Il Codice Mondiale di Etica del Turismo

Forse non tutti sanno che il turismo è, come ogni azione che si svolge in un contesto sociale, regolato normativamente. In Italia è il MiBACT, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Turismo che se ne occupa attraverso l’attività di due suoi organi: la Direzione Generale Turismo e l’Osservatorio Nazionale del Turismo. Queste hanno varie competenze che mirano da un lato a diffondere la promozione turistica dell’Italia nel mondo (non è casuale che il turismo stia sotto il ministero dei Beni Culturali: perché l’Italia punta molto sul Turismo Culturale), dall’altro ad elevare gli standard dell’accoglienza e delle strutture ricettive; infine tutelano il turista.

Non è solo l’Italia che dà un grande peso al turismo: tutte le nazioni del mondo lo fanno e un organismo sovranazionale come l’ONU ha addirittura pensato di divulgare un Codice Mondiale di Etica del Turismo al quale, naturalmente, aderiscono tutti gli stati membri.

Le donne e i bambini che vivono sulle Islas Flotantes nel Lago Titicaca in Perù intonano canzoni varie (tra cui “Volare!”) per salutare i turisti: la popolazione locale e la sua tradizione sono completamente snaturati e stravolti in funzione del turista

Tra diritti e doveri del turista, e garanzie a tutela di chi accoglie, il Codice è un documento che vuole difendere le comunità del mondo oggetto di speculazioni turistiche che rischiano di essere schiacciate (dal punto di vista sociale, naturale e ambientale, delle tradizioni locali) dalle logiche di un turismo che guarda più al guadagno che non al luogo vero e proprio. In una frase, il Codice promuove il turismo sostenibile, un turismo cioè che non trasformi in uno zoo o in un parco giochi il luogo che accoglie, e che allo stesso tempo dia garanzie al turista. Si cerca in questo modo di evitare che i luoghi risultino snaturati dalla presenza ingente di persone “altre” che spesso anche inconsapevolmente condizionano l’ambiente che visitano; allo stesso tempo il turismo sostenibile è un modo per sostenere proprio le popolazioni e le tradizioni locali. Come per tutte le cose, il giusto mezzo è sempre la soluzione migliore.

Ma vediamo in cosa consiste il Codice di Etica del Turismo.

Lo si può scaricare dal sito dell’Osservatorio Nazionale per il Turismo italiano. Consta di 10 articoli più un preambolo iniziale nel quale gli stati firmatari prendono atto sia degli aspetti positivi che il turismo ha sull’economia mondiale, sia delle conseguenze negative che può avere se non è regolamentato: in sostanza ne comprendono le ricadute positive in termini economici e di sviluppo dei Paesi che accolgono, e sostengono il diritto al turismo quale libertà individuale culturale e ricreativa da favorire. Lavorano nell’ottica di un turismo mondiale sostenibile.

Trattandosi di un codice etico, naturalmente l’articolo 1 titola “Il turismo quale strumento di comprensione e di rispetto reciproco tra i popoli e le società“: si rivolge a tutti gli attori in gioco del settore turistico: da chi lavora nel campo del turismo, alle comunità che accolgono i turisti, ai turisti stessi e alle autorità di pubblica sicurezza, affinché vigilino sul buon andamento del viaggio e dell’accoglienza. L’articolo si riferisce anche all’eventualità di azioni criminose da parte del turista o del recettore, poi alle informazioni utili che ogni turista consapevole deve acquisire in merito a questioni sanitarie del Paese che lo accoglierà.

Patrick Zachmann, fotografo di reportage per Magnum Photos, in Thailandia documenta il turismo sessuale pedofilo. Questa foto, scattata nella città di Pattaya, è in mostra ora all’Ara Pacis per Spartaco. Schiavi e padroni a Roma. Credits: pinterest

L’articolo 2 è una diretta conseguenza del primo, perché titola “Il turismo quale mezzo di realizzazione individuale e collettiva“: la libertà individuale è sacra e inviolabile, così come la salute e la sicurezza della persona fisica. Il discorso vale sia per il turista, del quale va garantita la sicurezza sotto qualsiasi aspetto, che per le persone che accolgono, che non devono essere ridotte a schiavitù in nome del denaro e del profitto di pochi. È palese il riferimento a quelle nazioni in cui è praticato il turismo sessuale, come la Thailandia, in cui il fenomeno raggiunge livelli elevatissimi (che non vengono però combattuti dal governo thailandese proprio perché è la prima fonte di guadagno per l’intera nazione).

L’articolo 3 entra nel merito del “turismo sostenibile“: salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali, tutela del patrimonio naturale e della biodiversità. Il comma 5 è importante:  Il turismo nella natura e l’ecoturismo sono riconosciuti come forme di particolare arricchimento e valorizzazione del turismo, a condizione che rispettino il patrimonio naturale e le popolazioni locali e rispondano alla capacità di accoglienza dei luoghi. Il tema dell’ecoturismo in realtà è alquanto controverso e ha scatenato un dibattito piuttosto acceso sul tema del danno ambientale, soprattutto se l’ecoturismo diventa un business più che un fatto etico. È il paradosso del turista ambientalista, di cui avevo parlato qui.

