Travelblogger, condivisione sui social, ingenuità e netiquette: cosa ho imparato a mie spese

Tutti noi travelblogger, dal primo all’ultimo, sappiamo che tantissima parte del traffico al blog arriva dai social. Per questo siamo portati a usare tutti i mezzi possibili per far circolare i nostri contenuti. Spesso però, rischiamo di commettere in qualche ingenuità e di essere vittima di terzi che aggirano la netiquette senza farsi troppi problemi a nostro svantaggio.

travelblogger

La vita del travelblogger sembra semplice, ma non la è.

Negli ultimi tempi sono incappata in alcune situazioni incresciose che mi hanno spinto a scrivere questo post. Niente di grave, eh, ma credo che dalle esperienze negative, e dagli errori, di ciascuno di noi possiamo trarre vantaggio tutti.

Prima di iniziare, però, voglio fugare ogni dubbio e ogni polemica: in questo post non accuso nessuno, se non la mia ingenuità. Ognuno utilizza gli strumenti che ritiene più opportuni per raggiungere il suo scopo. Sta a me, sta a noi, imparare a farci furbi, e a non cadere in errori che per noi sono deleteri, e per altri invece costituiscono un guadagno, più o meno inconsapevole.

Condividere è un dono

Di base, in rete seguo una regola filosofica ed etica: la condivisione per me è un dono. Dono del mio tempo, dono delle mie esperienze, dei miei consigli al popolo del web 2.0, ai miei lettori, sia a quelli affezionati che mi seguono post dopo post, che a quelli accidentali, che capitano di qui per caso cercando una parola chiave, e che qui trovano esattamente la risposta alle loro domande. Per me il dono al tempo di internet (per citare in tutto e per tutto un librino dell’antropologo Marco Aime che vi invito a leggere) è proprio questo: mettere la mia esperienza al servizio di chi se ne può giovare, in termini di aiuto: come io su internet cerco le risposte ad alcune mie domande, così spero di riuscire rispondere alle domande altrui.

Dal mio dono, nella teoria si ingenera un circolo virtuoso, in cui la condivisione del mio contenuto porta ad una maggiore informazione, una circolazione e quindi, alla fine del giro, io ne ricavo a mia volta un vantaggio: il dono del mio contenuto mi porta visibilità, autorevolezza, reputation, tutte cose di cui il blogger si abbevera come al Santo Graal.

Fin qui tutto bene. Ma c’è una sottile linea di confine che separa il dono dal furto.

Il dono è un qualcosa che io ti faccio di mia spontanea volontà. Il furto è un qualcosa che io ho fatto, ma di cui qualcuno si appropria. In rete succede che il mio contenuto viene donato ai lettori da un terzo che se ne è appropriato e lo fa passare come suo, oppure dice che è mio, ma intanto gode per primo dei benefici del mio contenuto, mentre io solitamente rimango con un pugno di mosche in mano.

Vi racconto due esperienze da cui ho imparato due cose: innanzitutto che non bisogna usare ingenuamente gli strumenti messi a disposizione dalla rete e dai social; in secondo luogo, che bisogna usare con intelligenza gli strumenti di condivisione che abbiamo a disposizione.

Dei due casi che vi presento, infatti, non posso ritenermi solo ed esclusivamente vittima. Nel primo caso, soprattutto, posso solo dare della stupida a me stessa, perché non ho capito che certe dinamiche non fanno per me.

Caso 1: il repost su instagram

Quante volte l’ho fatto! Carico una foto su instagram, inserisco gli hashtag relativi a gruppi o account importanti sperando di avere visibilità, e li taggo, per essere sicura che vedano la mia foto e diano il loro ♥. Tante volte ricevo effettivamente il ♥, tante volte manco quello, ma va bene così, e qualche volta la mia foto viene repostata, ovvero condivisa, con l’aiuto di app specifiche, sulla bacheca dell’account che ho taggato.

