Perché esiste la Giornata Nazionale del Paesaggio

Il 14 marzo dal 2017 il MiBACT, Ministero per i Beni e Attività Culturali e Turismo, ha istituito la Giornata Nazionale del Paesaggio.

giornata nazionale del paesaggio

Sembrerebbe una banalità: a che serve una Giornata Nazionale del Paesaggio? Sembra una frivolezza come la giornata nazionale del gatto, dello gnomo da giardino (esiste!) o di altre amenità simili. Però questa volta c’è qualcosa di più. E vi spiego perché. Soprattutto, vi spiego perché l’Italia si è presa la briga di indire una Giornata Nazionale del Paesaggio.

La Convenzione Europea del Paesaggio

 

Correva l’anno 2000 quando si riunirono i Grandi d’Europa per discutere di Paesaggio. La Convenzione fu ratificata non in una città qualunque, ma a Firenze. E non occorre che vi dica quanto per la Toscana il paesaggio sia fondamentale.

il panorama di Firenze dalla Galleria del glicine del Giardino Bardini

Senza entrare nel merito e discutere il testo della Convenzione (non sono una giurista), mi piace soffermarmi su alcuni aspetti importanti. La definizione di paesaggio, innanzitutto:

“Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.

All’articolo 1 della Convenzione si danno le definizioni di Paesaggio, Politica del Paesaggio, Obiettivo di qualità paesaggistica, e ancora Gestione dei paesaggi e Pianificazione dei paesaggi. Queste tre voci, in particolare, sono importanti perché sulla base di esse si è sviluppata tutta la normativa successiva in materia di tutela paesaggistica.

Non è mia intenzione ammorbarvi qui sulla normativa in materia di paesaggio. Però mi piace sottolineare come la tutela del Paesaggio vada d’amore e d’accordo, si integri e si compenetri con la tutela dei Beni Culturali. E infatti, oggi, le Soprintendenze si chiamano “Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio”. Non solo, ma le Regioni innanzitutto sono state chiamate a realizzare i propri Piani Paesaggistici, e così i comuni che hanno dovuto recepire le istanze del paesaggio nei propri piani regolatori.

Basta, non dico più nulla sulla normativa.

Paesaggio = natura + cultura

Di fatto, che cos’è il paesaggio? È forse quello che fotografiamo e carichiamo su instagram con l’hashtag #paesaggio oppure #landscape o ancora #landscapelovers (questi ultimi due #hashtag vanno tantissimo, tra l’altro)? La domanda è a monte. Cosa intendiamo noi per paesaggio?
Spesso tendiamo a intendere il paesaggio come un sinonimo di panorama. Ma paesaggio e panorama non sono la stessa cosa. Panorama è una vista che abbiamo da un punto privilegiato su un territorio, e può essere naturale o antropico, può essere sconfinato (anche l’orizzonte è un panorama) o racchiuso (un paesino in fondo a una valle). Panorama è ciò che vediamo, la vista su cui può spaziare il nostro sguardo.

Ruderi a Drego: un paesaggio perfetto, in cui natura e cultura si compenetrano

Il paesaggio, come dice anche la definizione che vi ho riportato sopra, è un territorio in cui uomo e natura convivono da millenni, influenzandosi reciprocamente. Paesaggio è quello della Val d’Orcia, con i campi di grano distesi sulle dolci colline; paesaggio è quello dell’Oltrepò Pavese in Lombardia, o del Chianti in Toscana, con i vigneti che pettinano le colline; paesaggio è quello della bonifica, ben evidente a Ostia antica; paesaggio è quello alpino con i pascoli; è quello della Sila con pascoli e boschi; paesaggio è quello lacustre, con i piccoli insediamenti umani che si affacciano sul lago; paesaggio è quello marino, delle spiagge e della pineta in Maremma; paesaggio è quello archeologico, ogni qualvolta i resti archeologici sono ben integrati nel territorio circostante. E mi riferisco ancora una volta a Ostia antica, ma anche a Pompei e a Paestum.

Paestum: il paesaggio appare tra gli intercolumni della facciata della Basilica

Paesaggio è quello delle coltivazioni specifiche: come i girasoli, il mais, la lavanda, il grano: colori che caratterizzano il territorio e creano un paesaggio agrario.

