Itinerari della Memoria: la Risiera di San Sabba

Per un meccanismo naturale, di sopravvivenza, quasi, spesso tendiamo a dimenticare ciò che non ci piace e ciò di cui ci vergogniamo: da quando eravamo bambini a scuola, se prendevamo una nota il desiderio era quello di nasconderla ai genitori; se non la scoprivano, era come se la nostra marachella non fosse mai stata commessa.

Ci sono “marachelle” ben più gravi di cui l’umanità si è macchiata, e di cui tende a voler rimuovere il ricordo. Ma, come la nota sul registro, le tracce della Storia sono lì, incancellabili, e ci guardano, e ci giudicano.

Quando poco tempo fa sono stata a Trieste per un giorno, dovendo scegliere cosa inserire nella visita della città, non ho avuto dubbi: la Risiera di San Sabba.

La Risiera di San Sabba: orrore nazista

La Risiera di San Sabba è l’unico campo di concentramento in Italia nel quale si siano compiuti massacri di esseri umani: Ebrei, partigiani, Istriani, verso i quali esisteva in quest’area un feroce razzismo che poi il nazifascismo esasperò. Qui dal 1943 al 1945, alla fine della guerra, furono recluse migliaia di persone, molte delle quali furono maltrattate e uccise. Quando, alla fine della guerra, i Tedeschi in ritirata abbandonarono Trieste, loro preoccupazione fu cancellare le tracce dell’orrore commesso nella Risiera; ma ciò non bastò per cancellare il ricordo nei sopravvissuti e oggi la Risiera di San Sabba è un monumento nazionale che racconta l’orrore e la morte, la furia cieca e la follia omicida di una guerra ancora tanto vicina a noi.

La Sala delle 13 celle: 13 angusti spazi con solo un letto a castello, un ripiano e quasi inesistente spazio vitale nel quale muoversi

La Risiera di San Sabba era una fabbrica nella quale si raffinava il riso. Durante la II Guerra Mondiale fu chiusa e utilizzata dai Tedeschi come prigione per oppositori, ebrei e partigiani. Inizialmente concepito come punto di raccolta per i prigionieri che sarebbero poi dovuti andare nei campi di sterminio in Germania e Polonia, divenne esso stesso luogo di morte e di esecuzioni sommarie. Non vi è mai stata grande chiarezza su cosa avvenne qui, perché i testimoni, sopravvissuti, non assistettero mai alla morte dei loro compagni di prigionia. Ma sapevano che c’era un grosso magazzino chiamato “crematorio”, sapevano che c’era una ciminiera che bruciava ed emetteva un odore di morte.

I Tedeschi distrussero la ciminiera e il forno quando lasciarono Trieste, cancellando le tracce. Ma esse sono state recuperate, simbolicamente, nel restauro che fu fatto negli anni ’70 con lo scopo di raccontare al mondo intero cosa successe qui.

L’architetto che fu scelto per il restauro mise in chiaro da subito le sue intenzioni: l’accesso tetro, che già fa presagire cosa ci aspetta, la traccia nera del crematorio nell’ampio cortile ora esistente, la scultura in acciaio che evoca la ciminiera, che stride e fa orrore, è gelida e urla la morte.

Visitare la Risiera di San Sabba è un percorso di conoscenza della nostra storia, e nel contempo è un’esperienza emotiva davvero pesante, che non lascia indifferenti.

Visitare la Risiera di San Sabba

Si entra alla Risiera attraverso uno spazio tetro e pesante. L’atmosfera in questo corridoio è soffocante e non migliora quando si esce sul grande spiazzo intorno al quale si dispongono i vari edifici che costituivano il complesso. La prima stanza in cui si può entrare è la Sala della Morte, così detta, perché secondo le ricostruzioni dei racconti dei testimoni qui venivano portati i condannati poco prima dell’esecuzione. A seguire un altro ambiente, stretto e lungo, nel quale sono ricavate 13 celle ancora più anguste nelle quali si trova un letto a castello e poco altro: quasi difficile rigirarsi, tanto sono strette; anche questa era un ambiente dedicato a prigionieri in attesa di un tragico destino. L’edificio successivo, oggi molto suggestivo e ampio, inizialmente era organizzato in tre piani nei quali i prigionieri lavoravano ad un opificio tessile: è la cosiddetta Sala delle Croci, per l’imponente travatura lignea che è stata lasciata a vista. Oggi quei tre piani sono stati smantellati e rimangono le travi in legno, l’ossatura, lo scheletro di questo grande hangar. Alcuni oggetti in una piccola vetrina ci parlano di coloro che li possedettero: un paio di occhiali, un orologio, le posate, oggetti personali che oggi acquistano un valore universale.

Posate appartenute a prigionieri passati dalla Risiera, esposti al Museo della Risiera di San Sabba

Nel grande cortile centrale è evidenziata la planimetria del crematorio, il grande ambiente in cui avvenivano le esecuzioni, e la ciminiera nella quale i corpi venivano fatti sparire. Anche se non ci sono più, non vuol dire che non siano mai esistiti, e anzi queste tracce sono tanto più eloquenti perché mostrano quanto a maggiore crudeltà corrisponda un’altrettanto alta dose di viltà.

