Andar per vicoli a Genova: da via Giustiniani alla Collina di Castello

I Vicoli: Patrimonio dell’Umanità (e mio grande amore)

Ho vissuto per anni a Genova, e per me i “vicoli” erano quelli che percorrevo ogni giorno per andare a piedi da casa alla mia facoltà di Lettere in via Balbi. Dunque erano i vicoli di via San Luca, via Luccoli, via del Campo. Si tratta dei vicoli chiusi tra Sottoripa, i palazzi medievali affacciati sul Porto Antico, via San Lorenzo e, lato monte, dalla bella Strada Nuova, ovvero via Garibaldi con i suoi “Palazzi dei Rolli”, i palazzi signorili della Genova che conta(va): Palazzo Tursi, Palazzo Bianco, Palazzo Rosso. Era una passeggiata bellissima ogni volta, e l’aspetto più interessante era provare a cambiare stradina, rischiando seriamente di perdersi, ma scoprendo sempre nuove suggestioni e nuovi dettagli del quartiere più caratteristico e autentico di Genova.

Negozio di frutta in via del Campo, un angolo caratteristico dei vicoli di Genova

Via San Lorenzo, la grande arteria che dal Porto Antico sale verso la Cattedrale di San Lorenzo e ancora più su fino a Palazzo Ducale e alla chiesa del Gesù, divide letteralmente in due il quartiere dei vicoli di Genova. Esiste infatti un altro versante della città medievale, ancora più autentico, se vogliamo, che dalle traverse di via San Lorenzo si protende da un lato verso il porto, dall’altro risale fino a Porta Soprana (fuori della quale si colloca la Casa di Cristoforo Colombo) e risale la collina di Castello, l’area più antica della città.

Girovagando nei vicoli si incontrano palazzi di grande bellezza, come questo, a pochi passi da San Lorenzo

La collina di Castello, infatti, è il luogo sul quale sorgeva dapprima l’emporio ligure frequentato dagli Etruschi in età preromana: un luogo naturalmente fortificato, in altura ma con sbocco sul mare. Questa sua posizione strategica piacque anche ai Romani, per cui il primo nucleo di Genua sorse sempre in questi luoghi, anche se poi, col tempo, la città si espanse. Ma è nel Medioevo che Genova diventa finalmente se stessa. La conosciamo fin dalle scuole elementari come Repubblica Marinara al fianco e in perenne contrasto con Venezia, Pisa e Amalfi. La “Superba”, come verrà definita, scende dalla collina di Castello, si espande intorno alla darsena, costruisce un porto degno di una potenza marinara che trionferà sui mari per secoli (la storia di Genova sul mare è ben raccontata nella prima sezione del Galata – Museo del Mare di cui parlo qui).

Del suo passato medievale, nonché della sua vocazione come fondaco mercantile, come dicevo, rimane ampia traccia nel tessuto urbano dei vicoli: viuzze strette dove “il sole del buon dio non dà i suoi raggi” come cantava De Andrè.

I vicoli alle pendici della Collina di Castello

uno scorcio di via dei Giustiniani

Se i vicoli che nominavo all’inizio, via San Luca e dintorni, ormai hanno perso parte dell’atmosfera antica, zeppi come sono di negozietti moderni (anche se bisogna pensare che i vicoli abbiano sempre avuto vocazione commerciale, trovandosi vicino al porto), i vicoli di là da San Lorenzo, che ridiscendono lungo via dei Giustiniani e poi salgono, parallelamente alla linea di costa, fino alla Collina di Castello, sanno ancora di antico e sono davvero suggestivi. Perdetevi ad ammirare i dettagli architettonici, le madonne sospese sui muri, gli archetti che decorano le pareti e gli archi che collegano i palazzi, così alti e così vicini che dalle finestre dirimpetto ci si può toccare.

Uno degli angoli più incantevoli di questo settore dei vicoli è la piccola piazza San Giorgio, sulla quale affacciano le due chiese apparentemente gemelle di San Giorgio e San Torpete. San Giorgio è intonacata in giallo, San Torpete in verde ed è una chiesa di rito ortodosso. Infatti, sulla piazzetta, una bottega di prodotti “dell’Est” ci dice che evidentemente qui fa capo una comunità russa. La raffigurazione di San Giorgio con il drago si trova sul portale di un palazzo qui nelle vicinanze, mentre un portale qui accanto alla chiesa è in pietra e sui lati ha, uno per lato, due medaglioni con due grandi teste-ritratto ad imitazione dei ritratti degli Antichi: una decorazione che si ritrova spesso a Genova sui portali d’ingresso dei palazzi storici.