Il paesaggio della bonifica a Ostia antica

Questo paesaggio è quello che ho più presente da quando vivo e lavoro qui: è il paesaggio che vedo dalla finestra rivolta a Ovest la mattina quando mi alzo, ed è il paesaggio che osservo quando vado a lavoro e quando ne torno: campi sterminati nei quali nel pomeriggio pascolano le pecore, le strade bordate da altissimi pini marittimi. In fondo, l’argine del Tevere che ha disegnato, stravolto (nel 1557 quando, in seguito ad un’alluvione cambiò il suo alveo) e ridisegnato un territorio. E il territorio è stato domato, bonificato, reso vivibile dall’opera, negli anni ’20 del Novecento, degli uomini della Bonifica, provenienti per la maggior parte da Ravenna, i Romagnoli. Ad essi è dedicato un lungo stradone, il Viale dei Romagnoli, che da Roma corre parallelo alla via Ostiense fino a Ostia Lido, e ad essi è dedicato un monumento addossato alle mura del Borgo di Ostia antica, da cui emerge tutta la riconoscenza e l’orgoglio nazionale dell’Italia anni ’20.

bonifica ostia antica
Il paesaggio della bonifica a Ostia antica

Il paesaggio archeologico: Ostia antica

Resto sempre a Ostia antica, senza allontanarmi troppo da casa mia. Anzi, vi porto a lavoro con me.

ostia antica
L’area archeologica di Ostia antica è immersa nel verde: un vero paesaggio archeologico

Ciò che noi vediamo e percorriamo oggi della città antica di Ostia, che fu la porta di Roma sul mar Tirreno, attraverso la quale passavano le merci dirette a soddisfare le esigenze della capitale dell’impero, è stata portata in luce, scavata, restaurata e ricostruita tra gli anni ’30 e i primi anni ’40 del Novecento. Sempre in epoca fascista. Il grosso degli scavi fu realizzato assecondando l’ideologia fascista della nuova Roma erede dell’Impero Romano, per cui restituire al mondo Ostia sembrava un’operazione fondamentale di autocelebrazione della romanità. Anche se le premesse erano sbagliate, e la metodologia di scavo pure, tuttavia il risultato fu eccellente, perché fu portata alla luce una città intera di cui si compresero bene la vocazione commerciale e la monumentalità.

Per rendere il sito una piacevole passeggiata tra le rovine, lungo le vie principali della città furono impiantati pini e cipressi. Questi pini e cipressi, oltre al verde, caratterizzano tantissimo la città antica, per cui si può parlare davvero di paesaggio archeologico. E, vi assicuro, è un paesaggio bellissimo, anche sotto la neve di qualche settimana fa. (Avete visto le foto di Ostia antica sotto la neve? Le ho pubblicate su Generazione di archeologi)

neve a ostia antica
La neve a Ostia antica: meravigliosa! Altre foto su Generazionediarcheologi.com

Un paesaggio in cui l’elemento del verde, assicurato dalle alberature, dagli arbusti, dalla semplice erba di prato che in questi giorni si sta puntinando di margheritine bianche e gialle e di anemoni lilla, è fondamentale e proprio per questo ben curato e manutenuto.

Il paesaggio della Laguna: Orbetello

Si tende a pensare che le lagune siano ambienti totalmente naturali. Se poi andiamo a guardare nello specifico i singoli casi, ci accorgiamo che non è assolutamente così. Le conosciamo come oasi faunistiche, luoghi in cui soprattutto gli uccelli, ma anche altri animali, trovano rifugio e casa, ma allo stesso tempo sono luoghi con i quali l’uomo convive da secoli per non dire millenni, sviluppando una gestione del territorio e un’economia che anche se apparentemente sembra non incidere visivamente, in realtà è molto evidente. L’esempio della Laguna di Orbetello è esemplare. Innanzitutto lo stradone che collega Orbetello con la penisola dell’Argentario è artificiale, mentre le due lingue naturali, il Tombolo della Feniglia e il Tombolo della Giannella, sono i due collegamenti naturali, due spiagge, due dune, e delimitano la laguna a nord e a sud. Lo stradone, però è un intervento relativamente recente.

il mulino orbetello
Il mulino nella Laguna di Orbetello

L’uomo nell’area, invece, è ben presente da tempi molto remoti. Senza andare troppo indietro nei secoli, basterà citare le saline di Albinia. Saline e laguna vanno spesso di pari passo: basti pensare alla Camargue e alle Salines de Giraud per farsi un’idea. A scanso di equivoci, ad Albinia il Forte delle Saline risale al XV secolo. Il Mulino della Laguna di Orbetello, invece, ultimo sopravvissuto di nove che erano inizialmente, e che oggi è elemento così caratteristico del paesaggio (diciamo pure che è ciò che gli conferisce ancora più valore!) risale anch’esso al Quattrocento.

laguna di orbetello
Fotografando la laguna di Orbetello: il Mulino è un elemento fondamentale del paesaggio

Per concludere, la Laguna ha dato da vivere a una comunità di pescatori per secoli. Essi sono le persone più informate sui fatti, coloro che meglio di chiunque altro, di qualunque amministratore pubblico, architetto paesaggista, ambientalista o simili sappia qual è il bene della laguna e dove siano i suoi punti di sofferenza: vive di quello, vive per quello. Un paesaggio è in salute quando la comunità che lo vive ne trae giovamento e lo cura a sua volta. Il paesaggio è un equilibrio costante.

