Civita di Bagnoregio, la città che (non) muore

Sono tornata per la seconda volta a Civita di Bagnoregio (VT) e per la seconda volta ne scrivo. Nel primo post, che trovate qui, vi avevo descritto il borgo, le sue peculiarità, la sua unicità e la sua precarietà: un paese costruito su un acrocoro di tufo, come tanti nella Tuscia, ma destinato a soccombere sotto l’erosione della roccia tufacea che qui caratterizza il paesaggio rendendolo incredibilmente poetico e affascinante.

In quel vecchio post avevo registrato la presenza dei tanti turisti e il fatto che questa presenza un po’ snaturasse il luogo. Ebbene, dopo 5 anni posso dire che Civita di Bagnoregio è stata ormai definitivamente snaturata.

Altro che “città che muore”: Civita di Bagnoregio è più che viva, brulicante di vita! Tanti, troppi turisti si spingono fino qui, pagano un biglietto di 3 € nei giorni feriali e di 5 € nei festivi, si inerpicano lungo l’erto lungo ponte che separa l’acrocoro della Civita dalla “terraferma” e infine oltrepassano la porta monumentale del borgo, protetta da tre leoni.

Civita di Bagnoregio si cala nel paesaggio sublime dei calanchi della Tuscia

Qui, invece che trovare tracce di un paese quasi abbandonato, dove vivono a malapena 7 persone, invece che trovare case abbandonate, stradine deserte, finestre chiuse e porte sbarrate, i turisti incontrano subito un negozio di souvenir, poi un bar, poi un altro negozietto, poi un ristorante, una trattoria, un altro bar, persino una botteghina che vende “l’acqua di Civita”, una linea di cosmetici appositamente dedicati. Al bar, del resto, non puoi non bere la “bireta di Civita di Bagnoregio” che si scopre, poi, essere prodotta da un birrificio di Sarzana! Non una bottega che almeno faccia finta di essere artigiana, al massimo si incontra il museo della geologia e dell’erosione ospitato nel palazzo comunale: ma è meno visitato del bar accanto.

la piazzetta di Civita di Bagnoregio con i turisti

Delusione massima, disincanto pure. Civita di Bagnoregio ormai è un parco divertimenti che fa del borgo un luogo uguale a come sono diventati tantissimi centri storici d’Italia, talmente votati al turismo da aver perso il senso di se stessi: e mi viene in mente ad esempio qualche stradina di San Gimignano, ad esempio, che è un susseguirsi di negozi di souvenir e di botteghe di prodotti tipici, o Monteriggioni, che sulla piazza offre l’imbarazzo della scelta di ristorantini, bar e trattorie. Su San Marino, il borgo, già mi ero espressa criticamente a suo tempo; l’accusa è sempre la stessa: troppi esercizi commerciali che snaturano totalmente il luogo per soddisfare le esigenze del turista. Ma siamo sicuri che il turista abbia davvero bisogno di tutto ciò? O non vorrebbe piuttosto conoscere e scoprire l’autenticità dei luoghi, e pazienza se deve patire un po’ la sete o se non può comprare la calamita da frigo?

Una delle case di Civita di Bagnoregio

In Italia si fa un gran parlare di turismo sostenibile. Ma questo non è turismo sostenibile. Questo è turismo di massa. E mi viene il dubbio che alla massa piaccia questo genere di turismo.

Civita di Bagnoregio, tra l’altro, ha davvero un problema alla base di dissesto idrogeologico: la sua montagna davvero si erode anno dopo anno, quindi è vero che lentamente muore. Ma siamo sicuri che questa massiccia presenza umana giorno dopo giorno non sia ulteriormente dannosa? Non c’è un accesso regolato al borgo, dunque davvero nelle giornate e negli orari di punta potrebbero esserci in contemporanea migliaia di persone. E il borgo è piccolo, tutto sommato.