Netiquette vorrebbe che l’account che vuole repostare la mia foto mi contatti prima privatamente per chiedermi il permesso. Non sempre va così, anzi, quasi mai. Ma vabbé. Io, instagramer con ahimè sempre troppo pochi followers e feedback sono contenta che la mia foto sia stata presa in considerazione e repostata! Vuol dire che è piaciuta a coloro che ho taggato!

Questa mia foto, repostata sul profilo di un grosso account, ha fruttato la bellezza di 3866 ♥! A me sono arrivate solo briciole.

E qui si apre una voragine: perché io vedo che la mia foto, che sul mio profilo raggiunge a fatica i 100 ♥, sul profilo che mi ha repostato, nonostante ci sia l’indicazione dell’autore della foto e (non sempre) quella bella frasetta “vai sulla sua bacheca per fargli sapere che ti piace“, quella stessa mia foto raggiunge i 1000, i 2000, i 3000 ♥! Di quelli solo risibili briciole (meno dell’1%) arrivano anche a me, perché l’utente medio di instagram scorre la sua timeline, vede una foto che gli garba e non sta a far differenza tra chi l’ha scattata e chi l’ha repostata.

Cosa ho ottenuto dal repost su un grosso account? Io nulla. L’account che mi ha repostato, invece, ha ottenuto 3000 like senza far niente, ovvero utilizzando una foto scattata da altri.

Ora, siccome è vero che molti profili si basano (e lo dichiarano) sulla condivisione di immagini della community, nel momento in cui li taggo, poi non mi posso incazzare se condividono la mia foto e ha successo.

Devo farmi più furba io, e imparare a riconoscere quali profili taggare per avere un vantaggio (in termini di visibilità) e quali evitare. Perché va bene il dono, ma passare per fessi no.

Caso 2: condivisioni selvagge su fb

Questo caso è quello che ha fatto traboccare il vaso. Condivido sulla pagina fb di Maraina in viaggio (ancora non la segui? Orsù, seguila!) alcune foto del mio recente soggiorno a Izola, in Slovenia. Taggo nel post, perché mi metta un like, mi lasci un commento, mi segua a sua volta-che-non-si-sa-mai, la pagina del turismo sloveno. Il social media manager della pagina, un po’ scorrettamente, ma neanche troppo alla fin fine, salva una delle mie foto, la ripubblica mettendo il tag al mio profilo e fa un numero di like e commenti che io non vedrò mai in tutta la mia carriera di blogger.

izola maraina in viaggio

E questa è la mia foto pubblicata sulla mia pagina facebook, in un post insieme ad altre, e condivisa da una grossa pagina. Il risultato? Io pochi like, la pagina incriminata ha totalizzato 1501 like, 34 commenti e 175 condivisioni!

Rosico, c’è poco da fare, rosico tantissimo. Quello che proprio non mi va giù è che questi si facciano belli con una mia foto e io non ne ricavi neanche un like di secondo livello. Rosico, però, principalmente perché li ho attirati io, taggandoli nel mio post. Sono stata proprio ingenua. Tuttavia reagisco. Commento sotto il post, condividendo il link al mio blog, con la speranza che qualcuno lo apra. E qualcuno, ma niente di eclatante, in effetti arriva. Poi commento sotto le pagine che hanno condiviso il mio post, sperando in un minimo di visibilità. Ma niente.

Ritengo che il comportamento della pagina sia stato scorretto nei miei confronti: non ha condiviso tutto il post, ma solo una foto, facendo leva sul fatto che la gente mette mi piace o condivide senza guardare chi realmente è l’autore dello scatto.

Non sempre è una jungla

Se stai pensando che quella di internet e dei social sia la jungla della condivisione, un Far West senza regole, ti rassicuro che non è così. Esiste una netiquette e un codice morale proprio a ciascun social media manager, che fa sì che certi eventi non si verifichino e che in tanti casi fa sì da diffondere davvero un contenuto nella rete. Mi è capitato con la pagina fb del museo di Palazzo Pretorio di Prato: ha condiviso il mio blogpost sulle 10 cose da fare e da vedere a Prato e mi ha portato un aumento dei visitatori del 1000% nella giornata della condivisione.

