Diario di viaggio lungo le strade della Spagna del Sud – Vilafranca del Penedes e Tarragona

Palau de la Musica Catalana, Barcellona

Palau de la Musica Catalana, Barcellona

2/06/2016

In Catalogna non c’è solo Barcellona.

Ultima mattina a Barcellona. Per colazione andiamo a procurarci frutta al Mercat de la Boqueria, poi ci inoltriamo nel Barri Gotic, facendoci guidare dai nostri piedi, tenendo come riferimento solo la direzione della Rambla. Passo dopo passo, soffermandoci di tanto in tanto a contemplare la facciata di qualche bel palazzo, arriviamo fin davanti al Palau della Musica Catalana, l’ultimo capolavoro modernista della città nel quale ci imbattiamo.

La mattinata scorre veloce, è già ora di pranzo, dopodiché dovremo tornare in aeroporto, dove ci aspetta la nostra auto a noleggio (presa con Hertz, tramite Rentalcar.com). Pranziamo al Mercat de la Boqueria, quindi recuperiamo le valigie e ci dirigiamo in Plaça de Catalunya per prendere l’Aerobus.

In aeroporto recuperiamo la macchina, una Opel Adam color cioccolato.

Il vero viaggio inizia ora!

La prima meta del nostro tour della Spagna è Tarragona. Prima però, ci concediamo una deviazione nell’interno, fra i vigneti che fanno capo alla piccola e assolata (e addormentata) Vilafranca del Penedès. La cittadina è nota anche per i Castellers, coloro che per le feste religiose costruiscono piramidi umane ai limiti della sicurezza e dell’incolumità fisica. Quella dei Castellers dev’essere una pratica diffusa nella regione: anche a Tarragona è praticata e ritenuta importante, tanto da essere ricordata da un monumento lungo la sua Rambla. Vilafranca non è all’altezza delle nostre aspettative: la siesta regna sovrana, tutto chiuso eccetto qualche bar che però non propone vino! I pochi rivenditori aprono alle 18, tra l’altro, così come le cantine del territorio (così ci informano al Tourist Office). Ci sarebbe il Vinseum, il museo del vino dirimpetto alla bella chiesa del borgo. A questo punto, però, preferiamo proseguire per il nostro itinerario.

L'anfiteatro romano di Tarragona

L’anfiteatro romano di Tarragona

E così nel pomeriggio inoltrato arriviamo in un’assolata Tarragona. Parcheggiamo nel centro della città (non lo fate: costa tantissimo!), ma puntiamo subito all’anfiteatro romano della città, vista mare e splendidamente conservato. L’anfiteatro, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è visitabile ed è uno dei siti archeologici più noti di Spagna. La sua storia millenaria vede la sua nascita nel II secolo d.C., il martirio di tre santi cristiani nel III secolo d.C., l’abbandono e il sorgere di una chiesa di epoca visigota nel VI secolo d.C. nel bel mezzo dell’arena, quindi la costruzione di una chiesa più grande e infine di un monastero. Queste pietre ne hanno di storie da raccontare, e il mio occhio da archeologa è a dir poco affascinato. Tarragona, anticamente Tarraco, ha conservato tantissime testimonianze del suo passato romano, ma l’anfiteatro è senza dubbio il più importante, perciò limitiamo la “quota archeologia” solo a questa visita.

Tarragona, in piazza della Cattedrale

Tarragona, in piazza della Cattedrale

Ma il centro storico di Tarragona ha molto altro da offrire: la cattedrale di Santa Tecla, la più grande della Catalogna, è imponente e bellissima da fuori. Affaccia su una piazzetta gradevolissima da cui scende una scalinata che porta alla viuzza sottostante. Un edificio porticato su un lato della via, sull’altro le murature a vista lasciano intravvedere antiche iscrizioni di cittadini tarraconensi che vivevano qui nei primi secoli della nostra era. Si potrebbe passare ore a cercare di leggere i nomi, di vedere come nulla è andato distrutto, ma solo abilmente reimpiegato. Da qui alla piazza del Foro romano è un attimo: piena di vita, di localini e di tapas bar. Noi però preferiamo un ristorantino tranquillo vicino alla cattedrale: il proprietario parla discretamente l’italiano, colleziona caffettiere e ci racconta parecchie cose sulle pietanze che mangiamo, un po’ come essere a cena da un ospite particolarmente affabile. E la serata non potrebbe concludersi meglio.

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