Infine il percorso si conclude con la visita al museo: uno spazio interattivo, dove filmati, documenti audio e video raccontano il processo che si svolse negli anni ’70 per condannare i responsabili degli orrori nella Risiera, dopo la Guerra, raccontano le voci dei testimoni, dei sopravvissuti e anche dei conniventi con i Nazi-fascisti. Perché naturalmente ci furono anch’essi. Alcuni documenti personali, poi, come vestiti, orologi, fogli scritti e occhiali ci parlano delle persone, che sono state uomini e donne come noi, persone che hanno vissuto, sofferto e spesso sono morte lì dentro o nei campi di concentramento in Germania e Polonia. Per loro e perché il loro sacrificio non sia stato vano occorre raccontare la loro storia, perché sia patrimonio identitario di tutti noi.

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22 thoughts on “Itinerari della Memoria: la Risiera di San Sabba

    • Esatto. è questo il fine di luoghi come la Risiera di San Sabba. Non è un caso che il biglietto di ingresso sia gratuito: lo leggo come un incentivo, un invito a entrare e a sapere. Come una lezione della scuola dell’obbligo: gratuita, ma fondamentale

    • Orripilanti proprio! Pensiamo ai campi di concentramento come qualcosa di lontano geograficamente da noi, ma in realtà l’orrore ce l’avevamo sulla porta di casa e non lo sapevamo!

  1. Non conoscevo questo posto, ma ho visto che non sono cattiva compagnia. E’ importante conoscere certe storie perchè ci fanno capire meglio il nostro Paese e la sua storia. Grazie per questo post

    • In tanti non lo conoscono, e credo che andrebbe fatto qualcosa per diffonderne la conoscenza. Purtroppo anche l’Italia ha avuto i suoi luoghi dell’orrore; è che abbiamo un’innata capacità di dimenticarcene… ma le cose devono cambiare.

  2. Non avevo idea esistesse questo posto. Ogni volta che si pensa ai campi di concentramento, la mente si dirige subito ad Auschwitz (tanto per citarne uno), dimenticando che anche nel nostro paese sono stati perpetrati questi orrori.

    • Vero. Pensiamo a questi orrori come a cose avvenute geograficamente lontano da noi, per cui ci laviamo la coscienza. Tra l’altro alla Risiera ai prigionieri politici e agli Ebrei si sommò l’odio razziale nei confronti degli Sloveni e Istriani. Cose veramente brutte, nelle loro infinite sfumature.

    • Non devi sentirti in imbarazzo: neanch’io lo avrei mai conosciuto se non l’avessi visitato con la scuola ormai quasi 20 anni fa. Partimmo da Imperia apposta per andare a visitare un campo di concentramento dall’altra parte d’Italia. La cosa mi è rimasta impressa e non l’ho mai dimenticata. Però in effetti non fosse per questa mia esperienza pregressa non so se oggi lo conoscerei. Noi Italiani siamo molto bravi a voler dimenticare le cose brutte che ci sono accadute.

  3. Grazie per aver parlato della tua esperienza. Non sapevo dell’esistenza di un luogo del genere in Italia. Sono appena stata ad Auschwitz e penso che sia un nostro dovere visitare e non dimenticare mai quel che accadde in questi posti. Se capiterò a Trieste voglio andarci.

    • Rispetto ad Auschwitz la Risiera è, fortunatamente, meno orripilante. Ma è ugualmente un luogo della nostra storia più tetra che bisogna far conoscere. Credo che sia un nostro obbligo morale visitare, se se ne ha l’occasione, luoghi come questi. Io per contro, non sono ancora stata ad Auschwitz, ma ho intenzione di visitarlo e di parlarne, perché tutti devono sapere.

  4. Avevo sentito parlare della Risiera di San Sabba, ma non conoscevo bene la sua storia. Ti ringrazio per averne parlato! Non c’è cosa più importante della preservazione e divulgazione della memoria.

    • Grazie a te. Io visitai la Risiera una prima volta al liceo, 20 anni fa circa. Per quanto all’epoca non fossi in grado di percepire ciò che fu l’Olocausto e l’orrore dei campi di concentramento con la stessa sensibilità di oggi, tuttavia quando sono tornata a Trieste non ho avuto dubbi, e l’ho inserita come tappa assolutamente imprescindibile. Ed è stata la cosa migliore che potessi fare

  5. Non sapevo l’esistenza di questo posto! Molto interessante ed essendo grande appassionata di questa parte di storia, assolutamente me lo sono scritto!!

    • Ottimo! Anch’io negli ultimi anni mi sono avvicinata molto alla storia della II Guerra Mondiale, inizialmente per altri aspetti, ma poi mi sono allargata alla guerra in tutta la sua globalità.

  6. Anch’io non conoscevo questo luogo e la sua storia. Hai fatto bene a raccontarlo… certe cose non andrebbero mai dimenticate

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