All’articolo 4 si parla invece di turismo culturale: “Il turismo come fruizione del patrimonio culturale dell’umanità e sostegno al suo arricchimento“. Due i passi salienti dell’articolo: al comma 2 “un’attenzione particolare sarà accordata alla conservazione e valorizzazione di monumenti, santuari e musei e ai siti archeologici e storici, che saranno aperti alle visite turistiche nel modo più ampio possibile“. Si parla qui di tutela, fruizione e valorizzazione, che sono alla base della normativa in materia di Beni Culturali così come regolata, in Italia, dal Codice dei Beni Culturali e Paesaggio D.Lgs. 42/2004. La tutela è volta a preservare il patrimonio e a conservarlo nel presente e per le generazioni future; il destinatario del patrimonio culturale in quanto portatore di valori identitari è la popolazione, la cittadinanza, ed è per questo che lo Stato (e il Codice Etico) garantisce la fruizione; non solo, occorre valorizzare questo patrimonio, per far sì che un numero sempre maggiore di persone ne possa fruire in modo sempre più consapevole.

Turisti al Colosseo, uno dei monumenti più visitati d’Italia

L’altro passo saliente dell’articolo dice “L’attività turistica sarà pianificata in modo tale da consentire ai prodotti culturali ed artigianali tradizionali ed alle attività folcloristiche di sopravvivere e prosperare, anziché causarne l’impoverimento e l’omologazione.“: qui il riferimento è alla Convenzione UNESCO sul patrimonio culturale immateriale, ovvero tutte quelle manifestazioni del saper fare, dell’ingegno e delle tradizioni locali che magari non producono beni culturali in quanto tali, ma che vanno preservate in quanto elementi importanti dell’identità locale e nazionale: le processioni per le feste religiose, i piatti tipici (la pizza, per esempio!), particolari idiomi come il sardo, per quanto riguarda l’Italia, rientrano nel patrimonio culturale immateriale e come tali sono tutelate dallo Stato.

Da questo articolo emerge in modo davvero lampante quanto turismo e cultura siano intimamente legati. Per l’Italia, poi, non occorre sottolineare quanto questo legame sia davvero forte.

L’articolo 5 è propositivo nei confronti delle comunità che ospitano i turisti:”Il turismo quale attività vantaggiosa per i paesi e le comunità ospitanti“. Il turismo genera un indotto economico non indifferente, se saputo gestire, i cui effetti benefici ricadono a pioggia sulla popolazione, a partire dall’aspetto di non poco conto dell’occupazione. Si auspica il coinvolgimento delle comunità locali nei progetti di grande sviluppo turistico, per far sì che i guadagni si possano dividere utilmente e in modo da non rendere il luogo soltanto un giacimento da sfruttare.

Alpaca al pascolo nei pressi delle Chullpas, a un’ora di macchina dal lago Titicaca

Proprio onde evitare qualsiasi forma di sfruttamento, l’articolo 6 discute gli “Obblighi degli attori del settore turistico“: costoro hanno obblighi nei confronti dei turisti innanzitutto, ai quali devono fornire ogni informazione e servizio utile per garantire la sicurezza nel viaggio, ma anche onde evitare raggiri e truffe. Al comma 5 si tratteggia un servizio da parte dei governi che corrisponde a quello messo in atto in Italia da Viaggiaresicuri.it del Ministero degli Esteri, ovvero la capacità di informare i turisti delle situazioni di rischio in particolari paesi. Infine si auspica che la stampa specializzata in viaggi (e anche i travelblog, ovviamente) forniscano informazioni veritiere, in modo da non ingannare le aspettative del turista.

Il diritto al turismo” è sancito all’articolo 7: “La possibilità di accedere direttamente e personalmente alla scoperta ed al godimento delle ricchezze del pianeta rappresenta un diritto di cui tutti gli abitanti del mondo devono poter usufruire in modo paritario“. Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti. Il diritto al turismo, che deriva dal diritto a godere del proprio tempo libero, è legato ad una serie di altri diritti fondamentali: il diritto ad avere un lavoro retribuito che consenta di guadagnare quel surplus tale da potersi permettere un viaggio e, conseguente al diritto al lavoro, il diritto alle ferie (retribuite) e al riposo. Non solo. il diritto al turismo è diritto all’accessibilità anche nei confronti dei turisti diversamente abili: proprio a loro è stata dedicata la Giornata Mondiale del Turismo lo scorso 27 settembre 2016.

Il diritto al turismo riguarda anche i viaggiatori diversamente abili. Credits: Touring Club

All’articolo 8 si parla di “Libertà di movimento a scopo turistico“: si tratta della libertà di poter circolare e muoversi liberamente in una nazione ospitante, di poter avere accesso a tutti i mezzi di comunicazione, di godere degli stessi diritti dei cittadini del Paese ospitante. L’articolo fa un riferimento anche alle frontiere per le quali auspica procedure tese a non scoraggiare il turismo.

L’articolo 9 parla dei “Diritti dei lavoratori e degli imprenditori dell’industria turistica“: formazione, controllo e agevolazioni da parte della nazione in cui esercitano; un monito alle imprese multinazionali del settore turistico a non imporsi e a non abusare della loro posizione dominante: che cerchino piuttosto un dialogo e una collaborazione con le realtà locali, in termini di sviluppo e di crescita.

Con l'”Applicazione dei principi del Codice Mondiale di Etica del Turismo” si conclude, all’articolo 10, il Codice. Secondo esso gli attori turistici riconoscono l’Organizzazione Mondiale del Turismo e in generale devono rispettare i dettami del Codice, che a loro in particolare si riferisce.

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