3 Musei del Mare in Liguria che non potete perdere

La recente inaugurazione del Museo Navale Internazionale di Imperia nella sua nuova sede, in un bellissimo ex-stabilimento industriale alla Marina di Porto Maurizio, mi ha fatto venire in mente una cosa davvero ovvia: la Liguria ha un solidissimo e millenario legame col mare.

Il museo navale di Imperia

Il museo navale di Imperia

L’osservazione è ovvia, ve l’ho detto. Ciò che non è ovvio è invece capire come la Liguria di oggi esprime questo suo rapporto antichissimo, come è consapevole di secoli e millenni di vita sulle coste, di commerci, di pesca, di esplorazioni geografiche e viaggi, di confini e di ignoto, di pericolo e di superstizione, di lavoro e di svago.

Il rapporto col mare è un elemento identitario dei Liguri, da Ponente a Levante. Chiedetelo a un Imperiese (ma anche a un Genovese, ad un Savonese o a uno Spezzino): chiedetegli perché non può stare senza vedere il mare, chiedetegli perché, se vive fuori Liguria, quando torna e lo vede comparire tra le montagne, tra le gallerie lungo la ferrovia o l’autostrada, respira più forte, quasi che fino a quel momento avesse trattenuto il fiato; chiedetegli perché è ancora capace di stupirsi di un’alba o di un tramonto sul mare. Non è semplicemente perché gli piace andare in spiaggia. No. È perché in quel mare ci si identifica, quando ci si tuffa ci si specchia. E specchiandosi vede se stesso.

Vi racconto 3 musei del mare della Liguria. Tre musei che raccontano la storia, la vita e tutto ciò che ruota intorno al mare. Il Mar Ligure ovviamente, ma non solo o non necessariamente. Perché il mare non ha confini stabiliti, e l’uomo di mare ha sempre avuto la voglia di spingersi un po’ più in là, per guardare oltre l’Orizzonte.

  • Museo Navale Internazionale di Imperia

Inizio con l’ultimo nato, nonché quello più a Ponente: il nuovo Museo Navale Internazionale di Imperia ha visto la luce proprio all’inizio di febbraio 2016. Prima si trovava in un’altra sede, più piccola, ed era più simile ad una wunderkammer marittima che non ad un museo vero e proprio: vetrine troppo piene, raffazzonate e allestimento davvero vecchio. Il museo nuovo ha ancora molto lavoro da fare per diventare davvero un museo come si deve e come il pubblico lo vuole.

i dolia del museo navale di Imperia

i dolia del museo navale di Imperia

Ha sicuramente grandissime potenzialità, come l’esposizione, finalmente, dei dolia (singolare dolium), i grandi contenitori in terracotta della nave romana trovata al largo di Diano Marina, per i quali i Dianesi stravedono (guai a toccarglieli!): ora sono esposti al piano terra, ma manca qualsiasi apparato didattico in grado di spiegarli a chi non li conosce. Speriamo che nel prossimo futuro si risolva la questione, così come possano trovare pace tutti i cimeli della collezione di modellini di nave, divise di ufficiali e marinai (montate su manichini che… per carità!), di libri e di fotografie: speriamo che qualcuno sappia fare una scelta e una cernita dei materiali, sappia decidere che non necessariamente tutto va esposto, ma che si deve fare una selezione. Non serve la quantità per dire “che ricca collezione!”, ma la qualità e la capacità di individuare, nel numero, ciò che davvero vale la pena di mostrare. Sembrerebbe una recensione negativa la mia, invece è solo accorata: perché cose ottime ci sono eccome: come la ricostruzione del Sestriere, mercantile italiano a bordo del quale possiamo parlare con ufficiali e marinai che ci raccontano la storia di questa nave che fu varata nel 1941. E poi la sezione dedicata alla vela, e ancora quella, in via di completamento, dedicata al Santuario dei Cetacei del Mar Ligure: perché il mare è anche semplicemente natura, non solo rapporto con l’uomo. Un museo che deve crescere e formarsi: e sono sicura che, con il supporto delle competenze giuste, potrà diventare davvero un polo culturale importante nel Ponente Ligure.

