L’Oceano in un guscio d’ostrica: l’Europa vista dai viaggiatori cinesi dell’800

L’oceano in un guscio d’ostrica

L’oceano in un guscio d’ostrica, a cura di Maria Rita Masci è un volumetto davvero interessante: racconta l’Europa dell’800 secondo la prospettiva dei viaggiatori cinesi. Una prospettiva totalmente ribaltata.

In genere leggiamo di avventurieri europei, di viaggiatori ed esploratori inglesi, olandesi, portoghesi e spagnoli che raccontano tra l’estasiato, il perplesso e il fantasioso il proprio incontro con l’altro. Un “altro” che parla una lingua strana, che adora dei strani, che ha usanze strane e spesso incivili per i canoni occidentali. Questa volta no.

Maria Rita Masci ha raccolto i dispacci di ambasciatori cinesi giunti in Europa dal 1866 al 1876 proprio con il fine di raccontare per una volta loro ai propri compatrioti come sono gli Europei, come vivono, cosa fanno, che usanze hanno. Alcune descrizioni sono geniali, divertenti ai nostri occhi, perché fanno apparire come ridicole cose che per noi sono invece assolutamente normali. Altre sono descrizioni ammirate di oggetti o invenzioni particolari, come la mongolfiera, per esempio, definita “la nave del cielo” (p.155).

Da archeologa, non posso non riportare la descrizione delle mummie egizie in un museo di San Pietroburgo (p. 157):

C’erano cadaveri secchi e raggrinziti di duemila anni fa. Mi hanno detto che si tratta di egiziani, che riempivano la bara di olio e poi la sigillavano, così anche dopo millenni il corpo non subisce trasformazioni. Se fosse decomposto, infatti, perché mostrarlo alla gente?

La mongolfiera è un mezzo di trasporto che affascina i viaggiatori cinesi a Parigi (p.155)

Troviamo anche l’incontro con l’arte occidentale, arte che riflette la religione cristiana: in un museo a Bruxelles viene descritta una crocefissione di Gesù e un Adamo ed Eva (p. 94) ed è interessante vedere come i soggetti vengano riportati in modo molto descrittivo. Gesù “ha gli arti inchiodati ad una croce e sopporta sereno la morte“, ci sono personaggi che piangono e altri che ridono. Mi fa riflettere il fatto che il nostro viaggiatore cinese nella sua descrizione debba sottolineare che Gesù sia inchiodato alla croce: per noi è un dato scontato, fa parte della nostra cultura millenaria, ma per lui no, tanto che si sente in dovere di descriverlo.

“Misurare l’oceano con un guscio d’ostrica” è l’espressione usata da questi viaggiatori cinesi per rendere l’idea della vastità della cultura e del mondo occidentale: troppo ampia per poterla comprendere in una vita e con le proprie categorie intellettuali. Del resto, per gli Occidentali nei confronti della Cina è la stessa cosa: difficile comprendere fino in fondo una cultura quando si ha una formazione totalmente differente.

L’incarico che questi viaggiatori avevano era ufficiale: il governo cinese voleva conoscere l’Occidente tanto quanto l’Occidente voleva conoscere l’Oriente. Per questo i viaggiatori cinesi sono accolti di buon grado nell’alta società europea di cui di volta in volta sono ospiti e compiono escursioni, visite, prendono parte ad eventi mondani e a manifestazioni ufficiali, a crociere e viaggi via terra, e di ogni cosa registrano minuziosamente descrizione e impressioni. Lo scopo della loro impresa è nobile ed ha come oggetto la conoscenza. Non troviamo giudizi spassionati: ciò che loro pensano emerge in maniera discreta ed elegante dalle loro descrizioni.

Questa raccolta di resoconti di viaggio contiene diversi aspetti interessanti: è interessante per chi ama il filone letterario dei viaggi, per l’appunto, perché vi trova un punto di vista diverso dal solito; è interessante per l’appassionato di storia dell’800, che legge una descrizione dell’Europa totalmente nuova ai suoi occhi, e nella quale si riflette la mentalità cinese, invece; è interessante per l’appassionato di cultura cinese, che vi ritroverà il pensiero e la mentalità orientale di fine ‘800. Conosciamo la storia e la geografia scritte dagli Occidentali: per una volta leggiamo invece con gli occhi di un orientale, svuotiamoci dei nostri parametri intellettuali e caliamoci nella mentalità dell’Altro. Un esercizio tutt’altro che spiacevole, ma anche tutt’altro che semplice.

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