Breve riflessione sulla storia delle donne viaggiatrici

L’8 marzo mi sembra il giorno adatto per scrivere alcune riflessioni sulle donne e i viaggi, o meglio sulla storia delle donne e la storia dei viaggi. Le donne viaggiatrici cui mi riferisco sono le pioniere dei viaggi, coloro che tra l’800 e la prima metà del ‘900 hanno rotto gli schemi, calpestato le convenzioni sociali che le volevano solerti e affettuose mogli a casa, e che sono partite, ognuna verso la meta che più sognava.

storia dei viaggi al femminile

Tutte costoro ci hanno lasciato uno o più resoconti dei loro viaggi. Ognuna col suo personalissimo stile, ognuna col suo tocco e con la sua sensibilità, ognuna con la sua curiosità. Di alcune di esse ho parlato nel post dell’8 marzo dell’anno scorso, dedicato alle donne che hanno scritto la storia dei viaggi: adoro la vita e le vicende di donne come Gertrude Bell, o Alexandra David-Néel: donne che in un mondo maschile si sono fatte strada e si sono sapute imporre.

Non è più il tempo di Penelope

John Williams Waterhouse, Penelope and the Suitors, 1912. Credits: tanogabo.com

Ricordate Penelope? La fedele moglie di Ulisse che attende il marito per 20 anni, senza muoversi dalla sua casa? Se Ulisse è stato il simbolo per millenni del viaggiatore, colui che appena tornato a Itaca poi riparte, spinto ad andare oltre, a scoprire cos’altro ancora le sue peregrinazioni dopo la fine della Guerra di Troia non gli hanno rivelato, colui per il quale viaggiare è conoscere (parafrasando la Divina Commedia), Penelope al contrario è l’esemplificazione di ciò che da una donna ci si è sempre aspettato che facesse: restare a casa, aspettare. L’opposto del partire è restare. La donna restava a casa.

Per secoli e millenni, per intere culture e civiltà non era certo la donna che viaggiava e certo se viaggiava non lo faceva per piacere ma per seguire marito, famiglia, per scappare. Un’altra figura dell’Odissea ci racconta un aspetto delle donne che non viaggiavano: Nausicaa.

La giovane Nausicaa, che nel mito salva Ulisse e se ne innamora, ascolta estasiata il racconto delle sue peregrinazioni. Poi vorrebbe che lui si fermasse. Ma non c’è niente da fare, Ulisse riprende il viaggio e punta a Itaca.

diari di viaggio
Diario e ricordi di viaggio. Credits: maraina in viaggio

Non è più il tempo di Penelope: la donna non si accontenta più di stare a custodire la casa quando il marito è assente. La donna ha curiosità del mondo e parte, anche da sola. Non è più il tempo di Nausicaa: la donna non si accontenta più di ascoltare i racconti altrui. La donna li vive, questi racconti, e li scrive a sua volta.

Viaggiatrici inglesi nell’Ottocento

Emily Lowe, Donne indifese in Calabria

Dobbiamo aspettare parecchi secoli, anzi millenni, prima di poter vedere finalmente delle donne in viaggio. Da sole. Cose mai viste davvero! Siamo in Gran Bretagna, le ladies dell’alta società inglese, con idee progressiste e femministe nonostante tutto, scoprono che possono intraprendere anche loro quei viaggi che costituiscono l’educazione dei giovani rampolli inglesi. Qualcuna parte al seguito del marito, qualche altra, come ad esempio Emily Lowe, parte da sola, anzi, con la madre. Due donne che affrontano il Grand Tour, ovvero il viaggio in Italia. L’Italia all’epoca era sì la meta dei viaggi culturali e delle antichità, ma era anche, soprattutto nel Sud Italia, la terra delle avventure, tra briganti, povertà, comportamenti estremamente spontanei, per la nobiltà inglese, ed estremamente passionali. Il volume “Viaggiatrici. Storie di donne che vanno dove vogliono” di M.C. Martino racconta di alcune nobildonne ed esponenti della ricca borghesia inglese che viaggiarono in Italia nel corso dell’800. Emerge in queste donne, viaggiatrici e scrittrici, la consapevolezza che la scrittura di genere a tema viaggi fosse osteggiata. Ma proprio per questo scrivevano, con rinnovato vigore e facendo notare i propri punti di forza rispetto alla scrittura di viaggio maschile. Una coscienza di genere stava nascendo; la pratica, e la letteratura, del viaggio ne fu uno i banchi di prova.

