Emily Lowe, Donne indifese in Calabria

Emily Lowe, Donne indifese in Calabria

Emily Lowe, Donne indifese in Calabria

Cosa leggere durante un viaggio che attraversa la Calabria? Un racconto di viaggio sulla Calabria, ovviamente. Se scritto da una donna ancora meglio.

Non fraintendete il titolo: niente di femminista. O meglio, niente che abbia a che fare coi diritti lesi delle donne. In realtà è femminista, ma per un altro verso. Le donne indifese di cui parla il titolo sono l’autrice, Emily Lowe, e sua madre, che viaggiano senza scorta, senza accompagnamento maschile, e dunque indifese, in una terra che ancora nella seconda metà dell’800 era considerata pericolosa e selvaggia, ma proprio per questo romantica (nel senso ottocentesco del termine) e affascinante.

Le due donne affrontano il viaggio proprio per sfatare un’usanza che prevedeva che le donne potessero viaggiare solo se accompagnate. Da uomini, ovviamente. Dunque viaggiavano le mogli e le figlie con i loro mariti e padri, ma mai da sole. Nel sud Italia, poi, terra di briganti considerata, in modo romantico, ma razzista, una società arretrata culturalmente, socialmente e civilmente, era impensabile che delle donne potessero mettersi in viaggio da sole. Persino gli uomini affrontavano questi viaggi con un po’ di timore. D’altro canto, il forte richiamo della cultura classica vedeva nella Sicilia e nella Magna Grecia il ricordo dell’età dell’oro, ed era perciò irresistibile per i nobili rampolli delle grandi famiglie europee. E così ecco che nell’800 continua il Grand Tour avviato già nel Settecento e che vedeva Inglesi, Tedeschi e Francesi scendere in Italia a visitare le tappe fondamentali dell’arte e dell’archeologia italiana: Venezia, Firenze, Roma e poi Napoli e la Sicilia. E in mezzo la Magna Grecia appunto. Ciononostante, donne viaggiatrici nel Sud Italia ce n’erano, e hanno lasciato qua e là dei diari freschi, delle narrazioni precise che consentono di costruire un quadro abbastanza chiaro della condizione delle viaggiatrici dell’epoca: un bel resoconto è nel saggio “Viaggiatrici. Storie di donne che vanno dove vogliono” di Maria Carla Martino.

Torniamo a Emily Lowe. Per quanto viaggiatrici “indifese”, in realtà lei e sua madre non sono mai sole. Ovunque vadano, hanno sempre qualche signorotto locale che le ospita, che le accoglie, che le invita all’Opera e che le accompagna in diligenza. Un aspetto interessante è il fatto che lei non crede al pericolo dei briganti. Il brigantaggio era una pratica diffusa in Calabria e molti racconti anche piuttosto efferati erano diffusi tra i viaggiatori. Il brigante era quasi un mostro mitologico e ciò che la Lowe vuole dimostrare è che in realtà si tratta di un fenomeno ingigantito, e invece piuttosto contenuto. Lei non teme neppure per un secondo l’attacco dei briganti, e lo sottolinea più volte.

Paola, il convento di San Francesco

Paola, il convento di San Francesco

Risalendo la regione da Reggio Calabria a Cosenza, il resoconto della Lowe termina a Paola, presso il Convento di San Francesco di Paola. Forse qui ha l’incontro più spiacevole, ma niente di grave. Emily conclude il resoconto del viaggio con una buona storia da raccontare e con la consapevolezza che alle donne non manca proprio nulla per mettersi in marcia da sole, senza la scorta dei propri tutori. Sicuramente una personalità caparbia e decisa, una donna che sa cosa vuole, una donna che non si fa intimidire dalle convenzioni sociali e anzi le sfida in patria. Una pioniera dei viaggi.

Una figura che ho conosciuto e amato durante un viaggio in treno. Non potevo tenerla per me, dovevo raccontarvela. Le donne che hanno saputo affrontare a testa alta le difficoltà imposte dalla loro condizione sociale di donne, sovvertendole, hanno da sempre tutta la mia stima e il mio rispetto. Se poi sovvertono le regole decidendo di imporre il proprio arbitrio in un’esperienza di viaggio allora ancora meglio, e diventano davvero le mie eroine.

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