Diario di viaggio lungo le strade della Spagna del Sud – Baelo Claudia e Granada

Baelo Claudia, città romana vista mare
Baelo Claudia, città romana vista mare

10/06/2016

Col senno di poi, Granada ce la potevamo risparmiare: più di 3 ore di viaggio, anzi 4, ci attendono, e noi abbiamo la prenotazione per l’Alhambra per le 18.30. Non solo, ma stamani ce la prendiamo comoda prima di partire, perché in fondo quest’angolo di mondo ai confini d’Europa ci è entrato così nel cuore che francamente ci dispiace allontanarcene. Così la mattina facciamo ancora un giro in Tarifa, dove ancora non avevamo visto il Mercado, e poi andiamo a Bolonia, una spiaggia a 10 km di Tarifa, dietro la quale sorge la città romana di Baelo Claudia: da archeologa, con una città romana così vicina, mi dispiaceva non vederla.

Un piccolo museo introduttivo ha l’indubbio merito di mostrare la continuità di un’attività umana tipica di questa zona: la pesca del tonno e la lavorazione dei suoi derivati. A Tarifa, così come su tutta la costa, quest’attività è una delle prevalenti, mentre gli scavi archeologici a Baelo Claudia hanno portato in luce gli impianti in cui i tonni pescati venivano lavorati e dove veniva prodotta la salsa di pesce che non mancava mai sulle tavole dei Romani: il garum. Della città romana, che è davvero a due passi dal mare, si conserva molto bene l’area del foro, del quale si distingue la basilica, nella quale sono state reinnalzate le colonne, la piazza pavimentata, e i tre templi dedicati alla triade capitolina Giove, Giunone e Minerva. Del sito fa anche parte un teatro ben conservato, un impianto termale, il mercato (una piazza con un tempietto centrale su cui affacciavano le botteghe) e la strada, il decumano, sul quale affacciavano altre botteghe. Guardando verso il mare, tra una colonna e l’altra, si innalzano le ali dei kite surf.

Dal Generalife la vista spazia sull'Albaicìn
Dal Generalife la vista spazia sull’Albaicìn

Il viaggio in auto verso Granada è lungo, sotto il sole delle ore più calde del giorno e rallentato dal traffico degli Spagnoli che scendono a fare il weekend lungo la Costa del Sol. Poi, quando finalmente l’autostrada piega nell’interno, spariscono tutti e restiamo solo noi e un territorio che si fa sempre più collinare, con coltivazioni di olivi che si stendono a perdita d’occhio picchiettando di puntini scuri un territorio tutto giallo.

Arriviamo a Granada, all’Alhambra, intorno alle 17. Le indicazioni stradali ci fanno percorrere tutta una circonvallazione che ci porta proprio alle spalle della collina della reggia araba più bella di Spagna. Qui c’è un grande parcheggio proprio davanti alla biglietteria/ingresso. Abbiamo prenotato per le 18.30 al Palacio de Nazaries, il che ci consente di avere il tempo di visitare prima il Generalife, il cui accesso non è soggetto a prenotazione oraria. Una passeggiata in un giardino curato conduce a una terrazza dalla quale a sinistra si vede la fortificazione del settore più monumentale dell’Alhambra, mentre davanti a noi c’è l’altra collina su cui sorge il quartiere arabo di Granada, Albaicin. Dopo un giardino ad aiuole e siepi regolari, tutto fiorito, si apre il palazzo del Generalife. Era, in epoca araba, il palazzo del Soprintendente del principe arabo, dopodiché divenne la residenza nella quale il sultano trovava ristoro e pace dalla vita di corte. È la giusta introduzione all’Alhambra: i caratteri architettonici e decorativi propri dei palazzi arabi ci sono tutti: gli archi, gli intagli sulle pareti e sulle colonne, che rendono tutto così leggero, come se fosse rivestito da un merletto; il continuo riferimento all’acqua, con vasche intorno alle quali si realizzano portici, e il continuo rimando con l’esterno, col paesaggio circostante, come quella finestra che guarda verso l’Albaicin e di cui sono follemente innamorata.

Una volta particolarmente elaborata nel Palacio de Nazaries di Granada
Una volta particolarmente elaborata nel Palacio de Nazaries di Granada

Il palazzo è su più livelli, così come i giardini, disposti su terrazze scenografiche, vere oasi di pace e colore. Ma il bello deve ancora venire. La passeggiata che conduce al Palacio de Nazaries è lunga, tra mura di cinta e di difesa della collina e un giardino ordinato (ma molto europeo e infatti decisamente più recente). Non abbiamo tempo di visitare il Palazzo di Carlo V, Palacio Real de la Granja, un palazzo assolutamente cinquecentesco (e che mi ricorda tanto certi palazzi di Roma dall’esterno) che ospita il Museo dell’Alhambra e delle Belle Arti di Granada. Ci rechiamo invece alle 18.30 al Palacio de Nazaries.

Eh sì, forse la tappa di Granada ce la potevamo risparmiare, ma come avremmo potuto, allora, riempirci gli occhi di tanta meraviglia?

la fontana dei Leoni a l'Alhambra
la fontana dei Leoni a l’Alhambra

Il palazzo del principe arabo è la bellezza allo stato puro, lo sfarzo, il palazzo da mille e una notte. I caratteri che abbiamo visto al Generalife qui sono enfatizzati, moltiplicati, arricchiti: archi finemente intagliati, azulejos che descrivono superbe e ripetitive geometrie, giochi di simmetrie, aperture sul paesaggio e vasche e fontane, la più antica delle quali, quella del Leone, è lì dal XII secolo. Non si sa dove guardare, ubriacati da tutta questa esuberanza di decorazioni. Di certo i principi arabi sapevano circondarsi di bellezza e sapevano come impressionare i propri ospiti. E la bellezza deve aver colpito anche i sovrani cristiani successivi che hanno saputo mantenere in vita una tale magnificenza. L’ultima parte che resterebbe da vedere dell’Alhambra è l’Alcazaba, la rocca fortificata. Ma è tardi, sta per chiudere, giustamente ci buttano fuori: non è un problema, dopo tutta la bellezza di cui abbiamo pieni gli occhi, della pietra nuda dell’Alcazaba possiamo anche fare a meno.

Scendiamo in auto a cercare l’hotel in pieno centro a Granada, perdendoci per stradine che sono incredibilmente consentite alle auto quando, secondo noi, dovrebbero essere pedonali. L’hotel è alle porte dell’Albaicìn. La sera ci dedichiamo dunque all’esplorazione di questo quartiere, la cui stradina principale, in salita, è un susseguirsi di teterie e negozietti di artigianato etnico: un souk in terra europea. Ci fermiamo in una teteria sperando di assaporare un té alla menta degno di quello di Tangeri: buono, ma non è la stessa cosa. Risaliamo i vicoli su per la collina, perdendoci di tanto in tanto, per arrivare al Mirador di Sant Nicholas, da cui si vede l’Alhambra illuminata, l’Alhambra al chiaro di luna.

alhambra by night

 

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