Visitare il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Non si può andare a Napoli senza visitare il suo Museo Archeologico Nazionale. Anzi, io sono andata a Napoli solo per quello!

Uno dei più importanti musei archeologici d’Italia fuori Roma si trova proprio a Napoli e deve la sua importanza a tre collezioni uniche al mondo: la collezione di antichità proveniente dagli scavi settecenteschi di Ercolano, in particolare della Villa dei Papiri, la collezione di antichità provenienti dagli scavi settecenteschi di Pompei, in particolare affreschi e mosaici, e la collezione Farnese, proveniente in realtà da Roma, costituita dalle colossali sculture che decoravano le Terme di Caracalla e che giunse a Napoli a seguito della famiglia Farnese.

museo archeologico nazionale napoli

Oggi ripercorriamo questi tre nuclei principali del Museo Archeologico Nazionale di Napoli: la collezione ercolanese, quella pompeiana e quella Farnese. Attraverso le opere principali ripercorriamo non solo la storia del museo, ma la storia di due città, Pompei ed Ercolano, della loro scoperta e degli scavi, e con essa impariamo a conoscere qualcosa di noi stessi: il nostro modo di intendere l’arte è assolutamente debitore, infatti, a quella grande stagione di scoperte che fu la seconda metà del Settecento

Villa dei Papiri

corridore villa papiri ercolano

La statua in bronzo del Corridore dalla Villa dei Papiri di Ercolano

Una delle collezioni più importanti del museo è costituita dai materiali provenienti dallo scavo della Villa dei Papiri di Ercolano. Da quando fu scoperta, a metà del Settecento, Ercolano fu scavata per cunicoli e gallerie: la spessa coltre di lava che aveva ricoperto la città antica sigillandola e preservandola era piuttosto dura da scavare, pertanto fu creata una fitta rete di cunicoli che andavano nella direzione dei “tesori” che venivano in luce. Statue, affreschi, mosaici, oggetti di uso quotidiano e di pregio: ogni cosa fu prelevata dagli scavatori. In particolare gli oggetti in bronzo destarono parecchia ammirazione e sorpresa: mai come ad Ercolano (e Pompei) furono rinvenute così tante opere in bronzo. Il perché è presto detto: il bronzo è sempre stato un materiale richiesto e reimpiegato nel corso della storia, ed è per questo che si conservano pochissime opere d’arte antiche in questo materiale, a fronte della grandissima diffusione che invece aveva avuto sia nell’arte greca che in quella romana.

Uno dei motivi per cui la Villa dei Papiri è eccezionale è proprio la grande quantità di opere d’arte in bronzo che gli scavatori del XVIII secolo vi trovarono. Opere arcinote, come il corridore, opere di una potenza plastica incredibili, come le danzatrici, o danaidi, opere di una potenza espressiva notevole, come il satiro ebbro, con gli occhi spiritati e la bocca lasciva.

Ma la Villa dei Papiri deve il nome all’importantissimo ritrovamento di tantissimi rotoli di papiro, i libri dell’epoca, rinvenuti arrotolati e illeggibili. Qualcuno all’epoca si inventò persino un ingegnoso macchinario per srotolarli e leggerli, ma è solo in decenni recenti, con tecnologie sofisticate, che si sono individuati i testi: opere di Epicuro e di filosofia, principalmente.

danaidi ercolano

Una delle Danaidi dalla Villa dei Papiri di Ercolano

Affreschi pompeiani

Saffo Pompei

La cosiddetta Saffo, da Pompei, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Pompei è famosa in tutto il mondo per due motivi: innanzitutto per l’eruzione del 79 d.C. che la seppellì e sigillò completamente. Successe nella stessa occasione di Ercolano, ma Pompei fu scavata quasi interamente, e restituì testimonianze di un’immediatezza e di una drammaticità tali, come i famosi calchi in gesso che ricalcano le sagome di persone e animali sorpresi dalla pioggia di lava e lapilli, da renderla immortale. Inoltre, da Pompei proviene la maggior parte delle testimonianze della pittura romana. Infatti, anche se in pochi conoscono gli affreschi delle case di Ostia antica e di Roma (in particolare la Casa di Augusto), tutti al mondo identificano Pompei con le sue pitture straordinarie. Non a caso chi studia la storia dell’arte antica si imbatte ad un certo punto nei “quattro stili pompeiani”: quattro stili pittorici che gli studiosi hanno identificato analizzando le pitture pompeiane conservate.

