Canaletto 1697-1768: la mostra sul pittore veneziano al Museo di Roma Palazzo Braschi

Il Museo di Roma Palazzo Braschi ospita fino al 19 agosto 2018 la mostra Canaletto 1697-1768.

L’ho visitata appena ne ho avuto l’occasione, perché ammiro tantissimo Canaletto per la sua capacità di dipingere, come in una fotografia, i minimi dettagli di persone, edifici, luoghi e luce. Poi, amo per mia deformazione professionale, le vedute di antichità, quei “Capricci” che piacevano tanto ai pittori a cavallo del Settecento. E anche in questo campo Canaletto si è saputo distinguere.

mostra canaletto palazzo braschi

La mostra, infatti, si apre con un giovane Canaletto, al secolo Antonio Canal, che trovandosi a Roma per realizzare le scenografie di due spettacoli teatrali, ne approfitta, tra il 1719 e il 1720, per farsi suggestionare dalle antichità romane, per assimilarle e per riproporle in alcune opere che ritraggono architetture di fantasia, ma nelle quali è incredibile l’attenzione al dettaglio realistico: come nel “Capriccio architettonico” del 1723, nel quale inserisce una colonna in marmo, antica, restaurata con due grappe metalliche che fanno sì che resti in piedi. Sono proprio i dettagli a fare la differenza nelle opere di Canaletto.

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Canaletto, Capriccio architettonico, 1723 Credits: museodiroma.it

Del periodo romano, però, è notevole un altro grande dipinto, che realizza insieme a Bernardo Canal: Santa Maria d’Aracoeli e il Campidoglio, del 1720, dove la nostra attenzione è attratta da quel filo di panni stesi in uno dei punti più monumentali, da sempre, di Roma.

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Bernardo Canal e Canaletto, Santa Maria in Aracoeli e il Campidoglio, 1720. Credits: museodiroma.it

Ma naturalmente Canaletto è famoso nel mondo per le sue vedute di Venezia. Il pittore dipinge Venezia in tutte le sue forme, celebrandone la monumentalità, la bellezza, l’intensa vitalità, e i grandi eventi, come Il ritorno del Bucintoro nel giorno dell’Ascensione. Il Bucintoro è la grande barca del Doge, ricchissima di ori e di decorazioni, uno dei simboli della Repubblica di Venezia. Sarà barbaramente e miseramente depredato degli ori e distrutto durante l’occupazione napoleonica, che qui fece gravissimi danni al patrimonio artistico (lo racconta molto bene Alessandro Marzio Magno nel suo Missione Grande Bellezza).

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Canaletto, Il ritorno del Bucintoro nel giorno dell’Ascensione, 1729. Credits: commons.wikimedia.org

Canal Grande, con i suoi affacci e i suoi ponti, in particolare Rialto, sono i suoi soggetti preferiti. Piazza San Marco, Santa Maria della Salute, i luoghi più noti di Venezia sono stati catturati dal pennello attentissimo di questo grande vedutista. “Va sempre sul loco e forma tutto sul vero” dicono di lui i suoi contemporanei.

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Canaletto, La Torre dell’Orologio in piazza San Marco, 1730. Credits: museodiroma.it

Negli anni diventa un punto di riferimento per i collezionisti stranieri, sia ambasciatori che aristocratici che compivano il Grand Tour. Anzi, acquistare un dipinto del Canaletto nel corso del proprio viaggio in Italia, diventa un vanto per ogni viaggiatore aristocratico. Per questa clientela altolocata egli dipinge alcune opere davvero significative. Tra queste si distingue Il molo verso Ovest, con la colonna di San Teodoro a destra, del 1738, nella quale Canaletto indulge su dettagli cui pochi darebbero importanza, come le gabbie degli animali del mercato che evidentemente si stava tenendo lì. Anche La Torre dell’Orologio in piazza San Marco è un notevole esempio di estrema attenzione ai dettagli minuziosi. Inoltre, in quest’ultimo si coglie tantissimo la profondità dell’immagine.

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Canaletto, Il molo verso ovest con la torre di San Teodoro, 1738. Credits: Museodiroma.it

La cosa che più mi colpisce e mi intenerisce è la presenza, in ogni dipinto, di almeno un cagnolino. Evidentemente a Canaletto piacevano gli animali da compagnia! Li ho notati in quasi tutte le opere e quest’aspetto mi ha stupito. In altre, nel dipingere le tante persone che si affastellano nelle sue scene, inserisce qualche volta un pittore, come se fosse egli stesso a introdursi nella scena. Non per niente in mostra è stata scelta proprio una figurina di pittore per accompagnare il visitatore nel percorso di visita.

Dopo Venezia, Canaletto giunge a Londra, nientemeno. Qui dipinge alcune vedute, tra cui una lunga veduta del Tamigi, che fu poi divisa in due, ed oggi è stata riunita in occasione della mostra: i due proprietari, però, vivono da un capo e dall’altro del mondo.

Negli ultimi anni di attività Canaletto torna a Venezia, e di nuovo ne dipinge con dovizia di particolari la monumentalità e i dettagli di vita quotidiana. Proprio osservando Piazza San Marco, Procuratie nuove, un uomo con in mano una tazzina da caffè ci suggerisce il Caffé Florian, ancora oggi storico caffé veneziano, aperto dal 1720!

Canaletto muore il 20 aprile 1768 e la morte si conclude con l’inventario redatto a mano dei beni a lui appartenuti in vita.

La mostra Canaletto 1697-1768 vi piacerà se amate il Canaletto, i pittori vedutisti e Venezia. A me personalmente piace molto la corrente pittorica settecentesca del Vedutismo, caratterizzata da un’attentissima cura dei dettagli delle vedute di paesaggio, siano essi paesaggi naturali, urbani o antichi. Dal punto di vista di chi semplicemente osserva questi dipinti, essi stupiscono per l’incredibile ricchezza di particolari e per la bellezza di luci e colori che in alcuni casi, come ad esempio Canaletto, si avvicinano alle fotografie. Dal punto di vista dello storico o di chi ama il passato, essi sono invece fonti notevoli di informazioni su come erano i luoghi, come vestivano le persone, come si svolgevano le feste. Tantissime informazioni racchiuse in un’unica tela.

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Canaletto, Il Ponte di Rialto da Nord, 1725. Credits: Museodiroma.it

La mostra Canaletto 1697-1768 ha solo un difetto: non si possono scattare fotografie alle opere! Gli unici fortunati che hanno potuto farlo sono coloro che hanno partecipato all’anteprima per blogger e giornalisti e che hanno utilizzato l’hashtag #CanalettoRoma per taggare le foto. Questo hashtag, tra l’altro, si trova sul dépliant della mostra, come a invitare i visitatori a utilizzarlo a loro volta. Ma come si può fare se è vietato fotografare? Misteri e contraddizioni tra social e mondo reale. A prescindere dalle foto (che poi si recuperano in rete, al sito web stesso del Museo di Roma di Palazzo Braschi come ho fatto io) la mostra merita, anche per la location: è allestita in un palazzo bellissimo che affaccia su Piazza Navona!

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