Elizabeth Gilbert, Mangia, Prega, Ama

Sono rari i casi in cui un film mi piace più del libro da cui è tratto. Però in questo caso è stato così. Mangia, prega, Ama di Elizabeth Gilbert non mi ha entusiasmato.

E lo so che non dovrei dirlo sotto Natale, quando siete a caccia di idee regalo per amiche viaggiatrici/sognatrici e state cercando consigli utili invece che stroncature. Però forse proprio per questo anche leggere una recensione negativa può essere utile, no?

Oddio, poi proprio negativa negativa la recensione non è. In sé la vicenda, autobiografica, non è male: una donna, giornalista, con un matrimonio finito alle spalle e un forte desiderio di spiritualità che le arde dentro decide di affrontare un periodo di 9 mesi fuori dalla confortevole New York per sperimentare tre modi diversi di vivere e di conoscere altri luoghi: Roma e l’Italia per il benessere del corpo, un Ashram in India per il benessere spirituale, e a Bali per… per riscoprire l’amore, anche se lei non lo saprà fino alla fine.

La parte iniziale mi ha colpito come un boomerang, per le troppe analogie con la mia storia personale. Quindi ho divorato queste pagine dense di autobiografici disagi e disperazioni interiori, di senso di inutilità e di inettitudine. Senza essere spirituale come lei, e senza aver patito tutti i problemi che ha affrontato, però quel senso di inadeguatezza e di “dove ho sbagliato?” mi è suonato molto familiare. Per questo mi sono affezionata a Elizabeth. Per questo mi è dispiaciuto, nel prosieguo della lettura, annoiarmi da morire.

Tanto quanto i tre mesi a Roma: ci racconta un modo di fare italiano che secondo me, da italiana, è un po’ stereotipato, ma in fondo è quello che si aspettano i lettori americani da noi: un popolo accogliente, che ti spalanca le porte di casa, uomini che fanno i latin lover per forza e cucina ottima e abbondante. Tutti i film americani ambientati in Italia ci mostrano lo stesso identico quadretto, dunque perché qui dovrebbe essere diverso?

Poi Elizabeth va in India. E qui mi dispiace, massimo rispetto per chi pratica yoga e soprattutto lo pratica seriamente, a livelli elevati di meditazione e di ricerca di sé. Ma la lettura mi ha annoiato da matti. Elizabeth non riesce a trasmettermi la bellezza della meditazione e non riesce a spiegarmi perché era proprio necessario andare in India. Anche perché è vero che finalmente nell’ashram riesce a trovare la spiritualità, ma se lo fa è solo perché stimolata dall’amico che vi incontra. Personaggio che se avesse incontrato a New York le avrebbe fatto lo stesso effetto.

Infine la terza parte, Bali. Molto toccante la parte su Tutti, la ragazzina figlia della dottoressa del villaggio dove vive e di cui diventa amica e confidente. Interessante, finalmente, la descrizione della situazione politica e ideologica dei Balinesi, belli e sempre sorridenti, ma in realtà fortemente rigidi nella loro mentalità e cruenti nei loro modi di farla rispettare. Bali, però, arriva dopo tutta la parte centrale sull’India, e francamente rispetto a quella, sarebbe più entusiasmante anche la lettura di un verbale di polizia.

Una scena del film. Per scoprire i luoghi in cui è girato leggi qui: http://www.circuitoturismo.it/luoghi-del-film-mangia-prega-ama

Molto meglio allora il film, con Julia Roberts che interpreta, come solo lei sa fare, la giovane donna che riscopre se stessa in giro per il mondo. Viene anche in mente che per una Elizabeth che ha la possibilità di viaggiare (lo fa per lavoro, sia chiaro, non per disponibilità economiche sue) quante donne ci sono che devono ricostruire la propria vita andata in frantumi senza la possibilità di confrontarsi con mondi diversi dal proprio?

Nel racconto Elizabeth ogni tanto accenna al fatto che qualcuno le dice che sta viaggiando per “scappare” dalla sua situazione. Non credo che si tratti di scappare, ma piuttosto di avere nuovi stimoli, di rendersi conto che una vita nuova è possibile, uscendo dalla propria comfort zone per vedere luoghi e mentalità diverse dalla propria. E allora, parafrasando Proust, viaggiare non è solo scoprire nuove terre, ma avere anche nuovi occhi con cui riscoprire se stessi.

2 risposte a "Elizabeth Gilbert, Mangia, Prega, Ama"

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