Il punto è che l’esperienza insegna e sta a noi farci una mappa dei contenuti che siamo interessati a condividere e a far circolare in rete e a capire attraverso quali canali diffondere la condivisione.

Dalle mie esperienze ho imparato che su instagram non taggherò più nessuno, salvo in casi specifici (ad esempio un instameet) perché il gioco non vale la candela, perché non ho un vantaggio neanche minimo in termini di like e di follower dalla condivisione della mia foto. L’unica eccezione è stata, in qualche occasione, il tag alla rivista di quartiere di Firenze: ciò mi ha comportato per due mesi di fila tra il 2017 e il 2018 non solo la condivisione su instagram e su facebook, ma la pubblicazione sul giornale cartaceo del quartiere. Non che mi abbia portato dei followers, ma mi ha fatto sicuramente un gran piacere vedere pubblicata per tre volte di fila una mia foto come “foto del mese”.

Questa foto, nella quale ho taggato @ilreporterFi, il giornale di quartiere di Firenze, è stata pubblicata sul giornalino del quartiere: questa sì che è stata una grande soddisfazione!

Ho imparato poi che su facebook non devo taggare nessun grosso ente quando pubblico foto, mentre vale la pena di farlo in caso di blogpost. In quel caso ho la speranza che, con la condivisione, i followers di quella pagina verranno a cliccare sul mio link, generando traffico verso il mio blog.

Spero che questo post non sia solo ed esclusivamente la scoperta dell’acqua calda, ma possa aver dato qualche spunto di riflessione a tante e tanti blogger ingenui come me: siamo tanti, ma siamo belli e non dobbiamo permettere alle delusioni di sopraffarci. Dall’esperienza si impara sempre, e dagli sgambetti ci si rialza ogni volta più forti.

E tu hai avuto qualche esperienza negativa di questo tipo da cui hai tratto un insegnamento? Parliamone nei commenti!

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7 thoughts on “Travelblogger, condivisione sui social, ingenuità e netiquette: cosa ho imparato a mie spese

  1. Ma cherie, non posso che concordare! Su IG io non taggo mai, in primis perchè non ci penso neppure, ma talvolta me la ripostano grazie all’hashtag usato! Ed è verissimo che fanno centinaia di likes 😦
    Bisogna stare attenti, se ne approfittano di noi travelblogger!

  2. A me è successa una cosa simile con l’Ente del Turismo di Ginevra. Pubblico una foto su Instagram utilizzando il loro hashtag sperando ovviamente in un loro repost, ma la foto non viene pubblicata sul loro account Instagram bensì su Facebook, senza alcun tipo di menzione! Ho provato a contattarli prima in privato e poi lasciando un commento sotto al post: nessun riscontro, sono stata ignorata completamente! Ovviamente nel caso di repost di foto di blogger da mila-follower la citazione c’è sempre, pure con una certa enfasi!
    Spesso noi blogger cerchiamo di imporci una netiquette per essere il più leali possibile, come è giusto che sia, e poi ti ritrovi gli ‘esperti’ del settore che non rispettano nemmeno alcune regole base di correttezza e onestà. A questo punto prima di usare hashtag e taggare qualcuno, cerco sempre di valutare se ne vale la pena, anche se non sempre questo aiuta a non incappare in comportamenti scorretti.

    • No, vabbé, è scandaloso! Ricorrere a questi mezzucci è vergognoso e poco professionale da parte dei social media manager di queste pagine. Poi, un conto è la nostra ingenuità, di cui qualcuno si può pure approfittare, un conto è il comportamento scorretto fin dall’inizio.

  3. Pingback: 5 hashtag da usare su instagram per le foto delle tue vacanze in Liguria | Maraina in viaggio

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