Civita di Bagnoregio è un business per il comune di Bagnoregio. A partire dai parcheggi a pagamento lontano dalla Civita, per raggiungere la quale sono predisposte navette al prezzo di 1 € a corsa; arrivati al Belvedere sulla Civita, il primo punto panoramico dove finalmente si gode la vista, un unico bar viene preso d’assalto perché nessuno immagina che nel borgo di bar invece ne troverà fino alla nausea. E non parlatemi di indotto economico. Non è questo, l’indotto.

Insomma, questa volta Civita di Bagnoregio mi ha proprio deluso. Snaturata completamente, trasformata in un qualcosa che non è mai stato e che non dovrebbe essere: se si osserva la sua piazzetta, con i bar e i tavolini davanti al palazzo comunale, e la chiesa sull’altro lato, si ha la sensazione di essere in un paesello qualunque. Civita di Bagnoregio in nome del turismo è diventato un non-luogo.

Il paesaggio intorno a Civita di Bagnoregio invece non delude

E allora sapete che vi dico? Sapete qual è il modo migliore per apprezzare Civita di Bagnoregio? Vederla da fuori, naturalmente, catturarla nell’immagine panoramica, che poi è la più nota, e cullarsi nell’illusione che al suo interno davvero sia “una città che muore”. E vi dò una dritta ulteriore: andate a vedere il panorama dal paese di fronte, Lubriano, lungo la strada per Orvieto. Sarà una veduta panoramica inconsueta e che vi sorprenderà! Io non sono riuscita a catturarla perché l’ho vista passando in macchina e non ho avuto modo di fermarmi. Ma voi accettate il mio consiglio: ammirate Civita di Bagnoregio da Lubriano. A Bagnoregio non fermatevi proprio.

8 risposte a "Civita di Bagnoregio, la città che (non) muore"

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    1. Guarda, io sono rimasta davvero allibita e schifata da tutto l’insieme. 5 anni fa non ricordo di aver pagato un biglietto e in ogni caso la situazione non era così disastrosa. Tristezza davvero

      1. Io penso di esserci stata 15 anni fa… non mi sembra di ricordare neppure un bar per placare la sete. L’idea di un biglietto per entrare in un paese è aberrante: è il caso di dire “la città che muore due volte”…

    1. Personalmente non ho niente contro le mete turistiche. Ma di qualunque luogo si tratta, non si può pensare di snaturare i luoghi a questo livello!

  1. Abito relativamente vicina a Civita (un’oretta e qualcosa in auto) e ti do pienamente ragione.
    Devo dire però che la prima volta che ci sono stata, credo 5 anni fa esatti, non si pagava ancora l’ingresso, e nonostante ci fosse una festa medievale e ci avessero fatto parcheggiare ad una distanza imbarazzante, non era affatto sovraffollata. Le sue stradine erano quasi deserte, e si percepiva ancora quell’autenticità che invece era già diminuita quando ci sono tornata due estati fa. Sono rimasta un po’ contrariata dal fatto di dover pagare (mi sembra 1,50€), ma ho pensato “bè, se serve per mantenere il paese lo faccio ben volentieri”. Probabilmente saranno invece andati a finanziare il sovraffollamento di attività che di genuino hanno poco o niente. Peccato. Mi viene in mente, ad un livello più ampio, la mia Praga, dove a farla da padrona sono negozi di souvenir davvero ridicoli e dai quali spesso e volentieri escono musichette arabe. O dove l’articolo più esposto sono matriosche di tutti i tipi e dimensioni.
    Nonostante tutto però Civita la porto nel cuore, non dimenticherò mai l’emozione nel vederla come sorgere davanti ai miei occhi per la prima volta. E sì, il panorama da Lubriano è spettacolare!

    1. Ecco, il tuo racconto conforta la mia opinione. Anzi, ne hai seguito la deriva da borgo unico nel suo genere a Disneyland. Forse è questa la cosa più importante.
      Ma la cosa migliore è che nonostante tutto sia un tuo luogo del cuore. Quanti luoghi del cuore abbiamo per i quali magari ci arrabbiamo proprio perché li sentiamo nostri! Grazie per aver condiviso il tuo punto di vista 😊

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