Andiamo Oltralpe: il paesaggio della lavanda in Provenza

D’estate il dolce pianoro di Valensole e dintorni si colora di lilla. All’inizio di luglio esplode la fioritura della lavanda, in Provenza come ovunque. Ma la Provenza è diventata ormai per molti sinonimo di campi di lavanda. Moda? Forse, ma in realtà si tratta di un paesaggio ben consolidato. La lavanda si coltiva in campi ampi, non necessariamente dritti e pianeggianti, anzi: la regione del Vaucluse, dove si trova la maggior parte delle coltivazioni, è costituita da valli strette e piccoli paesi o villaggi. I campi di lavanda sono più o meno estesi, e da lontano sono macchie lilla in mezzo al verde.

Plateau du Claparèdes, Provenza
Un campo di lavanda lungo il Plateau du Claparèdes

Un paesaggio che è assolutamente antropico, visto che si tratta di coltivazioni, così come la Val d’Orcia gialla a giugno per i campi di grano: territori fortemente antropizzati, anche se non ci sono insediamenti. Ma antropico è tutto ciò che vede l’intervento dell’uomo. E la coltivazione, o meglio l’agricoltura, è un atto fortemente antropico di caratterizzazione del paesaggio.

Cos’è il paesaggio?

Il paesaggio è dunque il risultato dell’azione millenaria, secolare, o anche recente, dell’uomo nei confronti dell’ambiente circostante. È il risultato di un rapporto sostenibile con la natura, fatto di azioni destinate ad imprimere sul territorio un’impronta caratteristica e facilmente riconoscibile: il paesaggio tipico toscano, per esempio, con i filari di cipressi che conducono a casali in cima a colline coltivate a grano, a erba o a vigne, è un’invenzione tutto sommato recente, ma è l’idea che ormai tutto il mondo ha della Toscana. Il paesaggio è il frutto di millenni di storia in cui culture diverse si sono succedute costruendo la nostra identità culturale. Noi di fatto ci identifichiamo nel nostro paesaggio.

castel mareccio
Castel Mareccio, Bolzano: un castello medievale appena fuori dalla città, immerso nelle vigne: paesaggio storico e agricolo in una botta sola

La caratterizzazione del paesaggio, in Italia, ma anche altrove, ha origini antichissime, nella preistoria addirittura. Pensiamo ad esempio ai boschi e ai pascoli, a certe montagne sulle quali non crescono alberi e ad altre invece assolutamente boscose. La selezione, avvenuta millenni fa, è stata di scegliere determinate aree per il pascolo degli animali, mediante disboscamento di intere foreste. Queste si sono mantenute, e ciò che noi consideriamo naturale, come un bel prato, una radura in un bosco, in realtà è frutto di selezione millenaria di un terreno da parte dell’uomo.

La cascata delle Marmore: un’invenzione umana, non un fenomeno naturale!

Non so voi, ma io sono terribilmente affascinata da argomenti come questo e da tutte le implicazioni che si possono trarre. La prima implicazione che si trae è che l’uomo è l’attore sostanziale da sempre, anche da quando non aveva cognizione di sé. Da quando domina il fuoco, l’uomo è in grado di creare un paesaggio; da quando, poi, si stabilisce in villaggi stanziali che campano di agricoltura oltre che di pastorizia, il passaggio (e il paesaggio) è fatto.

Andando avanti, nel passaggio da preistoria a protostoria a storia, l’uomo ha sempre più saputo dominare il territorio e trasformarlo. Pensiamo alle grandi vie consolari romane, come l’Aurelia da Roma alla Liguria, l’Appia da Roma a Brindisi, la Cassia da Roma a Firenze: sono strade che all’epoca diedero un’impronta al paesaggio, condizionando tutti gli sviluppi successivi.

Creando il paesaggio, l’uomo ha fatto sì che un territorio naturale assumesse un’identità. L’identità è data dalla capacità dell’uomo di sfruttare le caratteristiche positive del territorio per impiegarle in maniera sostenibile.

Sostenibilità

Ed ecco la parola chiave: sostenibilità. L’uomo preistorico neanche sapeva cosa fosse, la sostenibilità, ma la praticava perché non poteva contemplare l’idea dello spreco di risorse. Per questo oggi è importante che tutti, autorità competenti, cittadini, viaggiatori, badiamo alla salvaguardia e alla sostenibilità dei luoghi e dunque dei paesaggi. I paesaggi si evolvono insieme all’uomo, certo, ma dobbiamo stare attenti che l’equilibrio su cui si basano non sfori in una direzione piuttosto che in un’altra, perché grave danno avrebbe il mondo intero.

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2 risposte a "Perché esiste la Giornata Nazionale del Paesaggio"

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  1. Davvero una grande disamina dei partiolari paesaggi che ci offre il nostro Paese non solo, e che meritano di esser ecurati e conservati al loro meglio, complimenti per il lavoro! io in particolare vorrei visitare Castel Meraccio, mi ispira moltissimo!

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