Viviano Dominici, a cena coi cannibali

Pronti a partire in esplorazione? Pronti a vivere avventure da veri pionieri? Io partirei anche ora se potessi. Intanto, mi sono limitata a rileggere questo libro, una raccolta di reportages di esplorazioni del giornalista Viviano Dominici.

Viviano Dominici nella sua introduzione a questo libro scrive che da piccolo voleva fare l’archeologo, poi è finito a fare un mestiere che l’ha gratificato ancora di più. Ecco, a me, archeologa, piacerebbe fare il mestiere di Viviano Dominici: giornalista culturale, reporter che, un po’ per i casi della vita, un po’ per le sue indubbie capacità, è riuscito a fare l’esploratore in un’epoca in cui si potrebbe pensare che non ci sia più bisogno di esploratori: cosa è rimasto da esplorare ancora, del resto? Cosa è rimasto da scoprire?

Eppure Dominici ci accompagna con sé nelle missioni della Fondazione Giancarlo Ligabue per le quali svolgeva il ruolo del giornalista che documenta i passaggi salienti per raccontarli al grande pubblico, dalle pagine dei quotidiani nazionali. America Latina, Oceania, Africa e Asia: l’antropologo ancora oggi va alla ricerca di nuove informazioni sulle popolazioni “altre” da noi e sulle loro culture, talvolta millenarie.

Acquistai il libro all’epoca del mio viaggio in Australia, attirata dal racconto di un’esplorazione nel Kakadu National Park, dove poi sarei andata anch’io. La differenza fu che io partecipai ad un’escursione organizzata nel Kakadu che, tra le varie attrazioni, prevedeva la vista di fenomenali pitture rupestri aborigene vecchie di migliaia di anni; Dominici invece andò con un team a scoprirne di nuove, nascoste e mai viste: una vera avventura esplorativa come chiunque di noi sogna ad occhi aperti.

Viviano Dominici tra i cannibali. Credits: radiceunodicento.it

La narrazione di Dominici è fresca, immediata, anche perché all’epoca scrisse subito questi reportages che oggi leggiamo tutti insieme raccolti in un volume. Per lui che ha vissuto queste imprese in prima persona, l’esperienza è ancora vivida: lo immagino che ancora non ha ripulito gli scarponi dal fango, ma ha già messo mano alla macchina da scrivere (o computer? I viaggi risalgono anche a qualche decennio fa) per raccontare ai lettori quei dettagli che altrimenti perderebbero di efficacia se non registrati subito.

Bello il mestiere del reporter-esploratore, l’ho già detto?

Dal Chiapas in Messico al Kakadu in Australia, dal deserto dei Gobi in Mongolia alla Polinesia, dai Boscimani alla tribù di cannibali che dà il titolo al libro: cosa ci può essere più pericoloso e terrificante che intervistare il capo di un villaggio di cannibali?

pitture rupestri kakadu

Le pitture rupestri al Kakadu National Park

Il suo libro non è semplicemente una raccolta di vecchi articoli riveduti e adattati alla forma di libro, ma ha lo scopo di raccontarci, attraverso racconti scelti con cura, quel meraviglioso mondo che si trova là fuori, ben lontano dalla nostra società occidentale, dalla nostra confort zone e dai nostri punti di riferimento. Luoghi e popolazioni che ci sembrano lontanissimi e in effetti lo sono, e non solo geograficamente. Popolazioni e culture tanto distanti ma proprio per questo da tutelare nella loro unicità. La conoscenza è la prima forma di tutela, e questo vale sia per i beni culturali che per il patrimonio culturale immateriale mondiale. E le culture così distanti dalla nostra, come può essere anche quella dei cannibali, perché no, sono a tutti gli effetti parte del nostro patrimonio culturale immateriale mondiale.

Conoscere per tutelare, conoscere per condividere a nostra volta conoscenza, conoscere per conservare, conoscere per apprezzare l’altro e conoscere per voler continuare a scoprire e a conoscere: questo è il significato che leggo tra le pagine di questo libro, questo il motivo per cui ringrazio Viviano Dominici di averlo scritto.

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