oceano questo è il momento giusto.

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6 thoughts on “Va’ dove ti porta il vento: un itinerario tra Tarifa, Baelo Claudia, Cadice

  1. Ohhhh ❤ Che viaggio suggestivo hai raccontato. Ho visitato solo Cadice (mi manca Tarifa, purtroppo) e me ne sono innamorata lentamente. A prima vista, non è una bella città. Diciamocelo: non è una città per tutti. In effetti, è sporca e c'è tanto abusivismo edilizio. Ma poi, camminando tra i suoi vicoli, vivendoli, ti accorgi della preziosità di questo porto. Ho adorato la lunga spiaggia, che mi ha veramente infuso un grande senso di libertà. E poi l'atmosfera arabeggiante ha fatto il resto.

  2. Che dire, non sono mai stata in queste zone ma che meraviglia. Quanta storia, natura e tradizione. Tutto concentrato a pochi passi dell’oceano! E comunque mi hai fatto venire una gran voglia di tonno fresco e gamberoni grigliati!

    • Che bellooooo!!! Portami con te!!!
      Spero che i miei consigli potranno davvero esserti utili! Su Tarifa, Cadice e quella zona ho scritto anche altri post, se ti va di dare un’occhiata 😉

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