Le due chiese di Piazzetta San Giorgio

Risalendo da qui ci teniamo il mare sulla destra (non lo vediamo, ma c’è), incontriamo in uno scorcio la piccola chiesa dei SS. Cosma e Damiano, poi salendo ancora, di vicolo in vicolo, ci troviamo davanti alla chiesa di Santa Maria di Castello. A lato di essa l’alta Torre degli Embriaci.

Un rilievo di San Giorgio e il drago su una porta vicino a Piazzetta San Giorgio

Si può visitare la chiesa di Santa Maria di Castello con la guida gratuita (a offerta) di un volontario che si spende perché questo scrigno di arte nel cuore della sua città venga conosciuto. Ha ragione. La chiesa è piuttosto antica, di età romanica, e reimpiega, nelle navate, colonne e capitelli appartenenti a chissà quali sontuosi edifici della Genua romana ormai non più conservati e impossibili da localizzare. Ogni cappella laterale è una scoperta: c’è quella di San Vincenzo Ferrer, quella di San Tommaso d’Aquino, nella quale si trova un polittico con decorazioni minute in oro che ne fanno più un oggetto scultoreo che non pittorico, quella di San Giovanni dei Fiorentini, decorato con piastrelle realizzate in Toscana, nello stile di Montelupo.

L’Annunciazione di Giusto di Ravensburg in Santa Maria di Castello

Ma ciò che davvero vale la pena di vedere di Santa Maria di Castello non è in chiesa, ma fuori, in un balcone che affaccia sul chiostro, dedicato ai santi dell’ordine domenicano cui la chiesa ad un certo momento della sua storia appartenne. Qui, sotto un soffitto a volte a crociera decorato con i profeti, i santi, i più importanti padri domenicani, sulla parete si trova una bellissima Annunciazione quattrocentesca del pittore tedesco Giusto di Ravensburg: intensa, coloratissima, vivace, ci mostra l’angelo vestito come un arcivescovo e la casa della Madonna arredata come le case signorili del Quattrocento genovese. Tanti dettagli su ognuno dei quali ci si potrebbe soffermare per ore! La chiesa per un certo tempo fu convento domenicano, per questo si trovano tanti riferimenti a quest’ordine monastico sulle pareti e un po’ ovunque nella chiesa. Il complesso occupava più edifici. Visitiamo solo la chiesa e ci affacciamo sul chiostro: nessun contatto con l’esterno, tutto racchiuso in se stesso.

la Torre degli Embriaci

Fuori della chiesa la Torre degli Embriaci, altissima, in pietra, ci racconta una storia che risale all’epoca delle Crociate, quando Guglielmo Embriaco tornò vincitore dalla presa di Gerusalemme del 1099 e dalla conquista di altre città con le cui ricchezze contribuì a finanziare la costruzione del Duomo di San Lorenzo. La torre, alta 41 m, è l’unica rimasta delle tante torri che nel medioevo costellavano il centro di Genova e delle quali fu decretato l’abbassamento con un editto del 1196. La grande fama di cui godeva ancora dopo un secolo l’Embriaco fece sì da risparmiare la sua torre, che oggi si staglia al di sopra dei palazzi, medievali anch’essi, che la racchiudono.

Proseguendo la salita si arriva al Castello e ancora più avanti incontriamo la sede della Facoltà di Architettura. Al termine della salita siamo a Sant’Agostino, dove si trova il museo dell’arte medievale e moderna della città, ospitato all’interno del convento dei monaci Agostiniani.

Per tornare su via San Lorenzo, al termine del nostro percorso, possiamo discendere lo Stradone Sant’Agostino che conduce alla chiesa medievale di San Donato (“ma quante chiese ci sono a Genova?” vi chiederete: tante, una più preziosa dell’altra); in alternativa, potete imboccare via di Ravecca, percorrerla tutta e arrivare a Porta Soprana con le sue due torri: l’estrema propaggine del centro storico.

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