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli sono esposti tantissimi affreschi pompeiani. Voi direte: ma perché stanno al MANN e non si trovano a Pompei? Perché all’epoca (XVIII-XIX secolo) tutti gli affreschi pompeiani che venivano in luce nel corso degli scavi erano considerati proprietà del re di Napoli. Quindi venivano letteralmente tagliati e strappati dalla propria parete i quadretti o le porzioni più significative, venivano assemblate insieme a seconda dei casi, venivano regalate a diplomatici e aristocratici stranieri in visita di cortesia.

teseo pompei

Lepisodio di Teseo, Casa del Poeta Tragico, Pompei, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Oggi noi abbiamo una straordinaria pinacoteca antica (mi si passi questa definizione) costituita da quadretti e quadri più o meno grandi che raffigurano miti, scene di genere, paesaggi, ritratti. Abbiamo i quadretti di paesaggio nella casa di Agrippa Postumo, le scene mitologiche legate ad amori tragici della Casa di Giasone, abbiamo la Saffo pensosa con la penna in mano e abbiamo gli affreschi della Casa del Poeta Tragico che raccontano alcuni episodi del ciclo troiano, tra cui il notissimo Achille e Briseide, episodio della Guerra di Troia nel cui affresco Achille con gli occhi spiritati osserva la giovane Briseide mentre gli viene strappata via, ciò che sarà all’origine dell'”Ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei” come recita Omero nella traduzione di Vincenzo Monti che noi tutti abbiamo studiato a scuola, oppure l’episodio dell’eroe Teseo che libera i giovani ateniesi dal Labirinto di Creta dopo aver ucciso il Minotauro.

Di Pompei non ci restano solo gli affreschi, ma anche i mosaici: chi non ha presente il notissimo “Cave Canem” con il cane rappresentato a mosaico, a mo’ di zerbino o di nostro cartello “attenti al cane”? Tra i tanti mosaici di Pompei esposti al MANN uno in particolare si distingue per le dimensioni e per il soggetto rappresentato: è il Mosaico di Alessandro, nella Casa del Fauno. Si tratta di un grande mosaico che rappresenta il momento saliente di una battaglia, con tutta probabilità la Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e l’esercito greco contro i Persiani e re Dario. Nel mosaico è raffigurato il clou della battaglia, quando tra morti ammazzati e cavalli a terra il re Dario sta fuggendo sulla sua biga, volto all’indietro con sguardo spaventato, mentre lo incalza il giovane Alessandro, con gli occhi grandi e l’espressione risoluta. Purtroppo il mosaico è lacunoso, ma per la maggior parte si conserva e costituisce un unico nel suo genere.

mosaico di Alessandro

Il Mosaico di Alessandro dalla Casa del Fauno di Pompei. Napoli, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Altri oggetti meravigliosi che Pompei ha restituito agli scavatori del XVIII secolo sono le argenterie della Casa del Menandro: un intero servito da tavola completo di piatti, coppe, bicchieri, vassoi, portauovo e quant’altro finemente cesellato in argento: ognuno di questi oggetti da tavola è un autentico capolavoro, altro che i servizi d’argento di oggi!

argenterie casa del menandro

Una delle preziose coppe in argento, parte delle argenterie della Casa del Menandro di Pompei, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

La collezione Farnese

Al piano terra, nell’ala destra del museo, una serie di statue colossali ci osserva dall’alto mentre percorriamo il corridoio e le varie sale. Si arriva infine in un’ala nella quale non si sa da che parte voltarsi: a destra, dove si trova il magnifico Ercole Farnese, o a sinistra, dove si consuma il supplizio di Dirce, meglio noto come Toro Farnese?