la ricostruzione del Sestriere, mercantile varato nel 1941

la ricostruzione del Sestriere, mercantile varato nel 1941

  • Museo Navale Romano di Albenga 

Museo archeologico totalmente votato al mondo sommerso, il Museo Navale Romano di Albenga, nacque a seguito della scoperta e recupero del relitto della nave romana di Albenga, una nave del I secolo d.C. che solcava le acque antistanti l’isola Gallinaria e pensò bene di affondare con tutto il suo carico di anfore che trasportavano vino. La stiva, ricostruita nella sala principale del museo, è la vera attrattiva di questo luogo, ed è la cosa più spettacolare. Il relitto di Albenga fu il primo ad essere indagato archeologicamente. Con la sua scoperta prese il via la disciplina dell’archeologia subacquea. Fu un momento davvero epocale, a metà del Novecento, e il museo navale romano di Albenga, col suo allestimento così sobrio e vecchio, diciamocelo, fotografa precisamente un’epoca in cui il rinvenimento di un intero relitto di età romana era un avvenimento talmente importante, unico e raro, da richiedere un museo appositamente dedicato. L’inventore dell’Archeologia Subacquea, Nino Lamboglia (che nacque a Imperia, non sapeva nuotare, ma si immergeva dentro una camera sottomarina chiamata sorbona, e morì annegato, ironia della sorte) scoprì il relitto, ne curò il recupero, allestì il museo, gettò le basi per questa nuova disciplina. Una disciplina che ancora oggi, tra mille difficoltà dovute alla solita carenza di fondi, restituisce però sempre nuove storie sommerse nel mare.

La fiancata della stiva della nave oneraria di Albenga, ricostruita nel Musoe Navale Romano di Albenga

La fiancata della stiva della nave oneraria di Albenga, ricostruita nel Museo Navale Romano di Albenga

  • MuMA Galata Museo del Mare di Genova

Un signor museo. Davvero. Dalla A alla Z questo luogo, posto a Genova ai margini del Porto Antico, racconta la storia d’amore tra Genova e il mare. E non solo, ma tra l’uomo e il mare nel corso dei secoli e fino ai giorni nostri. Una storia fatta di oggetti e di persone, di documenti che raccontano storie.

Genova com'era in un dipinto di Giorgio Vigne, 1618

Genova com’era in un dipinto di Giorgio Vigne, 1618

La prima sezione è storica, parla della storia di Genova come città e Repubblica Marinara, della trasformazione del suo porto che ha seguito le vicissitudini storiche della città, nel suo alternarsi come potenza marittima e come città chiusa su se stessa. Della storia di Genova fa parte Cristoforo Colombo. E vedere il suo autografo su alcuni documenti vergati di suo pugno alle soglie del 1500 è un’emozione senza pari.

La galea ricostruita all'interno del MuMA

La galea ricostruita all’interno del MuMA

Com’era la vita a bordo di una galea genovese? Non lo sapremo mai se non saliremo a bordo di una di esse, ricostruita nel Museo: qui incontreremo alcuni membri dell’equipaggio che ci coinvolgeranno nella vita della marineria. Giunge poi il momento delle carte geografiche, fondamentali strumenti per segnare le rotte e capire dove si naviga, a partire dai primi portolani, le mappe di navigazione più antiche, fino alle vedute di città: alcuni schermi interattivi permettono di confrontare le antiche carte con la cartografia attuale.

Il mare è anche luogo di leggende e mostri. È pericoloso e infido, anche quando è calmo può nascondere insidie: sirene, mostri marini, lo Squalo del film di Spielberg: paure di ieri e di oggi costituiscono la parte irrazionale dell’uomo che naviga. Per la parte razionale, invece, abbiamo gli strumenti per misurare, per triangolare, per orientarsi sul mare. E non deve stupire che molte delle invenzioni più importanti siano state fatte da Italiani: d’altronde siamo un popolo di santi, di poeti e di navigatori…

Possiamo scoprire anche la vita a bordo di un brigantino, ricostruito, e passeggiare in un cantiere navale dove artigiani e barcaioli stanno lavorando alla realizzazione di barche e navi.

E arriviamo a un tema contemporaneo, italiano in tutti i sensi: il museo dell’Emigrazione. Qui un percorso interattivo molto riuscito, attraverso scenari ricostruiti che ci riportano agli inizi del Novecento accompagna noi, nei panni di migranti realmente esistiti, e ci mostra la partenza, la nave, l’arrivo in America. Infine, la visita si conclude con una sezione dedicata alle migrazioni di oggi, che non sono molto diverse da quelle di ieri, se non per il fatto che questa volta siamo noi ad accogliere, e non a dover partire.

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