Gertrude Bell

Gertrude Bell durante la sua visita agli scavi di Babilonia. Fonte: wikipedia

Nonostante le nobildonne inglesi si stessero emancipando, ancora mancava quel certo non so che, quella dimostrazione che una donna potesse studiare, al pari di un uomo, laurearsi, al pari di un uomo, e intraprendere una carriera diplomatica, al pari di un uomo. I detrattori contro di lei dissero che non si sposò mai. Non so se Gertrude Bell se ne rammaricò – la sua biografia narra che l’unico uomo di cui mai si sia innamorata morì prima del fidanzamento – ma certo non considerò il non sposarsi un compromesso. Poi, casomai, il problema era maschile, non certo suo. Laureatasi in storia del Vicino Oriente, grazie ad uno zio diplomatico ebbe la straordinaria possibilità di viaggiare in Medio Oriente. Da archeologa, percorse la regione, Siria, Giordania, Palestina, Libano, con l’interesse dell’esploratrice e l’occhio indagatore di chi interpreta le tracce del passato. Da attenta osservatrice, fu sempre cauta nel farsi ospitare e non portare imbarazzo presso i vari emiri, sultani, principi, pastori presso la cui tenda o il cui palazzo si presentava come ospite. Nei suoi diari, in particolare in quello del viaggio del 1911, che poi è stato pubblicato come “Viaggio in Siria“, racconta una terra, le sue tante contraddizioni, le tribù e le personalità che la abitano, e utilizza sia il metro della viaggiatrice che quello della studiosa di antichità, regalandoci delle pagine freschissime e delle fotografie che oggi, alla luce delle distruzioni perpetrate dall’Isis, documentano una situazione che non è più.

Gertrude Bell è una donna che mi affascina molto. Ho pubblicato la recensione del suo viaggio in Siria nel blog Generazione di Archeologi.

Gertrude Bell è un personaggio storico: divenuta esperta del Vicino Oriente, fu impiegata come agente segreto dalla Gran Bretagna e giocò un ruolo importante nella costituzione dello stato dell’Iraq. Non poteva immaginare quanto le sue decisioni avrebbero condizionato così tanto la storia dei 90 anni successivi.

Letteratura di viaggio al femminile

Mary Morris, The illustrated virago book of women travellers

Il tema della letteratura di viaggio al femminile mi interessa molto. Nella mia Biblioteca dei viaggi molti dei libri recensiti sono scritti da donne: scelta inizialmente casuale, oggi è senza dubbio mirata, perché per un mio interesse personale ora perseguo questa branca della letteratura di viaggio. Il motivo è semplice: mi voglio riconoscere e identificare nelle viaggiatrici narratrici e mi piace pensare che in un’epoca in cui era difficilissimo per una donna viaggiare, vi siano state delle figure fuori le righe che sono riuscite nel loro intento, a portare avanti il loro progetto, alle volte davvero estremo. Mi sono imbattuta nella presentazione di The illustrated Virago Book of Women Travellers, a cura di Mary Morris, ahimè mai tradotto in italiano, che racconta con dovizia di particolari l’universo dei racconti di viaggio al femminile nell’800 e oltre. Tanti i nomi di autrici che spesso non sono mai state tradotte in altra lingua, ma che tracciano un quadro della narrativa di viaggio anglosassone davvero notevole.

Oltre a loro, sono tanti i nomi di donne degne della massima considerazione, che si sono distinte per le loro imprese: Amelia Aerhart, la prima pilota d’aereo femminile, che provò a girare il mondo in aeroplano, ma ahimè non riuscì nell’impresa; Alexandra David-Néel, che fu la prima donna e il primo personaggio europeo a entrare nella città segreta di Lhasa, in Tibet, nella prima metà del Novecento; Jeanne Baré, la prima donna che addirittura nella seconda metà del Settecento, travestitasi da uomo, riuscì a imbarcarsi e a circumnavigare così il mondo; Annie Cohen Kopchowsky, che per prima girò il mondo in bicicletta, nel 1895. Queste sono solo alcune delle grandi grandissime donne che hanno scritto la storia dei viaggi al femminile. Una storia ancora tutta da (ri)scoprire.

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39 risposte a "Breve riflessione sulla storia delle donne viaggiatrici"

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  1. Che meraviglia questo post, adoro le storie di viaggiatrici d’altri tempi. Mi piacerebbe leggere tutti i romanzi citati, penso possano piacermi 🙂 per ora ho letto solo l’autobiografia da viaggiatrice della Christie.

    1. Ti piacerà il racconto di viaggio in Siria di Gertrude Bell, senza dubbio! Racconta con il doppio spirito della viaggiatrice e dell’archeologa, e in più il racconto è corredato dalle sue foto scattate proprio durante il viaggio!

  2. Davvero interessante il tuo racconto. Le donne hanno dovuto affrontare ostacoli di ogni tipo. Ci si pensa poco ma effettivamente anche il viaggiare era un tempo ad appannaggio esclusivo maschile. Una grande conquista anche questa, grazie al cielo!