toro farnese

Il supplizio di Dirce, meglio noto come Toro Farnese. Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Andiamo a sinistra intanto. Definito da Michelangelo la “montagna di marmo”, il cosiddetto Toro Farnese è un gruppo scultoreo immenso e complesso, nel quale è rappresentato il supplizio di Dirce. Il mito è piuttosto complesso, ma cercherò di riassumerlo brevemente. Una giovane, sedotta da Zeus, trova rifugio presso una coppia. In realtà la donna della coppia, tale Dirce, tratta malissimo la giovane e alla nascita dei gemelli di cui è incinta, la sbatte fuori di casa ed espone i due bambini. Naturalmente passa un pastore il quale salva i due bimbi. Questi crescono, un giorno incontrano la madre e intenzionati a ottenere vendetta, trovata Dirce, colei che li aveva condannati all’esposizione, fanno per legarla ad un toro inferocito che ne farà scempio delle membra. Sul più bello la madre dei due giovani (che sono figli di Zeus, ricordiamolo) chiede pietà per Dirce. Se il mito si conclude positivamente, il gruppo scultoreo rimane un passo indietro, rappresentando il momento della massima drammaticità, quando i due giovani, nudi, legano al toro inferocito Dirce la quale invoca pietà. Dietro, la figura della madre dei due giovani sta ad indicare l’atto di pietas che salverà la vita a Dirce.

Ercole Farnese

Ercole Farnese, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Andiamo a destra, ora. Incontriamo la gigantesca mole dell’Ercole in riposo. L’Ercole Farnese infatti è raffigurato fermo, stante, poggiato alla sua clava sulla quale è poggiata la sua pelle di leone, la Leonté. Il nostro Ercole, massiccio, barbuto, si sta giustamente riposando dopo aver compiuto l’ultima delle sue imprese, il furto dei Pomi delle Esperidi che reca ancora nella mano destra, portata dietro la schiena. La statua, firmata dall’artista greco Glicone di Atene, è un capolavoro nella resa della volumetria del corpo e della muscolatura, massiccia, rilassata ma non troppo. Anche questa statua, come il Toro Farnese, proveniva dalle Terme di Caracalla.

Questo breve tour non è certo esaustivo della grandissima mole di reperti e di collezioni che il Museo Archeologico Nazionale di Napoli vanta. Ma spero di avervi suscitato interesse e curiosità. Tante, tantissime sono le opere esposte. In una sola mattina non si riesce a visitarlo tutto, tant’è la densità di capolavori che si affastellano nelle sale, una dopo l’altra. Il consiglio? Visitarlo con calma, prendendosi tutto il tempo necessario. Se vi va di visitarlo in una maniera alternativa, poi, potete scaricare il videogame Father and Son, che ha per soggetto, oggetto e protagonista proprio il MANN: un modo divertente e interattivo per scoprire il museo, la sua storia e le sue collezioni.

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7 thoughts on “Visitare il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

  1. Grazie per averne parlato! Nonostante il MANN sia uno dei maggiori musei di Napoli, d’Italia e d’Europa, molte persone non ci pensano affatto a visitarlo. I napoletani stessi, spesso impegnati in sterili lamentazioni a cui non seguono mai azioni, lo conoscono poco. Quando posso, ci torno sempre volentieri e, credo, lo rifarò presto per rivedere la collezione d’Egitto.

    • Grazie a te! Io invece sono venuta a Napoli appositamente per il MANN (e devo dire che tornerò al più presto per scoprire la città): è come sfogliare in 3D un libro di storia dell’arte romana ed è un peccato che i Napoletani stessi non lo tengano nella giusta considerazione. Spero che le cose miglioreranno.

  2. Sono stata a Napoli varie volte ma mai al museo archeologico… e invece ora mi hai messo una voglia incredibile di tornare lì per visitarlo! Fra l’altro grazie al tuo articolo ho scoperto tante cose interessanti che non sapevo, grazie!

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