Diario di viaggio: lungo le strade della Spagna del Sud – Tangeri

9/06/2016

È lunga la coda per l’imbarcadero. Oltre a noi,viaggiatori solitari, il traghetto accompagna gruppi organizzati di turisti e abitanti di Tangeri carichi di valigie. Il vento c’è ancora, ma la navigazione attraverso lo Stretto di Gibilterra è tranquilla.

Lo Stretto di Gibilterra! Stiamo attraversando le Colonne d’Ercole! Un punto strategico mitologico, carico fin dall’antichità di valori simbolici! Per i Greci più antichi segnava il confine del mondo conosciuto e Dante ricorda la versione del mito secondo al quale Ulisse, una volta tornato a Itaca volle ripartire a tutti i costi proprio per andare oltre le Colonne, e da quel viaggio non fece mai ritorno.

Tangeri, botteghe lungo la strada fuori dalla città vecchia

Tangeri, botteghe lungo la strada fuori dalla città vecchia

Appena sbarcati a Tangeri, capiamo subito perché gli altri viaggiatori si sono organizzati in gite di gruppo. Non abbiamo percorso 10 passi su suolo marocchino che veniamo assaltati da sedicenti guide che per 5 € promettono di farci da guida per la città. Una dopo l’altra le scarichiamo tutte, tranne una che ci si attacca come cozza allo scoglio nonostante il nostro continuo pervicace rifiuto alle sue profferte. Ci accompagna, nonostante tutto, per un bel pezzo, dicendoci che oggi è ramadan e quindi è tutto chiuso. In realtà l’informazione si rivelerà assolutamente falsa: i mercati aprono più tardi, noi siamo arrivati invece piuttosto presto, considerando il fuso orario di 2 ore indietro rispetto alla Spagna. Per farla breve, all’ennesimo nostro rifiuto (e intanto siamo già arrivati quasi ai piedi della Casbah), la nostra indesiderata guida si incazza e comincia a inveire e a insultare. Approfittando del fatto che gli diamo le spalle mi sputa addosso e scappa, ‘sto stronzo. Lo lasciamo correre. Per il resto della giornata non abbiamo problemi.

Artigianato locale in uno dei mercati di Tangeri

Artigianato locale in uno dei mercati di Tangeri

Nel frattempo la città si sveglia, i primi mercati cominciano ad aprire, nel Grand Socco, il mercato più grande della città vecchia, è già operativo il mercato alimentare, in uno spazio chiuso strettissimo dove si susseguono corridoi bui lunghi e labirintici pieni zeppi di merci. E di gatti. Sì, Tangeri è piena di gatti. Usciamo dal lato del mercato del pesce, e risaliamo per raggiungere un altro mercato, sopra Place du 9 Avril 1947 dove facciamo il primo acquisto della giornata: un’autentica teiera marocchina (un prodotto artigianale, non come quelle prodotte in serie a marchio Manchester che si trovano in tutti i negozi della città). È un affarone, rispetto ai prezzi che troveremo poi.

Un portone nella Casbah di Tangeri

Un portone nella Casbah di Tangeri

Non abbiamo cambiato i soldi, quindi acquistiamo in € e non in dirham, la moneta locale. In alcuni casi abbiamo fatto veri affari, in altri volevano tirarci qualche truffa clamorosa giocando su un tasso di cambio molto “variabile” per così dire. Nel complesso, però, ci siamo divertiti a rovistare per mercati e negozietti.

Prendiamo un ottimo té alla menta nel caffé Tinjis lungo Rue Siaghine nel Petit Socco: un caffè molto decadente, ma con i camerieri in livrea, un posto volutamente per europei in cui troviamo ristoro e persino la rete wifi. Per pranzo invece troviamo un ristorantino quasi sul mare. Qui mangiamo il classico couscous, poi la signora ci propone un té alla menta e noi le chiediamo di aggiungere anche dei dolcini. E inizia qualcosa di insolito. Vediamo il proprietario che esce con una bombola sulle spalle e rientra poco diopo con un’altra. Nel frattempo anche la signora è uscita. Dopo un’attesa un po’ lunga oper un dolce la signora ci porta il té e ci dice desolata che i dolci non ci sono perché non li ha trovati. Ma proprio in quel momento rientra trionfante il marito che li ha procurati! Da ciò deduciamo una cosa: quando il ristorante è sfornito di qualcosa, semplicemente lo procura al momento! Un’altra scena simile si ripropone quando, pagando in €, il proprietario gira per mezza Tangeri per trovare il resto.

Riprendiamo i nostri giri nel pomeriggio, quando la fiumana di gente diventa a tratti insostenibile: la città si è trasformata in un immenso mercato, fatto oltre che degli spazi appositi, anche di minuscole botteghe e negozi che si aprono sulla strada e di donne che stendono a terra le loro pezze su cui dispongono cipolle, mazzi di prezzemolo, ceste di menta e di foglie di olivo. È un mercato dei teangerini per i tangerini: tutti vendono a tutti e solo pochi negozi del centro sono per turisti (i quali, peraltro, se intruppati in gruppi organizzati, compiono sempre lo stesso percorso). La città diventa caotica e rumorosa: ovunque è urla, è traffico umano e delle poche auto e moto che riescono a farsi strada tra la folla a passo d’uomo, ma rombando pesantemente.

Tangeri, scendendo dalla Kasbah

Tangeri, scendendo dalla Kasbah

Continuiamo il nostro giro per le vie della città vecchia. Saliamo alla Casbah, l’area fortificata ora in fase di ristrutturazione, da cui c’è un bell’affaccio sul mare e sul porto in espansione. Ci perdiamo per qualche intricato vicoletto col rischio continuo di finire in casa di qualcuno: casette tutte bianche, alcune con qualche fascia d’azzurro, strette le une alle altre tanto che qui il sole non filtra, ed è fresco e arieggiato.

Vogliamo lasciare Tangeri col profumo della menta, per cui quando finalmente torniamo sul corso principale andiamo nuovamente al Cafè Tinjis e prendiamo un altro bicchire di questo dolce nettare marocchino. Ritorniamo al porto, riprendiamo il traghetto, ci godiamo sul ponte il passaggio lungo lo Stretto di Gibilterra, che ci riporta sul nostro continente.

Navigando sullo Stretto di Gibilterra...

Navigando sullo Stretto di Gibilterra…

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