Dignano: tra olio, murales e case di pietra

Dignano è difficile da definire. Nonostante sia un borgo tutto sommato piccolo, è davvero complesso individuarne l’essenza. Ha più personalità che si presentano a te, viandante, una dopo l’altra. Tuttavia non riesci a capire quale sia preponderante sull’altra.

Siamo nella parte meridionale dell’Istria, a pochi km da Pola, nell’interno, in una bella pianura coltivata a olivi, dove leggiamo la tradizione nelle casite, o kazun: costruzioni di pietra che somigliano alle caselle dell’entroterra ligure, ai trulli pugliesi, o ancora ai bories provenzali: ricoveri per attrezzi, per animali e contadini, ultime rimanenze di un passato rurale di cui per fortuna si conserva il ricordo e che anzi in paese è oggetto di didattica per le scuole. L’educazione al proprio patrimonio culturale, inteso come tradizioni e identità locale sono portate avanti dall’Ecomuseo di Dignano. Una realtà importante in un posto come questo.

Appena fuori da Dignano si trova una piccola area cintata con la ricostruzione di una casita. Entrando nel borgo, invece, la prima cosa che notiamo è un frantoio in attività: siamo nel pieno della raccolta delle olive: il momento esatto in cui i frantoi sono in funzione.

Ricostruzione della casita, appena fuori da Dignano

Dignano è un curioso mix di antico, forse meglio sarebbe dire di vecchio, e di ribelle. Così le fiancate di alcune case sono sgargianti per i colori degli streetartist, e contrastano con la casetta accanto, piccola, in pietra, poco meno che pericolante. Basta già solo questo per farmi innamorare.

Streetart a Dignano

Murales si trovano sparsi un po’ ovunque in paese: sotto un passaggio voltato c’è un’orchestrina accompagnata da uno scheletro: fa molto funerale a New Orleans o forse, come noto anche in altri murales del paese, c’è una tendenza al ricreare atmosfere oniriche. Il borgo ha rischiato a lungo di diventare un borgo fantasma. Forse i murales riflettono proprio su questo.

Streetart a Dignano

Sulla piazza principale di Dignano affacciano gli edifici più importanti: il municipio, rosso fiammante, la Casa degli Italiani, anch’essa una bella palazzina in architettura veneziana; dall’altro lato della piazza, invece, dove inizia il centro storico, si trovava l’edificio in pietra del castello. Che fu demolito in parte all’inizio dell’800 per ripavimentare e ingrandire la piazza: un’iscrizione datata al 1488, ma di reimpiego, ricollocata sull’edificio in pietra, ci dà la cifra dell’antichità di questi luoghi.

Il centro storico di Dignano

Da qui in avanti, Dignano subisce una trasformazione: tutte le case sono in pietra, con muratura a vista e pareti che spanzano visibilmente verso l’esterno: avrebbero tutte bisogno di manutenzione e invece nessuno se ne preoccupa, anzi, sui tetti le antenne satellitari ci dicono che comunque ciò che conta c’è, arriva, che altro potrebbe servire?

Il centro storico di Dignano

Tra gatti ruffiani che si strusciano e panni stesi tra una finestra e l’altra giungiamo alla piazza davanti al duomo di San Biagio, la chiesa più grande dell’Istria. Non ne visitiamo il museo delle reliquie (che pare essere in realtà piuttosto importante nella regione), per cui non vedremo né la spina della corona di Gesù, né un pezzo di velo della Madonna, né una scheggia della croce di Gesù. Queste, oltre alle reliquie di San Biagio, sono il prezioso tesoro che questa chiesa ospita.

Preferiamo continuare ad esplorare il borgo, infilarci nelle stradine a scovare i murales. Ma ciò che più colpisce la mia immaginazione sono gli slogan comunisti dipinti di rosso sulle pareti intonacate di alcuni edifici. Danno un’aria nostalgica a tutto il borgo.

Slogan “comunisti” dulle pareti delle case di Dignano

Dignano ha tante anime. Nostalgica, per via proprio dei suoi slogan comunisti, fricchettona, per via dei murales (che peraltro sono recenti, realizzati durante il Boombarstick festival di Dignano, a partire da pochi anni a questa parte), un po’ trasandata, e lo vedi nel guano di piccione che crea veri e propri strati scivolosi sul selciato e nelle case abbandonate del centro storico, ma orgogliosa del suo passato e delle sue tradizioni, e il lavoro che l’Ecomuseo fa con i ragazzi del posto, alla riscoperta della casita e dell’olio ne è la dimostrazione.

Dignano va scoperta, e probabilmente va vissuta. Io sono contenta di averne colto queste anime così diverse eppure così complementari. E forse di tutta l’Istria è il borgo che mi è piaciuto di più.

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