  3. Bello questo post, non conoscevo la storia di Gertrude, mi ha appassionato. E’ bello che in un blog non si raccontino solo di viaggi fatti, ma di persone che hanno viaggiato. Persone che hanno combattutto per viaggiare, combattuto contro i luoghi comuni, la diffidenza e i molti ostacoli. Dovremmo imparare tutte noi donne da donne come Gertrude. Grazie per avermela fatta conoscere.

    1. Grazie a ate Anna. Per me Gertrude non è solo una viaggiatrice che si è imposta tra i viaggiatori in un mondo in cui le donne stanno davvero recluse in viaggio, ma si è imposta anche come archeologa in un mondo di archeologi in un mondo in cui farsi rispettare al comando non era per niente semplice.

    1. Le donne del passato ci insegnano sempre che possiamo e dobbiamo volere di più da noi stesse. Questa è la grande lezione che ci lasciano, e forse l’8 marzo serve a noi proprio per ricordarcelo

  4. Che belle storie mi hai fatto scoprire oggi, è un argomento che vorrei approfondire. Il mio viaggiatore per eccellenza è Tiziano Terzani, ma vorrei aggiungere qualche viaggiatrice donna alle mie letture!

    1. Le donne hanno una sensibilità diversa, non so come spiegare. Se vuoi farti una piccola idea di narratrici di viaggio trovi qualche titolo nella mia categoria “biblioteca dei viaggi”. Spero che potrà esserti utile 🙂

  5. Bellissimo post, complimenti davvero interessante. Pensare che il posto delle donne fosse in cucina, non meno di mezzo secolo fa (per qualche troglodita, ahimè anche ora) è agghiacciante. Ma con le unghie e con i denti stiamo facendo progressi e viaggiare, ci aiuta tanto.

    1. sì. Trovo interessante il fatto che queste pioniere abbiano sentito la necessità di scrivere e di pubblicare i loro viaggi, di far sentire la loro voce sia per farsi spazio in un mondo di uomini che per dire alle altre donne “Ehi! è possibile!”

  6. post davvero interessante, perchè si parla di donne e soprattutto di viaggi.. mi piacerebbe molto leggere questi romanzi..ti volevo chiedere inoltre se hai mai scritto qualche articolo riguardante il blog in generale 🙂

    1. Non direttamente su questo blog, ma ho scritto di blog di archeologia e di blog di musei sul mio blog Generazione di archeologi https://generazione diarcheologi.com/category/archeowebwriting/e su qualche pubblicazione “scientifica”, nonché proprio da poco un contributo sul libro “Archeosocial”
      In fondo, temi e contenuti a parte, le regole generali, i consigli e le strategie si adattano a qualunque tipo di blog 🙂

  7. Hai scelto un tema davvero notevole e anche originale. Delle donne che citi, conoscevo solo Gertrude. Mi hai fatto venire voglia di partire in solitaria! Il rischio è che le donne non si vedano capisco di farlo o perdano l’abitudine, una volta acquisita. La vita comoda, alla fine, ci attanaglia (uomini e donne). Ecco a cosa servono libri del genere

    1. Esatto, servono a svegliare e stimolare le coscienze e la voglia, ad ammirare donne davvero fuori le righe, e ad immedesimarsi in esse. Per questo io amo tantissimo questo filone letterario e appena posso leggo qualcosa in merito

  8. Amo le storie di donne che abbattono gli stereotipi, non conoscevo Gertrude Bell!
    Purtroppo sono ancora tante le donne che non viaggiano e la cui massima aspirazione è andare a Jesolo (il mare tristissimo a 30 km da dove abito io)..ne conosco alcune e non le capisco proprio, non hanno nessun interesse a esplorare il mondo..forse dovrei regalargli questo libro 😛

    1. Il non avere interesse per il viaggio non è solo una cosa femminile: conosco tanti uomini e ragazzi cui non interessa assolutamente. Detto questo, la lettura di questo libro secondo me fa benissimo a chiunque e può effettivamente risvegliare le coscienze 😉

  9. Molto interessante e originale questo post, ho imparato qualcosa di nuovo. Mi piace l’idea che le donne abbiano sempre viaggiato e con coraggio siano riuscite ad essere così indipendenti anche in un tempo a loro ostile… grazie!

  10. Mi hai incuriosita. La parte in cui parli della letteratura di viaggio al femminile in modo particolare. Andrò alla ricerca del libro The illustrated Virago Book of Women Travellers, e magari mi diletterò a cercare di farne anche una traduzione in italiano. Non si sa mai 🙂

  11. Apprezzo tantissimo questo tuo post!💙 io amo le viaggiatrici del passato! Pensa che ho scritto la tesi della triennale proprio sulle viaggiatrici inglesi del 1800😊

    1. Dai! Ma è bellissima questa cosa! Allora sei preparatissima! Hai pubblicato qualcosa? Si trovano testi tradotti di queste viaggiatrici in italiano? Mi piacerebbe approfondire! l’argomento!

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