Come l’Italia celebra i morti: 3 ossuari del Sud Italia

Tra qualche giorno, il 2 novembre, sarà la Festa dei Morti. Per me, fin da bambina, è sempre stata tradizione andare nei due cimiteri di paese in cui erano sepolti i nostri cari e rendere il dovuto omaggio con preghiere e fiori. Io poi ho un’altra tradizione che mi deriva dalla nonna sarda: allestire un tavolo dei morti su cui presentare le offerte e preparare i dolci tipici, i pabassini. Ma questa storia magari ve la racconto un’altra volta.

Questo che segue è un post un po’ macabro. Mi perdonerete, spero.

Stavolta infatti, complice il calendario, voglio parlarvi effettivamente di morti. Non semplicemente di cimiteri, ma di ossuari, di luoghi in cui sono esposte non le tombe, ma le ossa dei defunti: gli scheletri in qualche caso, le ossa ben ordinate in altri. Ne conosco tre in Italia, nel Sud Italia per la precisione, e sono questi che voglio ricordare in questo post: la Cripta dei Cappuccini di Palermo, la Cappella degli Ottocento martiri di Otranto e l’Ossuario dei Trecento di Pisacane a Padula.

La Cripta dei Cappuccini

La mia visita risale a più di 10 anni fa, tuttavia ricordo ancora nitidamente alcuni dettagli di questo grande spazio sotterraneo nel quale sono seppellite le ossa di tanti monaci del Monastero dei Cappuccini, e le salme di alcuni notabili della Palermo bene. Per tutto il Settecento e l’Ottocento fu attrazione da Grand Tour: Thomas Mann e Guy de Maupassant, ad esempio, la visitarono.

Il Convento dei Cappuccini, del quale la cripta costituisce il cimitero (che viene chiamato Catacombe perché sotterraneo), risale al XVI secolo. Al suo interno, una lunga stanza coperta da volte a crociera, sono seppellite forse 8000 salme, tra scheletri e mummie di prelati, frati, ma anche notabili palermitani, ricchi commercianti e borghesi. La Palermo bene si faceva tumulare qui. Il processo di mummificazione era abbastanza scabroso, perché il corpo veniva svuotato degli organi interni e fatto scolare del sangue in modo che non andasse in putrefazione, dopodiché veniva lavato con aceto, con acqua di calce se il defunto era morto per epidemia, quindi riempito di paglia e vestito con l’abito della domenica.

Tra tutte le sepolture ricordo la mummia della piccola Rosalia Lombardo, una bimba morta a due anni che sembra dormire, anzi, sembra una bambola che dorme. La sua mummia è una delle ultime ad essere stata tumulata nella cripta dei Cappuccini: parliamo addirittura del 1920, un’epoca molto vicina a noi.

Credits: palermoviva.it

Gli 800 Martiri di Otranto

La Cappella degli 800 Martiri di Otranto

Quando i Turchi sbarcarono a Otranto nel 1480, assediarono e conquistarono la città e fecero prigionieri gli uomini liberi. Li costrinsero, narrano le cronache poi divenute storia, a convertirsi all’Islam, ma essi, ferventi cattolici si rifiutarono. Allora fu deciso che subissero una punizione esemplare, ovvero la morte per decapitazione. Tutti e 813, nessuno escluso. Cominciarono dal primo, il quale si rifiutava di morire. Tagliare la testa? Non basta quando si è così forti nella fede. I Turchi non potevano interrompere l’esecuzione esemplare per colpa del primo condannato, il cui corpo senza testa rimaneva in piedi senza che si riuscisse ad abbatterlo. Così procedettero col secondo dei condannati, quindi col terzo, col quarto e così via. Solo all’ottocentotredicesima testa spiccata dal corpo, il primo condannato ebbe pace e finalmente morì, così come tutti i suoi compagni. Il suo sacrificio finale non era stato vano: aveva dato la forza ai suoi compagni di morire dignitosamente nella fede. Un anno dopo il martirio, quando la città era stata liberata dai Turchi, i corpi furono ritrovati incorrotti: un miracolo al quale si rese omaggio traslando tutte le salme nella splendida Cattedrale di Otranto. Nel corso del tempo, una parte dei corpi dei martiri, venerati come reliquie, è stata traslata a Napoli, mentre le ossa rimaste a Otranto sono state sistemate, ben ordinate, in una cappella della Cattedrale di Otranto. Davanti ad esse si trova il sasso sul quale essi poggiarono la testa per la decapitazione. Così i teschi oggi continuano a guardare quella pietra dalle loro teche, e il loro riso beffardo suona come una sconfitta della morte e un trionfo della cristianità.

I Martiri di Otranto sono stati definitivamente fatti santi in epoca piuttosto recente, il 2013, da Papa Francesco.

Il Sacrario dei Trecento di Carlo Pisacane

Per l’esame di V elementare portai a memoria una poesia, che nel ritornello recitava “Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti“. La poesia si rifaceva ad un triste episodio del Risorgimento italiano, del 1857, quando un gruppo di 300 sprovveduti, guidati da quel povero bravo ragazzo di Carlo Pisacane, sbarcarono all’isola di Ponza e da lì sulla costa del Cilento convinti di poter trarre le folle dalla loro parte nella liberazione dal re Borbone; non riuscirono a ottenere nulla, anzi furono tutti barbaramente trucidati a Sapri e a Sanza.

Dettaglio del Sacrario di Padula

A Padula un sacrario al di sotto della chiesa della SS. Annunziata accoglie le ossa dei 300 poveretti che si immolarono per una causa di cui evidentemente non avevano compreso tutte le sfaccettature. Rimane una poesia lunga e commovente a ricordare il loro sacrificio. Perché non lo chiamerei in altro modo, se non sacrificio. Inutile, tra l’altro. Il sacrario, come la chiesa soprastante, affaccia su una piazzetta che guarda al panorama del Vallo di Diano; in fondo alla valle sta l’imponente Certosa di Padula.

Questi sono i tre sacrari e ossuari che mi vengono in mente a ridosso del Giorno dei Morti. Ma tanti altri ossuari e sacrari celebrano terribili eccidi o efferati assassinii, oppure, semplicemente, sono lo specchio dei tempi in cui furono creati. Quali conoscete o avete visitato? Segnalatelo nei commenti!

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One thought on “Come l’Italia celebra i morti: 3 ossuari del Sud Italia

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